Provincia di Bergamo | Il Filandone di Martinengo, cattedrale laica consacrata al lavoro

Filandone di Martinengo. Se ti addentri nel cuore medievale di Martinengo e cammini flânando dove ti porta il caso e, sempre per caso, ti capita di immetterti in un anonimo passaggio, ti può succede di rimanere sospeso e senza parole se davanti a te appare una splendida cattedrale gotica svettante. No, non sei finito con il teletrasporto in Francia e quella non è una splendida cattedrale. Sei sempre nella Bassa Bergamasca e quello è un ex opificio della seconda metà del XIX secolo: il Filandone di Martinengo.

Il nome è buffo, ingigantito dagli abitanti che, vedendolo innalzarsi giorno dopo giorno nella seconda metà dell’Ottocento, rimasero a bocca aperta fino a diventarne perdutamente orgogliosi: quell’edificio che avrebbe accolto una filanda era davvero imponente rispetto alle sorelle minori sparse nella zona. 

Tra il Settecento e l’Ottocento erano sorte qua e là, infatti, le prime filande: stabilimenti per la lavorazione della seta e in un secondo momento anche del cotone.  Si trattava di grandi edifici, generalmente a più piani, dai soffitti alti, dotati di ampie finestre e costruiti nei pressi dei corsi d’acqua per sfruttarne la forza motrice. Ma niente in confronto all’edificio gotico che ricorda a quasi una cattedrale, una cattedrale gotica consacrata al lavoro che la rende uno dei migliori esempi che si conoscano di archeologia industriale di fine Ottocento. Scopritelo e ne resterete abbagliati.

Il Filandone: edificio neogotico, cattedrale del lavoro

Il Filandone di Martinengo, in stile neogotico lombardo, ricorda da vicino una cattedrale rinascimentale. L’alzato in mattoni a vista e il cotto impiegato nelle cornici e negli archetti pensili, che scandiscono la struttura e incorniciano stesure di intonaco chiare  sono per esempio tipici di questo tipo di architettura. La bicromia è accentuata dall’intonaco del seminterrato eseguito “a finta cortina”,  un’antichissima intonacatura tipicamente lombarda a base di fior di calce e di polvere di mattone, che aveva la duplice funzione di proteggere il cotto e di rendere omogeneo l’aspetto cromatico e la tessitura della superficie. 

L’interno dell’edificio nel piano seminterrato è ripartito da pilastri in pietra, al piano superiore da pilastrini e travi in legno, mentre è costituito da un unico ambiente al secondo piano. Il tetto è in legno, con una serie ravvicinata di capriate leggerissime coperte da coppi. 

Il perimetro esterno è scandito da pilastrature sagomate. Le due lunghe facciate laterali (est/ovest) si caratterizzano per un’alta zoccolatura in cui si aprono le finestre più piccole del pianterreno, al di sopra del quale si elevano due ordini di enormi monofore in ferro e vetro. Anche le due facciate minori presentano simili finestrature. Tutti i lati sono coronati dal cornicione in cotto.  

La storia del Filandone di Martinengo

Costruito dalla famiglia Daina tra il 1872 e il 1876, il Filandone diede un notevole impulso all’economia locale, garantendo buone opportunità lavorative soprattutto per le donne.  Sfortunatamente si trovò  molto presto a dover fare i conti con l’epidemia di pebrina che colpì la gelsibachicoltura bergamasca e che, durando a lungo, mise fine all’ultima  grande  espansione del settore della seta nel territorio. 

In questo edificio si alternarono centinaia di donne che vissero la dura vita della filanda. Una vita fatta di grandi fatiche quotidiane: le mani sempre nell’acqua, le scottature, i malanni. Una giornata ripetitiva attenuata dal canto spensierato che spesso comunicava più tristezza che allegria ma che si faceva sentire per le strade e le piazze del paese. Un lavoro pesante, generalmente stagionale, che terminò gradualmente nella metà degli anni Cinquanta con l’avvento della meccanizzazione proveniente dall’Oriente.

Tanti i passaggi di proprietà

Un atto notarile del 1902 rivela che la proprietà dell’edificio era intestata alla signora Lucia Calori, maritata Allegreni. Con un successivo atto del 1919 la proprietà passò al Cavaliere Gerli che, nel 1921, lo lasciò a sua volta in eredità ai parenti.

Nel 1926 il Filandone venne nuovamente messo in vendita e acquistato da Ambrogio  Vailati. In seguito alla crisi generale della sericoltura,  nel 1929 Vailati  presentò istanza di fallimento, e nel 1934 lo stabilimento tornò alla signora Calori. Ma i passaggi di mano non terminarono e fu, infatti, acquistato dall’Ente economico Fibre Tessili, che nel 1949 lo riaprì col nome di “Essicatoio  Sociale Bozzoli”. 

La crisi e la chiusura

L’ennesima crisi del settore però costringe anche questo “gigante” a chiudere definitivamente i battenti nei primi anni del secondo dopoguerra. 

Nel 1961 un fulmine provoca gravi lesioni alla ciminiera del Filandone che dovrà essere demolita per ragioni di sicurezza e mancanza di fondi per la sistemazione dei danni. Cade un simbolo, si perde un pezzo di paesaggio storico e finisce un‘epoca.

Il Ministero del Tesoro ne acquisisce la proprietà e la mantiene sino all’acquisizione da parte del comune di Martinengo nel 1983. Nel 1990 vengono demolite alcune parti costruite negli anni Cinquanta e il Filandone diventa di fatto un grande magazzino dove vengono ricoverati attrezzi e materiali del Comune, con scarsa e quasi nulla manutenzione che provocherà un fortissimo degrado progressivo

Ermanno Olmi lo sceglie come set di un suo film

Una curiosità: quando il Ministero del Tesoro ne era il proprietario, nel 1976 autorizza il regista Ermanno Olmi a girarvi alcune scene del film “L’albero degli Zoccoli”, Palma d’Oro alla 31ª edizione del Festival del Cinema di Cannes del 1978. 

Ermanno Olmi fece riallestire gli spazi così come dovevano essere nel 1897-98. Le scene ambientate nella filanda sono state girate mostrando la vita delle donne che lavoravano nel Filandone. Nel film le operaie erano tutte abbastanza giovani e non era un caso. Infatti le donne impiegate nella filanda spesso non superavano i 29 anni di età: il matrimonio e la conseguente cura della famiglia erano considerati incompatibili con l’attività lavorativa e molte ragazze venivano quindi licenziate o abbandonavano l’impiego dopo il matrimonio. 

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La rinascita del Filandone

Nel 1982 il Comune di Martinengo acquista il Filandone eil 22 settembre 2013, dopo essere stato completamente restaurato, l’edificio torna a splendere come polo culturale della cittadina.

Nei piani rialzati hanno sede la Biblioteca Comunale e l’Archivio Storico Comunale, che conserva documenti dal XIV al XIX secolo.  Due ampie sale, una espositiva e una consiliare, ospitano al loro interno eventi di prestigio quali conferenze, convegni, seminari, degustazioni, mostre, concerti estivi e musica da camera, cinema, spettacoli teatrali, matrimoni civili e altro ancora. 

Filandone di Martinengo_Sala eventi

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Volete sapere dove si trova il Filandone?

Ciao, io sono Raffaella e sono l’autrice di cosedibergamo.com, blog indipendente attivo dal 2017 che vi suggerisce le 1001 cose da fare a Bergamo e in provincia almeno una volta nella vita.
Appassionata da sempre di scrittura e comunicazione ho deciso di aprire Cose di Bergamo per condividere le mie esperienze e la mia conoscenza del territorio, nell’ottica di ispirare e aiutare voi, che mi leggete, a viaggiare e scoprire Bergamo e la sua provincia con occhi nuovi.

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Se volete sapere come raggiungere il polo culturale espositivo “Il Filandone”: si trova a Martinengo, in via Allegreni 37.

 

 

 


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4 comments

  1. Sempre bello leggerti!! Nuovi spunti e idee e luoghi splendidi della Bella Bergamo e dintorni

  2. Sempre grazie Raffaella, le informazioni che scrive in modo semplice, conciso e preciso
    tornano a me utili per il mio lavoro e per la mia famiglia.

Grazie di aver letto il post. Se desideri lasciare un commento sarò felice di leggerlo

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