Incisioni rupestri di Carona| Se amate la montagna e la storia antica, c’è un luogo in Alta Val Brembana che non potete perdere: i massi con incisioni rupestri di Carona. Lungo le pendici meridionali del Monte Aga, nell’alta Val Camisana, a oltre 2000 metri di altitudine, si nasconde un tesoro storico poco conosciuto ma di grande fascino: i massi incisi della Val Camisana. Questo angolo remoto delle Alpi Orobie offre non solo paesaggi mozzafiato, ma anche un patrimonio di incisioni rupestri che raccontano secoli di frequentazione umana e attività pastorale in queste montagne isolate e selvagge.
Questa valle isolata, lontana dalle principali vie di comunicazione, era frequentata regolarmente, come testimoniano le numerose incisioni distribuite sui massi di arenaria che si trovano lungo i crinali e nei punti panoramici. Questi punti erano perfetti per dominare con lo sguardo le valli sottostanti, rendendo i massi incisi una sorta di “mappa” pastorale, un atlante iconografico che testimoniava l’importanza dei confini e dei passaggi nelle pratiche di montagna.
Le incisioni rupestri scoperte i primi anni del 2000 non sono semplici decorazioni casuali, ma raccontano una storia di connessione profonda tra l’uomo e la montagna. I pastori, i viandanti e i pellegrini che attraversavano queste valli, vivevano la montagna come un luogo sacro, uno spazio dove la spiritualità si intrecciava con la quotidianità e ci hanno lasciato la loro testimonianza. Le croci incise, ad esempio, indicano la presenza di luoghi di preghiera o benedizione, mentre altre figure possono essere interpretate come segni propiziatori o rituali legati alla vita pastorale.
Ecco quello che troverete in questo articolo
La roccia di Val Camisana: un tesoro del V secolo a.C. a portata di mano

Nel territorio di Carona, tra 2.100 e 2.450 metri, è stata individuata una vasta area ricca di massi con incisioni rupestri. Blocchi di arenaria argillosa, con superfici piatte e lisce, sono diventate il supporto ideale per accogliere incisioni realizzate con strumenti metallici. Le incisioni, che spaziano tra motivi simbolici come croci, stelle, cuori e nodi di Salomone, rappresentano animali, guerrieri e armi. Ma ci sono anche iscrizioni più complesse, datate all’epoca medievale e moderna.
Tra i numerosi massi incisi, il più interessante è senza dubbio il Masso n. 1 di Val Camisana. Qui sono state ritrovate figure risalenti al V secolo a.C. e iscrizioni celtiche in alfabeto leponzio, un sistema di scrittura utilizzato dai popoli celtici prima dell’arrivo dei Romani.
Di questo masso è stato realizzato un calco che è possibile osservare direttamente nel centro di Carona, di fianco alla chiesa, grazie a un itinerario didattico con pannelli esplicativi che raccontano la storia e l’importanza di queste incisioni.
La montagna come spazio sacro

Se però amate il trekking, camminando lungo il sentiero CAI 248, che collega il Rifugio Longo al Passo di Valsecca e Passo Selletta, vi potete imbattere in decine di massi istoriati, incisi dalle mani di antichi pastori e viandanti. Queste rocce arrotondate e levigate dall’azione dei ghiacciai contengono segni di epoche passate, risalenti probabilmente all’età del Ferro e ai primi secoli dell’era storica. Se aguzzate la vista potete distinguere chiaramente incisioni geometriche (cerchi, spirali, quadrati) e figurative, con rappresentazioni stilizzate di uomini e animali, che vi riportano indietro nel tempo, quando la montagna era non solo luogo di transito e lavoro, ma anche uno spazio spirituale e rituale.
Il guerriero di Carona: un’antica testimonianza di guerra

Tra le incisioni più antiche e affascinanti si distingue quella del guerriero sulla roccia CMS 1, caratterizzata da un realismo sorprendente. Il guerriero è raffigurato con una cotta di maglia dettagliata, un gonnellino con inserti e uno scudo ornato da uno stemma.
L’elmo, con la celata abbassata, suggerisce una datazione intorno alla metà del XIII secolo, mentre la lancia in resta è decorata con uno stendardo. Dalla cintura del soldato pende una spada nel fodero.
Accanto a lui, una figura femminile dalle dimensioni sproporzionate, vestita con una lunga veste a scacchi, potrebbe simboleggiare la morte che lo segue in battaglia.
Questa raffigurazione, per la sua accuratezza e la ricchezza di dettagli, richiama i guerrieri affrescati nel Palazzo Ducale di Mantova, fornendo una preziosa testimonianza della cultura e della simbologia medievale.
Le incisioni dei pastori: simboli e figure dell’alta montagna

La maggior parte delle incisioni rupestri sui massi di Carona è stata realizzata da pastori che, attraversando la Val Camisana, raggiungevano i pascoli in alta quota. Durante le lunghe permanenze in montagna, questi pastori incidevano sulla roccia nomi, date, animali e simboli per ingannare il tempo. Tra i segni più comuni si trovano croci, cuori, nodi di Salomone e stelle a cinque punte.
Alcune incisioni raffigurano figure femminili in costumi tradizionali, spesso in atteggiamenti di danza, mentre altre rappresentano elementi naturali come piante e animali, tra cui bovini, pecore e cervi.
Sono frequenti anche disegni geometrici come reticoli irregolari, cerchi realizzati con il compasso e scene stilizzate di caccia al cervo con arco e frecce. Gli antropomorfi includono figure armate, risalenti all’epoca medievale e moderna.
Un luogo sacro: il culto del dio Pennino

Gli studiosi ci dicono che le scritte e i simboli incisi sui massi di Carona non sono casuali. Molti degli elementi scoperti, come le figure umane e i simboli magici, richiamano la cultura druidica e ci suggeriscono che questi luoghi fossero utilizzati come santuari per i riti religiosi.
In particolare, il dio Pennino, divinità celtica delle vette e dei passi, era probabilmente venerato in questa zona. Resti di oggetti votivi come fibule e pre-monete, rinvenuti durante gli scavi, rafforzano l’ipotesi che questo fosse un luogo di culto e di passaggio per le popolazioni locali.
Pastori, cacciatori e mercanti: chi erano gli autori delle incisioni?

Ma chi erano questi uomini che incidevano la roccia secoli prima di Cristo? Erano pastori, cacciatori, forse mercanti o soldati. Salivano sui pascoli dell’Armentarga, sopra il Rifugio Longo, pregando e lasciando segni della loro presenza sulla roccia. Questi segni, alcuni dei quali risalgono addirittura al 2.800 a.C., attraversano i millenni e ci raccontano la vita di uomini che si spingevano fino ai confini della montagna per lavorare, commerciare e adorare le loro divinità.
Il luogo dove sorge il Masso di Val Camisana, con la sua atmosfera di sacralità e la vista mozzafiato sulle vette circostanti, era considerato un santuario, un luogo sacro in cui chiedere protezione ai loro dei, come il dio celtico Pennino, signore dei passi e delle vette.
La scoperta delle incisioni rupestri di Carona: una storia recente

La notizia delle incisioni rupestri di Carona è relativamente recente. Le prime segnalazioni arrivarono nel 2005, grazie a escursionisti appassionati come Francesco Dordoni e Felice Riceputi, esperto di storia locale.
L’archeologa Stefania Casini si recò sul posto e verificò l’importanza della scoperta. Tra le incisioni emerse, ci sono antiche iscrizioni in alfabeto nord-etrusco e camuno, che ci raccontano la storia di popoli antichi che abitavano queste valli. Studi e carotaggi effettuati in collaborazione con il CNR hanno dimostrato che la zona era frequentata già dall’età del rame, circa 2.800 anni a.C., nello stesso periodo in cui visse Ötzi, la famosa mummia ritrovata sul ghiacciaio del Similaun.
Il percorso verso le incisioni: un trekking nella storia
Per chi desidera ammirare i massi incisi della Val Camisana, il punto di partenza ideale è il Rifugio Fratelli Longo, raggiungibile a piedi da Carona. Da qui, si può seguire il sentiero CAI 248 che, attraverso un percorso di media difficoltà, conduce alla valle. L’escursione offre panorami spettacolari sul gruppo del Monte Aga e sulle altre cime delle Orobie, alternando pascoli alpini e pietraie.
Il primo consiglio è quello di affidarvi ad una guida escursionistica esperta della zona e di portare con voi un binocolo per osservare da vicino i dettagli delle incisioni. Le incisioni non sono sempre facili da individuare, poiché molte sono erose dal tempo e dalle intemperie, ma con un po’ di pazienza e attenzione sarà possibile scoprire queste antiche tracce umane. Un altro consiglio è quello di affrontare l’escursione nei mesi estivi, quando la neve si è sciolta e le rocce affiorano, rivelando i loro segreti.
Se siete appassionati di storia, archeologia o semplicemente amanti della montagna, la Val Camisana vi regalerà un’esperienza unica. Un patrimonio da scoprire, rispettare e tramandare, perché anche nelle alte quote delle Orobie bergamasche, il passato continua a parlare.
Un patrimonio da valorizzare
Ciao, io sono Raffaella e sono l’autrice di cosedibergamo.com, il blog che vi suggerisce le 1001 cose da fare a Bergamo e in provincia almeno una volta nella vita. Appassionata da sempre di scrittura e comunicazione ho deciso di aprire Cose di Bergamo per condividere le mie esperienze e la mia conoscenza del territorio qui e su Instagram.
Il mio obiettivo è ispirare e aiutare voi, che mi leggete, a scoprire Bergamo e la sua provincia con occhi nuovi.
Purtroppo, nonostante l’importanza storica e culturale di queste incisioni rupestri, esse sono poco conosciute e raramente incluse nei tradizionali itinerari turistici. Eppure, rappresentano una testimonianza unica del passato alpino, offrendo un’opportunità preziosa per approfondire la conoscenza della vita quotidiana e delle credenze dei nostri antenati. Inoltre, sono uno strumento utile per comprendere il rapporto tra l’uomo e l’ambiente montano, un legame fatto di rispetto, fatica e spiritualità.
La Val Camisana e i suoi massi incisi, e il calco situato nel centro storico di Carona, meritano di essere inseriti tra le mete escursionistiche più affascinanti della provincia di Bergamo, non solo per il loro valore storico, ma anche per la loro capacità di farci riflettere sul rapporto con la montagna, che ancora oggi continua a influenzare le vite di chi la frequenta. Esplorare questi luoghi significa intraprendere un viaggio nel tempo, scoprendo tracce di un mondo antico che, seppur lontano, rimane ancora vivo nelle incisioni sulla roccia.
Nota: articolo scritto in collaborazione con Villa Carona Hotel & Spa, nell’ambito di un progetto di valorizzazione del territorio di Carona e dell’Alta val Brembana.
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