Palazzo d’autore per la Camera di Commercio di Bergamo

Una domenica mattina insolita per me che amo camminare per le vie di Città Alta. Ma l’obiettivo era una visita in uno di quei luoghi della città che solitamente non sono aperti ai turisti e che Contemporary Locus, associazione culturale bergamasca mi ha permesso di scoprire con una visita guidata che ne ha mostrato le bellezze e le opere d’arte contenute. Si tratta del Palazzo della Camera di Commercio di Bergamo, eccellenza nel patrimonio artistico cittadino, situata al centro del complesso disegnato dall’architetto Marcello Piacentini,  considerato da sempre il «salotto della città».

In quest’area un tempo si svolgevano le fiere cittadine che richiamavano non solo commercianti ed espositori della città, ma anche dalle vicine vallate e dalla pianura e addirittura dal nord Europa. Tuttavia con l’Unità d’Italia, il suo utilizzo era andato via via diminuendo e l’area era caduta in una situazione di grave degrado. A partire dagli inizi del XX secolo l’amministrazione cittadina pensò a risistemare questa parte di città e  indisse una gara tra architetti. Questa che fu vinta dal giovane e talentuoso professionista romano Marcello Piacentini.

Tra il 1912 e il 1927, Piacentini aiutato dall’ingegnere bergamasco Angelini realizzò quindi il prestigioso centro direzionale di Bergamo Bassa comprendente il Palazzo di Giustizia, la Banca d’Italia e la Camera di commercio che, grazie al suo ruolo fondamentale fu denominato da subito “Centro piacentiniano”.

Il palazzo della Camera di Commercio fu ultimato nel 1925 e si presenta come un elegante edificio caratterizzato, con le parole di Fernando Noris, “…da colte citazioni classiche rielaborate con una sottile e raffinata modernità, riallacciando il passato artistico e architettonico della città all’epoca contemporanea”.

Isolato su quattro lati, a chiudere verso oriente piazza Dante, l’edificio è un parallelepipedo quadrangolare che ricorda i palazzi rinascimentali con una facciata decorata a bugnato e una corte centrale. Due gli ingressi, uno da piazza Dante – originariamente riservato agli inquilini del palazzo e che è quello da cui sono entrata per visitarlo – e uno da Largo Belotti, dal quale entravano gli impiegati e il pubblico della Camera di Commercio, i cui uffici erano ubicati al primo piano.

I prospetti, rivestiti al piano terra e nei cantonali da bugnato in ceppo di Poltragno, presentano una sequenza ritmica di aperture, quelle dei piani superiori con profilo a bugne sfalsate. Da questa uniformità emergono le due porzioni centrali con frontone terminale delle facciate est e ovest. Quest’ultima, in particolare, è enfatizzata dalla presenza di un grande balcone in marmo poggiante su mensole di matrice cinquecentesca, che inquadrano lastre decorative dello scultore Edmondo Cattaneo con soggetti classicheggianti metafore delle arti, del commercio e dell’agricoltura, e punto di affaccio della magnifica Sala del Consiglio. La parte superiore della parete ospita una massiccia cornice a piani sovrapposti che racchiude un grande bassorilievo.

Oltrepassando il portone da Piazza Dante si accede a un cortile interno che disimpegna gli ambienti disposti simmetricamente attorno ad esso. Le facciate interne sono state recentemente restaurate e riportate alla colorazione originaria. Solo nella parte alta il colore cambia proprio per la volontà della Soprintendenza delle Belle Arti di distinguere le parti costruite successivamente (ossia l’ultimo piano innalzato alcune decine di anni dopo) rispetto al corpo di fabbrica originario.

Angelini si dedicò alla progettazione del palazzo in modo minuzioso spingendosi fino alle componenti minori dell’edificio, quali le pavimentazioni, le coperture, i corrimano e la ringhiera dello splendido scalone interno, i cancelli in ferro battuto, le cornici delle finestre, i capitelli, che potete vedere nelle foto.

Nelle sue sale e negli uffici sono presenti opere d’arte di notevole pregio che mi hanno incantato e  che ho fotografato immediatamente;  opere che testimoniano il felice legame e il forte rapporto con l’ambiente culturale della provincia.

Entrare nella sontuosa sala del Consiglio è stato un privilegio che oggi possono vantare in pochi, se non in situazioni iperistituzionali e formali. Poter vedere l’enorme tavolo con le preziose poltroncine, l’arazzo verde con i simboli di Bergamo e affacciarsi dal balcone che dà sulla Piazza ha reso la visita più interessante e viva. Come visitare la Sala Verde, con il tavolo a ferro di cavallo in legno e vellutino verde e una serie di ritratti di imprenditori della Bergamasca i cui nomi ho letto mille volte agli angoli delle strade cittadine…

Bergamo è una città operosa, con oltre 95.000 imprese. Questo palazzo, che ospita i servizi a loro dedicati, è importante per il tessuto economico della città e dovremmo conoscerlo e viverlo di più. Questa visita guidata è stata un primo passo importante.