Nel cuore delle Alpi Orobie, nascosto tra i fitti boschi e le nebbie che si alzano all’alba, sorge un luogo dimenticato da molti: il Castello di Forcella. Un luogo che sembra sussurrare storie antiche, custodite dalle pietre muschiose e dagli alberi nodosi che lo circondano. Se ci avviciniamo in silenzio, è quasi possibile sentire l’eco delle voci, un sussurro che sembra provenire dal passato, quando questa fortezza era il baluardo della famiglia Fondra-Bordogna, signori di queste terre. Questo castello, ora in rovina, non è solo un ammasso di pietre antiche: è una finestra su un’epoca di potere, di rivalità e di leggende che ancora oggi mantengono vivo il mistero di Roncobello.
Ecco quello che troverete in questo articolo
Il ritrovamento del Castello della Forcella di Bordogna

In località Forcella esiste un Colle individuato, nella toponomastica locale, con il nome di “Castello” o “Il Castello”. Alla sua base sorge l’antica chiesetta di San Giovanni Battista e a fianco di questa si diparte la mulattiera detta de “Le Scale” che porta a Fondra. Fino a metà dell’800 questa era l’unica via d’accesso per la Valle di Fondra per chi proveniva dalla bassa valle.
Sembra l’inizio di un racconto gotico: qui un tempo c’era un castello… Nella tradizione popolare era rimasto il ricordo di un antico maniero, ma più come leggenda che come realtà storica. Fino a quando due ricercatori, Gabriele Medolago e Francesco Macario, spinti dal nome Castello con cui viene chiamata la zona hanno deciso di esplorare gli archivi alla ricerca di un vero castello. E la fortuna aiuta gli audaci, si sa…
I primi documenti che testimoniano l’edificazione della fortezza recano l’anno 1436: in essi si specifica che un fortino di proprietà della famiglia Fonda Bordogna e più precisamente di ser Lorenzo detto il Triaca, capo dei ghibellini dell’Oltre Goggia, vissuto tra il XIV e il XV secolo, si trovava proprio in quei luoghi.
Questa scoperta spinge i due ricercatori ad avventurarsi tra le colline di Roncobello alla ricerca dei resti di castello di epoca bassomedievale. Sotto la terra e le radici, cominciano ad affiorare le pietre di un’antica fortificazione. Una muraglia spessa, imponente, che sembra emergere dalle viscere della terra. I ricercatori sentono la tensione dell’avventura, il brivido di trovarsi di fronte a qualcosa di dimenticato per secoli.
Gli scavi archeologici in Alta Val Brembana
Le giornate di scavo sono lunghe, scandite dal suono delle pale e dei picconi. Ogni colpo fa riemergere un pezzo di storia, una pietra che si aggiunge al puzzle. Cosa rappresentava questo castello? Chi erano i suoi abitanti? Domande che solo gli scavi potevano iniziare a svelare.
Gli archeologi scoprono presto che il castello non era una semplice costruzione: le sue mura perimetrali formano una pianta pentagonale, un disegno insolito che suggerisce una costruzione strategica e pensata per la difesa. Una cisterna, scavata nella roccia, emerge come un’ombra dal passato, forse utilizzata per l’approvvigionamento di acqua durante gli assedi. Le leggende riaffiorano, le voci e le supposizioni si mescolano alle memorie dei vecchi che avevano sentito dire da altri vecchi…
C’è chi dice che quella cisterna conduca a passaggi segreti, che un tempo permettevano la fuga ai signori del castello.
Sulla base dei documenti rintracciati, la costruzione del castello era avvenuta per gradi a partire dal XII secolo con una primitiva struttura semplice e di ridotte dimensioni, per raggiungere nel XIV secolo alla struttura più complessa corrispondente alla situazione rilevabile da quello che gli scavi stavano riportando alla luce.
E così, ogni pietra, ogni frammento riporta alla luce un nuovo indizio, un tassello di una storia che si dipana come un racconto di mistero.
Perchè un castello proprio lì?

L’Alta Valle Brembana tra il XIII e il XVI secolo vive un periodo di crescita demografica e territoriale grazie alla presenza di miniere, fucine e attività agricole e pastorali che permettono la sopravvivenza di numerosi nuclei familiari. Nel 1331 il Vescovo di Bergamo, Giovanni Barozzi, decide di concedere in affitto a un gruppo di signori locali alcuni diritti di sfruttamento del territorio dell’Alta Valle Brembana, ponendo così le basi per l’organizzazione della valle in feudi. È proprio in questo periodo che si assiste a un fenomeno di incastellamento: in diversi luoghi della valle vengono edificati castelli e torri a scopo difensivo e di controllo del territorio.
In questo contesto storico e geografico, il castello di Bordogna ha una funzione di controllo del territorio, servendo anche come rifugio sicuro per la popolazione in caso di attacchi e razzie. La posizione strategica, situata su un’altura tra le valli di Bordogna e Roncobello, consente un’ottima visibilità sulle vie di comunicazione principali della valle, oltre a permettere la difesa di alcune attività economiche importanti come le miniere e le fucine. Il castello diventa così un elemento centrale nel sistema difensivo dell’Alta Valle Brembana, integrandosi in una rete di fortificazioni che comprende altri castelli e torri lungo le vie principali.
Come si presenta oggi il Castellodella Forcella

Oggi, il Castello di Forcella è un insieme di rovine, ma basta un po’ di immaginazione per ricostruire le sue forme antiche. Le mura, anche se rovinate dal tempo, sono ancora solide, testimoni di un’epoca in cui il castello dominava dall’alto le valli sottostanti. Restano le due torri, silenziose sentinelle del passato. Una di esse sorvegliava l’ingresso, l’altra si affacciava sulle valli, come se i suoi abitanti potessero scrutare i nemici in arrivo.
Altre murature indicano l’esistenza di strutture occupanti l’area interna. La cortina, larga dai 4 ai 5 metri, venne realizzata mediante la tecnica del terrapieno con facce esterne in pietre e riempimento interno con terra compattata e pietrame sciolto».
Chi passeggia tra queste rovine sente il peso della storia, il silenzio antico che avvolge ogni pietra. E proprio lì, sotto la coltre di muschio e di foglie, sembra quasi che il castello voglia raccontare la sua storia, svelare i suoi segreti a chiunque sia disposto ad ascoltarlo.
La storia del Castello della Forcella e la famiglia Fondra Bordogna
Scarse sono le notizie storiche relative al castello; è però accertato che alla fine del 1300, quando gli scontri tra le fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini provocavano morti e distruzioni, la famiglia era proprietaria del Castello e della Torre. Alcuni dei suoi componenti, schierati dalla parte dei Ghibellini, sono citati in documenti dell’epoca. La famiglia Fondra-Bordogna non era quindi una famiglia qualunque. Erano i signori della Val Fondra, potenti e rispettati.
Il Castello doveva avere una discreta importanza strategica in quanto controllava l’unico accesso alla Valle di Fondra. I collegamenti sotterranei che la tradizione popolare vuole collegassero il Castello alla Torre, anch’essa di proprietà dei Fondra-Bordogna, e ad altri punti del borgo avrebbero potuto costituire strategiche vie per favorire la difesa o la fuga in caso di attacchi.
Circa la loro esistenza non ci sono però prove certe e gli scavi non hanno né confermato né smentito. E’ probabile che durante il 1400 questa importanza sia venuta meno e che per il Castello sia sopravvenuta una fase di abbandono e di distruzione, con l’asportazione di materiali che furono utilizzati in edifici della Forcella e di Bordogna.
Cosa resta di quel tempo

Oggi, camminando tra i resti del castello, è facile immaginare il tempo in cui questa famiglia dominava il territorio, con le loro armi e i loro stemmi impressi nelle pietre. I Bordogna non sono solo un ricordo: i loro discendenti vivono ancora nei paesi vicini, custodi di una tradizione che affonda le radici in questo luogo antico e misterioso.
Una testimonianza degli antichi costumi legati al dominio di questa famiglia è sorprendentemente ancora viva ai nostri giorni; oltre all’affitto pagato al Comune, un particolare contributo viene versato dagli affittuari dell’alpeggio di Mezzeno, ininterrottamente dal 1400. Si tratta di due forme di formaggio che vengono riconosciute ai discendenti della famiglia Bordogna-Fondra, individuabili oggi nella chiesa di Bordogna e in una famiglia di Roncobello.
Leggende e misteri del Castello di Forcella
Ogni castello ha i suoi segreti, ma quelli del Castello di Forcella sembrano essere nascosti ancora più a fondo. Misteri che nessuno ha mai risolto, ma che continuano a fare del Castello di Forcella un luogo dove il passato e il presente si intrecciano, tra storia e leggenda, come un enigma che aspetta solo di essere decifrato.
Ogni castello ha i suoi fantasmi
Don Francesco Vistalli, nel 1913, scrisse che questa fortezza era stata per lungo tempo temuta dal popolino come dimora tenebrosa di spiriti e fate, un luogo in cui si raccontava che le anime dei morti vagassero senza pace e che creature ultraterrene apparissero nelle notti di luna piena. Attorno al Castello di Forcella aleggiavano leggende di strani rumori che si udivano tra le mura e di luci misteriose che danzavano all’imbrunire, come se le pietre stesse fossero testimoni di antichi segreti mai rivelati. Alcuni narravano di aver visto ombre indistinte aggirarsi tra le rovine e di aver percepito un freddo glaciale, anche nelle calde notti d’estate, come se un’energia inquietante abitasse ancora quel luogo dimenticato.
Ogni castello ha i suoi passaggi sotterranei
Una tradizione dice che esistesse una buca (forse la cisterna) che dava accesso ad una via sotterranea comunicante con i contrafforti ed anche che, accedendo attraverso di essa al recinto delle mura, si giungesse in un passaggio sotterraneo che portava a vari punti dell’antico borgo. Pochi anni fa, durante l’edificazione di alcune case, furono rinvenuti resti che parrebbero riferibili al condotto sotterraneo.
Numerosi sono gli aspetti curiosi che tutt’oggi ricoprono queste rovine di un alone di mistero. «Il castello rinvenuto – spiega Medolago – è un sito dalle singolari peculiarità, infatti sono molto rari gli insediamenti montani di quel periodo aventi tali dimensioni e sono ancor meno comuni quelli che non hanno subito significative trasformazioni ed impieghi dal XV secolo a oggi. Proprio il secolare abbandono ha permesso che il sito, frequentato solo per il recupero delle pietre, la caccia, il taglio della legna e la raccolta delle castagne, arrivasse sino a noi abbastanza conservato e facilmente scavabile».
Trekking facile fino al Castello di Forcella a Roncobello
Ciao, io sono Raffaella e sono l’autrice di cosedibergamo.com, il blog che vi suggerisce le 1001 cose da fare a Bergamo e in provincia almeno una volta nella vita. Appassionata da sempre di scrittura e comunicazione ho deciso di aprire Cose di Bergamo per condividere le mie esperienze e la mia conoscenza del territorio. Il mio obiettivo è ispirare e aiutare voi, che mi leggete, a viaggiare e scoprire Bergamo e la sua provincia con occhi nuovi.
Visitare il Castello di Forcella è un viaggio nello spazio, ma anche nel tempo. Se ti affascinano i luoghi antichi, pieni di leggende e misteri, il Castello di Forcella è la tua prossima meta.
Ogni pietra, ogni albero sembra custodire un frammento di passato, un ricordo dei giorni in cui questo luogo era il centro di battaglie e di incontri segreti. Porta con te una torcia e un po’ di coraggio, perché chi sa ascoltare potrebbe ancora sentire i sussurri del passato tra queste mura.

Percorrendo la mulattiera che porta alla collina, ci si immerge nella storia e nella natura, come se i secoli si sfaldassero ad ogni passo.
Potete percorrere la mulattiera “Via delle Scale“, situata tra Bordogna e Roncobello. Il sentiero parte dalla Chiesa di San Giovanni Battista e arriva a Fondra. Potrete osservare i resti del Castello di Roncobello situato sulla collina a Forcella di Bordogna. Dell’antica costruzione eretta in epoca medievale, restano solo delle mura di pietra e i resti delle torri.
Cosa vedere nei dintorni
Roncobello è un borgo dell’Alta Val Brembana, reso celebre dal Mulino di Baresi, mulino seicentesco diventato bene FAI. Per saperne di più, leggete: Val Brembana | Gita fuori porta coi bambini al Mulino FAI di Baresi a Roncobello
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Buongiorno,
sono Romano Tambellini de Fondra e innanzitutto Le faccio i complimenti pe l’interessante articolo. La mia famiglia discende dai Fondra di Bordogna (ma questo Lei lo sa già in quanto i Tambellini sono riportati in uno dei cartelli posti al castello). Le scrivo perché a ottobre presenteremo qui a Lucca in villa Tambellini de Fondra, il libro intitolato “Dai Fondra ai Tambellini de Fondra. Storia di un casato dell’Aristocrazia Feudale”.
L’evento è patrocinato dal Comune di Capannori, con la partecipazione del Comune di Roncobello.
Nell’occasione sarebbe importante approfondire la storia del castello e se gentilmente mi contatta Le darei informazioni più dettagliate.
Cordiali Saluti
Dott. Romano Tambellini Barsanti de Fondra