Villa Mapelli Mozzi, il gigante addormentato

Quando la scorgi da lontano, scendendo una sopraelevata che oltrepassa la ferrovia, in fondo a un viale, non puoi fare a meno di pensare che questa  costruzione prestigiosa assomiglia moltissimo alla Villa Reale di Monza. Di stile neoclassico, sia per impianto a ‘U’ dentato, che per il partito architettonico decorativo con ordini sovrapposti di lesene che spartiscono il corpo centrale in cinque campiture d’uguale larghezza è decisamente bella.
Eppure la vasta mole della facciata di fondo, di quasi 40 m., con gli avancorpi e le parti laterali costituiscono un complesso che supera i 90 m. e rende questa villa la più grandiosa della nostra provincia.

L’edificio è stato costruito nel tardo ‘600, poi ripreso e completato alla fine del ‘700 ad opera delle due famiglie che l’hanno abitato avvicendandosi: i Mozzi, capitani d’armi e condottieri, e i Mapelli, nobili e letterati.

Si pensa che già nel ‘600 esistesse un primo nucleo, costituito da un castello di proprietà dei Mozzi, mentre la villa vera e propria fu fatta costruire dopo il 1770, data che si ricava da un manoscritto di Giovanni Moroni, architetto di Ponte S. Pietro che, probabilmente, ne fu il costruttore.

Di sicuro il progettista era molto vicino al Piermarini e questo si deduce dall’impostazione architettonica, che ha evidenti richiami con la già citata Villa Reale di Monza, eretta dal Piermarini tra il 1776 e il 1780; d’ispirazione piermariniana è anche la profilatura dell’attico del corpo centrale che, pur nella sua semplicità, prende spunto dal coronamento del Teatro alla Scala di Milano.
Ci passo davanti molto spesso, ma non sono mai riuscita ad entrare eppure questo edificio emana un fascino particolare. L’aria di abbandono la fa assomigliare ad un gigante addormentato che vorrebbe risvegliarsi, ma che non ce la fa.  Troppa fatica. Troppo denaro, forse, riportarla ad antico splendore.

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