Incastonato in una zona impervia, tra alberi, rocce, e sullo sfondo il profilo frastagliato dei monti circostanti, il Santuario della Cornabusa è un luogo straordinario in provincia di Bergamo che sporge su uno scenario che combina pace, esperienza sensoriale e preghiera. Una basilica rupestre, resa singolare da tre elementi che sono la roccia, la luce e l’acqua. Cantato da poeti, descritto da narratori, visitato tutti gli anni da migliaia di pellegrini e devoti, ancora oggi, dopo molti secoli di attività, continua a trasmettere potenti segnali di aiuto e di riferimento.
Questo luogo mistico nel cuore della Valle Imagna ha origine nel periodo delle lotte fra Guelfi e Ghibellini, tra il 1350 e il 1440. Si narra che per sfuggire alle violenze alcuni abitanti della zona si nascosero in una ‘corna busa’, che in dialetto significa cavità naturale. Uno di loro portò con sé la statuetta lignea della Madonna che dimenticò però nell’atrio della grotta quando, scampato il pericolo, tornò al paese.
La statuetta venerata ha un’altezza di ottanta centimetri ed è stata scolpita in un legno del XV secolo. Il fascino mistico del santuario si rafforza grazie alla luce delle candele che si riflette sulla grotta da cui sgocciola acqua. Il panorama circostante evoca un profondo senso di raccoglimento e riflessione.
Il culto della Madonna della Grotta, solo in seguito “Madonna della Cornabusa” è di un’epoca successiva, quando una ragazza sordomuta, finita lì mentre pascolava le pecore, scopre la statua e recupera prodigiosamente voce e udito.
Ecco quello che troverete in questo articolo
La Grotta della Cornabusa, una basilica rupestre di gran fascino

Papa Giovanni XXIII era molto legato alla grotta della Cornabusa
Angelo Giuseppe Roncalli, ora San Giovanni XXIII Papa, era molto legato al santuario della Madonna della Cornabusa. Giovanni XXIII era pellegrino assiduo alla Madonna della Cornabusa. «È il santuario più bello che esista», diceva con un sorriso sulle labbra: «Perché non l’ha fatto la mano dell’uomo, ma Dio stesso». Tante cose lo ricordano in questo luogo, compresa la grande statua in bronzo dello scultore Gregorio Cividini. Ma non solo.Gli ex voto, un archivio di storie umane

Ex voto: un racconto di fede e umanità
La Cornabüsa è un archivio vivente di storie umane. Gli Ex voto della Cornabüsa raccontano alcune di queste storie umane, consentono pure di ricostruire i principali fenomeni di storia sociale ed economica che hanno caratterizzato la vita nei secoli scorsi, le attività e i mestieri prevalenti, ma possono svelare anche una serie minuziosa di altri dati, connessi ad esempio all’abbigliamento, ai costumi di vita, agli utensili e attrezzi, oltre alla ricostruzione di luoghi particolari. Purtroppo gli ex voto più antichi sono andati persi, irrimediabilmente rovinati dall’acqua e dalla forte umidità della Grotta, dove stavano appesi alla nuda roccia, oppure furtivamente asportati, oppure nel passato anche venduti a collezionisti e antiquari, altre volte addirittura bruciati o gettati via – i più rovinati – in assenza di una sensibilità storico-archivistica. Attualmente, mentre gli ex voto più recenti continuano a rimanere esposti dentro la Grotta, come vuole la tradizione e come desiderano gli offerenti, quelli di maggior valore storico sono conservati nel museo del santuario.
Come raggiungere il Santuario
Si può raggiungere a piedi da Sant’Omobono, passando attraverso i boschi o anche in auto. Dal parcheggio il sentiero si inoltra fra i boschi seguendo le sette cappelle dedicate ai Sette Dolori di Maria.

I 6 percorsi che sono stati individuati e mappati nell’ambito del progetto FAI per raggiungere a piedi il Santuario: un pellegrinaggio personale immersi nella natura rigogliosa della Valle.
Troverete la mappa cartacea dei sentieri alla Cornabusa. Oppure potrete seguirli scaricando l’app Orobie Active sul vostro smartphone.

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