Scavi archeologici ai Piani di Sasso di Carona – Le montagne di Carona, nella loro imponente maestosità, celano segreti che il tempo ha custodito gelosamente. Tra queste alture, i Piani di Sasso rappresentano un esempio straordinario di come il paesaggio alpino non sia solo uno scenario, ma un vero e proprio archivio vivente. A raccontarcelo le guide esperte che, in collaborazione con la Proloco di Carona, in estate organizzano delle escursioni fino agli scavi archeologici dei Piani di Sasso a Carona.
Nelle terre alte di Carona, tra i Piani di Sasso e il Lago del Diavolo, sono emerse tracce di un antico villaggio minerario grazie agli scavi del Civico Museo Archeologico di Bergamo. Gli archeologi hanno riportato alla luce un insediamento risalente all’età longobarda, in cui si estraeva e lavorava il ferro. Tra i ritrovamenti più significativi spiccano due basso fuochi, utilizzati come fucine, datati intorno al 690 d.C., e i resti di edifici, tra cui una baita.
Ogni roccia, ogni rudere, ogni strato di terreno racconta una storia che si dipana tra passato e presente. Qui, lontano dal rumore della modernità, si scopre un insediamento medievale che offre una visione affascinante della vita quotidiana di coloro che un tempo abitavano queste terre alte.
Ecco quello che troverete in questo articolo
Un villaggio dimenticato: le origini della scoperta

Le scoperte archeologiche spesso iniziano con un’intuizione, ma talvolta sono le mappe antiche a suggerire piste da seguire. Nel caso dei Piani di Sasso, una mappa attribuita a Leonardo da Vinci indicava un luogo misterioso chiamato “aipner”. Questo nome enigmatico alimentò ipotesi e dibattiti tra storici e archeologi. La mappa indicava chiaramente la presenza di un insediamento medievale, ma le sue tracce erano ormai scomparse dalla memoria collettiva.
Gli scavi e le scoperte
Nel 2014, grazie a un progetto del Civico Museo Archeologico di Bergamo, iniziarono le prime indagini sul campo. Gli scavi rivelarono una serie di strutture che, sepolte sotto strati di detriti e vegetazione, narravano la storia di un villaggio che un tempo prosperava in queste terre isolate. L’attenzione si concentrò su un pianoro vicino al lago Cava Sabbia, dove gli scavi portarono alla luce resti di edifici, murature e utensili, confermando che non si trattava solo di un accampamento temporaneo, ma di un vero e proprio centro abitato.
L’indagine archeologica proseguita negli anni ha rivelato anche una torre di epoca successiva, costruita tra il 1200 e il 1400 d.C. Dai rilievi si ipotizza che questa torre non fosse destinata all’avvistamento, ma piuttosto al controllo delle attività economiche e pastorali della zona. Le attività metallurgiche si erano infatti concluse intorno all’anno 1000, ma l’area aveva continuato a essere frequentata, soprattutto per scopi pastorali.
Le ricerche in questa regione, avviate anni fa, hanno avuto inizio con la scoperta di antiche incisioni celtiche su grandi massi. Ad oggi, gli archeologi hanno catalogato 173 iscrizioni, un patrimonio che offre preziose testimonianze sulla vita e la cultura delle popolazioni che abitarono queste montagne nel corso dei secoli.
La struttura del villaggio: un microcosmo alpino

L’organizzazione spaziale dei Piani di Sasso rifletteva un’attenta pianificazione. Il villaggio era composto da diversi edifici in pietra a secco, disposti strategicamente per sfruttare al meglio le risorse naturali e garantire protezione contro il clima rigido. Le case, costruite con pietre locali accuratamente lavorate, presentavano una struttura semplice ma funzionale, con muri spessi per trattenere il calore durante i lunghi inverni.
Nel cuore del villaggio si trovavano i focolari, simbolo della vita domestica. Questi spazi non servivano solo per cucinare, ma erano il fulcro della vita familiare, dove si condivano storie e si consolidavano legami. Un’altra scoperta significativa fu quella di una torre difensiva, costruita con la tecnica del muro a sacco, caratterizzata da due pareti esterne riempite di pietrame. Questa struttura, imponente nella sua semplicità, fungeva da punto di osservazione e difesa, testimoniando l’importanza strategica dell’insediamento.
La vita quotidiana: tra pastorizia e miniere

La vita nei Piani di Sasso era scandita da attività economiche essenziali: la pastorizia e l’estrazione mineraria. I pastori, figure centrali della comunità, conducevano le loro greggi nei pascoli estivi, garantendo la produzione di latte, formaggio e lana. Le transumanze, che portavano i pastori a spostarsi tra diverse altitudini, erano fondamentali per sfruttare al meglio le risorse stagionali. I recinti in pietra, ancora visibili, testimoniano l’intensa attività pastorale della zona.
Ma i Piani di Sasso non erano solo un luogo di pastorizia. Le scorie metalliche ritrovate indicano che l’estrazione e la lavorazione dei metalli erano parte integrante dell’economia locale. L’attività mineraria forniva materiali preziosi per la fabbricazione di utensili e armi, contribuendo a rendere l’insediamento autosufficiente e connesso a reti commerciali più ampie. Gli abitanti sfruttavano le risorse del sottosuolo, utilizzando metodi che, seppur rudimentali, si rivelavano efficaci nel garantire un flusso costante di materiali lavorabili.
Il legame con il territorio: risorse e strategie di sopravvivenza

La scelta del sito dei Piani di Sasso non fu casuale. La conca in cui si trovava offriva vantaggi naturali ineguagliabili. Situato vicino a due corsi d’acqua, l’insediamento poteva contare su un approvvigionamento costante di acqua dolce, essenziale per la vita quotidiana e le attività produttive. L’altitudine garantiva, inoltre, pascoli fertili e abbondanti, ideali per l’allevamento di ovini e bovini.
La posizione strategica dell’insediamento permetteva un controllo visivo delle valli circostanti, un vantaggio cruciale in un’epoca in cui il territorio montano era spesso teatro di scambi e conflitti. L’accessibilità ai materiali da costruzione, come pietre e legname, contribuì alla costruzione di edifici solidi e resistenti, in grado di sopportare le avversità climatiche. La capacità degli abitanti di adattarsi e sfruttare al meglio le risorse del territorio testimonia una profonda conoscenza dell’ambiente e un’incredibile resilienza.
Il paesaggio come protagonista

I Piani di Sasso non sono solo un insediamento archeologico, ma anche un esempio perfetto di come il paesaggio alpino abbia influenzato la vita umana. Le montagne, con le loro cime innevate e le valli profonde, hanno modellato non solo il territorio, ma anche le attività e le abitudini degli abitanti. La morfologia del luogo, con pendii ripidi e terrazze naturali, offriva protezione dalle intemperie e al contempo sfide per la costruzione e l’agricoltura.
I sentieri che collegavano i Piani di Sasso ad altre comunità montane erano vitali per lo scambio di merci e informazioni. Questi percorsi, che si snodano ancora oggi lungo crinali e valli, erano utilizzati non solo per il commercio, ma anche per le transumanze e le comunicazioni. Il paesaggio, quindi, non era solo un contesto, ma un attore dinamico, che interagiva costantemente con gli abitanti.
Il fascino della torbiera: una finestra sul nostro passato climatico e ambientale
Nelle vicinanze del villaggio, una torbiera ha conservato tracce che raccontano secoli di storia climatica e ambientale. I sedimenti accumulatisi nel tempo hanno permesso agli studiosi di ricostruire le variazioni climatiche che hanno influenzato la vita degli abitanti. Analisi paleobotaniche hanno rivelato la presenza di piante un tempo abbondanti, ma oggi scomparse, offrendo uno sguardo unico su un ecosistema in continua evoluzione.
Questi dati non solo aiutano a comprendere il clima del passato, ma forniscono anche indizi su come i cambiamenti climatici abbiano influenzato le pratiche agricole e pastorali. La torbiera diventa così una sorta di archivio naturale, che ci permette di leggere le interazioni tra l’uomo e l’ambiente nel corso dei secoli.
Reperti e testimonianze materiali: la vita tra le mani

Durante le campagne di scavo, sono stati rinvenuti numerosi reperti che offrono uno spaccato vivido della vita quotidiana nel villaggio. Frammenti di ceramica, utensili da cucina e strumenti da lavoro raccontano di una comunità laboriosa e autosufficiente. Ogni oggetto, seppur modesto, ha una storia da raccontare.
Particolarmente interessanti sono i resti di oggetti votivi e simboli incisi sulle pietre. Questi reperti suggeriscono che, accanto alla vita materiale, esisteva una dimensione spirituale importante. I simboli trovati, che spaziano da semplici croci a complessi motivi geometrici, indicano un legame profondo con la religione e le tradizioni locali, mescolando influenze cristiane e precristiane.
Le nuove tecnologie: archeologia e innovazione
La ricerca archeologica nei Piani di Sasso si avvale delle più moderne tecnologie per esplorare e comprendere il sito. L’uso del GIS ha permesso di mappare con precisione il territorio, mentre i droni hanno offerto una visione aerea delle strutture, individuando dettagli che sarebbero sfuggiti all’occhio umano.
Queste tecnologie hanno rivoluzionato il modo di fare archeologia in contesti montani, consentendo una documentazione accurata e l’analisi di dati complessi. Grazie a queste innovazioni, è possibile non solo ricostruire la disposizione del villaggio, ma anche comprendere meglio le dinamiche territoriali e le strategie insediative degli abitanti medievali.
Una storia ancora da scrivere
I Piani di Sasso rappresentano un incredibile viaggio nel tempo, un’opportunità unica per immergersi nella vita quotidiana di un villaggio medievale. Ogni pietra, ogni reperto, ogni incisione ci parla di una comunità che, nonostante le difficoltà, ha saputo prosperare in un ambiente tanto ostile quanto affascinante. La ricerca continua, e con essa il racconto di una storia che, anche se sepolta, è ancora viva.
Note sulla Bibliografia e sulle foto
Per saperne di più, leggete il documento scientifico: Il sito dei piani di Sasso a Carona, academia.edu
Le foto sono tratte dalla pagina FB del Civico Museo Archeologico di Bergamo
Articolo scritto in collaborazione con Villa Carona Hotel & Spa nell’ambito di un progetto di valorizzazione del territorio di Carona e dell’Alta Val Brembana.
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Seguo questa vicenda dall’inizio e ne sono estremamente affascinata, grazie per aver condiviso tutte queste informazioni.