Seguire la linea e i graffi di Invisibile, l’installazione d’arte nelle celle dell’ex Carcere di Sant’Agata

Oramai è una costante per me visitare le mostre e le installazioni nell’ex carcere di Sant’Agata a Bergamo. Ogni volta esco con uno strano senso di inquietudine, ogni volta sfioro mondi che non mi appartengono ma che tutti dovremmo conoscere per riuscire a comprendere la complessità della vita umana.

Quella che ho potuto ammirare oggi è stata una installazione d’arte emotivamente coinvolgente. Si tratta dell’opera di un giovane artista che accoglie i visitatori al termine di una linea fucsia che comincia all’esterno del carcere, entra, scende le scale fino ad arrivare al cortile dove i carcerati trascorrevano l’ora d’aria, fino a raggiungere una scaletta.

Sono salita senza sapere che si trattava del luogo di isolamento del carcere e quando sono arrivata in cima ho scoperto, grazie all’autore dell’installazione, quello che avrei trovato.

Le celle di isolamento sono luoghi dove i carcerati venivano confinati per scontare delle punizioni, senza potersi portare nulla dietro. Queste celle, strette e inospitali erano provviste di un tavolaccio su cui si stendevano i detenuti. E poi c’erano i muri pieni di graffiti. Veri e propri graffi che chi si trovava a trascorrere ore o giorni in quei luoghi usava per lasciare un segno, testimonianza del proprio passaggio, della propria rabbia o innocenza.

Buie, fredde, umide e sporche, intrise di uno odore forte di bagnato, completamente prive di oggetti contemporanei; in totale stato d’abbandono; completamente dimenticate.

La superficie dell’involucro era tutto ciò di cui disponevano i carcerati, l’unica possibilità d’espressione, l’unico interlocutore, l’unica possibilità di lasciare una traccia, una protesta, un saluto, un’affermazione, un ricordo di sé.

È su questa memoria umana che Pierpaolo Lameri ha lavorato: con un intervento sensibile alla nuova sacralità dello spazio e alla sofferenza di chi questi luoghi li ha abitati, l’artista ha rintracciato ogni incisione, ripassandola fedelmente nel dettaglio con una vernice invisibile, percepibile solo grazie all’illuminazione a Wood accuratamente distribuita.

Come un archeologo o un amanuense, alla ricerca del segno attraverso la riscoperta e la trascrittura, Pierpaolo ha dato voce ad ogni superficie: pareti, soffitto, portoncino, letto, davanzale e contorni in pietra. Tutti pervasi da simboli, preghiere, invocazioni, suppliche, paure, fantasie, speranze, ricordi, frammenti di storie, anche quelle più antiche dei monaci che abitavano questi luoghi secoli fa.

L’opera di Pierpaolo Lameri è il risultato di un lavoro durato diversi mesi che ha preso forma all’interno delle celle d’isolamento dell’Ex Carcere di Sant’Agata: un lavoro immersivo, tecnicamente ed emotivamente complesso.

Lameri, Maite e Ceresoli (curatore dell’opera) hanno rinunciato alla logica dell’evento d’arte classico, per puntare ad un coinvolgimento progressivo della città, di ex carcerati, pensando ad un dialogo che si sviluppi nel tempo: sarà l’artista stesso ad accompagnare coloro che visitano l’opera.

Per il forte impatto emotivo suscitato, l’installazione è stata inserita nel video Prisoner 709 di Caparezza.

 

Note: le foto sono mie e sono state scattate su gentile concessione dell’artista. Se volete scattare, chiedete a lui. 

IN- VISIBILE
Aa Bergamo, nell’ex Carcere di Sant’Agata fino al 25 marzo 2018.

 

 

3 Comments

  1. Bellissimo articolo! Ho intenzione di visitare Bergamo durante il ponte del primo maggio e il tuo blog è davvero utile! Grazie

  2. Ogni volta che entro nel tuo blog mi sorprendi. Bellissimo questo articolo su questa mostra nel carcere. Hai descritto in modo così delicato che, pur essendo un carcere ora chiuso, ne hai rispettato l’anima. Io sono stata solo una volta in un carcere e non è semplice descrivere le sensazioni che si provano. Gran bel articolo, well done.

Rispondi