L’Albero degli Zoccoli e il murale di Ale Senso a Castel Cerreto

L'Albero degli Zoccoli murale di Ale Senso

Il 2018 è senza dubbio un anno importante per la cultura di Bergamo perché ricorre il quarantesimo anniversario de L’Albero degli Zoccoli e del suo incredibile successo che consacrò il regista trevigliese Ermanno Olmi nell’Olimpo dei grandi del cinema italiano.

In questi ultimi mesi ho letto molto su questo film e il suo regista (che tra le altre cose ci ha lasciato proprio qualche mese fa).  Avrei voluto celebrare questo importante anniversario facendo un giro nei paesi e nelle cascine della Bassa Bergamasca Orientale dove fu girato e ambientato il film (prima o poi lo farò) per rivivere le atmosfere e i luoghi tanto amati da Olmi. Ma quando ho scoperto che avrei potuto ricordarlo in un modo diverso e meno tradizionale, non ci ho pensato due volte. E così, una mattina,  sono corsa a fotografare il murale di Castel Cerreto, frazione di Treviglio, dedicato al celebre film e realizzato dalla street artist bergamasca Ale Senso proprio sul muro della cascina dove nel 1978 fu girato il film.

L’opera di Ale Senso, credetemi, colpisce dritto al cuore. Il murale ritrae Mènec, il giovane protagonista de L’Albero degli Zoccoli in una posa densa di significati e di citazioni. Il bambino, a cui manca uno zoccolo, indica la direzione da cui proviene lo spettatore, ma indica anche al di là della strada. Oltrepassando la statale, che si trova proprio davanti alla cascina, vi è infatti la “Valle del lupo”, autentico polmone verde cittadino all’interno di una conca, in cui, centinaia di anni fa, passava il lago Gerundo. Proprio il lago, bonificato secoli fa,  ha dato lo spunto all’artista per inserire nel dipinto anche un piccolo drago, il famigerato Tarantasio, mitologico essere che stando ai racconti antichi abitava la zona.

Albero degli Zoccoli Pianura Urbana.png

La fantasia popolare narra che il drago, avvicinandosi alle rive, faceva strage di uomini e soprattutto di bambini e che ammorbava l’aria circostante con il suo alito asfissiante. Sempre secondo la leggenda, fu ammazzato da uno sconosciuto eroe che prosciugò anche il lago e che, dopo tale prodezza, adottò come suo stemma l’immagine del biscione.

castelcerreto_pelesaA questo murale dedicato a L’Albero degli Zoccoli ci potete arrivare in bicicletta, con una passeggiata o in macchina. Castel Cerreto è a pochi chilometri da Treviglio e sul muro esterno della storica Cascina Pelesa (la stessa usata da Ermanno Olmi per girare il film) trovate il capolavoro dell’artista bergamasca che vi fa capolino.

Non è solo un dipinto, ma è un’opera a 360 gradi colma di riferimenti e concetti filosofici e materiali. In particolare con quest’opera l’artista (originaria di Gromlongo, frazione di Palazzago) ha voluto esprimere una parte “simbolica”, con il bambino che indica qualcosa di antico, che ricorda un passato che comunque in qualche modo sopravvive, ad esempio, attraverso leggende che le sono state raccontate. Il tutto associato a qualcosa di materiale, come le quinte di teatro dove l’opera stessa sembra essere dipinta.

L’Albero degli Zoccoli

Scheda film Albero degli Zoccoli
Guardare questo film è un impegno (non è certo come guardare Quattro Matrimoni e un funerale, uno dei miei film preferiti), ma credo che tutti quelli della mia età l’abbiano visto almeno una volta a scuola, negli anni 80, appena uscito.
Il film getta uno sguardo poetico, ma allo stesso tempo realistico, privo di sentimentalismi, al mondo contadino, l’ambiente nel quale Olmi è nato e cresciuto e al quale era sempre rimasto legato.
Creatore di un linguaggio personale e fuori dagli schemi, il regista trevigliese è stato sperimentatore incessante e ha portato per la prima volta al cinema il dialetto bergamasco come lingua e i grandi miti della tradizione cristiana. Se non l’avete visto e volete farvi un’idea dello stile, su youtube lo trovate sottotitolato.

scena-albero-degli-zoccoliIn una cascina della Bassa Bergamasca tra l’autunno 1897 e la primavera 1898, vivono 4 famiglie di contadini. Olmi osserva in modo realistico e nello stesso tempo poetico la loro vita contrassegnata dal lavoro nei campi. Mènec un bimbo di 6 anni un giorno torna a casa con uno zoccolo rotto.

Non avendo soldi per comprare un nuovo paio di scarpe, il padre Batistì decide di tagliare di nascosto un albero di pioppo per fare un nuovo paio di zoccoli al figlio. Il padrone della cascina lo scopre e la famiglia di Mènec, composta dal padre Batistì, dalla moglie Battistina e dai tre figli di cui uno ancora in fasce, caricate le povere cose sul carro, viene cacciata dalla cascina.

Il film vinse il premio come Miglior Film, Palma d’Oro a Cannes 1978 e numerosi altri riconoscimenti.

 

 

Ale Senso

 

AleSenso-ritratto BerlinoAle Senso (al secolo Alessandra Odoni) è una veterana della street art, o come la chiama lei “stress art”, citando le parole di un suo vecchio amico. Quello dell’arte di strada è per Alessandra un vero e proprio lavoro. “Molto più difficile di quello che si possa pensare”, dice in un’intervista.

Diplomata alla Scuola d’Arte di Brera, vanta una carriera lunga, ricca di soddisfazioni, che l’ha portatta ad aprire uno studio d’arte tutto suo a Berlino. In Germania ci è arrivata grazie ad un amico e lì si è innamorata del posto e della scena artistica e culturale.

Gli inizi in Germania non sono stati semplici per Ale Senso, che per racimolare qualche soldo ha lavorato come guida per turisti italiani, mentre parallelamente coltivava il sogno della pittura di strada. Pian piano però la sua fama è creciuta, fino a renderla una degli artisti di strada più famosi a livello europeo.

I suoi disegni si possono ammirare un po’ ovunque. A Bergamo come in molte altre città italiane: Bologna, Cosenza, Genova, Napoli, Padova, Reggio Emilia, Salerno, Torino, Varese e Vicenza. Ma anche all’estero: Amburgo, Barcellona, Berlino, Bucarest, Budapest, Los Angeles, Sarajevo e Parigi. Queste sono alcune delle sue opere che potete trovare anche su Instagram.

 

 

Note
L’opera di Ale Senso è legata all’iniziativa “Pianura Urbana”, patrocinata dal comune di Treviglio e dalla Provincia di Bergamo, che consiste nella realizzazione di una serie di opere di street art su facciate o edifici dismessi della città, per dare nuova vita ai luoghi dimenticati.

Come raggiungere il murale
Cooperativa Agricola Cascina Pelesa
Via Canonica 148
Treviglio

Note sulle immagini

Le immagini di questo post le ho trovate in Rete (Google e Instagram).
Quelle che ho scattato col mio iphone sono venute malissimo. Se qualcuno, riconoscendo il proprio scatto, desidera che sia rimosso dal post prego mi contatti: sarà mia cura provvedere immediatamente. 

L’immagine della scena del film con Mènec che ha rotto la scarpa l’ho trovata in Rete. 

25 Comments

  1. Questo murales è incredibilmente toccante, soprattutto se si è visto il film. E mi piace molto la leggenda che racconti. È bello che hai trovato un modo alternativo di rendere omaggio ad Ermanno Olmi.

  2. Io non ho visto il film e me ne dispiace ora che ho questa età. Quando è uscito lo trovavo molto triste ed impegnativo, ed io non ero pronta per vederlo. Negli anni ho dimenticato questo film ed ora che tu hai fatto una bella recensione ed lo hai portato alla ribalta che mi hai dato la spinta per ricredermi.

    1. E’ un film complesso. Non è una passeggiata guardarlo. I bergamaschi lo amano perché racconta il loro passato, la loro storia minima, quella delle persone attraversate dagli eventi.

  3. Ricordo solo il titolo di questo film..
    Penso che me ne abbiamo parlato i miei genitori tanto tempo fa. Mi incuriosiscono molto i film e i libri che raccontano la vita contadina dei nostri paesi… Penso che cercherò di vederlo!

  4. Vidi il film da ragazzina,un film complesso e struggente di quei bei film d’autore che una volta si producevano in Italia…bello il murales!

  5. Concordo pienamente con te…questo murale nn è un dipinto ma una vera opera d’arte a tuttotondo…starei ore ed ore ad ammirarla

  6. È vero come dici tu questo murales è un opera e arte, riguardo il film l albero degli zoccoli troppo bello come film mi è tanto piaciuto

  7. Quei murales sono meravigliosi!! Rendono tutti quei luoghi più belli!! Sono stato a Budapest ma non ho avuto la fortuna di vederli!

  8. Non ho visto il film .. devo rimediare .. Il murales è talmente bello e “quasi reale” che incanta davvero =)

  9. ma che meraviglia incredibile! io amo la street art come arma di riqualificazione territoriale e dispensatrice di messaggi politici. quando poi ci sono citazioni d’autore come in questo caso l’arte è davvero ARTE. grazie per come hai saputo raccontarci questa opera

  10. ero una bambina quando uscì il film e ricordo il titolo e qualche trafiletto o notizia da giornali e tv. il murales è molto bello e non sapevo fosse stato girato nella bassa bergamasca.

    1. girato nella Bassa e parlato in bergamasco. Un documento molto importante per la storia della cultura contadina bergamasca.

  11. Con il tuo blog, scopro sempre cose nuove, legate alla zona di Bergamo. Il film sinceramente non l’ho mai visto, anche perché non è molto pubblicizzato oggi, ma ho visto il trailer su youtube. Sarà un film molto toccante da quel che ho potuto intuire.
    Mi piacciono in ogni caso i film dove si usa il dialetto originale, perché sono più veritieri.

  12. Ho guardato per la prima volta il film a scuola grazie ad un prof che ci ha mostrato questo capolavoro. Vedere questo murales davvero emozionante, con il piccolo Mènec che posa senza uno zoccolo. Articolo molto bello..

    1. Davvero sei riuscita a guardare il film più di una volta? In bergamasco antico? Senza piangere? E l’hai fatto guardare ai tuoi figli piccoli?

  13. Essere artisti di strada vuol dire non solo impegnarsi nell’arte, ma anche mettersi in gioco ogni giorno, in quanto si opera sotto gli occhi di tutti. bell’articolo

  14. Non conosco il film, ma mi piacerebbe tantissimo vederlo. Chissà se riesco a trovarlo! Il graffito è davvero meraviglioso un’opera d’arte!

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