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Famolo strano (tra i libri): le biblioteche più belle e particolari di Bergamo e provincia

Famolo strano ormai è diventato il tormentone con cui vi segnalo un itinerario insolito attraverso il territorio bergamasco. Oggi vi propongo un tour alla scoperta delle biblioteche più belle e particolari di Bergamo e provincia. Un viaggio non solo tra i libri, ma anche tra la storia e le architetture dei luoghi che li ospitano.

Quando si pensa ad una biblioteca la prima immagine che viene in mente è una grande sala da lettura sfarzosa ed elegante con un’aria “seria e di importanza” in cui ci si reca per poter accedere al sapere umano. Questa idea di “struttura classica”, nel corso degli anni si è modificata e modernizzata cambiando così il design e la concezione di biblioteca e lasciando spazio alle “nuove versioni più moderne” o di riconversione degli spazi antichi. Anche la progettazione di queste strutture è cambiata con il cambiare della società e della cultura. Ora le biblioteche sono dei luoghi moderni e vivaci dove “rilassarsi”. Non più dei semplici luoghi dove ritrovare se stessi se non dei posti perfetti per socializzare!

Ed ecco una lista perfetta per un itinerario insolito alla scoperta di biblioteche, classiche e moderne, che rappresentano i migliori “regni del sapere” di Bergamo e provincia.

5 biblioteche più belle e più particolari di Bergamo

In un itinerario ideale dal cuore di Bergamo Alta, Piazza Vecchia, al uno dei quartieri periferici della Città, Colognola, ecco le 5 biblioteche più belle e più particolari di Bergamo (secondo me). Tutte da scoprire.

La Biblioteca Angelo Mai di Bergamo nel Palazzo Nuovo e in una ex chiesina

La Biblioteca civica Angelo Mai di Bergamo è la principale istituzione di conservazione storica del circuito bibliotecario di Bergamo. Ha la propria sede nel Palazzo Nuovo di Città Alta, che in posizione contrapposta al Palazzo della Ragione chiude, a nord-est, Piazza Vecchia. Nasce tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta del secolo XVIII quando fu messo a disposizione della cittadinanza il lascito librario che il cardinale Alessandro Giuseppe Furietti aveva fatto alla città. La sua prima collocazione fu in un locale del Palazzo Nuovo che ospitava il Comune. Trasferita nel 1797 presso la canonica del Duomo, dal 1843 trova sede nel Palazzo della Ragione fino a quando, nel 1928, ritorna nella sede originaria, occupando ora l’intero palazzo più la chiesina di San Michele all’Arco attigua dove sono conservati tutti i periodici e le testate bergamasche.

Il Palazzo Nuovo di Bergamo, dall’aspetto elegante e leggero nel suo rigore neoclassico, ricoperto di marmo bianco di Zandobbio, è opera dell’architetto Vincenzo Scamozzi, mentre il loggiato d’ingresso, che ne alleggerisce la facciata, fu disegnato dall’architetto Andrea Ceresola, detto il Vannone.

Dall’epoca dell’apertura il suo patrimonio librario è andato crescendo in maniera esponenziale, sia attraverso donazioni sia attraverso acquisizioni, fino a raggiungere l’attuale numero di circa 700.000 volumi, 11.000 periodici, circa 2.150 incunaboli, oltre 12.000 cinquecentine, un numero rilevante di stampe, autografi, manoscritti, fotografie, beni artistici e altri reperti specialistici che ne fanno una delle più importanti biblioteche storiche d’Italia.

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La Biblioteca universitaria umanistica nell’antico Monastero di Sant’Agostino

Posta  all’interno del ex convento di Sant’Agostino, oggi diventata sede delle facoltà umanistiche dell’Università degli Studi di Bergamo, questa biblioteca universitaria prosegue idealmente l’eredità dei Frati Agostiniani che edificarono questo monastero come luogo di cultura e di raccolta di sapere.
Il convento fu l’unico edificio a non essere distrutto dai Veneziani per la costruzione delle Mura. Non certo per magnanimità visto che più di una delegazione si era recata a Venezia nella speranza di intercedere, ma per via di una grossa somma di denaro che riscattò il Convento e lo salvò dall’abbattimento.

Oggi la biblioteca umanistica dell’università si trova al primo piano dell’edificio tra il primo e il secondo chiostro.

La Biblioteca di quartiere (Colognola) nelle sagrestie dell’ex chiesa di San Sisto

Siamo nella periferia di Bergamo, nel cuore dell’antico borgo di Colognola che fino al 1927 fu comune a sé stante e poi fu inglobato nella città. A 100 metri dall’ingresso di quello che un tempo era  la porta di ingresso e inoltrandoci in quello che era il borgo medievale, sulla via della Vittoria, ci troviamo di fronte l’ex-chiesa parrocchiale di San Sisto in Colognola.
Oggi  questo ex edificio sacro è stato trasformato in parte in biblioteca e in parte in auditorium per gli eventi a disposizione della cittadinanza colognolese e non solo. E’ un edificio molto bello, che sembra ancora dedicato al culto. Ma guardando la facciata di quella che oggi è un’ex chiesa, sulla sinistra, si trova l’ingresso della Biblioteca di Quartiere i cui locali prendono tutta l’area di quelle che un tempo erano le sacrestie.

Il gruppo delle sacrestie, antecedente rispetto alla chiesa settecentesca, era costituito da tre sale di cui una, la più antica, era molto ampia (la sacrestia grande) alta due piani; le altre due erano di dimensioni più ridotte (la sacrestia piccola e l’atrio di disimpegno): le tre sale, dopo il recente restauro, insieme ai locali dell’ex alloggio del sacrista posto al piano superiore e altri locali di servizio di più modeste dimensioni, costituiscono oggi la Biblioteca.

Leggete anche: Studiare nelle sacrestie dell’ex Chiesa di San Sisto del Caniana a Colognola

La Biblioteca del quartiere Boccaleone in un’antica cascina ristrutturata

Chi abita nel quartiere di Boccaleone o lo frequenta l’avrà riconosciuta: si tratta dell’ex cascina Ravelli, un edificio storico che nel corso dei decenni è sopravvissuto alle costruzioni moderne e che è presente ancora oggi tra via Gasparini e via Piacentini. Con un’altra funzione rispetto al passato: niente più stalle, animali e attrezzi agricoli, il Comune nel 2003 ha recuperato lo stabile dopo un periodo di abbandono e l’ha riqualificato in chiave residenziale e sociale. Oggi nell’edificio ha sede la biblioteca decentrata Betty Ambiveri.

La biblioteca è su due piani: al piano terra la reception, la sala di consultazione, l’emeroteca, la sala ragazzi, la sala lettura, la zona per i punti internet (a pagamento); al piano superiore una sala per le attività culturali, con ingresso che può essere autonomo. Le postazioni internet sono per ora due ma presto diventeranno sei.

La Biblioteca Tiraboschi nel cubo di mattoni dell’archistar Mario Botta

La Biblioteca Antonio Tiraboschi è una biblioteca situata nel centro di Bergamo  a due passi dalla sede di Giurisprudenza e Scienze Economiche e Sociali dell’Università degli Studi.

Inaugurata inizialmente nel 1975 come piccola biblioteca del quartiere “San Tomaso”, in un edificio dell’inizio del XX secolo, venne intitolata al linguista e storico bergamasco Antonio Tiraboschi a partire dal 1986.

Al centro di un progetto di ampliamento e rivalutazione, nel 2004 il progetto architettonico venne affidato all’architetto ticinese Mario Botta che sviluppò un edificio dal forte carattere moderno e del tutto calato sui tratti distintivi del proprio stile come l’utilizzo di rivestimenti in mattoni e l’alternanza di queste superfici piene con ampie vetrate dalle forme stilizzate, ravvisabili anche in altri suoi progetti.

L’inaugurazione avvenne il primo giugno 2004: la superficie totale usufruibile dal pubblico è pari a 2.500 metri quadrati disposti su cinque piani, con circa 500 posti a sedere.

Biblioteche più belle e più particolari della provincia di Bergamo

Le biblioteche della provincia di Bergamo hanno molto da raccontare. Alcune si trovano in antichi palazzi un tempo appartenute a grandi industriali del passato, altre in palazzi nobiliari, altre ancora in palazzi avveniristici realizzati da grossi studi di architettura contemporanei. Ma non solo. Ci sono anche biblioteche che oggi occupano spazi di archeologia industriale riconvertiti. Insomma, un tour da non perdere.

La Biblioteca di Alzano Lombardo nella villa liberty del Parco di Montecchio

La biblioteca copre una superficie di circa 1200 mq. su due piani e possiede circa 55.000 volumi, di cui 16.000 dedicati ai ragazzi. Wi-Fi gratuito e alcuni PC collegati a internet sono a disposizione degli utenti. Sono inoltre disponibili DVD, audiolibri, quotidiani, riviste e una sezione fumetti particolarmente fornita.

Il parco di Montecchio è frutto della ristrutturazione di un’antica proprietà operata dall’industriale del cemento Carlo Pesenti sul finire dell’Ottocento, con la guida dell’architetto Virginio Muzio.
Ne sono testimonianza la bella villa neorinascimentale, con loggia sul parco, lo scalone in “cementi decorativi” policromi, le salette decorate da Luigi Frana e la torretta svettante.

Nel parco all’inglese, spicca il piccolo oratorio, ossia la chiesetta per il culto privato, gioiello del gusto storicista, in stile neogotico e interamente realizzato su disegno di Muzio in pietra artificiale ottenuta col “cemento bianco”, legante idraulico prodotto proprio dai Pesenti in Alzano dal 1894.

Per saperne di più sulla famiglia Pesenti e sulle altre costruzioni presenti nella zona di Alzano Lombardo, leggete: Visitare (on line) Villa Camilla di Alzano Lombardo, ricca dimora della famiglia di Augusto Pesenti Riscoprire l’ex Italcementi di Alzano Lombardo, monumento di archeologia industriale lombardo.

La Biblioteca comunale di Nembro in una torre di libri e una vecchia scuola

La Biblioteca Centro Cultura di Nembro, in provincia di Bergamo, è costituita da due corpi architettonici molto diversi, fra loro estranei, due edifici costruiti a più di cent’anni di distanza l’uno dall’altro.

Il primo, un palazzo a forma di “C”, risale al 1897 e nel tempo ha svolto molteplici funzioni: scuola elementare, sede del Comune, asilo nido, refettorio, consultorio pediatrico, dispensario di latte, scuola professionale. E finalmente, dal 1967, biblioteca.

Il secondo è stato costruito nel 2007 ed è denominato “La Torre”. Si tratta di un parallelepipedo sistemato sul lato lasciato libero dall’antico palazzo, in modo tale da definire una corte interna a cielo aperto. “La Torre” è rivestita da formelle di cotto smaltato fabbricate nelle fornaci di Impruneta, in provincia di Firenze.

Leggi anche:  A Nembro nella biblioteca con la Torre di libri dove storia e modernità si intrecciano

La Biblioteca comunale di Curno in un libro aperto coi muri scritti

La biblioteca di Curno, in provincia di Bergamo, progettata dallo studio Archea si inserisce all’interno di un’area scolastica preesistente e attraverso la sua conformazione ricrea un inedito spazio teatrale, una cavea gradonata  che costituisce la morfologia della struttura stessa offrendo un ulteriore spazio vivibile per la comunità. L’edificio è così fruibile in ogni sua parte, compreso il tetto e quella che è la sua facciata principale.

Pensato per ospitare una biblioteca e un piccolo auditorium, l’edificio si presenta come un monolite, quasi un reperto archeologico di una civiltà antica. Suggestione che nasce principalmente dal materiale utilizzato, un cemento lasciato a vista ma pigmentato con dell’ossido rosso, la cui cromia risulta disomogenea e fa sembrare le superfici leggermente logore dal passare del tempo.

Anche la forma è particolarmente suggestiva e rievocativa della funzione che l’edificio assolve: un libro aperto sulle cui pareti verticali sono state incise delle lettere a bassorilievo.

 

La Biblioteca civica di Treviglio in un antico ospedale

La Biblioteca comunale di Treviglio si trova all’interno di un ex monastero medievale con un bellissimo chiostro a loggiato del primo 300 e innalzato nel corso del secolo, dove  fino al Settecento hanno passeggiato e pregato i monaci  i benedettini di San Pietro. Con l’editto di Napoleone il monastero fu chiuso e trasformato in ospedale e così rimase fino al 1971, anno in cui l’ospedale si trasferì e il Comune lo trasformò in un centro civico culturale polivalente.

La biblioteca civica, fondata nel 1861 e intitolata all’abate trevigliese Carlo Cameroni (Treviglio 1793 Torino 1862), figura importante del Risorgimento italiano, che poco prima di morire donò i 4.176 volumi che costituivano la sua biblioteca alla città affinché fosse costituita una biblioteca pubblica nella sua terra d’origine. Alla morte di Cameroni, il Comune accettò il lascito e aprì la biblioteca che nel tempo fu arricchita da alcune acquisizioni librarie e documentarie importanti.

Leggete anche: Tour di Treviglio alla scoperta dei chiostri medievali e cortili secenteschi che impreziosiscono il centro cittadino. 


La Biblioteca comunale
di Martinengo in un vecchio Filandone 

La filanda di Martinengo fu fatta erigere dalla famiglia di industriali Daina tra il 1872 e il 1876. Destinata alla lavorazione del baco da seta, ha però una vita molto travagliata, scandita dalle crisi del settore.
La struttura molto imponente -da cui il nome – è in stile neogotico lombardo. Ricorda infatti una cattedrale con monofore ogivali, mattoni a vista e decorazioni in cotto. È uno degli esempi di archeologia industriale del nostro territorio.

Chiusa nel secondo dopoguerra, nel 1976 riapre i battenti solo per consentire al regista Ermanno Olmi di ambientarvi alcune scene de L’albero degli Zoccoli. Il lavoro era suddiviso sui tre livelli, dalla bollitura in acqua al pianterreno, alla filatura al primo e al secondo piano.

Ancora oggi si può misurare la grandezza degli ambienti, quasi però totalmente rinnovati dal Comune, che lo acquista nel 1982, per ospitarvi la biblioteca –nella quale sono ancora visibili le capriate del tetto-, la sala espositiva, la sala consiliare e l’Archivio Storico.

 

Note: le foto sono in parte mie e in parte recuperate in Rete. 

5 commenti

  1. Grazie, articolo davvero interessante. Sono bergamasco ma non conoscevo l’ esistenza di queste biblioteche, salvo naturalmente l’Angelo Maj. Passato il Covid andrò a farci un giro.

  2. Qualche integrazione su:
    La BIBLIOTECA di MARTINENGO.
    Da ex Filanda, funzionante fino agli anni Cinquanta finì, per fallimento e chiusura, tra i beni dell’Ente Nazionale Fibre Tessili assieme a buona parte dell’isolato, dove era situata anche la Banca Popolare di Bergamo, un grosso laboratorio di falegnameria e diverse abitazioni tra le quali il Palazzo Daina del XVIII Secolo orientato su Via Allegreni (una delle famiglie più importanti di Martinengo che, tra l’altro, gestì per ultima la Filanda) nel quale aveva dimorato Giuseppe Garibaldi nel 1856 quando venne a Martinengo per acquisire ai Mille, una dozzina di martinenghesi.
    Tutto il complesso, costituente più del 10% dell’intero Centro Storico medievale della città, ritornò, con atto preliminare, nelle disponibilità del Comune che nel 1982 l’Amministrazione Rizzoli (DC) riuscì ad acquisire con un esborso di circa 150 milioni di Lire dal Ministero del Tesoro allora gestore dell’Ente Fibre Tessili citato. Il contratto fu portato a termine in pochi mesi anche per il fattivo aiuto ricevuto da Sua Eccellenza On. Filippo Maria PANDOLFI a quel momento in fieri per diventare Ministro del Tesoro. La firma dell’atto d’acquisto avvenne a Roma nell’ Autunno del 1983. Tutte le successive amministrazioni comunali lavorarono al Progetto di Recupero del complesso edilizio in cui era collocato il Filandone il quale edificio fu inizialmente destinato ad usi pubblici legati all’attività comunale, mentre il piano seminterrato doveva diventare un Museo della Seta. L’Amministrazione Rizzoli, come detto, l’acquistò e fece redigere un rilievo dettagliato di tutto il complesso all’architetto Francesco Gipponi di Fontanella coadiuvato dal martinenghese Fabrizio Moratti, allora studente di architettura al Politecnico di Milano. La successiva Amministrazione Gatti recuperò il tetto del Filandone cedendo a privati e a cooperative edilizie quasi tutto il restante patrimonio edilizio. È così che il Comune diverrà proprietario di alcuni appartamenti che dagli Anni “90 assegnerà a cittadini richiedenti ed anche la Cassa di Risparmio delle Province Lombarde, poi Banca Intesa, vi s’installerà. La Amministrazione Pavoncelli investirà più di un milione di euro pervenendo alla definitiva destinazione dei tre livelli a Sala Mostre, Biblioteca e Sala polifunzionale (manifestazioni e Sala del Consiglio Comunale). Alcune opere di finitura e di arredo, toccarono all’Amministrazione Nozza, la quale pervenne all’inaugurazione della Biblioteca nel 2011. L’edificio ha mantenuto intatto l’aspetto esterno il quale ha mantenuto tutte le caratteristiche di bell’edificio di architettura industriale ottocentesca.

  3. Biblioteca di Martinengo

    Piccola integrazione correttiva: il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni ha inaugurato il Filandone, il giorno 22 Settembre 2013. Nel commento già inviato veniva indicata approssimativamente una data precedente (2011).

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