Visitare l’ex fabbrica delle Cartiere Paolo Pigna ad Alzano Lombardo, oggi Spazio FaSE.

Chi di noi non ha mai scritto su un quaderno o disegnato su un album di fogli bianchi usciti dalle Cartiere Paolo Pigna? Ancor prima che nascesse la pubblicità e prima dell’avvento delle moderne forme di comunicazione, i quaderni Pigna sono riusciti a entrare nell’immaginario di generazioni di alunni che si sono avvicendati sui banchi di scuola per decine di anni. Con i loro differenti formati e le copertine illustrate, nonostante l’avvento di smartphone e tablet, i quaderni Pigna hanno rappresentato (e continuano a rappresentare) l’oggetto più utilizzato da studenti di ogni età.

Per questo l’aquila che tiene una pigna fra le zampe, stampata su tutti i quaderni, è uno di quei loghi che ci fa sicuramente tornare bambini. E ritrovarla durante la visita guidata nell’antico stabilimento delle Cartiere Paolo Pigna,  organizzata dalla ProLoco di Alzano Lombardo come prima uscita del ciclo “Alzano nei Secoli“, mi ha fatto uno strano effetto.

Ma non solo. Le cose che ho appreso durante la visita all’ex opificio Paolo Pigna mi hanno fatto realizzare quanto questo sito, ormai vera archeologia industriale, fosse una di quelle realtà economicamente decisive per una porzione di Lombardia così importante come quella bergamasca. Questo antico opificio infatti portò benessere tra il XIX e il XX secolo nel territorio della Media Val Seriana, da Alzano ad Albino, e diede da vivere a migliaia di famiglie.

Ma vediamo un po’ di ripercorrere la storia della celebre cartiera di Alzano.

Dovete sapere che prima delle Cartiere Pigna, ad Alzano Lombardo, esistevano ben quattro diverse cartiere. Secondo alcuni documenti stilati da Elia Fornoni (noto architetto e ingegnere) e ripresi da Cesare Patelli nella sua opera “Alzano Maggiore e la Basilica di San Martino” (1978 Ediz. Bolis), già dall’inizio del Cinquecento erano presenti sul territorio alzanese queste cartiere posizionate tutte nella via delle Cartàre ovvero nell’attuale via Pesenti, così denominata nei registri urbanistici del Sei-Settecento proprio per indicare la zona delle industrie della carta, dove risiedevano in bei palazzi le famiglie Gritti, Berlendis e Stefanini, proprietarie ed amministratrici delle cartiere. Gli Stefanini avevano in gestione una piccola cartiera costruita in riva al fiume Serio, ma nel 1675 si traferirono sulla roggia Morlana, sede dell’attuale e storico stabile delle Cartiere Pigna.

Ho letto che all’interno dello storico stabile delle Cartiere Pigna è presente un’antica lapide murata da cui si può leggere: opus ex lapide – primum – Alzani auctum – anno 1675 che l’architetto Fornoni interpretò così: “questo opificio è l’ampliamento fatto nel 1675 di un altro già esistente”. Purtroppo non l’ho vista, ma non appena riuscirò a recuperarne l’immagine, la posterò.

Nel 1745, invece, da documenti dell’epoca, risultano in tutta la bergamasca ben 14 cartiere. Pochi anni dopo, più precisamente nel 1766, se ne conteranno 10, fino ad arrivare a 8 all’inizio dell’Ottocento di cui 4 erano quelle presenti ad Alzano Lombardo, ovvero la cartiera Stefanini, la Clivati (poi Ghisalberti), la Milesi e la Sonzogni.

Nel 1839, più precisamente il 30 aprile, viene istituita, con scrittura privata, una società per la fabbricazione di carta fra Tomaso Pastori e l’ingegner Paolo Pigna (Varese 1802 – Milano 1888), quali soci collettivi, e la ditta Turati e Radice, socia accomandante.

È su tale assetto che si inserisce nel 1854-56 la ditta “Maglia Pigna & Compagni” (direttore tecnico è l’ingegnere milanese Paolo Pigna), che dopo aver gestito per diversi anni l’importante cartiera di Vaprio d’Adda decide di investire nel nucleo alzanese, acquisendo la porzione orientale dell’antico insediamento. Non si sa perché scelse proprio Alzano, ma la voce più accreditata fu che probabilmente avesse sentito parlare molto bene della tradizione cartara del luogo già durante la sua permanenza a Vaprio e che le condizioni ambientali lo tranquillizzassero. Progressivamente la ditta – che diviene nel 1866 di esclusiva proprietà di Paolo Pigna e, nel 1883, del figlio Carillo, con i soci ingegner G. Boschi, L. Sartirana, e C. Conti -, compie una radicale innovazione sul piano tecnologico, aumentando e potenziando il macchinario (turbine idrauliche Jonval, le batterie di macchine “olandesi”, le macchine continue in piano, caldaie a vapore, ecc.), divenendo una cartiera moderna ed efficiente, anche grazie all’impiego differenziato di materie prime (i cenci di cotone tagliati e trattati lasciano il posto alla pasta di legno, alla paglia, e in seguito alla cellulosa).

Successivamente nel 1868 l’ingegner Pigna rilevò tutte e tre le cartiere alzanesi preesistenti (la Ghisalberti, la Milesi e la Sonzogni) redigendo una lettera in cui si dichiarava ultimata la liquidazione della G. Maglia e Pigna e C. con l’assunzione di tutte le attività e passività.

Due anni dopo ovvero nel 1870 (ed è questa la data che oggi troviamo sul logo moderno) viene costituita la Paolo Pigna Premiate Fabbriche di Carta, o semplicemente conosciuta come Cartiere Paolo Pigna, dando vita alla nuova grande e importante realtà industriale che da lì a poco sarebbe diventata famosa in tutta Italia. In quello stesso anno la Società passò dalle mani di Paolo Pigna a quelle del figlio Carillo e, alla sua morte, avvenuta nel 1894, passò alla figlia Giuseppina.

Nel 1892 quest’ultima aveva sposato Daniele Pesenti del vicino cementificio, portando in dote al matrimonio la cartiera. Giuseppina e Daniele Pesenti avevano scelto come residenza l’antica casa Bidasio in Nese, trasformandola nella attuale Villa Paglia, vicino al Parco di Montecchio.

Villa Paglia.png

Questo matrimonio fu unione non solo di famiglia, ma anche d’azienda e ce ne possiamo rendere conto dai carteggi avvenuti tra le direzioni delle due fabbriche che si trovano negli archivi. Infatti le Cartiere dei Pigna e il Cementificio dei Pesenti erano sempre stati in lotta per l’utilizzo dell’acqua della roggia Morlana. Il cementificio (a monte), spesso veniva accusato di appropriarsi indebitamente dell’acqua della roggia per far andare i propri motori più del dovuto lasciando le cartiere senza la quantità necessaria per far andare le proprie turbine ad acqua e obbligandole al fermo macchina. Tra le due aziende c’erano carteggi continui per cercare di sistemare la questione in un modo o nell’altro. Carteggi che terminarono nel momento in cui le due famiglie si “unirono in matrimonio” e i Pesenti entrarono nella compagine aziendale.

Daniele Pesenti assieme al fratello ingegner Cesare Pesenti riorganizzarono sia sul lato tecnico sia sul lato amministrativo tutta la fabbrica apportando grandi e importanti migliorie. La ditta mantiene l’originaria denominazione, mentre il marchio, messo a punto in seguito, diventerà famosissimo.

Nei primissimi anni del Novecento la società procede all’acquisto di terreni strategici attorno al primo nucleo dello stabilimento, anche a valle del tracciato della ferrovia della Valle Seriana, infrastruttura vitale per il primo impulso.

Progressivamente lo stabilimento si sviluppa a sud, inglobando altri opifici come il “Cappellificio Italiano” e verso est, su terreni ancora liberi, verso le Officine da cementi dei Pesenti stessi. I Pesenti intraprendono una complessiva riforma anche dei fabbricati, sostituendo gradualmente a partire dal 1900 le obsolete preesistenze con reparti ampi, solidi ed efficienti.

Come nel vicino stabilimento Italcementi, anche in queste costruzioni trova ampia diffusione l’applicazione delle strutture in “cemento semi-armato” messo a punto da Cesare Pesenti, fratello di Daniele. Una peculiare cura architettonica ed eleganza denota queste strutture, nelle quali si alternano in un gioco chiaramente sperimentale colonne singole o binate, capitelli e mensole, travi variamente sagomate e voltine in getto di calcestruzzo. L’estensione, la qualità dei fabbricati, la storia della società fanno di questo stabilimento un’espressione di archeologia industriale di grande interesse .

Nel 1920 la ditta acquisisce anche la cartiera Ghisalberti, accorpando definitivamente, quanto permaneva delle vecchie cartiere dell’antico sito in un complesso unitario. Si susseguono interventi di ampliamento, di demolizione e ricostruzione, di sopralzo, venendo a determinare quella variegata quanto affascinante compagine di edifici e strutture ancora oggi apprezzabile.

Si proseguì la strada dell’ammodernamento con il figlio di Daniele, il commendator Carillo Pesenti e dopo la sua improvvisa scomparsa la cartiera venne diretta e gestita dalla moglie Mina e dal loro figlio Daniele, il quale fece della cartiera Pigna uno dei più grandi complessi industriali di tutta Italia con un marchio solido e conosciuto anche all’estero.

Nuovi edifici, modernissimi, vengono quindi realizzati prima e dopo la seconda guerra nei terreni confinanti, e la cartiera diviene celebre, oltre che per i quaderni, anche per numerose lavorazioni di cartotecnica. Negli ex uffici è possibile ancora ritrovare tra i documenti, i cataloghi di tutte le lavorazioni previste per la carta, e si andava dalla carta da stampa (per i giornali), alla carta da pacchi, a quella da lettera, fino addirittura alla carta da lutto.

La guida resterà sempre nelle mani Pesenti, fatti salvi un periodo di direzione da parte dell’ing. Paolo Radici, dal 1943 al 1960, e le vicende degli ultimi quindici anni, nelle quali rientra la chiusura della produzione nell’antico nucleo delle cartiere.

Dopo la morte di Daniele Pesenti avvenuta nel 1998, la gestione dell’azienda passò al figlio Carillo sino al 2005 quando la carica di presidente delle Cartiere Paolo Pigna S.p.A. viene assunta da Giorgio Jannone, il quale inaugurerà la nuova e moderna sede nel 2012 chiudendo lo storico nucleo che dava sull’antica via delle Cartàre, ora sede di FaSE, Fabbrica Seriana Energia.

Oggi nel vecchio complesso di edifici industriali, grazie al lavoro del team di Spazio Fase, si è ricominciato a scrivere la storia di molte persone e quella del territorio in cui la struttura è incardinata da più di un secolo. Lo si fa con strumenti diversi: sotto le imponenti arcate della cartiera dismessa si tengono infatti eventi internazionali d’arte, tradizioni e cultura che realizzano un nuovo modello di impresa in cui creatività, sostenibilità e comunità convivono fino a diventare un’unica realtà.

E’ bello pensare che un luogo antico come quello delle ex Cartiere Paolo Pigna possa rivivere una seconda vita grazie agli eventi organizzati da FaSE: sotto quei candidi colonnati un tempo c’erano tantissimi lavoratori che lavoravano la carta, oggi sotto quegli stessi candidi colonnati, ci sono ancora tanti lavoratori che con il loro ingegno e con il loro lavoro creano qualcosa di unico da condividere con tutti noi.

Note
Questo articolo è stato redatto utilizzando materiale tratto da:
 – Volantino e visita guidata di “Alzano nei secoli”
 – FaSe
Saint Martin Post, testata giornalistica on line

Tutto il materiale iconografico è mio ad eccezione degli screenshot relativi al video di Ligabue e di Nek. 

Se desiderate approfondire la storia dell’ex opificio delle Cartiere Pigna, ecco qualche testo utile: 
Guida Alzano50
Alzano nei Secoli,
e una utile bibliografica di cui potete rintracciare i testi.

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