Bergamo targhe e lapidi storiche. Non grandi monumenti, ma piccoli tesori della città che si trovano nelle vie del centro storico saranno oggetto di restauro a Bergamo: sono le lapidi in marmo affisse sui muri che raccontano la storia e le storie di Bergamo. A prendersene cura un “progetto da poco deliberato dalla Giunta comunale, nell’ambito del Programma triennale dei lavori pubblici del Comune di Bergamo, per la manutenzione straordinaria dei monumenti e delle colonne storiche di Città Alta, per un totale di 45mila euro. L’intervento riguarderà il restauro di 7 lapidi, collocate nel tempo dall’associazione “Amici di Città Alta” nel 1950, su alcuni edifici storici del centro storico dopo che l’ingegner Luigi Angelini – al tempo impegnato con i lavori di risanamento di Città Alta chiese – l’autorizzazione per la posa delle lapidi in luoghi d’interesse storico“.(Eco di Bergamo, 18 novembre 2024)
La notizia apparsa sul quotidiano cittadino si riassume così, ma contiene in sé almeno 5 informazioni sulla storia di Bergamo che secondo me vanno approfondite per apprezzarne la portata.
Ecco quello che troverete in questo articolo
Quali sono le sette lapidi (o targhe) di Bergamo Alta oggetto del restauro e dove si trovano?
Le lapidi oggetto di restauro sono sette di 12. Queste targhe furono posate nel 1950 dall’Associazione Amici di Città Alta, in un progetto di valorizzazione e recupero delle informazioni storiche cittadine. Le targhe in marmo oggetto di restauro sono quelle oggi più ammalorate. Sono ancora visibili, ma proprio per via del tempo, sono di difficile lettura. Sono:
- la colonna (e le sue lapidi) in Largo di Porta San Alessandro, testimonianza della Basilica Alessandrina;
- la lapide sull’antico edificio della Casazza in via Bartolomeo Colleoni;
- la lapide in via Mario Lupo che ricorda la presenza della Antica Chiesa di S. Vincenzo in Piazza Duomo;
- la lapide che riporta il sonetto di Torquato Tasso a Bergamo sulla parete dell’ex Ateneo di scienze, arti e lettere tra piazza Duomo e piazza Padre Reginaldo Giuliani;
- la lapide che racconta la presenza della grande cisterna trecentesca, chiamata il «Fontanone», in piazza Reginaldo Giuliani;
- la lapide della Torre di Gombito;
- la lapide presente in via Sant’Alessandro, 71, che ricorda l’ esistenza del Fortino San Domenico, opera di difesa avanzata a protezione del retrostante baluardo di San Giacomo.
Cosa raccontano quelle targhe sui muri di Bergamo?
La manutenzione straordinaria delle lapidi o targhe storiche si inserisce in un programma più ampio di restauro di monumenti e colonne storiche di Bergamo Alta. Queste targhe, ormai difficili da leggere per l’usura del tempo, torneranno a raccontare episodi cruciali del passato bergamasco.
Ma quali sono le storie che custodiscono? Scopriamole insieme.
Le lapidi in corrispondenza della Basilica Alessandrina

In Largo Porta San Alessandro si erge una colonna di granito, apparentemente anonima con due targhe in marmo che celano un racconto affascinante.
Qui un tempo sorgeva la Basilica Alessandrina, la più antica chiesa della città, eretta nel IV secolo d.C. La colonna e le lapidi incastonate in un muro di cinta ricordano la struttura distrutta nel XVI secolo per far spazio alle mura veneziane.
Osservando attentamente, su una delle due lapidi è possibile vedere l’immagine delle antiche mura e della basilica. Una rappresentazione del passato che sopravvive tra le pietre.
La lapide che ricorda l’antica Chiesa di San Vincenzo
Poco conosciuta e poco visibile, la lapide che si trova in via Mario Lupo racconta di San Vincenzo, primo patrono di Bergamo. La chiesa dedicata al santo, demolita secoli fa, sorgeva dove oggi si trovano la Cattedrale e la Basilica di Santa Maria Maggiore. San Vincenzo, figura venerata e martirizzata per la sua fede, rivive attraverso questa lapide, che ci riporta a un’epoca in cui il suo culto era al centro della vita religiosa cittadina.
La lapide sull’antico edificio della Casazza (Ristorante Da Mimmo)

Tra via Bartolomeo Colleoni e Piazza Lorenzo Mascheroni si trova l’antico edificio della Casazza. Costruito nel Trecento dalla famiglia Suardi, era considerato uno dei palazzi più sontuosi della città. Durante il dominio veneziano, divenne deposito di sale e sede postale. Le sue pareti, in arenaria di Sarnico, ospitano oggi sculture che rappresentano i quattro elementi naturali. La lapide qui posizionata narra l’evoluzione di questo edificio, che ha attraversato secoli di storia politica e culturale.
La lapide con il sonetto di Torquato Tasso

In Piazza Padre Reginaldo Giuliani, una lapide custodisce un sonetto che Torquato Tasso dedicò a Bergamo. Il poeta, noto per il suo stile sublime, celebrò la bellezza della città in versi che oggi possiamo ancora leggere grazie a questa testimonianza letteraria. È un invito a riflettere sul valore della poesia come veicolo per mantenere vivo il legame con il passato.
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La lapide che segnala la presenza del Fontanone

Piazza Reginaldo Giuliani ospita anche il Fontanone visconteo, una fontana monumentale che serviva la città durante il Medioevo. Costruita dai Visconti, questa struttura non solo garantiva l’approvvigionamento idrico, ma rappresentava anche un’innovazione ingegneristica per l’epoca. La lapide ne racconta la storia e il ruolo cruciale durante gli assedi.
La lapide sulla Torre del Gombito
Edificata nel XII secolo, la Torre del Gombito è uno degli edifici simbolo di Bergamo Alta. La lapide qui collocata celebra la sua funzione strategica come punto di incontro delle vie romane e struttura difensiva. Con i suoi oltre 50 metri di altezza, la torre è un luogo imprescindibile per chi vuole scoprire l’anima medievale della città.
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La lapide che ricorda il fortino di San Domenico
Conosciuto anche come Piattaforma di San Domenico, il fortino sorgeva oltre le mura veneziane per difendere il baluardo retrostante. La sua costruzione, nel 1585, comportò la distruzione della Chiesa dei Santi Stefano e Domenico, un evento che segnò profondamente la storia religiosa e culturale di Bergamo. La lapide ci invita a riflettere sul sacrificio di un luogo sacro per la sicurezza della città.
La collocazione di queste lapidi risulta legata all’associazione “Amici di Città Alta”, di cui l’ingegnere Luigi Angelini fu fondatore e poi vicepresidente della sezione “Restauri”. Le 12 targhe (qui sopra ne troviamo altre tre) furono posizionate sulle facciate degli edifici di Bergamo Alta proprio quando Angelini stava dando avvio ai lavori per il Piano di Risanamento di Bergamo Alta
La collocazione delle lapidi divenne un obiettivo dell’associazione, tanto che nel 1950 l’ingegnere Luigi Angelini scrisse al sindaco di Bergamo chiedendo l’autorizzazione per la posa di 12 lapidi in altrettanti luoghi del centro storico, assumendosi l’onere economico, in quanto i costi della realizzazione sarebbero stati sostenuti dall’associazione attraverso diverse donazioni.
Chi era Luigi Angelini?
Luigi Angelini, figura di spicco dell’architettura bergamasca del XX secolo, si laureò in Ingegneria al Regio Istituto Tecnico Superiore di Milano (poi Politecnico) nel 1907. Tra il 1909 e il 1911 lavorò a Roma presso lo studio dell’architetto Marcello Piacentini, con cui collaborò anche nella direzione dei lavori per il nuovo centro della città bassa di Bergamo (oggi chiamato Centro Piacentiniano) a partire dal 1921. La sua carriera fu costellata di incarichi prestigiosi: ispettore onorario dei Monumenti, Gallerie e Antichità, direttore della Scuola d’Arte Applicata “A. Fantoni” (1922-1933), e presidente della Commissione Provinciale per la Tutela delle Bellezze Naturali dal 1946 al 1968.
Angelini fu un prolifico progettista con un’impressionante produzione architettonica: 34 edifici civili, 66 edifici pubblici, 2 edifici industriali, 72 opere funerarie (tra tombe, cappelle e cimiteri), 35 chiese, 21 campanili, 32 restauri e ristrutturazioni e 20 ampliamenti di edifici religiosi. Tra le sue opere più rilevanti spiccano Casa Gregis (1912), la sede della Banca di Commercio (1923), la Casa dell’Agricoltore (1928) e i restauri di monumenti come il chiostro di Santa Marta e il tempietto di Santa Croce.
Il progetto che consolidò la sua fama a livello nazionale fu il Piano di Risanamento di Bergamo Alta, approvato nel 1935, uno dei primi esempi europei di attenzione e riqualificazione di un centro storico. Angelini si distinse anche come scrittore prolifico, con una produzione di ben 642 pubblicazioni, che testimoniano il suo impegno nel documentare e valorizzare il patrimonio artistico e culturale bergamasco.
Cos’era il Piano di Risanamento di Città Alta?
Il Piano di Risanamento di Bergamo Alta, approvato nel 1935, fu uno dei primi esempi europei di attenzione ai centri storici. Luigi Angelini fu incaricato di migliorare le condizioni della Città Alta mantenendo il suo carattere storico.
Il suo piano di risanamento prevedeva la demolizione di edifici insalubri e fatiscenti e la creazione di nuovi spazi pubblici, come passaggi pedonali, giardini e mercati. Piazza Luigi Angelini, precedentemente conosciuta come Piazza Verzeri, è un esempio del suo lavoro, con la loggia che offre un passaggio tranquillo e pittoresco lontano dal traffico turistico. Ma non solo. Anche l’area del Lavatoio di via Mario Lupo, oggi così ariosa e affascinante è frutto del risanamento ottenuto abbattendo muri e case fatiscenti che chiudevano l’area.
Quante storie scritte sui muri di Città Alta!
Ciao, io sono Raffaella e sono l’autrice di cosedibergamo.com, il blog che vi suggerisce le 1001 cose da fare a Bergamo e in provincia almeno una volta nella vita. Appassionata da sempre di scrittura e comunicazione ho deciso di aprire Cose di Bergamo per condividere le mie esperienze e la mia conoscenza del territorio. Il mio obiettivo è ispirare e aiutare voi, che mi leggete, a viaggiare e scoprire Bergamo e la sua provincia con occhi nuovi.
Le lapidi storiche di Bergamo Alta non sono solo testimonianze di un passato lontano, ma veri e propri racconti scolpiti nella pietra. Sono diversi gli articoli che ho scritto in questi anni che sono stati ispirati all’osservazione di queste targhe affisse sui muri.
Invito tutti a passeggiare tra i vicoli della città e a lasciarsi affascinare da queste storie. Ogni lapide è un frammento di memoria che aspetta di essere scoperto.

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LEGGO SUL GIORNALE DELLA CURIA DI UNA LAPIDE PRESENTE IN CITTA’ ALTA CHE TESTIMONIEREBBE IL LUOGO DI PARTENZA DELL’ANTICA “VIA PRIULA” RIPORTANDO CON LA SCRITTA “BERGAMO-MORBEGNO”. DOVE SI TROVA ESATTAMENTE IL MANUFATTO ?
Mi spiace ma non ne ho idea. L’unico manufatto di cui sono a conoscenza è la Colonna.
https://cosedibergamo.com/2025/05/13/curiosita-su-bergamo-alta-dettagli-nascosti-tra-i-vicoli/#3_La_colonna_dimenticata_della_Via_Priula