Scoprire cosa o chi lega Urgnano a Lepanto, la città greca dove si combatté la celebre battaglia

Scoprire quale sia il sottile filo che lega anche la Rocca viscontea di Urgnano alla celebre battaglia di Lepanto avvenuta nel 1571 è un modo per intraprendere un viaggio attraverso la storia dei suoi abitanti e delle personalità che furono ospitate tra quelle mura nei secoli.

Per questo vi invito ad andare alla Rocca e assistere ad una delle rappresentazioni storiche teatralizzate che si svolgono nelle sale del castello. O a leggere gli atti del convegno “Focoso veleno di così terribile dragone: la Battaglia di Lepanto con gli occhi dei bergamaschi”. Perché spesso una “piccola storia Bergamasca” come la visita di un ospite inatteso che si è aggirato per le sale di un antico maniero può raccontarci una storia molto più grande, fitta di intrecci con importanti avvenimenti a cui non avremmo mai pensato. Come quella della battaglia di Lepanto, ad esempio.

La Battaglia di Lepanto

La Battaglia di Lepanto fu la più importante battaglia navale del Cinquecento, quella che arrestò l’avanzata dell’Impero Ottomano in Europa, e fu anche la battaglia voluta da Pio V per riaffermare il Cristianesimo e l’egemonia della Chiesa.

Questa battaglia vide la partecipazione di un’imbarcazione sponsorizzata dalla città di Bergamo che incaricò anche un Colleoni (non il famoso condottiero, ma uno della famiglia) per guidare la spedizione orobica in mare. Quest’ultimo fu incaricato da un gruppo di tre Anziani bergamaschi per condurre una galera (imbarcazione dell’epoca) e rappresentare Bergamo nell’esercito di Pio V. La battaglia si risolse positivamente per la flotta del Papa e i bergamaschi tornarono a casa vittoriosi.

Ancora oggi se ne trova ricordo nell’iconografia del tempo, in alcuni luoghi bergamaschi, come ad esempio nel Castello di Malpaga o nei luoghi domenicani.

Un futuro Papa ospitato dai Conti Albani

Più che alla battaglia di Lepanto, Urgnano si lega alla figura di colui che decise la battaglia, Pio V. Si narra, infatti, che proprio all’interno della Rocca Albani venne ospitato segretamente fra’ Michele Ghislieri, futuro Papa Pio V – cioè colui che nel 1571 promosse la guerra contro i turchi – quando ancora era un inquisitore.

Assalito da sicari bergamaschi nel convento di Santo Stefano, a causa della sua attività di inquisitore, fra’ Michele Ghislieri, scappò in tutta fretta per evitare il peggio. Egli era stato inviato a Bergamo dall’allora pontefice Giulio III per indagare e raccogliere informazioni sul dilagare di un’eresia che avrebbe riguardato la stessa diocesi di Bergamo. Fu talmente severo e inflessibile che durante il suo soggiorno in terra bergamasca aveva denunciato e fatto condannare alcuni esponenti delle famiglie bergamasche e il vescovo Soranzo, attirandosi le ire dei nobili che fecero di tutto per eliminarlo.

E fu così che il 5 dicembre 1550 mentre cercava di ripiegare verso Milano si racconta che fu accolto segretamente da Gian Gerolamo Albani all’interno del maniero di Urgnano. Il conte, prevedendo delle future alleanze, lo ospitò  e lo aiutò a mettersi in salvo. E come vedremo, alla fine, questo aiuto fu lautamente ricompensato dal Papa.

Chi era fra’ Michele Ghislieri

Teologo e inquisitore domenicano, fra’ Ghislieri operò per la riforma della Chiesa secondo i dettami del Concilio di Trento. Con san Carlo Borromeo e sant’Ignazio di Loyola è considerato tra i principali artefici e promotori della Controriforma.

Intransigente tanto nel governo dello Stato Pontificio quanto nella politica estera, fondò la sua azione sulla difesa del Cattolicesimo dall’eresia e sull’ampliamento dei diritti giurisdizionali della Chiesa; nel tentativo di favorire l’ascesa al trono inglese della cattolica Maria Stuart, scomunicò Elisabetta I d’Inghilterra.

La sua figura è legata alla costituzione della Lega Santa e alla vittoriosa Battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571), lo scontro navale multinazionale più significativo di tutto il periodo rinascimentale.

Nella stanza dove (pare) soggiornò fra’ Ghislieri

Durante la visita guidata alla Rocca di Urgnano potrete visitare la stanza dove si dice soggiornò fra’ Ghislieri mentre scappava da Bergamo. E’ arredata sobriamente, con un letto dell’epoca, uno scrittoio con sedia e un inginocchiatoio.

Qui potrete anche assistere alla teatralizzazione di questo episodio della storia. Si, perché da molti anni ormai alla Rocca di Urgnano potrete scoprire attraverso piccole rappresentazioni teatrali gli avvenimenti storici che la attraversarono.

C’è chi dice no, fra’ Ghislieri non è mai stato a Urgnano

Nelle temperie della lotta contro l’eresia che i più zelanti difensori dell’ortodossia cattolica temevano si stesse diffondendo nella bergamasca, il 30 agosto 1550 Gian Gerolamo Albani si ritrovò a capo di una delegazione di Anziani chiamata a valutare le accuse di luteranesimo lanciate dal frate Girolamo Finucci contro Vittore Soranzo, vescovo di Bergamo. Il francescano fu indotto a ritrattare le proprie accuse, ma l’eco della vicenda giunse a Roma e il Papa mandò i suoi inquisitori a verificare.

Nel corso delle lunghe indagini a cui partecipò, tra gli altri, fra’ Michele Ghislieri, futuro papa Pio V, deciso a stroncare il minimo segno di eresia, l’Albani si trovò inizialmente dalla parte della Repubblica veneziana, che mal sopportava l’ingerenza romana e il fanatismo dell’inquisitore domenicano.

Le proteste per i metodi dell’inquisitore si concretizzarono in alcune agitazioni avvenute in città e nella comparsa di immagini in vituperio del summo pontefice e d’altri reverendi frati. Possiamo supporre che queste proteste abbiano spinto il Ghislieri a partire in fretta e furia da Bergamo, il 15 maggio 1551, ma è alcuni storici escludono che questi sia mai stato aggredito e sia sfuggito alla morte rifugiandosi nel castello dell’Albani, come un apologeta del futuro papa in seguito raccontò. Qualche anno dopo l’Albani, riguardo alla repressione delle eresie in terra bergamasca, si schierò sulle posizioni rigoriste che gli consentirono di diventare cardinale.  Per tanto la targa che troviamo sul portale in pietra che ricorda la visita di Pio V al castello potrebbe essere stata posta lì più per motivi politici che per un reale memento. 

La Rocca di Urgnano

Che fra’ Michele Ghislieri sia passato o meno da Urgnano nel 1551, vi consiglio comunque una visita alla Rocca Viscontea.

Il castello si presenta con una struttura a pianta quadrata, quattro torri agli angoli, con altre due sopra le porte d’ingresso. E’ circondato da un fossato, che fu certamente un’efficace difesa contro i nemici. E’ realizzato interamente in cotto, secondo la tradizione che risale all’età viscontea. Ha due entrate, una nel lato nord e si apre nel corpo del massiccio torrione posto a guardia del ponte levatoio; il secondo ingresso si apre nel lato opposto nel corpo dell’altro torrione. Delle due torri angolari rimane solo quella a nord-est mentre quella a sud-est crollò completamente nel 1968.

L’ area complessiva interna è divisa a metà: sul lato ovest il cortile, sul lato est il giardino pensile, dove vi sono nove statue nane caricaturali, tipiche espressioni del grottesco settecento che troviamo anche in altre residenze del periodo.

Le stanze del primo e del secondo piano sono finemente decorate e conservano ancora degli arredi antichi.

La storia della Rocca di Urgnano

La fortezza appartenne ai Barbarossa, ai Visconti e agli Sforza,  a Pandolfo Malatesta della Repubblica Veneta, e poi  a Bartolomeo Colleoni, il quale – ancora in vita – lo vendette al suo segretario Abbondio Longhi, che ne divenne legittimo proprietario.

Anni dopo, il figlio del Longhi, Marco Antonio, morendo lasciò i propri averi alle due figlie che se li ripartirono in comune accordo. Teodora e il marito Pietro Francesco Visconti la vendettero alla sorella Laura, anzi più precisamente al marito di questa, il cavaliere Gian Gerolamo Albani, destinato a diventare il futuro Cardinale Albani a Roma nominato proprio da Pio V probabilmente riconoscente dell’aiuto ricevuto quel famoso 5 novembre in cui cercava di mettersi in salvo dall’ira dei bergamaschi.

La rocca di Urgnano rimase ai conti Albani fino al secolo scorso quando passò alla famiglia Fuzier. Fu poi dei Sala e dei Gelmini. Dal 1953 è proprietà del Comune.

 

Note
Se volete saperne di più sulla Battaglia di Lepanto vista con gli occhi dei bergamaschi, contattate il Comune di Urgnano e richiedete i quaderni del Convegno organizzato in occasione del 447esimo anniversario della battaglia di Lepanto. 

Le foto sono state scattate durante la mattinata di studi organizzata da Silvana Pradella e Lorenzo Mascheretti di Prama Cultura Bergamo.

I prototipi navali riferiti alla BATTAGLIA DI LEPANTO sono stati realizzati da Espositori provenienti da Venezia, Trento, Ferrara e Mantova, grazie alle ricerche storiche presso gli Archivi Nazionali.

Ecco un video interessante della giornata di studio realizzato da Gabriella Patelli, Photo- Video Maker per Prama Bergamo Cultura.