Giardini PWC Accademia Carrara Bergamo. Immagina un luogo perduto nel tempo, nascosto tra le pieghe della storia, che dopo duecento anni di oblio ritorna a vivere. Un luogo che non si limita a farsi ammirare, ma che ti invita a camminarci, a perderti tra i suoi sentieri. Questo luogo esiste e si trova ai piedi delle mura venete di Bergamo. Sono i Giardini Pwc dell’Accademia Carrara. Il 20 settembre scorso, quel luogo ha finalmente riaperto i suoi cancelli al pubblico.
I nuovi giardini PWC dell’Accademia Carrara non sono semplicemente un parco: sono un frammento di storia riportato alla luce, il tassello mancante di un progetto che ha radici lontane, nel sogno di un uomo che, con lungimiranza, pensava già al futuro. Ma per capire davvero la portata di questa riapertura, bisogna fare un salto indietro, fino alla fine del XVIII secolo.
Ecco quello che troverete in questo articolo
Una visione lungimirante: Giacomo Carrara e l’Accademia

La storia dei giardini, infatti, comincia con Giacomo Carrara, filantropo e collezionista bergamasco, che nel 1775 acquistò una proprietà in Borgo San Tomaso. Lì c’era un fabbricato modesto e una vasta ortaglia che si estendeva fin sotto le imponenti mura venete. Non un giardino ornamentale, ma uno spazio agricolo, pensato per fornire sostentamento. Carrara aveva un progetto ambizioso: trasformare quel piccolo fabbricato in una scuola d’arte, un museo, un luogo in cui il sapere e la bellezza potessero convivere. Con l’aiuto dell’architetto Giovan Battista Gallizioli, risistemò l’edificio, ma ben presto capì che lo spazio era insufficiente per le sue ambizioni.
Alla morte del Carrara, nel 1796, secondo il catalogo redatto da Bartolomeo Borsetti, la collezione contava 1275 dipinti, oltre a un nucleo numericamente non precisabile ma rilevante di altri quadri distribuiti tra la Galleria e il Palazzo di via Pignolo. Così, nel 1802, si decise di ampliare il complesso, aprendo un concorso vinto dal bergamasco Simone Elia. Fu lui a realizzare l’edificio neoclassico che oggi ospita l’Accademia Carrara.
Tuttavia, l’ampliamento non risolveva il problema dello spazio esterno. Qui entra in scena un altro nome chiave: l’architetto Leopoldo Pollack, figura di spicco del neoclassicismo lombardo. Pollack propose un progetto visionario: non solo un nuovo edificio, ma una vera e propria integrazione tra la Carrara e la città, attraverso la riqualificazione delle ortaglie. Voleva che il museo non fosse un’isola, ma un nodo che unisse Bergamo Alta ai borghi storici sottostanti. E il giardino? Sarebbe stato il ponte tra queste due anime della città.
Ma la storia ha i suoi tempi, e il progetto di Pollack, per quanto affascinante, non vide mai la luce. Le ortaglie rimasero lì, incolte, dimenticate, per oltre due secoli.
Dal sogno all’abbandono: il lungo silenzio
Per duecento anni, lo spazio verde adiacente all’Accademia Carrara fu solo un’ombra nella memoria collettiva. Mentre l’Accademia si affermava come uno dei musei più importanti d’Italia, con una collezione che spazia dai capolavori del Rinascimento fino all’Ottocento, il giardino restava uno spazio non curato, una nota a margine nel grande libro della città.
Il sogno di Giacomo Carrara di un museo che fosse anche un punto di connessione tra Bergamo Alta e i borghi sembrava destinato a rimanere irrealizzato. Fino a quando la nomina di Bergamo e Brescia a Capitali Italiane della Cultura 2023 ha cambiato le carte in tavola.
La rinascita: i nuovi giardini PWC Accademia Carrara
Il progetto di riqualificazione, affidato all’architetto Antonio Ravalli con il contributo di INOUT Architettura per la parte paesaggistica, ha finalmente portato a compimento l’antica visione di Pollack. Il giardino, ora, è un luogo che vive su più livelli, un giardino romantico che si estende tra il Baluardo di Sant’Agostino e le Muraine, la cinta difensiva quattrocentesca che delimita lo spazio a nord.
Un nuovo camminamento esterno collega le sale espositive dell’Accademia con l’area verde, permettendo ai visitatori di passare fluidamente dall’arte rinchiusa nei dipinti all’arte viva della natura. Un percorso che non è solo fisico, ma anche simbolico: un invito a esplorare, a scoprire, a lasciarsi trasportare tra i secoli, tra il dentro e il fuori, tra l’antico e il moderno.
Non è tutto: un vecchio edificio dismesso è stato trasformato in un bistrot, un luogo dove fermarsi, sorseggiare un caffè e riflettere su quanto visto e vissuto. Perché questo giardino non è solo un luogo di passaggio, è un’esperienza che va gustata lentamente, con gli occhi e con l’anima.
Un ritorno alla città, due secoli dopo
Con la riapertura dei giardini dell’Accademia Carrara, Bergamo non ha solo recuperato uno spazio verde, ha riportato in vita un pezzo della sua storia, realizzando finalmente il sogno di Pollack e di Giacomo Carrara. Un luogo che connette, che unisce, che invita a riscoprire le radici della città attraverso i suoi sentieri nascosti.
Se non l’avete ancora fatto, vi consiglio di visitare questi giardini. Non saranno solo una passeggiata all’aria aperta, ma un viaggio nel tempo, tra storie, visioni e sogni mai dimenticati.
Un’opera site specific nei Giardini Pwc

Dal 20 settembre 2024, con l’apertura dei Giardini PwC, l’Accademia Carrara di Bergamo presenta “La forza, la paura e la meraviglia”, un progetto dell’artista fiorentino Il Sedicente Moradi. Questa nuova installazione, realizzata in collaborazione con PwC, trasforma lo spazio naturale dei giardini in un dialogo tra arte e ambiente, attraverso l’uso di materiali di recupero.
Il Sedicente Moradi (nato a Firenze nel 1980), noto per il suo approccio innovativo, lavora con elementi naturali come rami secchi e foglie, raccolti direttamente sul posto. Con pochi strumenti e una grande attenzione alla sostenibilità, l’artista crea sculture che si fondono con l’ambiente. La sua filosofia, ispirata alla street art, abbatte ogni barriera tra l’opera e lo spettatore, dando vita a figure animali facilmente riconoscibili che sembrano interagire con il paesaggio e con chi lo attraversa.

Il legno è il materiale protagonista nelle opere di Moradi. Ogni ramo o pezzo di legno conserva la memoria del luogo da cui proviene, raccontando la storia del paesaggio e dei suoi cambiamenti. Questo materiale, legato profondamente alla natura, si inserisce armoniosamente nello spazio, fino a logorarsi, diventando parte del ciclo naturale. Le sue sculture, quindi, non solo riflettono l’ambiente, ma ne diventano una parte viva e in continua evoluzione.
Questa installazione, che fonde l’arte contemporanea con il rispetto per la natura, è un’occasione unica per scoprire come l’Accademia Carrara e i Giardini PwC si stiano trasformando in un punto d’incontro tra cultura e ambiente, offrendo al pubblico un’esperienza immersiva e interattiva.
Il Bistrot
Il recupero di un edificio dismesso, un tempo magazzino degli attrezzi del museo, ha permesso di dotare Accademia Carrara di un bistrot aperto a tutti, uno spazio piacevole oltreché strategico, con accesso anche indipendente da Via della Noca: Bù Bistrot in Carrara, la cui gestione è stata affidata agli imprenditori Francesco Maroni e Luca Guerini di Finlatt S.r.l., già conosciuti a Bergamo per Bù Cheese Bar e per la capacità di valorizzare con la loro offerta gastronomica l’identità locale e il territorio.
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