A Premolo, la prima pietra d’inciampo bergamasca che ti obbliga a ricordare

Pietra d'inciampo bergamasca La pietra d'inciampo dedicata a don Antonio Seghezzi a Premolo

Forse non tutti sanno che a Premolo, in Val Seriana, si trova la prima Pietra d’Inciampo posata sul territorio bergamasco. Una pietra in cui tutti dovrebbero “inciampare” e che per questo consiglio tra le 101 cose da fare in provincia di Bergamo almeno una volta nella vita.

Perchè è così importante inciampare su questa pietra? Per ricordare. La pietra d’inciampo è infatti un tassello dell’opera monumentale di un artista tedesco Gunter Demnig che sta posizionando delle formelle quadrate di 10 centimetri (in tedesco Stolpersteine) in giro per il mondo in ricordo di tutte, ma proprio tutte, le vittime dell’Olocausto morte “assassinate” nei Campi di Concentramento nazisti.  

Pietra d'inciampo e Gunter Damnig.jpgDemning ha già posato più di 61.000 pietre d’inciampo in tutta Europa. Il suo obiettivo è mantenere viva la memoria delle vittime di tutte le Deportazioni nel luogo simbolo della vita quotidiana – la casa – invitando, allo stesso tempo, chi passa a riflettere su quanto accaduto in quel luogo e in quella data, per non dimenticare. Le pietre d’inciampo, sparse in tutta Europa, compongono una straordinaria mappa della memoria in cui si ricordano le follie naziste contro ebrei, dissidenti, omosessuali, rom e sinti. E costringono i passanti, qualunque giorno dell’anno e in qualunque luogo capiti, a non dimenticare.

Le prime pietre d’inciampo le ho viste a Padova, un paio di anni fa, nel Ghetto Ebraico e ne rimasi molto colpita. Sono dei sanpietrini molto comuni, ma con la parte superiore in metallo, posti davanti alle abitazioni degli ebrei deportati e uccisi nei campi di concentramento ai tempi del Nazi(Fasci)smo. Si trattava di ebrei o di persone contrarie al regime dell’epoca che venivano consegnate ai fascisti e partivano diretti alla volta dei campi di concentramento. La Pietra d’inciampo ne riporta il nome, il cognome, la data di nascita e di morte e il luogo in cui queste persone hanno trovato la morte per mano dei nazisti.

La pietra d’inciampo è qualcosa di quotidiano, che rende visibile l’invisibile.  La pietra d’inciampo è discrezione e assenza di retorica. Il sampietrino non emerge ma s’interra, non s’impone ma vi si inciampa casualmente. La memoria non è esiliata nel monumento è un progetto in continuo progress che mette tutti noi, uomini e donne del presente, in connessione con il passato e blocca i rigurgiti revisionisti con un semplice movimento del piede, un passo.

L’inciampo non è fisico ma visivo e mentale, costringe chi passa a interrogarsi su quello che è successo e che potrebbe succedere di nuovo se non stiamo attenti e agli attuali abitanti della casa a ricordare quanto accaduto in quel luogo e a quella data. Tutto questo intrecciando continuamente il passato e il presente, la memoria e l’attualità.

A Premolo, come ho già scritto, si trova la prima pietra d’inciampo collocata sul territorio Bergamasco. Con questa pietra, posizionata proprio dall’artista tedesco con una cerimonia pubblica nel 2016, si ricorda un sacerdote, don Antonio Seghezzi che si consegnò ai fascisti e partì col treno della morte verso Dachau nel 1943, luogo da cui non fece più ritorno.

Dopo l’8 settembre 1943 don Antonio, allora  assistente della Gioventù maschile di Azione Cattolica, scelse “la strada dei monti”. Quando i nazifascisti minacciarono rappresaglie contro il clero e l’Azione Cattolica bergamasca su consiglio del suo vescovo si consegnò spontaneamente e si lasciò arrestare (4 novembre 1943). Dopo il processo venne deportato. Si spense a Dachau il 21 maggio 1945, sconfitto dalla tubercolosi e dalle conseguenze dell’internamento. I suoi resti, dopo il ritrovamento del 1952, riposano a Premolo.

La pietra d’inciampo non è l’unico modo con cui si ricorda don Seghezzi (se andate a Premolo trovate la segnaletica per la casa natale e per la cripta), ma oggi lo ricordiamo anche così, con questa pietra. E d’ora in avanti, quando inciamperete in questi san pietrini di metallo posti davanti all’ingresso delle case, sappiate che in quel luogo, tanti anni fa (ma non troppi) una persona come noi, e come tante, ha visto finire la sua vita per entrare nell’inferno dei campi di concentramento.

Ecco perché ho voluto andare in questo paesino della Val Seriana a cercare la Pietra d’inciampo. Per non dimenticare. Perché il nazifascismo è dietro l’angolo, molto più vicino di quello che immaginiamo.

Note:
Esiste un sito con l’elenco di tutte le pietre d’inciampo posizionate, con le sue storie umane e civili. Per trovare la Pietra d’Inciampo di don Antonio Seghezzi, arrivando a Premolo, seguite le indicazioni per la casa natale di don Seghezzi. La troverete al centro di un gruppo di case. Non è importante quale sia la casa, ma che nel 1943 da una di quelle case uscì don Antonio Seghezzi diretto al campo di concentramento di Dachau e non vi fece più ritorno. 

Tutte le foto, ad eccezione di quelle dell’artista che posa la pietra d’inciampo in una via del mondo (trovata in rete) sono mie e le ho scattate una domenica estiva del 2018. 

Allego inoltre un commento che ho ricevuto a pochi giorni dalla pubblicazione di questo post, arrivato da Omar, del Comune di Premolo. Sono certa che completerà le informazioni su questa lodevole iniziativa: 
“Buongiorno, le scrivo solo in ordine di completezza dell’informazione in merito all’articolo della Pietra d’inciampo. La pietra è stata posta in occasione della “Giornata della Memoria” con una manifestazione organizzata dalla BIblioteca comunale di Rovetta in collaborazione con l’Oratorio Don Antonio Seghezzi di Rovetta. La Biblioteca ha contattato l’artista, il quale era in Italia per la posa di alcune pietre d’inciampo nei giorni precedenti e successivi a quello della posa a Premolo. Grazie per il suo post”.