Trekking per famiglie | Alla ricerca della Spada nella Roccia delle Orobie al lago del Barbellino

Strano che in luogo così lontano dalle leggende di mago Merlino si trovi una spada in ferro conficcata in uno sperone roccioso in provincia di Bergamo, affacciato su uno dei luoghi più affascinanti delle Orobie. La Spada nella Roccia delle Orobie (la mitica Excalibur in salsa bergamasca) si trova sulle sponde del lago artificiale del Barbellino, lo specchio d’acqua formato dalla diga omonima che, con i suoi 18.500.000 metri cubi di acqua, alimenta le Cascate del Serio. Una meta perfetta per un trekking da Valbondione verso la Diga del Barbellino con bambini che amano la montagna, le cascate, i laghetti di montagna e le storie fantastiche. Un percorso affascinante immerso nella natura che si snoda lungo il sentiero CAI 305, perfetto per una gita fuoriporta tra maggio e settembre.

In Alta Val Seriana, ai piedi delle più elevate cime della catena delle Orobie, dominate dalle guglie rocciose del Pizzo di Coca, del Recastello, del Monte Gleno, del Pizzo Torena, si trovano 5 laghi naturali e artificiali davvero suggestivi. Il Lago Artificiale del Barbellino posto presso il Rifugio Curò, il Lago Naturale del Barbellino in prossimità del Rifugio omonimo, il laghetto della Cima al Passo di Caronella, il Lago Gelt (il più alto e probabilmente il più bello delle Orobie) e, a chiudere questo itinerario d’acqua che vi invito a percorrere appena potrete, il Lago di Malgina.

Il trekking che vi propongo questa volta vi porterà al lago artificiale del Barbellino e alla Diga del Barbellino che lo delimita. Raggiungerlo non è difficile, ma bisogna avere un minimo di allenamento e l’attrezzatura giusta: pedule, felpa e giacca impermeabile, e uno zaino per gestire almeno tre ore e mezzo di cammino. Anche se il percorso è un po’ lungo, non è affatto noioso: si passa vicino a piccole cascate, a grandi massi e man mano si sale, si hanno delle viste panoramiche sulla valle pazzesche.
Per raggiungerlo si parte da Valbondione e si prosegue lungo la carrabile in direzione del Rifugio Antonio Curò. La passeggiata ha pendenza pressoché regolare, che può essere affrontata anche dai bambini dai 9 anni in sù, se amano camminare e sono abituati a farlo. Sappiate che però all’andata ci vogliono almeno 3,30 h per un dislivello di 1000 metri e forse anche qualcosa in più se andate con i bambini.

Indicazioni per arrivare a Valbondione (partenza del trekking)

Dall’uscita Bergamo dell’Autostrada A4 si seguono le indicazioni per la Valle Seriana fino a Ponte Selva; lasciando sulla destra il tratto per Clusone/Presolana, allo stop si prosegue diritti per Valbondione.
Superati gli abitati di Ardesio, Gromo e Gandellino, sempre rimanendo sul percorso principale, si supera l’abitato di Fiumenero e, dopo circa 50 km da Bergamo, si arriva a Valbondione posta a 900 mt.s.m.

Il percorso per arrivare alla Diga del Barbellino

Giunti a Valbondione, seguire le indicazioni per il Palazzetto dello Sport (Via T. Pacati) e parcheggiare l’auto (940 m). Usciti dal parcheggio si svolta a sinistra lungo la strada comunale, al primo bivio tenere la destra e proseguire sempre su asfalto in direzione Lizzola.

Dopo il primo tornante sulla destra, percorsi circa 200 mt, si imbocca sulla sinistra via Curò; dopo poche centinaia di metri la strada diventa sterrata e si inoltra nel bosco con pendenza regolare.  Seguendo il fianco della valle e le indicazioni del Sentiero 305 si prende quota e, dopo aver attraversato alcuni valloni, si raggiunge la stazione inferiore della teleferica che trasporta i viveri al rifugio. Da questo punto la strada sterrata diventa una mulattiera, si esce dal bosco e si continua a salire.

Giunti a questo punto, se avete buone gambe e siete allenati potete prendere il sentiero ripido, che prevede un percorso più breve ma più impegnativo. Oppure, se siete alle prime uscite (e volete far durare la vostra passione per il trekking), potete proseguire lungo la mulattiera panoramica che si arrampica con più tornanti lungo il lato della vallata e che termina nei pressi  del lago passando per un suggestivo sentiero scavato nella roccia.
Io ovviamente ho preso la strada più lunga, per godermi la camminata e arrivare a destinazione senza farmi schizzare il cuore dalle orecchie. E’ importante sapere fino a quanto si può contare sulle proprie forze e io, a inizio stagione e dopo un lockdown durissimo, non potevo certo contare sull’allenamento.
Guardate qui sotto quanto è bello questo panorama ripreso a luglio 2020.
Luglio 2020

Trekking da Valbondione alla Diga del Barbellino: cosa vedere

Appassionati di trekking, di fotografia, di grandi strutture e di storia, e addirittura di cinema. Questo trekking da Valbondione alla Diga del Barbellino soddisfa tutti.

Il Lago del Barbellino: il più grande lago artificiale delle Orobie Bergamasche

Non so voi, ma quando mi trovo davanti ad uno specchio d’acqua in alta montagna, io mi emoziono sempre. Sia davanti ai laghetti naturali che a quelli artificiali, come nel caso del Lago del Barbellino sopra Valbondione. Situato a un’altitudine di 1.862 m, raccoglie le acque provenienti dalla Valle del Trobio, dalla Valle della Cerviera, dalla Valle della Malgina, dalla Valle del Lago e dal Lago del Barbellino Naturale / Sorgenti del Serio. Si tratta del lago artificiale più grande delle Orobie bergamasche, o il secondo se si considera anche la porzione Valtellinese dove è più grande il lago di Belviso. 
Il caratteristico colore verdastro del Lago del Barbellino che in giornate di sole diventa quasi smeraldo, è dovuto alla torbidità delle acque provenienti dalla Valle del Trobio, vallata racchiusa tra il Monte Costone, il Monte Trobio, il Monte Gleno, il Pizzo dei Tre Confini e il Pizzo Recastello, e alla sommità della quale si adagia il Ghiacciaio del Gleno, uno dei pochi ghiacciai ancora in vita nelle Orobie bergamasche, e sicuramente il più importante. Gli appassionati di fotografia di montagna, qui impazziranno di gioia perché c’è tutto quello che si può desiderare: acqua, prati, rocce, cime innevate, cieli azzurri e nuvole che sembrano panna montata. Ma attenzione ai cambi repentini di meteo e di temperatura: muovetevi sempre attrezzati per le escursioni d’alta montagna.

Diga del Barbellino


La diga del Barbellino

Ma oltre agli appassionati di fotografia, anche gli appassionati di grandi strutture e di storia avranno pane per i loro denti. La Diga del Barbellino è infatti una delle testimonianze della storia delle grandi opere dei primi decenni del 1900 più interessanti che si possano ancora ammirare in Val Seriana.
La diga, dalla sommità al punto più basso della sua base, ha un’altezza di m. 69. La lunghezza del suo profilo superiore, detto di coronamento, è di 256 m. Ha un raggio di curvatura di 300 m., una larghezza minima, in alto, di 5.00 m., una larghezza massima, in basso, di 54 m. Il volume della diga è di 151.000 m3. Il materiale impiegato per la sua costruzione, che occupa grosso modo questo volume, sarebbe stato sufficiente per realizzare oggi una serie di condomini con circa 7.000 appartamenti, delle dimensioni commerciali più richieste pari a circa 100 m2 per ogni appartamento. Si sarebbe pertanto potuto fornire una casa a circa 20.000 persone, gli abitanti di Treviglio o di Alzano e Nembro insieme. La diga ha poi una serie di particolarità tecniche, che elenchiamo in modo sintetico e che abbiamo evidenziato in foto e disegni.
L’inizio della costruzione della diga risale al 1917, mentre i lavori terminarono nel novembre del 1931.  La diga venne costruita per soddisfare la crescente richiesta di energia che proveniva dalla Val Seriana, dove l’industria (soprattutto quella tessile) si stava sviluppando a ritmi importanti.
L’idea di costruire una diga che raccogliesse le acque della zona prevedeva inizialmente la costruzione di una struttura all’altezza del Pian del Campo, ovvero nella parte alta della vallata, quella che da Fiumenero si dirige verso il Pizzo Redorta. Ma, nonostante il bacino sopra Fiumenero consentisse una capienza maggiore, la conformazione delle montagne dove la diga doveva essere costruita fu ritenuta insicura e per questo si preferì costruire quella che oggi è la diga del Barbellino.
Se vi piacciono le dighe vi consiglio di fare anche un trekking alla diga del Gleno, in Val di Scalve. Ne ho parlato in questo articolo: sono certa che vi piacerà. Itinerario della memoria: trekking alla Diga del Gleno, da Pianezza (Vilminore di Scalve, BG) lungo il sentiero 411.

Le Cascate del Serio

Il primo consiglio che mi sento di darvi è quello di organizzare se potete questo trekking negli appuntamenti annuali di apertura delle Cascate del Serio che variano ogni anno (trovate tutte le informazioni su questo sito). L’ideale sarebbe arrivare all’altezza della Teleferica per vedere il magnifico spettacolo del salto d’acqua intorno alle 11 e poi proseguire fino alla Diga del Barbellino.

Le Cascate del Serio, vengono aperte cinque volte all’anno: una domenica a giugno, una domenica a luglio, una domenica a agosto, una domenica a settembre e una domenica a ottobre. L’apertura è alle 11.00 e dura mezz’ora.

In tempo di pandemia, in estate è stato possibile percorrere questi sentieri, senza però godere delle riaperture delle Cascate del Serio, ma si spera che appena saremo tutti (o la maggior parte di noi) vaccinati, si potrà di nuovo assistere a questo magnifico spettacolo.

Se vi piacciono le cascate, ecco un articolo che vi interesserà leggere:  Itinerario dell’Acqua in provincia di Bergamo: 9 cascate bellissime tutte da scoprire.

Ogni volta che percorro questi sentieri mi torna in mente uno dei film che più ho amato di questi ultimi anni: Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino. In una delle scene si vedono le Cascate del Serio e i due protagonisti innamorati che percorrono questi sentieri.

Se volete saperne di più, leggete: Da Bergamo alla Val Seriana con il film Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino

Alla ricerca della Spada nella Roccia delle Orobie

Uno dei motivi per cui la Diga del Barbellino viene ricordata e nominata spesso è il meraviglioso spettacolo d’acqua delle cascate del Serio, le più alte in Italia. Ma, da qualche anno, anche per un altro motivo che piace tanto ai bambini: la Spada nella Roccia delle Orobie.

Ma se, come me, siete sempre alla ricerca di chicche divertenti e sfiziose da vedere e volete arricchire questo trekking con un pizzico di magia e mistero, potete andare alla ricerca della misteriosa spada nella roccia, un manufatto conficcato alcuni anni fa in un masso che si affaccia sul lago vicino al Rifugio Curò.

La storia dell’Excalibur delle Orobie

L’Excalibur delle Orobie non è legata a storie mitologiche, ma è un’idea di Matteo Rodari di Valbondione, che lavora come guardiacaccia della riserva faunistica del luogo insieme al collega Valerio Gadaldi. Rodari è anche volontario del Soccorso Alpino.

«L’idea – ha spiegato al quotidiano cittadino – è nata sull’onda dell’iniziativa Sentieri Creativi promossa dal Cai Bergamo e dedicata a giovani artisti. Pensai di creare un rimando visibile alla leggenda delle Cascate del Serio, in cui si racconta di una nobildonna innamorata di un pastore locale, già fidanzato con una bella fanciulla del paese. La nobildonna imprigionò la fidanzata nel suo castello e le lacrime di questa furono tali e tante da travolgere il Castello e creare il triplice salto delle Cascate». Il tempo e la tradizione orale hanno aggiunto anche la strega Malgina (nome del  lago posto ai piedi del Pizzo del Diavolo) e ora Matteo ci ha messo anche la spada. «Ho coinvolto nell’idea mio padre Modesto, ex guardano Enel al Curò, con cui abbiamo forgiato la spada».

Sulla spada sono impresse le iniziali R.M. (le stesse per padre e figlio che hanno portato a termine questa missione) e l’anno 1415, non per caso. L’anno è inciso in ricordo dell’epoca in cui a Gromo e Valbondione lame e spade venivano forgiate.

 

Cosa vedere in Val Seriana

Già che siete arrivati fino a Valbondione, vi segnalo un borgo tra i più belli d’Italia che vale la pena di visitare: si tratta di Gromo.

Il territorio di Gromo, inserito nel Parco delle Orobie, è ricco di percorsi escursionistici che uniscono la bellezza del paesaggio alle testimonianze di antiche attività economiche lungo i corsi d’acqua, come cave, miniere, mulini e fucine. Camminando sulle mulattiere tra baite e cascine sparse nei prati, si possono fare incontri interessanti: edicole votive, vecchie case e rustiche architetture, pascoli con recinti di pietre, grotte carsiche, rifugi, cascate, chiesette e piccolissime borgate. E ovunque, una vista spettacolare sui monti.

Leggete: 10 motivi per visitare Gromo: arte, tradizione, storia e il piacere dello shopping vintage

 

Note: alcune foto sono mie e alcune sono recuperate on line.

3 comments

  1. Complimenti per queste descrizioni sempre dettagliate, intriganti e molto molto interessanti. Vi ho conosciuti da poco, ma non potrei più farne a meno!!

Grazie di aver letto il post. Se desideri lasciare un commento sarò felice di leggerlo

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