Via Angelo Mai con la i

Bergamo | Via Angelo Maj: storia, curiosità e un errore che dura da oltre un secolo

Via Angelo Mai Bergamo. Una delle strade più trafficate e importanti della Città Bassa di Bergamo è intitolata ad Angelo Mai, cardinale e filologo classico di fama mondiale. Il suo nome è legato alla riscoperta di opere antiche, tra cui frammenti di Frontone, Ulpiano e il celebre De re publica di Cicerone, che estrasse da un palinsesto del VII secolo grazie a reagenti chimici. Una figura di grande cultura, celebrata perfino da Giacomo Leopardi, che gli dedicò una poesia. Eppure, nonostante sia un nome legato alla cultura (quella alta), la via a lui titolata contiene un errore banale che dura da oltre un secolo: la j al posto della i. Un errore nato nell’Ottocento e mai più corretto che ha portato molti a chiamarlo Angelo Maj invece dello scalvino Angelo Mai.

Curiosi?

L’errore che resiste: si scrive Mai, non Maj

Ebbene sì, la via Angelo Maj di Bergamo porta un cognome sbagliato. Non si tratta di una recente svista digitale, di quelle che capitano quando si digita troppo in fretta su una tastiera. No. Questo errore risale al XIX secolo ed è diventato così radicato che ormai è quasi impossibile da correggere. Mai si chiamava Mai, senza j, eppure, ovunque, sui cartelli stradali, sui giornali e perfino su internet, il suo cognome appare trasformato in un francesismo inesistente.

L’attuale assessore comunale, Giacomo Angeloni, intervistato dal quotidiano cittadino Eco di Bergamo ha spiegato che correggere l’errore comporterebbe un’ondata di disagi burocratici per gli oltre 800 residenti della via, che dovrebbero aggiornare documenti, carte d’identità e ragioni sociali. E così, anche nel 2025, il cardinale Mai continuerà ad essere scritto male, nonostante fosse un paladino della precisione filologica. Uno scherzo del destino? Forse. O forse solo il frutto della solita burocrazia italiana capace di rendere difficili e complicate anche le cose più semplici come correggere un errore di scrittura.

 

Chi era Angelo Mai

Per chi invece passa per questa via ogni giorno, ma non sa bene chi sia Angelo Mai (con la i normale, non mi stancherò di ripeterlo), questo personaggio nacque il 7 marzo 1782 a Schilpario, in Val di Scalve, un’area montuosa della provincia di Bergamo, da una famiglia benestante. Fin da giovane mostrò un grande talento per gli studi classici e umanistici. Entrò nella Compagnia di Gesù e si specializzò nello studio dei palinsesti, antichi manoscritti riutilizzati su cui testi più antichi erano stati cancellati e sovrascritti.

Divenne bibliotecario della Biblioteca Ambrosiana di Milano e successivamente della Biblioteca Vaticana, dove svolse un lavoro straordinario di recupero di opere classiche, utilizzando innovative tecniche chimiche per rendere leggibili scritti sepolti sotto altri testi.

CICERONE – fig. 1822 – De Re Publica – ANGELO MAI – Leopardi | eBay

Il suo lavoro più celebre fu la riscoperta di frammenti del De re publica di Cicerone. Nel 1838 fu nominato cardinale da Papa Gregorio XVI. Morì a Castel Gandolfo il 9 settembre 1854, lasciando un’eredità culturale immensa.

Una curiosità: Giacomo Leopardi lo ammirava, ma poi…

Giacomo Leopardi e Angelo Mai intrattennero una corrispondenza epistolare tra il 1817 e il 1820, periodo in cui Leopardi nutriva una profonda ammirazione per Mai, celebre per le sue scoperte di testi classici.

Nel gennaio 1820, Leopardi compose la canzone “Ad Angelo Mai” per celebrare il ritrovamento del “De re publica” di Cicerone da parte del filologo. In una lettera del 10 gennaio 1820, Leopardi espresse il suo entusiasmo per la scoperta, lodando il contributo di Mai alla cultura italiana.

Secondo la canzone leopardiana, il riscatto e il risorgimento dell’Italia erano favoriti e alimentati dalle scoperte del M., che venivano a scuotere gli Italiani dalla loro viltà e dal loro torpore. Va detto, peraltro, che proprio Leopardi, il quale già si era servito delle edizioni del M. per le sue versioni dei classici latini.

Perchè Leopardi cambiò idea sul Mai

Tuttavia, durante un soggiorno a Roma tra il 1822 e il 1823, Leopardi conobbe personalmente Mai e ne rimase deluso, descrivendolo come un uomo incline a compiacere chiunque per perseguire i propri fini personali. Quando gli aveva fatto visita a Roma, corresse alcune lezioni errate del De Re publica, così come aveva fatto con il Frontone, a proposito del quale è stato notato che, ripubblicandolo nel 1823, il Mai, con “un modo di procedere poco corretto accolse buona parte delle osservazioni del Leopardi senza ricordare una volta il loro autore neppure nella prefazione”. Questa esperienza raffreddò l’ammirazione iniziale di Leopardi nei confronti di Mai. Ma non solo

Questa impressione potrebbe essere attribuita anche alle origini di Mai, nato in una famiglia scalvina, una terra di persone tenaci, diffidenti e abituate a difendersi in ambienti ostili. Il filologo, cresciuto nei rigorosi seminari dell’epoca, si trovò immerso nelle dinamiche della curia romana, dove la prudenza e la diplomazia erano doti fondamentali per sopravvivere. Questa esperienza, forse, lo rese più accorto e strategico, qualità che a Leopardi non piacquero affatto.

 

Il legame tra la Biblioteca Civica di Bergamo e Angelo Mai

Biblioteca Angelo Mai Piazza Vecchia Bergamo

Non è quindi un caso se la Biblioteca Civica di Bergamo, tra le più importanti d’Italia per la sua collezione di manoscritti e incunaboli, porta il nome di Angelo Mai. Fondata nel XVIII secolo e situata in Piazza Vecchia, la biblioteca rappresenta un punto di riferimento per la cultura bergamasca e conserva preziosi volumi, molti dei quali legati al lavoro del cardinale.

L’intitolazione della biblioteca ad Angelo Mai avvenne in riconoscimento del suo straordinario contributo alla filologia e alla conservazione dei testi antichi. La biblioteca ospita una collezione di documenti di inestimabile valore, inclusi alcuni manoscritti medievali e testi rari che si collegano direttamente al lavoro di riscoperta di Mai.

Oltre alla sua funzione di conservazione, la Biblioteca Angelo Mai è oggi un polo culturale vivo, sede di eventi, mostre e conferenze, portando avanti lo spirito di ricerca e studio che caratterizzò la vita del cardinale.

 

Via Angelo Maj nei tempo: da zona industriale a centro culturale

Torniamo al punto di partenza e approfondiamo la storia di questa via centrale di Bergamo.

Oltre alla sua curiosa storia toponomastica, via Angelo Maj (ho la tentazione di correggere la j, ma non sarebbe giusto) ha visto un’evoluzione notevole nel corso del tempo. Un tempo si sviluppava ai margini di una zona semi-periferica e industriale, connessa a Borgo Palazzo e all’asse principale tra la stazione, Porta Nuova e Città Alta.

Oggi, la strada ospita istituti scolastici e culturali di primo piano, trasformandosi in un punto di riferimento per lo studio e la formazione, quasi a voler ribadire la sua vocazione legata alla conoscenza, proprio come il suo illustre omonimo.

Qui sotto trovate un articolo che ho scritto tempo fa sul primo liceo scientifico di Bergamo che si trova proprio in via Angelo Maj: Anniversari | Il primo liceo scientifico di Bergamo, il Liceo Filippo Lussana, compie 100 anni.

 

Il futuro della toponomastica bergamasca

Il caso di via Angelo Mai è emblematico di un problema più ampio che riguarda la toponomastica cittadina. Proprio in questi giorni è stato varato il nuovo regolamento del Comune che prevede diverse novità, tra cui:

  • L’uso del dialetto per i toponimi storici, se tramandati oralmente per generazioni.
  • Maggior spazio alle figure femminili, con più vie intitolate a donne di rilievo storico e sociale. Al momento siamo a circa 1100 vie intitolate a uomini e una cinquantina intitolate a donne. Vien da sè che di lavoro da fare è ancora molto.
  • L’aggiunta di note biografiche sui cartelli stradali, per spiegare ai cittadini chi era la persona a cui la via è dedicata. (Ecco, qui Angelo Mai potrebbe finalmente avere il suo cognome scritto correttamente!)

Insomma, Bergamo si sta impegnando per rendere i suoi nomi di vie più fedeli alla storia. Ma per via Angelo Mai la situazione resterà immutata: il cognome del cardinale continuerà a essere scritto in modo sbagliato, a meno di una rivoluzione burocratica che nessuno sembra avere il coraggio di affrontare. Avete idea di quanti documenti bisognerebbe cambiare a partire dalle carte d’identità dei residenti?

Un tributo a un bergamasco illustre (ma con il cognome sbagliato)

Ciao, io sono Raffaella e sono l’autrice di Cosedibergamo.com, il blog che vi suggerisce le 1001 cose da fare a Bergamo e in provincia almeno una volta nella vita. Appassionata da sempre di scrittura e comunicazione, ho deciso di aprire Cose di Bergamo per condividere le mie esperienze e la mia conoscenza del territorio. Il mio obiettivo è ispirare e aiutare voi, che mi leggete, a viaggiare e scoprire Bergamo e la sua provincia con occhi nuovi.

Ieri ho percorso Via Angelo Mai in macchina con il cellulare in mano per fotografare il nome della via. Tranquilli, ero passeggero e non ho causato nessuna coda ad elastico mentre ero impegnata in questa operazione.

E, mentre percorrevo questo tratto di strada cittadino, pensavo che via Angelo Mai sia, non solo un pezzo di storia cittadina e un tributo a uno dei più grandi filologi italiani, ma anche il perfetto esempio di come un piccolo errore possa resistere per secoli e diventare una storia curiosa da raccontare. Tuttavia, se mai qualcuno decidesse di correggere questo errore, sarebbe un vero omaggio alla memoria di questo grande filologo di origine bergamasca, indipendentemente da quante ore uomo ci vorrebbero all’anagrafe per modificare i documenti di identità di tutti gli abitanti della via. Nel frattempo, noi possiamo almeno ricordarlo nel modo giusto: Angelo Mai, senza j.

PS. a breve la storia di Angelo Mai, quello con la i.


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