La Valle della Speranza_ recensione libro

Val Seriana | Il libro La Valle della Speranza racconta l’origine dell’etica bergamasca, ma non solo.

Scoprire microstorie di donne e di uomini che abitarono o transitarono nella Valle Seriana e nelle aree limitrofe tra il XII e il XV secolo per comprendere finalmente che l’etica del lavoro bergamasca ha origini antiche che affondano proprio nel Medioevo. A raccontarci tutto questo il saggio La Valle della Speranza. Luoghi, persone, storie della Val Seriana nel Medioevo, a cura di Maria Teresa Brolis. Un testo molto interessante di cui consiglio una lettura attenta.

Mai come in questo caso, la conoscenza del passato si rivela fondamentale per comprendere le azioni e la mentalità di un popolo, allontanandosi dall’immagine superficiale che li vede “grandi lavoratori che si realizzano solo nella sofferenza”: le donne e gli uomini che nel medioevo popolavano la Valle Seriana andarono incontro a crisi terribili, derivanti da guerre e pestilenze, ma seppero sempre rialzarsi. In questo sono sempre stati aiutati dalla fede e dall’etica del lavoro che ha origini lontane ed è sempre stata sostenuta e promossa dalle istituzioni religione, ma non solo.

La Valle della Speranza, raccontare la Val Seriana in modo inedito

La Val Seriana è quella che possiamo davvero definire una valle di speranza, perché abitata da gente sempre pronta a ricostruire e a risollevarsi dalle prove difficili con grande determinazione. Anche durante il Medioevo questa attitudine era fortissima ed evidente. L’ha ricordato la curatrice dell’opera La Valle della Speranza, Maria Teresa Brolis, che con questo titolo ha voluto omaggiare tutte le vittime del Covid e la capacità dei seriani di non piangersi addosso e di andare avanti.

Risalendo il fiume Serio, attraverso un attento studio storiografico degli archivi, gli autori de La Valle della Speranza (Giovanni Brembilla, Maria Teresa Brolis, Andrea Capelli, Marco Carobbio, Silvia Carraro e Cristina Cucinotta Fordyce) hanno scoperto che già nel Medioevo, intrecciate a doppio filo con gli affari dei mercanti e dei lanaioli, esistevano forme avanzate e mature di comunanze e di proprietà collettive che hanno permesso di garantire il benessere di tutta la Valle. Leggendo le microstorie che ci arrivano dai testi degli archivi medievali, scopriamo che ciò ha dato l’imprinting all’etica bergamasca, dove l’uomo non si lascia abbattere dalle avversità e continuare a fare il proprio lavoro, consapevole che il singolo non è solo, ma è parte di un ordine più grande.

L’etica bergamasca diventa quindi un concetto culturale profondo che contraddistingue un intero territorio, al di là dell’interpretazione macchiettistica che spesso di dà all’etica del lavoratore bergamasco. E’ molto di più: fa riferimento alla socialità, ma anche all’assistenza, all’impegno comunitario che si esprime non solo attraverso il lavoro, ma attraverso un senso di responsabilità comunitario.

Leggete anche: Bèrghem Mola Mia e Bergamo #staystrong fanno il giro del mondo, con la preghiera laica dedicata ai bergamaschi.

Nel Medioevo i gruppi religiosi hanno promosso il lavoro e l’etica

La Valle della Speranza
Credit Margherita Pelizzari

La valle della speranza indaga su persone e gruppi che seguivano forme di vita religiosa, in taluni casi anche al di fuori della Chiesa ufficiale. Si tratta di storie ricorrenti in un’area interessata da una spiccata mobilità economico-sociale e da una intensa religiosità, che normalmente si esprimeva in forme istituzionali attraverso comunità benedettine, agostiniane e umiliate, a cui vanno aggiunti esempi di vita eremitica e, dal pieno Duecento, l’influenza degli ordini mendicanti. Tutte queste figure hanno contribuito a promuovere il lavoro e l’etica di un’intera valle, sviluppando quella che oggi definiamo in modo un po’ riduttivo l’etica del lavoro bergamasca, ma che in realtà è molto di più.

La MIA fu il modello per una ricchissima rete di assistenza

Nel Medioevo, la Val Seriana aveva una ricchissima rete di assistenza che si è tramandata nei secoli e che ha gettato le basi per molte istituzioni che oggi fanno parte del nostro tessuto comunitario. Basti dire che la Misericordia di Vertova era già attiva nel 1277, solo dodici anni dopo la nascita della Mia cittadina (1265). L’ideale della misericordia si concretizzava anche in numerosi ostelli e piccoli ospedali che costituirono, fra l’altro, gli antecedenti storici dei rifugi alpini in cui ancora oggi possono sostare coloro che percorrono i bei sentieri delle Orobie.

Gli Umiliati contribuirono allo sviluppo dell’industria della Val Seriana

Il movimento degli Umiliati nasce nella seconda metà del XII secolo nell’Italia settentrionale (diffondendosi soprattutto in Lombardia, molto probabilmente a partire da Milano) ed è costituito da piccole comunità di uomini e di donne che vogliono seguire gli ideali del Vangelo, secondo il modello degli apostoli e dei primi cristiani. Fin dall’inizio gli aderenti al movimento attribuirono un valore di “santificazione” al lavoro manuale: alcuni di loro fondano dei lanifici e producono panni di semplice fattura, non tinti, con i quali vestono sé stessi e i poveri; altri si dedicano invece ad attività artigianali o agricole.

Due sono quindi gli elementi importanti: il primo è appunto il ruolo degli Umiliati nello sviluppo dell’industria laniera nella Bergamasca; il secondo è l’“oscillazione” di alcune comunità religiose fra le consuetudini umiliate e la Regola di Sant’Agostino (un aspetto che caratterizzò certamente la comunità di San Bartolomeo ad Albino e forse anche quella, ancora più antica, sul monte Misma).

La vita religiosa al di fuori della Chiesa ufficiale ha forgiato lo spirito libero

Il reticolo religioso e sociale di cui si è accennato sopra era comunque attraversato da idee e dibattiti, talvolta ispirati a dottrine eterodosse che potevano anche giungere da lontano e che hanno comunque contribuito a gettare le basi per la mentalità dell’intera valle, inserendosi in modo armonico e mai antagonista.

Singolare la vicenda di una donna raccontata nel libro, vissuta nella seconda metà del Trecento, Bettina da Gandino, che praticava una forma di medicina alternativa e affermava di poter parlare con i morti. L’episodio della donna gandinese esperta di pozioni rappresenta un vivace esempio di commistione fra pratiche terapeutiche, magiche e religiose che andrebbe inquadrato in un più ampio discorso sulla “cultura popolare” dell’area seriana nel Basso Medioevo. 

Gromo e di Ardesio hanno sviluppato forme inedite di governo che guardavano lontano

Val Seriana
Credit Margherita Pelizzari

Intraprendenza e capacità di guardare oltre i confini, allacciando relazioni privilegiate e dirette con l’estero è un altro aspetto che viene indagato e che ha radici medievali. Già dall’inizio della dominazione di Venezia su Bergamo e sulle valli orobiche (1428), le comunità dell’Alto Serio furono tra le prime ad attivarsi per formulare accordi privilegiati con la Serenissima. Si stabilì un rapporto diretto tra Venezia e tredici comuni fondatori del Consiglio di Valle, comuni che per molti versi si emancipavano dal ruolo di intermediazione della città di Bergamo.

La prova di questo rapporto diretto si ebbe con l’arrivo di rettori veneziani nel territorio, su esplicita sollecitazione degli abitanti seriani e, poco oltre la metà del XV secolo, con la stesura degli statuti della Valle Seriana Superiore. Questo diede impulsi notevoli al commercio estero, dimostrando tutta l’intraprendenza degli abitanti della valle.

Bellissimi paesaggi e borghi seriani. Ma non solo.

Val Seriana - scorci
credit Margherita Pelizzari

La Valle della Speranza è un libro che concilia il rigore della ricerca scientifica con un approccio comunicativo attento anche alla dimensione estetica. L’inserto fotografico ne è una riprova e rende giustizia ai luoghi: le immagini tratte dall’archivio di un grande fotografo come Tito Terzi e di Stefano Ferrari sono sono davvero affascinanti e mostrano paesaggi stupendi e borghi seriani dalla storia e dalle storie uniche. Ma non solo.

Forme e motivi dell’iconografia sacra in età medievale

La Valle della Speranza

Attraverso lo studio delle immagini sacre e delle tradizioni relative al culto dei santi, Giovanni Brembilla ha indagato l’evoluzione della mentalità collettiva su temi fondamentali quali il lavoro, gli affetti, la malattia, la morte.

Più che un saggio di storia dell’arte, il contributo al volume si presenta come una ricerca antropologica, basata sulle immagini più significative e sulle tradizioni agiografiche più radicate nei borghi della Valle Seriana. Tra gli elementi che questa ricerca ha portato alla luce, particolarmente notevoli gli aspetti relativi al culto di San Patrizio, ai santi protettori del lavoro e alla religiosità femminile.

Per saperne di più sui luoghi citati nel libro, leggete: Ammirare la Val Seriana dal Santuario di San Patrizio di Colzate

 

Curiosi di leggere La Valle della Speranza?

Ciao, io sono Raffaella e sono l’autrice di cosedibergamo.com, blog indipendente attivo dal 2017 che vi suggerisce ogni settimana almeno 3 cose da fare a Bergamo e in provincia.

Appassionata da sempre di scrittura e comunicazione ho deciso di aprire Cose di Bergamo per condividere le mie esperienze e la mia conoscenza del territorio, nell’ottica di ispirare e aiutare voi, che mi leggete, a viaggiare e scoprire Bergamo e la sua provincia con occhi nuovi, da soli o in compagnia.

Se volete saperne di più su questo blog navigatelo. Oppure se desiderate rimanere aggiornati sugli articoli che pubblico ogni settimana, lasciate il vostro indirizzo email nel form che trovate scorrendo col dito in basso (se state leggendo questo articolo dal cellulare) o sulla spalla destra del blog (se lo state leggendo da PC).

Se grazie al mio articolo vi è venuta voglia di approfondire il percorso storiografico curato da Maria Teresa Brolis e andare alla scoperta di una valle bergamasca così importante come la Val Seriana e dell’etica dei suoi abitanti, vi basta leggere La Valle della Speranza. Per sapere dove acquistare il libro potete contattare Equa Edizioni (cliccate qui).

 

Note: il libro edito da Equa Edizioni mi è stato regalato da un’amica in occasione dell’evento di presentazione. Le immagini di questo articolo sono di Margherita Pelizzari. 

Grazie di aver letto il post. Se desideri lasciare un commento sarò felice di leggerlo

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.