Visitare il Complesso di Santa Maria della Pace di Alzano Lombardo

Eccomi di nuovo alla scoperta di Alzano Lombardo. Tra le 101 cose da fare almeno una volta nella vita a Bergamo e Provincia, metterei senza dubbio una bella visita (guidata, se possibile) al Complesso di Santa Maria della Pace.

Si tratta di un antico convento francescano con chiesa annessa che, in parte, oggi si trova inglobato nell’Ospedale di Alzano e che purtroppo avrebbe davvero bisogno di un restauro.

img_5110

Da fuori non ci si immagina certo di trovarsi nei pressi di un antico convento. E invece all’interno è possibile scoprire un piccolo gioiello dallo stile sobrio, tipico dell’ordine monastico che accoglieva, i frati minori, obbedienti alla regola di san Francesco.

 

La chiesa fu costruita nel XVI secolo sulle rovine di un piccolo cenobio dei frati devoti a san Bartolomeo ai tempi utilizzato come ricovero per viandanti , grazie ad alcune donazioni per favorire l’insediamento di un convento.   La prima pietra fu posata nel 1519, mentre la consacrazione avvenne soltanto nel 1580.

Si narra che i frati cominciarono la costruzione del convento e della chiesa, ma che per mancanza di denari non erano riusciti a completare il tutto e a manutenerlo come si doveva. Quando il Cardinale Carlo Borromeo fece il suo giro nei diversi conventi della Lombardia per vedere in che stato versavano, si lamentò di quello che trovò e sollecitò i frati a prendersene cura e a terminarlo. Fu così che nel giro di pochi anni, grazie anche alle donazioni degli alzanesi, si completò anche il secondo chiostro. Il giorno dell’inaugurazione l’intero complesso cambiò nome, passando da Santa Maria Guardalupo a Santa Maria della Pace.

img_5135

Entrando dal portone principale si passa accanto ad un cortile di servizio e successivamente si entra nel chiostro grande. Qui si trova un colonnato particolare, dove le colonne in mattoni sono singole e poggiano direttamente sulla pavimentazione in cemento. E’ certo che in origine ci fosse, come in tutti i chiostri, un muretto che faceva da separazione tra il camminamento e il giardino interno e da collegamento tra tutte le colonne, ma ora non c’è più, eliminato forse nell’800.

Un’altra particolarità che si trova nel chiostro sono le due meridiane e la rosa dei venti dipinte sul soffitto della parte est e della parte ovest. Sono due meridiane a specchio dipinte nel 700 ad opera di un religioso grande esperto di orologeria che era riuscito a fare due perfetti strumenti di misurazione del tempo che potevano essere utilizzati in ogni momento della giornata: la prima meridiana al mattino e la seconda nel pomeriggio.

 

Dopo la soppressione dell’ordine religioso, avvenuto nel 1810 in seguito ad un editto napoleonico, la struttura venne inizialmente adibita ad alloggio per i militari. Poi nel 1818 fu acquistata da Martino Zanchi, che ne fece un ospedale, chiamato “Spedale dei malati e degli Infermi di Alzano Maggiore” e destinato ai poveri e ai bisognosi del paese. Dieci anni più tardi si fuse con la Congregazione della Carità, assumendo il nome di “Pia casa di Ricovero Martino Zanchi”, istituzione ancora esistente all’interno del parco Montecchio.

Nel 1881 si avviarono le prime opere importanti di ristrutturazione del complesso. Di quel periodo sono le piastrelle in cemento che sostituiscono quelle preesistenti e le lapidi tombali che ricoprivano il suolo della chiesa, così come i gradini in pietra artificiale (raffinati cementi decorativi a imitazione di graniti rossi e grigi). Non per niente Alzano era il paese dove si trovata il Cementificio Pesenti.

Entrando nella chiesa non si può non rimanerne incantati. Mi ha ricordato la chiesa di San Pietro (sempre ad Alzano, che ho visitato grazie al ciclo Alzano nei Secoli e di cui scriverò presto), ma più per la sorpresa che mi ha procurato che per lo stile che è completamente diverso, almeno nelle decorazioni. La struttura richiama i canoni architettonici francescani del 1400, ma le decorazioni hanno uno stile rinascimentale-gotico. La volta, sorretta da archi a tutto sesto, è decorata da affreschi, alcuni dei quali rovinati dal tempo, tra i quali spicca un ciclo raffigurante i Miracoli di Cristo.

 

L’edificio vede al suo interno diversi altari;  degno di nota è l’altare maggiore, opera di Giovan Battista Caniana e della figlia Caterina (1740), composto da intarsi lignei di grande effetto. Ai lati dell’altare si distinguono due edicole con la Deposizione e la Crocifissione, sacre rappresentazioni in stucco, lavorate a rilievo e dipinte a secco. Sono chiuse in una cornice stupenda e protette da vetri. La Crocefissione, in particolare, ha vetri originali legati a piombo.

 

La chiesa a navata unica è articolata in campate su cui si aprono cinque cappelle da entrambi i lati, separate dall’aula della chiesa con cancellate. Le cappelle sono comunicanti l’una con l’altra da aperture interne ed arricchite di dipinti ed altari nel corso di vari secoli. Grazie all’opera di un’associazione culturale alzanese, queste cappellette sono state recentemente messe in ordine e ri-arredate con coprialtari bianchi ricamati, candelabri in argento e targhe o ex voto.

 

Numerose sono le opere che troviamo custodite all’interno di questa chiesa: l’Immacolata Concezione, tela d’altare eseguita da Ponziano Loverini (XX secolo), la Madonna del Buon Consiglio di Giovanni Moriggia (XVIII-XIX secolo), la Veronica della bottega di Enea Salmeggia e L’educazione di Maria di Giandomenico Cignaroli.

Scopro che un tempo in una delle cappelle era custodita la Madonna con bambino del pittore veneziano Giovanni Bellini, ora collocata all’Accademia Carrara di Bergamo. La storia di questa tela, passata di mano in mano, ha impedito che dopo l’editto napoleonico l’opera prendesse la via della Francia. Se così non fosse stato, oggi probabilmente invece di ammirarla a due passi da casa, saremmo dovuti andare ad ammirarla al Louvre.

img_5217

Uscendo dalla chiesa, attraverso il chiostro, si arriva nella sala che un tempo era usata per lavarsi le mani dai frati che dovevano servire messa. In questa stanza (oggi camera morturaria) si trova un meraviglioso dipinto raffigurante San Francesco e una pietra con la regola dei frati che ricordava loro di servire messa almeno tre volte la settimana.

 

All’esterno del complesso, lungo la strada che porta all’ingresso dell’ospedale, è possibile ammirare sul fianco della chiesa le stratificazioni costruttive, con le diverse tessiture dei materiali che furono utilizzati in tempi diversi e con tempi diversi.

 

Un aneddoto riguardante il campanile: nel 1764, nella notte di Santa Chiara, un fulmine colpisce la torre campanaria che frana sul presbiterio. Guardando la torre si distingue chiaramente la diversa composizione costruttiva in laterizi sulla sommità, segno che era stata ricostruita dopo alcuni anni con le tecniche coeve.

 

 

 

 

Note:
Tutto quello che ho scritto l’ho rielaborato sulla base di quanto ascoltato durante la visita guidata del ciclo Alzano nei Secoli (i cui credits sono stati esplicitati prima della visita da Mariangela Carlessi, curatrice della visita). Ho evitato di riportare (come richiesto) informazioni frutto di “studi ancora inediti”.  Per fare questo ho scritto solo notizie trovate in rete e sul leaflet realizzato dalla Proloco di Alzano e per tanto considerato di pubblico dominio. Le foto sono mie.