Un pomeriggio alla GAMEC per vivere l’arte contemporanea

Se un giorno per caso, sei a (o di) Bergamo e vuoi andare a visitare una Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea sappi che c’è la GAMEC e gli devi dedicare almeno un paio d’ore del tuo tempo per viverla come si deve. Ma non saranno sprecate, perché avrai l’opportunità di vedere alcune opere molto interessanti e potrai immergerti nel mondo dell’arte contemporanea lasciandoti trasportare dalle sensazioni che trasmettono opere famose, artisti del luogo e non solo. L’importante è essere recettivi e non fermarsi solo a quello che vedi appeso alle pareti, ma osservare il mondo di chi vive i musei.

E al temine delle due ore, avrai una bella lista di cose da trasmettere ai tuoi amici più o meno social che vorranno visitare il museo con una macchina fotografica o uno smartphone in mano.

  1. La GAMEC è un bel museo di Arte Contemporanea, aperto e moderno. Lo puoi visitare e puoi fotografare le sue opere esposte. Ma non puoi fotografare le opere delle mostre temporanee per motivi di diritti d’utilizzo d’immagine.
  2. Se ti dicono di non fotografare una mostra un motivo c’è, ma tu avrai sempre la tentazione di farlo. E se riesci, lo fai. E’ matematico. L’importante è usare le foto per scopi personali e non utilizzarle a fini di lucro.
  3. Esistono molti modi per visitare un museo a tariffa ridotta: controllare sempre il sito o i social del museo. Io, ad esempio, ci sono riuscita pubblicando una semplice foto con l’hashtag della mostra sul mio profilo Instagram. Questo mi ha dato la possibilità di entrare con un biglietto a 4 euro, invece di 6.
  4. Visitare un museo di arte contemporanea indossando una T-shirt colorata a motivi geometrici è molto coraggioso: potrebbe essere scambiata per una performance artistica o per un flashmob in difesa dell’estinzione dei camaleonti. Ma se scovi una persona che non teme nulla e aguzzi l’occhio, la foto che farai sarà meravigliosa.
  5. Non ridere di quelli che ai vernissage di arte contemporanea si fermano ad ammirare un idrante appeso al muro: può succedere a tutti. Soprattutto se hai passato 10 minuti ad aspettare che il guardiano uscisse un momento per fotografare le sedie sdraio messe al centro della sala per far sedere i visitatori, pensando che si trattasse di un’opera d’arte POP. O meglio, erano degli oggetti ispirati all’arte pop, progettate da un’artista, ma non sono proprio un’opera d’arte su cui fare riflessioni filosofiche particolari, ma veri e propri oggetti d’uso. Insomma, io ci ho passato 3 minuti davanti in religioso silenzio, facendomi trasportare dalle sensazioni, finchè una tizia non ci si è seduta sopra.
  6. Quelli che mettono la poltrona sacco di Zanotta nella zona cinema dei musei ad uso dei visitatori, sono dei geni del male. Ci si mette in media 12 minuti prima di trovare la posizione giusta e guardare il video. E il pensiero vola immediatamente a Paolo villaggio. RIP.
  7. Se non conosci molto dell’arte contemporanea, meglio visitarla con una guida esperta che ti spieghi le opere più importanti e quelle più particolari. Altrimenti rischi di rimanere colpita solo da quello che riconosci o che pensi di riconoscere.
    Io ad esempio sono rimasta incantata dal Giuseppe Garibaldi col sacchetto di plastica e delle zollette di zucchero in mano e dalla scultura di Manzù all’ingresso del museo. Ma ho amato la Mostra di Andy Warhol – L’opera moltiplicata – , tutte le opere di Manzù al piano zero del museo, gli acrilici di Paolo Ghilardi e l’installazione di Pamela Rosenkranz – Alien Culture -. Così, senza una vera scelta filologica. Semplicemente a sensazione.
  8. L’importante è avere gli occhi e il cuore aperto. E non dire quella frase odiosa che dicono in molti: “Questo lo potevo fare pure io”. Perché viene subito spontaneo chiedere: “Se davvero potevi farlo, perché non l’hai fatto? E poi lo sappiamo tutti che non è vero”.