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Provincia di Bergamo | Il Santuario di Sombreno e il mistero della costola di drago

Il Santuario di Sombreno, un luogo a due passi da Bergamo che unisce storia, cultura e fede. La chiesa, dominante sulla cima della collina di Sombreno, nel Parco dei Colli di Bergamo, rivela la sua antica storia, risalente al XV secolo. La fusione di due edifici sacri, Santa Maria Addolorata e Natività di Maria Santissima, crea un luogo di contemplazione e devozione. All’interno del santuario dalle opere del XVI secolo alle tele del Vigna, dalle firme degli affreschisti Baschenis, Ceresa e Genovesino agli intagli di legno del pulpito del Mariani.

Ogni dettaglio contribuisce a creare un’atmosfera di fede che si armonizza perfettamente con il paesaggio circostante. Ma c’è un elemento particolare che so già che attirerà l’attenzione dei più curiosi. Si tratta di un osso gigante appeso alla navata centrale, una costola che pende dal soffitto e che aggiunge un tocco di mistero al luogo.

Dove si trova il Santuario di Sombreno

Il Santuario di Sombreno si trova nel Parco dei Colli di Bergamo, la Riserva Naturale che circonda la città, istituita per rispondere all’esigenza di salvaguardare e valorizzare l’equilibrio tra la natura e la presenza umana su questo territorio.

Si tratta di un luogo perfetto per una facile escursione che potrebbe avere inizio vicino al Santuario della Beata Vergine della Castagna. Da qui, basta proseguire lungo un’antica mulattiera, che in origine era una fortificazione militare, e si raggiungono gli esterni del Santuario. Una volta arrivati avrete una magnifica vista sull’inizio della valle Brembana.

Il Santuario di Sombreno è senza dubbio in uno dei luoghi più belli di Paladina. Risalire la scalinata dal paese, percorrere il sentiero e intrufolarsi con cuore e occhi nei boschi è un’esperienza totalizzante, un viaggio che vi servirà per scoprire un luogo che, anche dopo secoli, conserva l’energia potente della bellezza e misteri sussurrati mai del tutto svelati.

Come si presenta

L’edificio è posto sopra una frangia dei colli bergamaschi, in posizione dominante sopra la località di Sombreno, ed è preceduto da un ampio sagrato. La chiesa è raggiungibile anche da una gradinata ed è anticipata da un ingresso completo di cancellata, portale a tutto sesto in pietra sormontato da stucchi modanati raffiguranti Dio Padre benedicente. La sua posizione lo rende visibile anche da lontano.

È costituito da due blocchi attigui tra loro: uno dedicato alla Natività di Maria, l’altro alla Madonna Addolorata. La facciata a capanna è liscia e ospita centrale il portale d’ingresso in pietra e due aperture laterali rettangolari con contorno in pietra protette da inferriate. Un’apertura a tutto sesto atto a illuminare l’aula interna, completa il fronte principale.

Il Santuario di Sombreno e l’osso misterioso

Per chi ama la storia, visitare questo santuario – sul colle omonimo – significa riscoprire l’antico forte difensivo medievale, di cui rimane però solo l’antica torre. Per chi lo raggiunge con spirito religioso, lo farà senz’altro per venerare la Natività della Beata Vergine Maria. Per chi invece ama la natura, qui potrà rimanere incantato dai boschi che ricoprono i colli della cintura cittadina. Non solo: chi ama le dimore storiche nei dintorni si imbatterà in splendide ville settecentesche.

Ma non è solo il paesaggio a rendere questa escursione interessante. Molto è dovuto anche alla misteriosa reliquia che ospita al suo interno:  un enorme osso appeso al soffitto. Di cosa si tratta? Qualcuno ha detto il drago ucciso da un giovane cavaliere, qualcun altro un fossile preistorico. Qualcun altro ancora nulla di tutto questo. Qual è la verità?

La località si trova, curiosamente, a poca distanza (in linea d’aria sono una manciata di chilometri), appena oltre il fiume Brembo, dalla Chiesa di S. Giorgio ad Almenno San Salvatore che custodisce un’altra enorme costola. Ci sono delle attinenze?

Leggete anche: Tutte le curiosità sulla Chiesa di San Giorgio in Lemine e sulla costola di drago che… non è di drago!

L’osso di Sombreno: dalla leggenda alle risposte (in divenire) della scienza

Credit: Vera Classe

Leggenda vuole che un tempo, non lontano dal colle di Sombreno, sorgesse un lago preistorico, oggi scomparso, ma le cui prove scientifiche ne confermano l’esistenza. In questo lago viveva un terribile drago  – ecco, di questo non ci sono prove scientifiche, lo comprenderete certo – che periodicamente usciva dalle acque e terrorizzava le campagne intorno.

Il terrore era palpabile e continuò per diversi secoli, fino al medioevo, quando un coraggioso quanto anonimo cavaliere straniero decise di affrontare il drago una volta per tutte. Il temerario combatté e vinse: uccise la creatura mostruosa facendola a pezzi e donando parte del suo scheletro alla chiesa locale. Quella costola enorme è rimasta appesa al soffitto della chiesa a ricordare a tutti i fedeli quanto potere abbia la forza della fede.

Ma gli scienziati hanno voluto vedere più lontano, oltre la leggenda. E dal XIX secolo fino alla metà del XX si attribuì quell’osso non certo a un drago ma ad un mammuth. E, in effetti, la zona della bergamasca e il fiume Brembo avevano già portato testimonianze di insediamenti e reperti preistorici antichissimi. Dunque era possibile che un mammuth fosse vissuto in queste campagne millenni prima ed Enrico Caffi, il naturalista a cui è dedicato il Museo di Scienze Naturali di Bergamo, ne era assolutamente convinto.

Ma la scienza si sa, parte da supposizioni e poi va in cerca di prove attraverso analisi e ricostruzioni. E sono stati ulteriori studi, avvenuti dopo il restauro dell’osso nel 2018, a rimettere in discussione tutto e a dare nuove spiegazioni alla teoria che quell’osso fosse di mammuth.

Per approfondire: Famolo strano (allo zoo) | Animali fantastici (e anche no) dove trovarli a Bergamo e provincia

Il mistero dell’osso di Sombreno e gli esami al Carbonio 14

Credit: Prima Bergamo

Nuovi studi rivelarono che l’osso gigante non era né un fossile né un osso di mammuth, ma aprirono immediatamente nuovi interrogativi. Gli esami al Carbonio 14 condotti nel 2018 portavano, infatti, la datazione di quell’osso non al periodo preistorico, ma ad un periodo intorno al XVI secolo  ma non svelavano altro sul mistero di quella costola. Se non si trattava di una costola di mammuth, né di un elefante, cos’era?

Dopo nuove analisi e studi incrociati, gli esperti arrivarono a dire finalmente che quello era l’osso costale di una piccola balena, vissuta tra i secoli XV e XVI.

Ma, di nuovo, come era arrivata una piccola balena nel cuore della Lombardia? E soprattutto come mai quell’osso era appeso proprio nel Santuario di Sombreno?

Due lettere incise sull’osso (A.M.) e la risoluzione (forse) del mistero

Credit: Terre dei Baschenis

L’attenzione degli studiosi che si avvicinarono al reperto e, in particolare, quella del giornalista Maurizio Scalvini che si era preso a cuore la storia di quest’osso misterioso, si concentrò sulle lettere incise sull’osso. Se fino ad allora erano state lette AIM (ad imperitura memoria), un occhio attento scoprì che la I in realtà era una croce e quindi si diede una nuova interpretazione all’incisione: A.M potevano essere le iniziali di colui che aveva donato l’osso al santuario per una grazia ricevuta.

Si decise quindi di percorrere quella strada per cercare di ricostruire l’origine di quell’osso e, attraverso lo studio iconografico del santuario, si risalì alla famiglia bergamasca originaria di quelle zone che lavorava nel commercio marittimo dal porto di Venezia. Si scoprì che le iniziali corrispondevano a quelle di Antonio Moroni da Breno, a cui apparteneva un affresco per ex voto dedicato alla Madonna esposto proprio nel santuario. L’affresco era datato 1580 e gli esami al Carbonio 14 condotti sull’osso davano lo facevano risalire con una buona approssimazione allo stesso periodo. Una corrispondenza che non poteva essere una coincidenza.

L’osso poteva ragionevolmente essere un ex voto lasciato da uno dei Moroni che si era salvato dall’attacco di una balena durante uno dei suoi viaggi per mare, come prova della grazia ricevuta lasciata in eredità alla venerazione di tutta la comunità.

Le notizie su questa famiglia però sono ancora poche, e non si conoscono molte conferme dei loro viaggi per mare. Questo il motivo per cui l’osso resta un mistero affascinante ancora da svelare completamente.

Vi piacciono le storie delle reliquie misteriose?

Ciao, io sono Raffaella e sono l’autrice di cosedibergamo.com, il blog che vi suggerisce le 1001 cose da fare a Bergamo e in provincia almeno una volta nella vita. Appassionata da sempre di scrittura e comunicazione ho deciso di aprire Cose di Bergamo per condividere le mie esperienze e la mia conoscenza del territorio. Il mio obiettivo è ispirare e aiutare voi, che mi leggete, a viaggiare e scoprire Bergamo e la sua provincia con occhi nuovi.

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Se questo articolo vi è piaciuto e desiderate approfondire il tema delle reliquie, leggete: Famolo strano | 9 chiese bergamasche che contengono cose strane e insolite.

 


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