Quando si pensa ai grandi nomi della letteratura italiana, Torquato Tasso è sicuramente tra i più celebri. Tuttavia, la sua famiglia ha prodotto altri illustri personaggi, tra cui spicca Ercole Tasso. Questo nome, sconosciuto ai più, racchiude una storia intrigante fatta di arte, politica e filosofia. Ercole non fu solo un intellettuale, ma anche un abile amministratore e un innovatore culturale, capace di lasciare un’impronta indelebile nella Bergamo veneziana del Cinquecento.
Ercole Tasso oltre ad essere un nome nella genealogia dei Tasso, è anche una figura che incarna l’essenza della Bergamo rinascimentale. La sua storia ci mostra una città vibrante, in cui arte, politica e spiritualità si intrecciavano in modo unico. Scoprire la sua vita significa immergersi in un periodo storico di grande fermento, in cui la cultura italiana e quella veneziana si fondevano, creando un terreno fertile per l’innovazione e il progresso.
Ecco quello che troverete in questo articolo
Ercole Tasso, un nome dimenticato, ma essenziale

Ercole Tasso è una figura che, purtroppo, non ha goduto della stessa fama del cugino Torquato. Eppure, il suo contributo al panorama culturale e politico di Bergamo è significativo. La sua vicenda personale ci restituisce l’immagine di un uomo versatile, capace di muoversi con disinvoltura tra letteratura, amministrazione pubblica e filosofia. Un uomo che ha vissuto in un’epoca di grandi trasformazioni, riuscendo a lasciare un segno in ambiti diversi.
Il contesto storico in cui visse Ercole era caratterizzato da una forte influenza della Serenissima Repubblica di Venezia, di cui Bergamo faceva parte. Questo legame ha plasmato il suo percorso, fornendogli una piattaforma per esprimere il proprio talento non solo come scrittore, ma anche come “manager” ante litteram della cosa pubblica. La sua figura rappresenta un ponte tra l’eredità culturale italiana e l’amministrazione veneziana.
Ercole apparteneva a una delle famiglie più influenti dell’epoca, i Tasso. Questa dinastia, conosciuta anche come i maestri delle poste, era già celebre per la gestione dei sistemi postali in Europa. Ercole, tuttavia, non seguì le orme del padre in ambito postale, ma si dedicò alla cultura e alla politica locale, lasciando un’eredità intellettuale di grande valore.
Ercole Tasso, amministratore e “manager” della Bergamo veneziana

Ercole Tasso fu un amministratore competente e innovativo. Fu esponente, sin dal 1576, del Consiglio maggiore di Bergamo. Tra i suoi incarichi pubblici, spiccano quelli di “giudice delle strade” e “giudice degli incanti”, ruoli che gli permisero di contribuire attivamente alla gestione della città. Questi incarichi prevedevano la supervisione delle infrastrutture urbane e la gestione delle aste pubbliche, dimostrando la sua abilità nel bilanciare interessi pubblici e privati.
Nel 1602, venne nominato “deputato alla milizia”, un ruolo di grande responsabilità, soprattutto in un’epoca segnata da conflitti e tensioni. Tuttavia, il suo incarico più prestigioso fu quello di “nunzio” di Bergamo a Venezia. In questa veste, Ercole rappresentò gli interessi della città presso la Serenissima, gestendo delicate trattative e mantenendo un flusso costante di comunicazioni ufficiali. Fu anche censore che, in stretto contatto con lo stampatore Ventura, svolse un ruolo importante nell’orientare le scelte editoriali e le pubblicazioni di quegli anni.
Le lettere inviate durante questo periodo, oggi conservate presso la Biblioteca Angelo Mai, offrono una testimonianza preziosa del suo operato. Esse rivelano un uomo attento ai dettagli, capace di destreggiarsi con abilità tra le complesse dinamiche politiche dell’epoca, sempre con l’obiettivo di tutelare gli interessi della sua città natale. Collaterale all’impegno politico fu la sua presenza nei consigli di amministrazione delle più note istituzioni caritative della città, dalla Misericordia Maggiore (la Mia) al Luogo Pio della Pietà Colleoni fino all’orfanotrofio maschile.
Il rapporto con Torquato Tasso, il cugino di lettere

Ercole e Torquato non erano solo legati da un vincolo familiare, ma anche da una profonda affinità intellettuale. I due si incontrarono durante gli studi universitari a Bologna, un crocevia culturale dell’epoca. Qui nacque un rapporto di reciproca stima e collaborazione, che continuò per tutta la vita.
Un legame di sangue e di cultura
Il legame tra Ercole e Torquato Tasso divenne particolarmente evidente nel 1587, quando Torquato, dopo essere fuggito dalla prigione di Sant’Anna a Ferrara, trovò rifugio presso la villa di famiglia a Zanica, ospite di Ercole. Questo episodio evidenzia non solo la generosità di Ercole, ma anche il ruolo cruciale che la famiglia Tasso giocò nel sostenere il poeta in uno dei momenti più difficili della sua vita.
Il rapporto tra i due cugini non si limitava al piano familiare. Essi condividevano anche un’intensa passione per la letteratura e la filosofia. Questo legame intellettuale si manifestò in vari scambi epistolari e nella collaborazione su alcune opere, dimostrando come la loro relazione andasse oltre i vincoli di sangue per approdare su un terreno di profonda comunanza culturale.
La disputa sul matrimonio
Ed è proprio attraverso le lettere che scopriamo la celebre disputa sul matrimonio avvenuta tra Ercole e Torquato Tasso. Dal carcere di Ferrara, dov’era rinchiuso, Torquato rinfaccia al cugino Ercole l’incoerenza per aver scritto un trattato contro il matrimonio pur essendo sposato, tra l’altro con una donna, Lelia Agosti, che gli darà tre figli, di cui uno chiamato proprio Torquato.
Siamo nel 1585: qualche anno dopo, nel 1593, l’editore bergamasco Comin Ventura renderà pubblica la disputa familiare, stampando sia il trattato di Ercole sia la replica, in favore del matrimonio, del già celebre poeta Torquato. Per saperne di più, cliccate qui
Le opere di Ercole Tasso
Oltre alla sua attività di politico e amministratore per la repubblica di Venezia, Ercole Tasso fu anche un raffinato letterato, anche se preferiva essere definito “Filosofo”. Protagonista di una élite, ancorché provinciale, tra le più avanzate nell’Italia tra Cinque e Seicento, Ercole Tasso, mediante il ruolo rivestito nell’affermazione della stampa a Bergamo, contribuì in modo incisivo a orientare l’indirizzo culturale e politico della società bergamasca.
Tra poesia e simbolismo cabalistico

Tra le opere più rappresentative di Ercole, spicca La Virginia overo De la dea de’ nostri tempi. Questa raccolta poetica è un raro esempio di come la poesia possa fondersi con il simbolismo cabalistico, creando un’opera unica nel suo genere. Il testo alterna sonetti a misteri cabalistici, offrendo al lettore un percorso enigmatico e profondamente suggestivo.
La raccolta è dedicata a Virginia Bianchi, una giovane gentildonna conosciuta da Ercole durante gli anni universitari. Attraverso l’uso di simboli e numeri, Ercole costruisce un universo esoterico che riflette le sue conoscenze cabalistiche. Questa particolarità rende La Virginia un’opera di grande valore per bibliofili e studiosi di letteratura rinascimentale.
Un’altra opera fondamentale è Il Confortatore, un trattato che si inserisce nel filone della letteratura religiosa dell’epoca. In questo testo, Ercole esplora il tema del conforto ai morenti, offrendo una prospettiva spirituale e filosofica sull’accettazione della morte. Quest’opera rappresenta un importante contributo alla riflessione sulla “buona morte” e sulla consolazione in tempi di grande instabilità sociale.
L’eredità di Ercole Tasso oggi

Negli ultimi anni, il Centro Studi Tassiani e l’Università di Bergamo hanno lavorato intensamente per riportare alla luce la figura di Ercole Tasso. Attraverso convegni, mostre e pubblicazioni, è stato possibile riscoprire un personaggio che ha dato un contributo significativo alla cultura bergamasca e veneziana.
Un convegno per riscoprire una figura storica
Un esempio emblematico è il convegno dedicato ad Ercole, organizzato presso la Sala Tassiana della Biblioteca Angelo Mai. Questo evento ha riunito studiosi e appassionati, offrendo un’occasione per approfondire le sue opere e il contesto storico in cui visse. Tra i temi trattati, vi è stato il rapporto con il famoso cugino Torquato, il suo ruolo come amministratore e le sue affascinanti opere letterarie.
Questa riscoperta non si limita al mondo accademico. Anche il grande pubblico ha iniziato a interessarsi alla figura di Ercole, grazie alla diffusione di articoli e contenuti online. La sua storia rappresenta un invito a esplorare le molteplici sfaccettature della cultura bergamasca, riscoprendo personaggi che, pur rimanendo nell’ombra, hanno contribuito a costruire l’identità di un’intera comunità.
Leggete anche: Bergamo Alta | Alla scoperta del Centro Studi Tassiani della Biblioteca Civica Angelo Mai
Figure da non dimenticare
Ciao, io sono Raffaella e sono l’autrice di cosedibergamo.com, il blog che vi suggerisce le 1001 cose da fare a Bergamo e in provincia almeno una volta nella vita. Appassionata da sempre di scrittura e comunicazione ho deciso di aprire Cose di Bergamo per condividere le mie esperienze e la mia conoscenza del territorio. Il mio obiettivo è ispirare e aiutare voi, che mi leggete, a viaggiare e scoprire Bergamo e la sua provincia con occhi nuovi.
La storia di Bergamo è fatta anche di personaggi meno noti, ma altrettanto affascinanti. Ercole Tasso fu un vero precursore del moderno manager culturale, avendo costruito una carriera rilevante all’interno delle istituzioni amministrative bergamasche, sia nel settore pubblico che in quello privato. Ma fu anche un sostenitore della stampa, intesa proprio come stampa di testi e diffusione della cultura capace di orientare il pensiero, in un periodo in cui i libri erano davvero per pochissimi.
Continuate a seguirmi per scoprire altre storie sorprendenti e misteriose legate al nostro territorio.
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Buongiorno, molto interessante e ben tracciata la figura del Tasso.. sono tanti i bergamaschi importanti che hanno dato lustro al nostro territorio, una figura minore ma che si è spesa per i concittadini è stata quella di Giacinto Gambirasio, mio nonno, anche poeta in vernacolo citato da Pasolini nella sua Antologia dei poeti dialettali.
Figlio di un oste, intelligente e sensibile ai problemi sociali, antifascista e molto altro, gli è dedicata la Biblioteca di Seriate. Mi piacerebbe fosse ricordato, io ho avuto la fortuna di viverlo fino ai miei quindici anni..
Cordiali saluti
Laura Bagattini
Gentilissima Laura, grazie di avermi scritto. Confesso la mia ignoranza in fatto di poesia dialettale bergamasca. Ma proprio grazie a questo suo messaggio mi è venuta voglia di saperne di più. Appena sarò pronta racconterò anche quella. Questo significa che mi toccherà studiare 😉
A presto, Raffaella