Sul colle di Sant’Eufemia a Bergamo per ripercorrere la storia della città.

Non c’è niente di meglio di una visita guidata per riscoprire un luogo che conosci bene. Amo fare le foto dalla Rocca di Bergamo e da quando ho scoperto che è possibile una vista a 360 gradi della città dall’alto, non posso fare a meno di andarci almeno una volta al mese, in orari diversi, per catturare degli scatti sempre nuovi per questo blog e per la mia pagina Instagram.

Per questo, quando gli amici di Igersbergamo hanno comunicato che ci sarebbe stato l’instameet “Bergamo vista dall’alto” con visita alla Rocca e alla Torre Civica non ho proprio potuto dire di no. Il pomeriggio in compagnia degli Igers mi avrebbe dato l’opportunità di (ri)scoprire non solo i luoghi iconici della città, ma anche luoghi inediti come ad esempio la Scaletta del Condannato e la sala nel Mastio della Rocca, accompagnati da  una guida turistica del Museo delle Storie di Bergamo.

Ritrovo per tutti in Piazzale Brigata Legnano, Città Alta. Siamo entrati nel cuore della Rocca, passando attraverso un arco a tutto sesto. Originariamente vi si accedeva solo per mezzo di scale di legno, le quali, in caso di pericolo, potevano essere rimosse e per lo stesso motivo, due aperture dette “caditoie”, consentivano di colpire gli assalitori. Non credete quando vi dicono che per difendersi dai nemici, le guardie buttavano olio bollente sui malcapitati. In realtà rovesciavano pentoloni di acqua altrettanto bollente e altrettanto ustionante, ma l’olio era un alimento troppo prezioso e non veniva sprecato sui nemici.

Lungo i lati di questo arco scorrono le due guide del cancello che chiudeva la Rocca, mentre sulla destra è visibile la targa che ricorda la dedizione di Bergamo a Giovanni di Boemia e Lussemburgo colui che aveva dato il via alla costruzione della Rocca.

Superato l’ingresso si accede al cortile centrale e di fronte all’entrata sorge l’ex Scuola dei bombardieri, oggi sede del Museo del Risorgimento.

Di fronte all’ex Scuola dei Bombardieri si trova un piccolo edificio in posizione rialzata rispetto al cortile, la Chiesa di S. Eufemia, di cui l’unica parte originale è l’abside. La pianta circolare è stata dimezzata in occasione della costruzione della Scuola; la facciata è stata ricostruita negli anni Trenta e gli affreschi interni sono opera moderna degli allievi dell’Accademia Carrara. E’ un piccolo gioiello che merita di essere osservato con più attenzione e da vicino.

Siamo sul colle di Sant’Eufemia, la parte probabilmente più antica della città. In età romana era stato sede di edifici civili e religiosi, forse del “Capitolium” stesso, come sembrano documentare importanti ritrovamenti archeologici. In età medioevale doveva esistere ancora un “castellum” probabilmente ridotto a rudere e inadatto alla difesa. Era invece attiva la chiesa di Sant’Eufemia, centro dell’omonima vicinia. Antichissima, forse edificata in epoca paleocristiana sulle fondamenta di un edificio romano.

La chiesa ha risentito pesantemente delle vicissitudini storiche di cui è stata oggetto: nel 1859 è stata sconsacrata e destinata a carcere; solo agli inizi del nostro secolo è ritornata alle sue sacre funzioni.

Alla sua destra, una scala conduce al camminamento di guardia e al torrione di sud-est, quello da cui è possibile ammirare la città a 360 gradi.

Prima di salire sulla terrazza le guide del Museo delle Storie di Bergamo hanno aperto eccezionalmente una porticina che permetteva l’accesso ad una stanza altrimenti vietata al pubblico dove un tempo si raccoglievano i soldati a difesa del mastio. Oggi è possibile godere di una vista privilegiata sulla città attraverso le aperture da cui si difendeva la città.

 

La storia della chiesina di Sant’Eufemia

La prima notizia documentaria relativa a Sant’Eufemia risale a una permuta fatta dal vescovo Ambrogio nell’anno 1044 (Pergamene archivi Bergamo 1995). Si ha menzione della chiesa di Sant’Eufemia in altra fonte più tardiva, risalente al XIV secolo. Nell’elenco dei rappresentanti delle chiese al sinodo del 1304 era infatti nominato “presbiter Albertus Sancte Euphemie” (Chiese di Bergamo sottoposte a censo). Ulteriore attestazione della chiesa di Sant’Eufemia si trova in una serie di fascicoli che registrano, a partire dal 1360, le taglie e le decime imposte al clero dai Visconti di Milano e dai papi. Tra di essi, un’ordinanza di Bernabò Visconti riporta un indice generale (“nota ecclesiarum”) delle chiese e monasteri di Bergamo, per poi specificarne le rendite e la tassa, nominando di ogni beneficio il titolare. In questa fonte la chiesa di Sant’Eufemia, risulta “capela civitatis Bergomi” e vi erano censiti tre benefici (Nota ecclesiarum 1360).

Secondo quanto riportato da Ronchetti, il vescovo Francesco de’ Aregazzi unì con proprio decreto, l’anno 1417, alla chiesa e al convento di San Francesco la parrocchiale di Sant’Eufemia “per essere stata questa chiesa rinchiusa nel circondario della Rocca” (Ronchetti 1818).

In occasione della visita apostolica dell’arcivescovo di Milano Carlo Borromeo, avvenuta il 24 settembre 1575, la parrocchia di Sant’Eufemia risultava “translata in ecclesiam monasterii fratrum Sancti Francisci”. A quest’epoca la comunità parrocchiale contava 180 anime comunicate. Si registrava la presenza della scuola della Concezione presso l’altare omonimo, retta da quindici officiali di carica annuale, non canonicamente eretta, ma dotata di una propria regola. Entro la circoscrizione parrocchiale risultavano compresi l’oratorio di Sant’Eufemia “in arce”, “alias parochialis ecclesia” e l’oratorio di San Rocco. Vi esistevano un Monte della Pietà e la Società di Sant’Orsola (Visita Borromeo 1575).

In occasione della visita pastorale del vescovo Barbarigo, avvenuta tra il 1658 e il 1660, la parrocchia cittadina di Sant’Eufemia in Rocca risultava di giuspatronato dei minori conventuali. In essa risultavano erette le scuole del Santissimo Sacramento e di San Rocco (Montanari 1997).

Nel Sommario delle chiese della diocesi di Bergamo, redatto nel 1666 dal cancelliere Marenzi, la parrocchia cittadina sotto l’invocazione di Sant’Eufemia “situata nella fortezza chiamata la Rocca posta sopra la sommità di uno dei colli di questa città”, risultava unita alla chiesa di San Francesco e al monastero dei frati minori conventuali. Il Marenzi attestava che “il curato di questa parrocchia viene eletto da suoi superiori et di tempo in tempo viene cangiato, ma sempre è uno di detti Frati di San Francesco”. A quest’epoca la comunità di Sant’Eufemia contava 250 anime, di cui 150 comunicate (Marenzi 1666-1667).

La scaletta del condannato

Tra il sito della Rocca e il convento di San Francesco c’è una scaletta molto particolare che non è accessibile al pubblico, ma che in occasione dell’Instameet è stata aperta per i partecipanti. Si tratta della scaletta del “condannato. Posta tra l’ex di San Francesco e via San Lorenzo, alcuni la chiamano il «Ponte dei Sospiri» bergamasco. Nell’Ottocento, infatti, il convento fu convertito in caserma e poi in un carcere in cui venivano rinchiusi i patrioti, prima di essere condotti sulla rocca della città per essere giustiziati.

Note:
Le foto sono mie. Le informazioni sulla Rocca e sulla Chiesina di Sant’Eufemia, così come sulla Scaletta del Condannato le ho ascoltate durante l’Instameet e le ho approfondite con le notizie trovate in Rete.
Ringrazio gli Igers di Bergamo e le ragazze del Museo delle Storie di Bergamo che ci hanno accompagnato in questo tour inedito. 

Saluto inoltre le ragazze che mi hanno riconosciuto e che si sono fatte riconoscere. Scrivere è bello, ma incontrare qualcuno che segui e che ti segue, lo è ancora di più. 

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37 Comments

  1. Pensare le volte che sono stata a Bergamo ! Non ho avuto mai il piacere di visitare questo luogo . Dal tuo articolo sembra veramente affascinante ….

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  2. Bellissimo reportage di un altrettanto piacevole pomeriggio. È stato un piacere incontrarti di persona, Raffaella!
    Grazie per il tuo impegno nell’ arricchire di significati immagini e luoghi che giá di per sono magnifici, ma che guardiamo con occhi nuovi e ancora più entusiasti dopo averne appreso la storia.

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  3. Non sono mai stata a Bergamo 😅 Quando mi troverò ad andarci sicuramente mi saranno utili i tuoi consigli 😍 Un articoli davvero interessante 😊

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  4. Adoro gli instameet perché, come nel caso delle giornate FAI, si scoprono sempre tanti luoghi e tante curiosità che in condizioni diverse non avrebbero la stessa attenzione! Complimenti per l’itinerario, davvero interessante!

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  5. Che bello amo i castelli, rocche o palazzi medievali che siano. Mi piace il fatto che cerchiamo sempre di preservarli e ristrutturarli in Italia. Anche io se c’e qualche giornata FAI etc vado sempre a visitarne qualcuno. Hai fatto molto bene. Sicuramente una giornata da igers fighissima!!

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