Bg Bs 2023 | Il documentario Le Montagne della Cultura racconta 8 gioielli bergamaschi imperdibili

8 gioielli bergamaschi sono stati protagonisti del documentario Le Montagne della Cultura di Andres Arce Maldonado e Saskia Scorselob realizzato per celebrare Bergamo e Brescia Capitale Italiana della Cultura 2023.

Il documentario andato in onda il 2 giugno, su Rai 3, dura 90 minuti ed è prodotto da Art Film Kairos in collaborazione con Rai Documentari.  L’opera racconta il patrimonio artistico e culturale di Bergamo e Brescia e dei rispettivi territori: un patrimonio da valorizzare in questa importante occasione di Bergamo e Brescia Capitale Italiana della Cultura 2023.

Il documentario Le Montagne della Cultura

Monica Nardella, travel blogger, e Ambra Marie, cantautrice e speaker di Radio Freccia, sono andate alla scoperta di Brescia e Bergamo, e delle montagne che le sovrastano, accompagnate rispettivamente da Lino Zani e Simone Moro, due tra i più grandi custodi ed esperti dei segreti e delle particolarità di questi territori.

Monica e Lino sono partiti da Brescia ammirando le opere custodite nella Pinacoteca Tosio Martinengo e si sono inoltrati nelle valli bresciane scoprendo l’importanza dello sfruttamento e della lavorazione degli elementi naturali nelle antiche fucine del Museo del Ferro di Odolo e nella Miniera Marzoli a Pezzaze.

Ambra Marie e Simone Moro sono invece andati alla scoperta della Bergamasca e dei suoi gioielli, partendo da Bergamo e spingendosi nelle valli e sul lago d’Iseo, raccontando il rapporto strettissimo di questo territorio con le montagne. Si parte dall’Accademia Carrara di Bergamo, si arriva a Cornello dei Tasso e Oneta in Val Brembana, si scavalla e si arriva in Val Seriana per visitare la Basilica di Alzano Lombardo e il Trionfo della Morte di Clusone. Si raggiunge il Lago d’Iseo: Lovere. E si conclude con la Valle Imagna, dove si può ammirare il Santuario della Cornabusa e la Rotonda di San Tomè

I gioielli bergamaschi raccontati nel documentario le Montagne della Cultura

Ambra Marie e Simone Moro hanno raccontato la Bergamasca e i suoi gioielli, partendo da Bergamo e spingendosi fin sulle valli e sul lago d’Iseo. Ne è nato un percorso pieno d’arte e di storia che abbraccia l’antichità, il Medioevo, il Settecento barocco e l’Ottocento. Tra i luoghi raccontati dagli esperti e da Ambra Marie:

Se vi siete persi il documentario Le Montagne della Cultura, in fondo a questo articolo troverete il link. Se invece volete lasciarvi ispirare dal racconto dei luoghi, seguitemi e approfondite leggendo quello che troverete negli articoli che vi linko sotto ogni punto.

Accademia Carrara di Bergamo

Documentario Le Montagne della Cultura_Accademia Carrara

La parte bergamasca del documentario Le Montagne della Cultura, comincia Bergamo città, e precisamente dal Museo di arte antica e moderna di Bergamo.

All’Accademia Carrara di Bergamo si può scoprire il rapporto tra arte e montagna.  Gli artisti hanno sempre amato molto i paesaggi di montagna, anche quando il paesaggio non era un genere così seguito.  Ecco perchè la seconda mostra che sarà aperta al pubblico il 23 giugno 2023 racconterà l’interesse degli artisti per la montagna. Un nucleo di pittura di pittori a cavallo tra Ottocento e Novecento che esplorano le nostre montagne, quindi le alpi Orobie, e dall’altro un occhio diverso che si sofferma su questa realtà, ossia le fotografie di artista giapponese che riprende le nostre montagne.

Il Museo si chiama Accademia Carrara perché un collezionista, il conte Giacomo Carrara, alla fine del Settecento, dopo aver collezionato arte tutta la vita decide di condividere questa sua passione con il territorio e decide di costruire un museo che possa accoglier quando raccolto in vita. Oltre al museo decide anche di fondare una scuola di pittura che formi degli artisti. Oltre a Giacomo Carrara anche altri collezionisti nel corso dell’Ottocento e del Novecento hanno donato le collezioni di altissimo profilo a questa istituzione che oggi è il tempio del collezionismo.

Per approfondire, leggete: Bg Bs 2023| Accademia Carrara di Bergamo: una nuova esposizione e tante novità per la pinacoteca cittadina

Cornello dei Tasso, il borgo da cui partì il servizio postale

Documentario Le Montagne della Cultura_Cornello dei Tasso

Da Bergamo ci spostiamo lungo la via Mercatorum, a Cornello dei Tasso, uno dei borghi più belli d’Italia.

Cosa meglio della neve incornicia un borgo che sembra trattenuto dal tempo? Dove il passato racconta quello che somiglia ad una favola? La favola dei portalettere, che per aiutare ad unire le persone hanno sfidato la montagna. Non una sfida crudele fatta di vinti e vincitori, ma una sfida dove i sue protagonisti imparano a conoscersi e a convivere. La neve e il freddo diventano compagni di viaggio. La montagna uno sfondo attraverso il quale svolgere il proprio lavoro e la propria missione per la comunità. Ho sempre pensato che il mestiere del portalettere fosse un mestiere pieno di poesia. E dopo aver conosciuto la storia di Cornello dei Tasso, lo sento ancora di più.  (Ambre Marie)

Per approfondire, leggete:

La Basilica di Alzano e le sue Sagrestie

Documentario Le Montagne della Cultura_Alzano Lombardo_basilica e sagrestie

La storia della basilica di Alzano è una storia lunga e complessa. Le origini della chiesa di san Martino risalgono all’anno 1000, ma l’aspetto più significativo ci porta a San Carlo Borromeo. Nel 1575 Carlo viene ad Alzano e trova la chiesa non adatta: lo spazio ecclesiastico deve mutare. Solo 100 anni dopo, grazie ad un incredibile lascito di circa 70.000 ducati d’oro di un ricchissimo commerciante Niccolò Valle permise di costruire la nuova struttura. Viene chiamato Gerolamo Quadri, sovraintendente del Duomo di Milano, uno dei più significativi architetti del Barocco Lombardo e si diede il via alla costruzione. da quel momento tutto si arricchisce in una visione quasi fantasmagorica e viene dato il via anche alla realizzazione delle celebri Sagrestie.

Per approfondire, leggete: 

Accademia Tadini di Lovere

Documentario Le Montagne della Cultura_Lovere_accademia Tadini

L’Accademia Tadini di Lovere è il museo storico più antico d’Italia sull’Ottocento, dopo l’accademia di Brera. Si trova nel palazzo voluto dal conte Luigi Tadini di origine cremasca che frequentava abitualmente Lovere dove possedeva un palazzo residenziale per le vacanze. Ad un certo punto, grande appassionato d’arte e collezionista, decide di dare un ordine alle proprie collezioni e decide di costruire un palazzo. Dopo averlo realizzato crea anche una scuola di Musica e una scuola di Disegno. Quando il conte Tadini muore fa appena in tempo a realizzare l’Accademia e dal suo testamento di scopre che tutto il patrimonio artistico viene lasciato alla comunità loverese. Qui si trova una delle opere più belle: la Madonna con Bambino di Jacopo Bellini.

Per approfondire, leggete:

Santuario della Madonna della Cornabusa

Documentario Le Montagne della Cultura_San Giovanni Bianco Oneta

Sentire la neve che bacia la terra. Sentire l’origine arcaica del silenzio. La fragilità umana che diventa voto. la goccia d’acqua che diventa pianto.  questa grotta danza coi ricordi della mia adolescenza, con le vacanze estive trascorse in questa valle. Lontano dal mondo, dicevo io. Evidentemente già allora sentivo il richiamo di staccarmi dalla confusione e dal rumore. Trattenere i ricordi diventa quasi una missione. Ed è per questo che sento sempre il bisogno di fotografare, per la paura di dimenticare. (Ambra Marie)

Per approfondire, leggete: Al Santuario della Cornabusa, in Valle Imagna, per riscoprire un luogo dello spirito

 

Il Trionfo della Morte di Clusone

Documentario Le Montagne della Cultura_Clusone Trionfo della Morte

Arriviamo all’Oratorio dei Disciplini di Clusone, di fronte al meraviglioso affresco Il Trionfo della Morte.
L’affresco è suddiviso in tre parti e tre temi. La parte alta il Trionfo della Morte dove vediamo la morte regina posta in piedi ad un sarcofago, dove all’interno abbiamo il Papa e l’Imperatore, significa che anche i più potenti di questo monto erano anche loro soggetti alla morte. La morte è aiutata da due compagni: uno con l’archibugio e uno con tre frecce sta lanciando fame, pestilenza e guerra. Sotto, vari personaggi che cercano di comprarsi la benevolenza della morte: un principe, un rabbino, un usuraio… Ma la morte non guarda in faccia e parla coi suoi cartigli: chi offende Dio, amaramente passa.

Leggete, per approfondire:

Casa Museo Arlecchino di Oneta

Documentario Le Montagne della Cultura_San Giovanni Bianco Oneta

Con il documentario Le Montagne della Cultura scoprirete alcune curiosità sulla casa museo di Arlecchino.

In realtà non ci sono testimonianze certe per cui la casa di Arlecchino fosse proprio a Oneta, ma la tradizione orale ce la tramanda così e molti indizi lasciano pensare che fosse vero. Quella che oggi conosciamo come Casa di Arlecchino era la casa della famiglia Grataroli, una famiglia di commercianti che si spostava tra Oneta e Venezia. Siamo nel 1500 e in quel periodo a Venezia stava nascendo quella che poi sarebbe diventata la commedia dell’arte. Ad interpretare la Commedia dell’Arte erano le persone del popolo che si dedicavano alle rappresentazioni per arrotondare le proprie entrate che allora era misere. La Famiglia Grataroli quando si spostava a Venezia lo faceva portandosi dietro tutta la servitù. L’Arlecchino era uno Zanni e gli zanni sono le maschere bergamasche. Qualcuno di loro probabilmente interpretava lo Zanni e successivamente l’Arlecchino.

Per approfondire, leggete: Da Cornello dei Tasso a Oneta, lungo la Via Mercatorum, per scoprire la Casa di Arlecchino.

Rotonda di San Tomè

Ed eccoci arrivati all’ottavo gioiello bergamasco raccontato dal documentario Le Montagne della Cultura: la Rotonda di San Tomé di Almenno San Bartolomeo. La storia di questa chiesa risale a prima dell’anno Mille. Venne realizzata, forse, su un tempio pagano preesistente. Venne edificata con questa forma particolare, a pianta circolare, per richiamare la basilica costantiniana del santo Sepolcro a Gerusalemme che è di forma rotonda. In seguito a quella costruzione, molte chiese in Europa presero quella forma.

La Rotonda di San Tomé è stata realizzata in pietra locale, con qualche inserto in mattone. E’ stata costruito come tutte quelle di impianto romanico, intatta all’esterno per dare l’idea di assoluta perfezione, ma se un osservatore attento la guarda attentamente, si rende conto che non c’è un dettaglio al suo posto. L’idea di fondo era che bisognasse rendere onore a Dio con qualcosa di bellissimo, ma l’imperfezione dei dettagli doveva mostrare la grande differenza tra Dio e l’uomo.

Per approfondire, leggete:

 

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Ciao, io sono Raffaella e sono l’autrice di cosedibergamo.com, blog indipendente attivo dal 2017 che vi suggerisce ogni settimana almeno 3 cose da fare a Bergamo e in provincia.

Appassionata da sempre di scrittura e comunicazione ho deciso di aprire Cose di Bergamo per condividere le mie esperienze e la mia conoscenza del territorio, nell’ottica di ispirare e aiutare voi, che mi leggete, a viaggiare e scoprire Bergamo e la sua provincia con occhi nuovi, da soli o in compagnia.

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Note: le immagini sono tratte dal documentario.

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