Palazzo della Zecca a Bergamo. Immaginatevi di camminare per le vie di Bergamo Alta, tra vicoli stretti e palazzi antichi, quando, alzando lo sguardo, vi imbattete in una lapide che racconta di tempi lontani, di un’epoca in cui la città batteva la sua moneta. È una scena che sembra uscita da un film, dove ogni pietra ha una storia da raccontare e dove, se ascolti attentamente, puoi quasi sentire il tintinnio delle monete d’argento appena coniate.
Oggi, alcune di queste monete sono conservate in musei, segno tangibile di un passato che non vuole essere dimenticato. Ogni esemplare racconta la storia di una città che ha saputo resistere ai cambiamenti e alle sfide, mantenendo sempre alta la sua bandiera di indipendenza economica e politica.
Camminando per via Donizetti, fermatevi un momento ad osservare la lapide: non è solo una pietra, ma la chiave per comprendere un pezzo importante della storia di Bergamo, una città che coniava una moneta alla volta. E se volete saperne di più, continuate a leggere.
Ecco quello che troverete in questo articolo
La storia della Zecca di Bergamo: la posizione migliore
Bergamo è una città costruita su più colli, tra cui il Colle di Gromo, una delle sue emergenze più significative. Nel corso dei secoli, gli abitanti di Bergamo hanno lavorato duramente per ampliare gli spazi edificabili, erigendo murature sulle pendici scoscese del colle. È proprio qui che si trova la fontana di San Cassiano, risalente al XIII secolo, incorniciata da un fornice protettivo. La fontana serviva la contrada medievale di San Cassiano, oggi conosciuta come via Donizetti.
Accanto a questa antica struttura, troviamo un imponente muraglione di grandi pietre squadrate. Questa solida costruzione è stata identificata da alcuni archeologi come parte della cinta muraria romana, testimone delle radici antiche della città.
Leggete anche: Famolo strano (su sette colli) | Roma, Bergamo e le altre 87 città su sette colli che si trovano nel mondo
La lapide su Palazzo Rivola del Gromo: testimone di un passato glorioso

Sul muraglione rivolto verso sud di questo palazzo così imponente, si trova una piccola lapide su un imponente palazzo, incastonata come un segreto che solo i più attenti possono notare. Sopra di essa si legge: “Bergamo – che batte moneta fin dal sec. XII – nel 1254 ebbe in questa casa dei Rivola la sua zecca”.
Un’iscrizione apparentemente semplice, ma che nasconde secoli di storia, intrighi e battaglie per il controllo economico della città. La zecca, posta proprio qui, sotto le mura di una Bergamo medievale, rappresentava il cuore economico della città, il luogo in cui il potere si traduceva in moneta.
Il palazzo della Zecca: un luogo sicuro per il conio

La robusta struttura del Palazzo della Zecca non è casuale. Situata proprio sulle pendici del colle e priva di aperture verso monte, la zecca era particolarmente adatta a custodire materiali preziosi per il conio delle monete. Dal 1254 al 1301, questo palazzo fu il cuore della produzione monetaria cittadina. L’iscrizione e la grata apribile testimonia l’importanza di questo luogo per la storia economica di Bergamo.

La fabbricazione di monete in argento è documentata da parte della famiglia Rivola del Gromo proprietaria del palazzo, l’antica famiglia guelfa che aveva possedimenti minerari d’argento in alta Val Seriana e precisamente a Gromo in località Coren del Cucì, miniere che i Rivola dovranno cedere nel 1214 al vescovo Giovanni Tornielli. La zecca continuò tuttavia la sua attività per quasi un secolo, con un ruolo centrale nel panorama economico lombardo.
La storia delle monete di Bergamo: da Carlo Magno al Pergamino
La storia monetaria di Bergamo inizia nell’VIII secolo, con la prima moneta coniata sotto il Regno dei Franchi. Questa piccola moneta d’oro, che portava l’iscrizione Dominus Noster in onore di Carlo Magno, rappresentava un simbolo di continuità, rassicurando la popolazione che, nonostante i cambiamenti politici, l’economia rimaneva stabile. Curiosamente, le monete carolinge avevano caratteri e forme che richiamavano ancora lo stile longobardo, un dettaglio che denota l’intreccio di culture e dominazioni che attraversavano Bergamo.
Ma è con il Pergamino, la moneta d’argento con oro e rame coniata nel XIII secolo, che Bergamo raggiunge il suo apice monetario.
Un privilegio imperiale: il sigillo di Federico Barbarossa

La storia della Zecca (e del Pergamino) affonda le radici in un documento datato 1156, firmato niente meno che dall’imperatore Federico Barbarossa. È una di quelle carte che, se la trovassimo in un archivio polveroso, sarebbe il perfetto colpo di scena di un racconto noir. Quello che vedete nella foto qui sopra è un esempio di come Barbarossa firmava i suoi documenti: quello è il sigillo detto anche Stupor Mundi e veniva usato per sancire dei privilegi.
Il Barbarossa concesse al vescovo Gerardo la facoltà di battere moneta, rendendo Bergamo uno dei centri più importanti del commercio lombardo. Ma come in tutte le storie di potere, gli intrighi non tardarono ad arrivare: con la caduta degli imperatori tedeschi e l’ascesa della Lega Lombarda, le sorti della zecca divennero sempre più incerte.
La ripresa e la fine della zecca nel XIII secolo
Federico II, nel 1237, tentò di ripristinare il potere della zecca, concedendo nuovamente alla città il diritto di coniare moneta. Questa volta, la città si dotò di un sistema monetario stabile e riconosciuto, come testimoniato da vari documenti storici, tra cui quello del 1293.
Ma gli equilibri politici e commerciali mutarono nuovamente, e, per motivi che non ci è dato sapere fino in fondo, la zecca chiuse i battenti, quasi in silenzio, verso la fine del XIII secolo.
Le antiche monete di Bergamo: tracce di un passato tutto da decifrare
Oggi, molte di queste antiche monete sono custodite presso la Biblioteca Angelo Mai, dove una collezione numismatica di grande valore è stata donata alla città. Ogni moneta racconta un pezzo della storia di Bergamo, una città che, attraverso le sue vicissitudini storiche, ha sempre saputo mantenere alta la sua indipendenza economica. Le monete, con i loro simboli imperiali e raffigurazioni cittadine, sono un lascito tangibile che continua a esercitare un fascino senza tempo.
Pergamon (pergamino): la moneta coniata a Bergamo

C’è una particolarità che distingue le monete bergamasche da tutte le altre. Solitamente sulle monete sul dritto c’era l’immagine dell’Imperatore, mentre sul rovescio una croce o l’immagine del santo di riferimento. Nel caso della moneta bergamasca abbiamo, invece, qualcosa che richiama alla mente la selva di torri che dominava la skyline medievale della città.
La moneta coniata a Bergamo era il Grosso (o Pergamino) ed era molto particolare.
Essa rappresentava, al diritto, il busto dell’imperatore nella modalità tipica degli Augustale. L’imperatore è raffigurato come successore di Cesare Augusto, con indosso il mantello cesareo e la corona d’alloro, simbolo tipico del potere imperiale. Nella monetazione bergamasca, tuttavia, il ritratto è molto più semplice ed essenziale, privo dei dettagli complessi delle monete coniate nei grandi centri dell’impero.
Sul rovescio, si trovava invece una visione idealizzata della città di Bergamo, molto simile alle monete coniate nelle città tedesche del tempo. Una somiglianza che lascia presupporre l’influenza di Federico II. L’immagine di Bergamo rappresenta le rocce dell’altura su cui sorgeva la città, le sue mura con quattro archi, e le torri cittadine, icone di una città fortificata e prospera. Sono raffigurati anche edifici iconici, come la basilica, che potrebbe essere stata la Basilica alessandrina o quella di S. Maria Maggiore.
Le varianti delle monete medievali di Bergamo
Come per molte monetazioni medievali, esistono diverse varianti di questa moneta, specialmente riguardanti il busto imperiale e la rappresentazione della città. Le varianti non erano solo il frutto di errori o improvvisazioni: rappresentavano spesso l’evoluzione delle tecniche di coniazione e delle influenze culturali che attraversavano Bergamo. Le monete, nella loro semplicità, conservano una bellezza lineare e rudimentale che ancora oggi affascina gli studiosi.
La più famosa, quella che ricordiamo tutti (e più sotto vedremo perché) coniata dalla zecca di Bergamo è il Grosso da sei denari d’argento, prodotto tra il 1260 e il 1265, durante il regno di Federico II.
Curiosità: su una facciata di Bergamo Alta si trova l’immagine del Pergaminus. Ma non solo.

La curiosità di cui vi parlo oggi è la storia di un dettaglio in bella vista nella via principale di Città Alta. Tanto in bella vista che spesso sfugge. Sulla facciata di una banca in Via Gombito c’è un nome e una data in numeri romani. Ci dice che nel 1941 lì c’era la sede della Banca Popolare. Ma c’è di più, ovviamente. Sotto il nome della banca si trova l’immagine di una città scolpita? Tutto fa credere che si tratti del logo della banca, ma dovete sapere che quella è l’immagine di un’antica moneta bergamasca che custodisce e racconta la storia del denaro e della numismatica della città, il Pergamino.
Gli esperti ci dicono che si tratta di una visione idealizzata della città di Bergamo medievale, molto simile alle monete coniate nelle città tedesche del tempo. L’immagine di Bergamo riprende le rocce dell’altura su cui sorgeva la città, le sue mura con quattro archi, e le torri cittadine, segno di una città fortificata e prospera. E’ raffigurato anche un edificio iconico, forse S. Maria Maggiore o un’altra chiesa di grande importanza per la città.
Ecco, ora sapete che quella visione della città fortificata e prospera, diventata un’icona della Banca e scolpita sulla facciata della Banca Popolare in via Gombito nel 1941 è diventata anche il logo dell’Università di Bergamo e lo è stata fino al 2018. Oggi sostituito da un’immagine più stilizzata che inserisce al centro l’ex chiesa di Sant’Agostino, parte integrante del complesso universitario.

Bibliografia e sitografia
- Unibg.it
- Bibliotecaambrosiana.it
- lamoneta.it
- wikipedia.com
- https://www.youtube.com/watch?v=OA2TBgo9I0I
Scopri di più da COSE DI BERGAMO | BLOG
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.