colonie montane di Piazzatorre

Alta Val Brembana | La storia e le storie delle colonie di Piazzatorre: la Bergamasca e la Genovese

A chi è capitato di andare a Piazzatorre, in Alta Val Brembana, avrà certamente notato un paio di edifici disabitati del passato (uno molto imponente) che non erano stati sicuramente delle abitazioni e nemmeno degli hotel. Sono ciò che resta delle colonie montane di Piazzatorre, risalenti ai primi anni del secolo scorso: la Colonia Montana Genovese e la colonia Opera Pia Bergamasca, due edifici storici che raccontano la storia e le storie del Novecento di questo piccolo paese dell’Alta Valle Brembana.

Per decine d’anni furono frequentate da bambini di ogni età che vi trascorrevano un periodo di vacanza in estate al fresco delle montagne. Oggi sono state soppiantate dai CRE, dai campus aziendali e dalle Scuole Natura che portano in giro i bambini quando le scuole sono chiuse per la pausa estiva e i genitori stanno ancora lavorando. Eppure un tempo erano un’istituzione che salvava molte situazioni familiari complicate dagli impegni dei genitori, dalla salute cagionevole dei bambini di città e dalla mancanza di soldi.

Spesso capita di sentire i racconti di persone di una certa età che ricordano i momenti della loro giovinezza, quando partivano per andare in colonia a trascorrere le vacanze estive. Io stessa che sono stata in colonia da piccola e ho ricordi meravigliosi di quel periodo, dei giochi, dei canti e di tutte le iniziative che venivano organizzate per noi ragazzini dagli educatori. Oggi molte di queste colonie non ci sono più, trasformate in hotel o abbattute per far posto a strutture di accoglienza turistica più moderne. Ma gli edifici che rimangono hanno un fascino tutto particolare. E’ per questo che ogni volta che mi trovo di fronte a quella che in passato era una colonia, sono sempre curiosa di scoprirne la storia e le storie. E le due colonie di Piazzatorre hanno entrambe una storia che merita di essere raccontata.

Colonie estive del passato che commuovono per la loro storia

Sciesopoli colonia a SelvinoPrima di addentrarvi nella storia delle due colonie montane di Piazzatorre, vi invito a leggere la commovente storia di Sciesopoli, la colonia che si trova a Selvino costruita al tempo del fascismo e trasformata in un luogo di rinascita subito dopo la guerra. Sì, perché le colonie di Piazzatorre si legano a doppio filo con la storia e con i personaggi che vissero in quella di Selvino e più avanti scoprirete perché.

Possiamo dire che sia la Colonia Bergamasca che quella Genovese di Piazzatorre fecero concorrenza ognuna a suo modo a Sciesopoli, la colonia montana di Selvino che ospitò prima i Balilla e poi, dopo la Guerra, i bambini ebrei scampati all’Olocausto. Lo stesso infatti successe a Piazzatorre dove le due colonie montane ospitarono una i Balilla, e l’altra i bambini ebrei orfani di ritorno dai campi di concentramento o dai nascondigli dove erano rimasti durante la guerra.

Per comprendere quando sia importante questa somiglianza/concorrenza, leggete: A Selvino alla scoperta di Sciesopoli: il luogo da cui passarono 800 bambini diretti verso la Terra Promessa. 

Partiamo quindi con questo viaggio nella storia di Piazzatorre, dalla colonia che fu costruita per prima: la colonia Bergamasca. Seguita dalla più grande e meglio conservata, la Colonia Genovese.

Colonie Montane di Piazzatorre: la Colonia Bergamasca

La posizione e il paesaggio di questo piccolo paese dell’Alta Val Brembana e le sue arie salubri fecero sì che l’Opera Pia Bergamasca nel 1901 scegliesse questa località per costruire un edificio per far trascorrere la stagione estiva ad un centinaio di ragazze e ragazzi di costituzione gracile o in stato di anemia che avevano bisogno di cure climatiche.

Siamo ai primi del Novecento e non si usava andare al mare o in montagna per trascorrere le vacanze con tutta la famiglia come succede oggi. Per questo, associazioni cattoliche prima, aziende o partiti poi, si preoccupavano di portare i ragazzini nelle località di villeggiatura dove potessero prendere aria buona e guarire dalle malattie respiratorie che mettevano a repentaglio le loro giovani vite.

Era il periodo in cui ci si ammalava di tubercolosi e i giovani ne erano particolarmente colpiti tanto che erano molti i “sanatori” che si trovavano sul nostro territorio. E’ così che nacque la moda di costruire delle colonie estive. Quasi tutte le grandi aziende ne avevano almeno una in una località montana e una in località marina.

L’inaugurazione della Colonia Bergamasca di Piazzatorre

L’inaugurazione della Colonia Opera Bergamasca venne fatta nel giugno del 1903 da una comitiva di ragazze che prime vennero a godervi i benefici di tanta oculata provvidenza e generosità. L’Opera Bergamasca aveva infatti dato 6.500 lire, la Cassa di Risparmio di Milano 10.000 lire e la società degli Antichi Originari di Piazzatorre concesse gratis “la presa della buonissima acqua potabile”.

Scriveva il Dottor Bonandrini nel giugno del 1903 sull’Alta Valle Brembana: “Il fabbricato, eretto dalla ditta Testa e Passera su progetto degli ing. Fusier Oberto e Gaetano Carminati di Bergamo, sorge nel centro del paese, vicino alla frazione Cà Montani e consta di un corpo centrale con due ali della lunghezza complessiva di 69 m. Il corno ha l’altezza di m. 13 per 15 di profondità, e contiene la cucina e le stanze per la Direzione ed Amministrazione, più una grande sala che in caso di bisogno potrà adibirsi a dormitorio. È tutto in muratura e per mezzo di due terrazze è congiunto alle ali, ognuna delle quali è alta 8 m. e lunga 23, e sono costruite parte in muratura, parte in legname. Al piano inferiore vi è il refettorio ed al superiore i dormitori, uno per ala, ciascuno dei quali potrà comodamente contenere 25 letti.

L’impianto per la distribuzione dell’acqua fatto dalla ditta Busconi di Bergamo fornisce l’acqua in ogni locale, e vi sono 12 docce e bagni. L’illuminazione ad acetilene impiantata dalla ditta Sibella nulla lascia a desiderare. A lato dello stabilimento sorgono la lavanderia e l’infermeria”.

Nel 1945 la colonia ospita i primi ragazzi ebrei sopravvissuti alla Shoah 

La colonia Bergamasca continuò ad ospitare ragazzini dalla salute cagionevole fino all’inizio della guerra. Poi durante il conflitto i soggiorni si interruppero. Fu agli inizi di luglio del 1945 che la colonia dell’Opera Pia Bergamasca di Piazzatorre riprese vita ospitando i primi ragazzi ebrei sopravvissuti alla Shoah e alla guerra, che erano stati raccolti dalla Brigata Ebraica nei diversi campi profughi.

Da metà giugno a metà agosto del 1945, da Bolzano e da Tarvisio giunsero in Italia circa 15 mila ebrei. Per oltre due mesi, da inizio di luglio del 1945 sino alla fine di settembre del 1945, la colonia bergamasca accolse i bambini ebrei orfani sopravvissuti allo sterminio nazista, su richiesta al Governo Alleato e al CLN di Milano da parte di Raffaele Cantoni (1896-1971) della comunità ebraica milanese.

Nel 1946 gli educatori della Colonia Bergamasca si trasferirono a Sciesopoli

Tra i più importanti educatori della colonia di Piazzatorre nel periodo in cui furono ospitati i giovani orfani ebrei ricordiamo Matilde Varadi Cassin (1921-2006), amica e infaticabile collaboratrice di Cantoni, che poi svolse la sua preziosa opera anche a Sciesopoli, la grande colonia di Selvino.

Oltre alla Cassin, nella colonia dei ragazzi ebrei di Piazzatorre collaborarono altri importanti personaggi che poi ritroveremo a Sciesopoli. Sono storie che mi piace ricordare perché sono storie di impegno e di rinascita che non dovremmo dimenticare e che ci dovrebbero far riflettere sempre.

Reuven Donat, soldato della compagnia di Moshe Ze’iri, insegnante di sport e scoutismo. Ancora adolescente, a Tel Aviv era stato istruttore di giovani esploratori. Parlava bene l’italiano, che aveva studiato al Ginnasio Balfour, e fungeva da interprete della compagnia. Quando il comandante della compagnia, Dov Chaimovitz, gli propose di aiutare a organizzare il campo dei bambini a Piazzatorre, egli accettò con entusiasmo. Ne aveva abbastanza dell’inattività della base, dell’inutile vagabondare per la città tra soldati di ogni nazionalità, fra i profughi o nei club.

La dottoressa Kissin e il dottor Peretz, giunti a in via Unione 5 a Milano dai campi di sterminio. Stavano aspettando i certificati di immigrazione che avrebbero consentito loro di partire per la Palestina, ma i certificati ritardavano. Allora il Centro della Diaspora li mandò a Piazzatorre. La dottoressa Kissin vi andò con la figlia di sei anni. Suo marito, che era stato il direttore del Ginnasio ebraico di Kovno, era stato ucciso a Dachau. Lei aveva nascosto  la figlia più grande, una ragazza di quindici anni, presso una famiglia di lituani poiché con i suoi capelli biondi non aveva l’aspetto di un’ebrea; a quest’ultima alla fine della guerra, era stato assegnato uno dei mille certificati riservati ai giovani immigranti, ed era già partita per la Palestina. Pessia e la figlia più piccola erano state nel campo di concentramento di Stutthoff, dove lei aveva lavorato come medico ed entrambe si erano salvate.

Se questo argomento vi interessa vi consiglio di andare sul sito di Sciesopoli: lì troverete storie e aneddoti interessantissimi.

Colonie montane di Piazzatorre: la Colonia Genovese

Durante l’epoca fascista, sull’onda della politica di organizzazione di massa del regime, si moltiplicarono le colonie montane. A Piazzatorre, a quella già esistente se ne aggiunse un’altra intitolata a Mussolini, diventata poi la Colonia Genovese.

La Colonia Genovese fu per molti anni un preciso punto di riferimento nella storia e nella vita sociale di Piazzatorre. L’imponente edificio (lungo 61 metri, largo 23 e composto da quattro piani oltre al sottotetto) fu considerato all’epoca della costruzione nel 1927 una struttura modello nel suo genere che faceva concorrenza all’altrettanto imponente colonia di Selvino, Sciesopoli.

In occasione dell’inaugurazione fu battezzata “Colonia dei Balilla di Genova `Benito Mussolini”, ma contemporaneamente cominciò a essere chiamata genericamente Colonia Genovese. Poi, in rapida sequenza, durante il periodo fascista, fu di volta in volta intitolata: “Colonia Alpina XXI Aprile”, “Colonia Alpina Benito Mussolini”, “Tendopoli Benito Mussolini”, “Colonia Ansaldo”. Dopo la guerra si alternarono altri nomi: “Colonia climatica di Genova”, “Colonia Alpina”, e infine ancora “Colonia Genovese”, nome con la quale è nota anche oggi.

Nel seminterrato erano ubicati i magazzini; al piano terreno le sale di ricevimento e gli uffici di rappresentanza, il refettorio, la cucina e i locali di servizio; al primo piano i dormitori per i ragazzi, le camerette per gli ufficiali; al secondo piano altri dormitori e, nel sottotetto del corpo centrale, strutturato a mansarda, ancora dormitori e l’infermeria. Circondata da un’ampia pineta e da ben 1200 metri quadrati di prato, la colonia fu voluta dalla Federazione fascista di Genova che la destinò ad accogliere i soggiorni estivi dei ragazzi della città ligure.

Gli ospiti della Colonia Montana Genovese di Piazzatorre

Particolari della colonia Genovese di Piazzatorre

Dal mese di luglio del 1928 seicento/mille balilla dagli otto ai dodici anni, più un centinaio di assistenti si alternavano in turni di un mese nella colonia. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale la colonia cominciò a ospitare, oltre a ragazzi e giovani di diversa età, anche soldati italiani pronti per andare sul fronte francese e soldati stranieri che non trattarono con troppo riguardo la popolazione di Piazzatorre. Leggendo qua e là sul web infatti si trovano testimonianze di quei momenti difficili della guerra dove la Colonia Genovese venne occupata da guarnigioni di eserciti che non andarono troppo per il sottile coi  rastrellamenti, le perquisizioni, le esecuzioni e uccisioni anche per futili motivi.

Dopo la guerra la colonia Genovese ospitò gli allievi della Scuola del Corpo Forestale dello Stato, poi fu assegnata al Comune di Genova che continuò per diversi anni a mandarvi i ragazzi della città. Negli anni Sessanta fu l’ltalsider di Genova a farne sede dei soggiorni estivi dei figli dei propri dipendenti. Verso la metà degli anni Settanta, invece, l’edificio fu affittato dall’Opera Bergamasca che lo utilizzò in sostituzione della propria colonia di Piazzatorre costretta a chiudere.

Infine, negli anni Ottanta la Regione Lombardia entrò in possesso dell’intero complesso che continuò ad essere usato come colonia per un altro decennio. Negli anni Novanta viene chiuso definitivamente.

Cosa vedere a Piazzatorre

Se la storia delle due colonie montane di Piazzatorre vi è piaciuta, e avete voglia di vederle di persona, non dovete far altro che recarvi in questa località dell’Alta Val Brembana.

Per approfondire la storia delle colonie montane di Piazzatorre, guardate questo video.

Quando arriverete rimarrete senz’altro colpiti dalla natura rigogliosa, dai boschi e dalle cime delle montagne che circondano questo luogo.

Io vi consiglio di trascorrere una bella giornata al Rifugio Gremei, raggiungendolo a piedi o in seggiovia.
Ecco un articolo che dovete assolutamente leggere:
Gite Fuoriporta | In Alta Val Brembana in estate al rifugio Gremei di Piazzatorre a piedi o in seggiovia. 

Se poi siete curiosi e avete sentito parlare dei 10 posti strani in cui dormire nella provincia di Bergamo, sappiate che un paio di questi posti si trovano proprio a Piazzatorre.

Se volete saperne di più, leggete: Famolo strano: 10 posti strani e particolari in cui dormire a Bergamo e dintorni (e un po’ oltre)

Presto un articolo completo dedicato alla storia di Piazzatorre e a tutti i luoghi che dovete assolutamente conoscere di questo paesino dell’Alta Val Brembana. Stay Tuned! 

Note:
Le foto sono in parte mie e in parte e in parte mia trovate sul web.
Sitografia
https://sciesopoli.com
htts://danilobazzani.com
https://amicidipiazzatorre.wixsite.com/piazzatorre/ieri
https://www.comune.piazzatorre.bg.it/citta/storiahttp://www.lecolonie.com/colonie_montane.htm

 

One comment

  1. Grazie per avermi ricordato la mia gioventù quando facevo la signorina alla colonia bergamasca

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