Passeggiare nell’antico borgo medievale di Olera e ritrovarsi immersi in un altro tempo

Olera è un grazioso borgo dall’impianto urbano medievale, situato sulla sponda sinistra del torrente Diebra. Lo si raggiunge con pochi minuti di auto da Alzano Lombardo, prendendo la strada per il Monte di Nese. Così come Brumano, pare sia tra i più antichi della bassa Val Seriana. Entrambi erano situati in una posizione strategica che li metteva al riparo dalle feroci incursioni dei briganti che imperversavano nel tardo medioevo e per questo, forse, li ritroviamo ancora oggi così.

L’abitato, i suoi viottoli e le scalinate in pietra, mantengono ancora quell’atmosfera tipica dei borghi contadini del passato, in cui la vita era scandita dal ciclo delle stagioni. Aggirandosi per la parte antica del borgo non è difficile distinguere i segni dell’inverno, con il profumo della legna che arde nel camino o i versi degli animali, immaginare il lavoro degli anziani che fanno piccoli lavori di riparazione o intagliano gli zoccoli, e le donne che intrecciano le gerle o lavorano la lana. E, con un piccolo sforzo, immaginare la primavera con le famiglie impegnate nella semina e gli uomini a tagliare il fieno, l’estate con le piante cariche di frutti, e l’autunno con la raccolta e la pulizia del bosco perché le foglie cadute diventano la lettiera degli animali nelle stalle.

 

 

Mentre mi aggiro per queste vie strette, dove le auto non possono entrare, sento il profumo dell’inverno. Sugli usci delle case si trovano i presepi, le luminarie e gli addobbi natalizie. Impossibile non illuminarsi.

Guardando in giro si notano delle bottiglie d’acqua con delle bucce di arancia, vicino ad ogni ingresso. Purtroppo le foto sono venute molto male e non posso pubblicarle, ma se ci fate caso, sono davvero quasi ovunque. All’inizio pensavo facessero parte di qualche tradizione legata al Natale o all’Epifania, ma chiedendo agli anziani del posto, mi hanno spiegato che li usano come dissuasori per gli animali che di notte si aggirano per il paese in cerca di riparo. Pare che la bottiglia d’acqua tenga lontana la pipì dei cani che vengono portati fuori la sera e le bucce d’arancia quella dei gatti randagi.

Osservando la tecnica di costruzione delle case della parte antica del borgo ci si accorge che è rimasta identica per secoli. Anche se ora sono state ristrutturate e dotate di tutti i confort moderni, si può ancora riconoscere la tipica costruzione di montagna dove al pian terreno c’erano la cucina e la stalla, al piano superiore le camere da letto e il fienile nel quale si ammassava il fieno per l’inverno.
La tradizione vuole che gli animali entrassero dalla  cucina per poi passare nella stalla. Questi due ambienti erano vicini perché d’inverno, nelle giornate gelide, la famiglia trascorreva il suo tempo nella stalla, approfittando del calore che emanavano gli animali.  D’estate, invece,  gli animali venivano trasferiti in collina o in alta montagna, ai pascoli.  Una vita impensabile ai giorni nostri.

Gli abitanti del luogo erano gente tenace: contendevano col sudore della fronte al bosco o alle rocce calcaree il terreno per le coltivazioni. La vita era così dura che alle volte dovevano emigrare per potersi sfamare dato che le risorse erano quasi sempre scarse. La maggior parte delle famiglie di Olera possedeva capre o pecore e qualche mucca; quasi tutti lavoravano la terra sui terrazzamenti (Ruc) piantando orzo, grano e più tardi il mais. Qualcuno invece lavorava nel preparare le pietre coti e le olle per la cottura dei cibi.

Proprio per la maestria con cui i suoi abitanti sapevano tagliare le pietre, il nome di Olera era fin dall’antichità conosciuto in tutto territorio che fu del dominio veneto.  I palazzi più signorili della zona furono costruiti spesso dagli abitanti di questo piccolo ed operoso borgo alzanese.

La specializzazione in quest’arte non solo consegnò ad Olera fabbricati ben costruiti di cui ancora oggi godiamo l’effetto scenico, ma consentì al borgo di fregiarsi di importanti opere d’arte che rendono questo luogo ricco di interessi artistici.

Ne è esempio il quattrocentesco polittico di Cima da Conegliano conservato nella chiesa parrocchiale dedicata a San Bartolomeo, tra i complessi pittorici più prestigiosi dell’intera provincia bergamasca, ma anche molte altre bellissime opere di scuola veneziana, per la maggior parte provenienti probabilmente da donazioni di oleresi trasferitisi a Venezia.

Nel borgo si trovano tre chiese, la più antica delle quali è quella a dedicata alla SS. Trinità e tutti i Santi, detta anche Chiesa dei morti per le tombe quattro-cinquecentesche che vi si conservavano. La chiesa fu realizzata nel 1296 probabilmente su commissione della nobile famiglia Acerbis, che si era trasferita lì da Bergamo.

Nella seconda metà del XV secolo a fianco dell’antica chiesa dei morti si iniziò la costruzione di una chiesa più grande e capiente, conclusa e consacrata sotto il titolo di San Bartolomeo Apostolo nel 1471. Tra il 1875 ed il 1880 la chiesa fu completamente riformata su progetto dell’architetto Angelo Cattò che le conferì l’attuale veste neogotica Sul fronte principale, da segnalare il portale in stile gotico in marmo di Sarnico e Mapello sormontato da pinnacoli.

A levante dell’abitato lungo la mulattiera che collega Olera con Burro, si staglia elegante sul versante la terza chiesa del borgo, dedicata a San Rocco, protettore e guaritore dalla peste: un oratorio campestre di cui si trova traccia già nel 1486, dalla forma compatta e semplice. La modifica più importate realizzata nel tempo è il campanile, risalente al 1929, sul quale si trova una campana quattrocentesca, la più antica della diocesi.

Il grazioso borgo alzanese negli ultimi anni è salito agli onori della cronaca grazie alla figura del beato fra Tommaso da Olera, al quale è dedicato un centro studi che raccoglie alcuni dei numerosi dipinti e sculture che artisti bergamaschi e non hanno dedicato alla figura del frate.

Note: 
Le informazioni contenute nel testo sono un’elaborazione di quanto trovato on line sui siti di Olera e della Proloco di Alzano Lombardo. Le foto sono tutte mie e sono state scattate a cavallo tra dicembre e gennaio. 

Consiglio a tutti una passeggiata a Olera. Non c’è molto ma è un buon punto di partenza per le passeggiate sui percorsi che portano al Canto Alto e alla Maresana. Trovate i pannelli con le indicazioni dei sentieri e delle distanze in corrispondenza dei parcheggi a inizio e in cima al paese. 

Per saperne di più consultate i siti  Olera.it    Proloco Alzano e CAI