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Curiosità: Ritratto di una dama di Fra Galgario: il quadro bergamasco trafugato dai nazisti e riemerso dopo 80 anni

Immaginate questa scena. State sfogliando le foto di un annuncio immobiliare. Una villa sul mare a Mar del Plata, divano di velluto, pareti bianche, luce filtrata dall’oceano. E poi eccolo lì: un volto femminile che vi fissa. Lo sguardo intenso, la posa composta, i dettagli di un abito che profuma di Settecento. Non è un ritratto qualunque. È un Fra Galgario. È Il Ritratto di una dama, noto anche come La contessa Colleoni. Un dipinto scomparso da più di ottant’anni, trafugato dai nazisti dalla collezione dell’ebreo olandese Jacques Goudstikker. Un fantasma dell’arte riemerso per caso, dopo una vita intera passata nell’ombra.

Il quadro di Fra Galgario ritrovato in Argentina

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Quando le autorità argentine hanno ricevuto la segnalazione dell’Interpol, sembrava l’inizio di un film noir. Una villa legata ai discendenti di Friedrich Kadgien, ufficiale nazista rifugiatosi oltreoceano con un bottino di opere d’arte, ori e mobili sottratti alle famiglie ebree perseguitate.

La polizia entra, perquisisce. Ma il Ritratto di una dama non c’è. Al suo posto, un arazzo. Qualcuno, avvertito, l’ha fatto sparire. La tensione cresce, le piste si moltiplicano. E poi, la svolta. Non più nascosto, non più negato: il dipinto viene riconsegnato spontaneamente dalla famiglia Kadgien alle autorità. Un gesto tardivo, che non cancella il passato, ma restituisce voce a un silenzio lungo ottant’anni.

Jacques Goudstikker, il mercante d’arte derubato dai nazisti

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Foto da: http://www.thecjm.org

Nato ad Amsterdam nel 1897 in una ricca famiglia ebraica, Jacques Goudstikker (nella foto) era presto diventato il mercante d’arte di riferimento della capitale olandese. Un innovatore, celebrato per le mostre che organizzava nella sua galleria o nel castello di Nijenrode, capaci di dettare gusti e tendenze artistiche.

La sua collezione era impressionante: circa 1.400 opere, con dipinti fiamminghi del XVI e XVII secolo e capolavori del Rinascimento italiano. Lucas Cranach il Vecchio, Hieronymus Bosch, Johannes Vermeer, Francesco Pesellino, Francesco Squarcione: grandi nomi, grandi capolavori. E tra loro, anche il bergamasco Fra Galgario.

Poi venne il 1939. Goudstikker capì subito il pericolo. Chiese un visto per portare la sua famiglia negli Stati Uniti. Ma i documenti scadevano il 9 maggio 1940. Il giorno dopo, la Wehrmacht invadeva i Paesi Bassi. Rotterdam e Schiphol sotto le bombe, l’Olanda travolta. Jacques scappò. Con la moglie, la cantante lirica Dési von Halban, e il figlio Eduard, salì sulla SS Bodegraven, una nave mobilitata per il Kindertransport, l’operazione che portava in salvo i bambini ebrei verso l’Inghilterra; costretto a scendere dalla nave a Ponte Hatch, morì il giorno seguente. Prima di partire precipitosamente, aveva venduto la sua collezione al gallerista tedesco Alois Miedl. Poco dopo, parte delle opere vennero intercettate da Hermann Goering e finirono nella sua «raccolta privata», per un prezzo ridicolo. Di queste, alcune opere finirono ad adornare palazzi privati e sedi del regime. Il resto, disperso.

Al termine della seconda guerra mondiale, gli alleati recuperarono il tesoro artistico e lo consegnarono al governo olandese

Una lunga battaglia per la restituzione

Al termine della guerra, molte opere furono recuperate dagli Alleati e consegnate al governo olandese che le «incamerò» fra le sue collezioni nazionali. Ma la famiglia Goudstikker non le riottenne: rimasero nella Collezione Nazionale dei Paesi Bassi. Dési e Eduard lottarono per decenni, ma morirono negli anni ’90 senza vedere giustizia.

Fu solo alla fine degli anni ’90, grazie al libro del giornalista investigativo Pieter den Hollander, De zaak Goudstikker, che il caso tornò alla ribalta. La pressione pubblica portò all’istituzione di un Comitato per le restituzioni. E finalmente, nel 2006, la nuora Marei van Saher e la nipote Charlène riuscirono a riottenere almeno 200 delle 1.400 opere sottratte.

Nel 2009 una mostra ad Amsterdam celebrò quelle restituzioni, esponendo le opere tornate a casa. Ora, con il ritrovamento in Argentina, ci sarà un quadro in più.

Il quaderno nero: l’inventario della memoria

Foto da: http://www.thecjm.org

Gli eredi di Jacques Goudstikker non hanno mai smesso di lottare. La loro guida è un quaderno con la copertina nera, un inventario compilato con precisione maniacale da Jacques, in cui aveva annotato ogni opera, in ordine alfabetico.

Ed è lì, tra le pagine fitte di titoli e nomi, che compare anche Fra Galgario. Con un piccolo errore di catalogazione: “Fra Ghisleni”. Una traccia sottile ma decisiva, che dimostra senza dubbi che il Ritratto di una dama apparteneva alla collezione.

Fra Galgario, il pittore bergamasco maestro del ritratto

Credit: Accademia Carrara Bergamo

Dietro quel volto femminile si cela la mano di Giuseppe Vittore Ghislandi, detto Fra Galgario (1655–1743, nella foto). Nato a Bergamo, frate laico, è considerato uno dei più grandi ritrattisti europei del Settecento.

Il suo stile? Realismo implacabile. Nei suoi quadri non c’è idealizzazione, ma la verità dei volti, con rughe, sguardi, difetti e grandezza. Roberto Longhi lo definì “il maggior ritrattista del Settecento europeo”.

Il Ritratto di una dama, identificato anche come Contessa Colleoni, racchiude tutta la sua arte: l’eleganza della posa, la forza dello sguardo, l’intensità psicologica che fa sembrare la modella viva, pronta a parlare.

Un’opera che non appartiene solo alla storia dell’arte, ma anche all’identità di Bergamo, città di ritrattisti e mercanti, di volti nobili e borghesi che ancora oggi emergono dalle tele conservate in Accademia Carrara e nelle gallerie europee.

Perché il ritrovamento è importante (anche per Bergamo)

Con la restituzione del Ritratto di una dama si chiude così un cold case internazionale. Ma non è solo questo. E’ un monito: ogni opera restituita è un frammento di memoria che torna a posto, un pezzo di giustizia tardiva.

Per gli eredi di Jacques Goudstikker significa onorare il dolore e la passione di un uomo che aveva trasformato la sua vita in un ponte tra cultura e bellezza. Per Bergamo, è l’occasione di riportare sotto i riflettori un pittore che ha saputo catturare l’anima del suo tempo.

Il finale aperto

E così, quel volto misterioso che per decenni ha osservato in silenzio dalle pareti di una villa argentina, tornerà a raccontare la sua storia. Non solo un quadro ritrovato, ma un simbolo. Di un’arte che resiste, di un passato che non si lascia seppellire, di una città — Bergamo — che attraverso i suoi pittori continua a lasciare segni nel mondo.

Se vi è piaciuto questo articolo, che intreccia Arte, Storia del Nazismo, Bergamo e misteri, leggete anche: Curiosità | Il quadro del bergamasco Palma il Vecchio riconosciuto nel bunker di Hitler a 68 anni di distanza.

Perché la storia, quella vera, non finisce mai.


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