Scoprire il cinema sperimentale di Jonas Mekas al Palazzo della Ragione

Era parecchio tempo che non entravo nel Palazzo della Ragione di Piazza Vecchia a Bergamo. Ci passo praticamente davanti tutte le domeniche quando vado a fare la passeggiata in Città Alta e mi fermo a fare colazione al Caffè del Tasso, ma non è sempre aperta e per questo me la sono davvero un po’ persa… Questa mattina invece mi è capitato di passare all’ora giusta, di avere del tempo a disposizione e di averla trovata aperta, così ne ho approfittato per entrarci a visitare una mostra di cui sapevo poco, ma che mi intrigava.

 

Da qualche settimana, infatti, sulla facciata dell’edificio c’era una vela che annunciava l’apertura della mostra dedicata a Jonas Mekas  (10 marzo – 15 aprile, Palazzo della Ragione, Bergamo) per la sezione “Incontri: cinema e arte contemporanea”, promossa da Comune di Bergamo, Bergamo Film Meeting e The Blank. 

Mi sono quindi informata e leggendo il comunicato stampa avevo scoperto che si trattava di un artista contemporaneo molto importante, un poeta e regista lituano. Costretto dalle persecuzioni naziste a emigrare negli Stati Uniti, si è affermato tra i maggiori ideatori e rappresentanti del cinema underground americano.

La mostra è costituita da video composti con cut up di frammenti della  produzione cinematografica di Mekas, di fotografie e frame impressi su lastre di vetro che catturano schegge di lavori girati come diari multimediali dove la vita reale diventa cinema. Cinema non convenzionale appunto.

Confesso che non lo conoscevo, ma ero rimasta colpita da alcune sue parole riportate nel comunicato e non ho potuto fare a meno di andare alla mostra per rendermi conto di persona di come quelle parole fossero espresse e trasformate in arte. Chiunque abbia mai avuto velleità artistiche con la scrittura o l’immagine non può non aver provato le stesse sensazioni ed emozioni, oltre al desiderio di esprimere la vita vera e di farla diventare arte.

«All’inizio pensavo che ci fosse una profonda differenza fra il diario scritto che uno scrive la sera, e che è un processo riflessivo, e il diario filmato. Nel mio diario filmato pensavo di stare facendo qualcosa di diverso: sto impressionando su pellicola la vita, pezzi di vita, così come avveniva. Ma ho capito molto presto che non c’era grande differenza. Quando riprendo, sto anche riflettendo, invece io pensavo che stessi solo reagendo alla realtà. Non ho grande controllo sulla realtà, tutto è determinato dalla mia memoria, dal mio passato. Così, quel modo “diretto” di filmare è diventato anche un modo di riflettere.» Jonas Mekas

Curata da Stefano Raimondi e Claudia Santeroni, la mostra vede la trasformazione dell’ambiente espositivo in un luogo in cui, grazie ad un coinvolgente allestimento, convivono alcuni dei film più significativi dell’artista e le immagini di natura più cinematografica. La mostra si confronta con l’edificio storico e ne sfrutta le grandiose potenzialità allestitive, appositamente ideate per questo luogo. L’esposizione in questo luogo riesce magnificamente a presentare la complessità dei mezzi espressivi scelti da Jonas Mekas, artista poliedrico dagli interessi eclettici.

Una traccia musicale costituirà il tappeto sonoro dell’esposizione, in stretta relazione con la storia dell’artista. “Tutto ciò che vedi è reale” (“what you see is real, it’s all real”), ripete come un mantra la voce di Mekas in “Outtakes from the life of a happy man” (2012), un motion picture fatto di stralci di scene non utilizzate dal 1960 al 2000. Come dire che i fotogrammi della vita non sono da considerare solo memoria o illusione, quanto piuttosto realtà viva nel momento in cui li si guarda. È, questo, lo stesso sapore di “Seasons” (2017), il video in proiezione a fianco di lavori tratti da cicli come “Birth of a Nation” (estratti dall’omonimo film del ’97), “In an instant it All Came Back to Me” (2015), “To New York with love” (2009) una serie di immagini dedicate alla città che è stata il palcoscenico del lavoro di Mekas.

Domina la sala la duplice proiezione del video Seasons, il video composto dal cut up di frammenti della sua intera produzione cinematografica. Fermatevi e lasciatevi trasportare da quelle immagini in un flusso di pensieri.

I frame estrapolati dai lavori video dell’artista e impressi su lastre di vetro appartengono alla serie In An Instant It All Came Back to Me, mentre le quaranta fotografie di Birth of a Nation sono estratti dal suo celebre omonimo film del ’97. Conclude la sezione fotografica To New York with Love, la serie di ventuno immagini dedicate alla città che è stata il palcoscenico del lavoro di Mekas.

In un angolo, un’isola dedicata alle pubblicazioni realizzate da Mekas, liberamente consultabili: un’occasione unica di accedere all’intera collezione degli scritti dell’artista, tra i quali My Night Life, in cui l’artista, fedele alla sua cifra biografica, racconta i suoi sogni fatti tra il 1978 e il 1979, chiedendo all’amico Auguste Varkalis di illustrarli.

 

La mostra è davvero  particolare e la consiglio a tutti. E se avete del tempo soffermatevi anche sui frammenti di affreschi della città di Bergamo appesi alle pareti. Il parallelismo possibile con i frammenti delle opere di Mekas è fantastico.

Chi è Jonas Mekas
Poeta, artista e regista, fondatore del New American Cinema Group e creatore dell’Anthology Film Archive,  Jonas Mekas ha 95 anni ed è una leggenda del cinema vivente. Ebbe un ruolo decisivo nello sviluppo del cosiddetto New American Cinema. Ha attraversato praticamente il Novecento collaborando, promuovendo o sostenendo artisti come Andy Warhol, Yoko Ono, John Lennon, Velvet Underground, Allen Ginsberg, Stan Brakhage e Salvador Dalí.

I premi e onorificenze tributate a Jonas Mekas in tutto il mondo sono  così impressionanti per numero e prestigio che servono a rendere l’idea del valore che l’artista lituano riveste e ha rivestito per la cinematografia mondiale e per diverse generazioni di artisti come Jim Jarmusch, Harmony Korine o John Waters, che hanno avuto in lui un eccezionale punto di riferimento.

 

Note: 
Le foto sono mie. I testi sono un’elaborazione di materiale trovato in rete: comunicato stampa, articoli, commenti vari…
La mostra sarà a Bergamo fino al 15 aprile 2018. Se volete scoprire qualcosa di nuovo inserito in un luogo storico pazzesco come il Palazzo della Ragione di Bergamo, non perdetevela! 

Nota 2.
Se siete arrivati fino a qui e vi è piaciuto l’articolo, lasciate un commento sotto. Mi farete felice e mi darete la carica per continuare con questo progetto: Cose di Bergamo è anche un po’ vostro. Anzi, molto vostro.