Incrociare Grata Somaré mentre sfila coi suoi Abiti per Gioco lungo la Corsarola

img_0614-1Quando ho visto per la prima volta Grata Somaré ero al Caffè del Tasso ed ero seduta al tavolino per la mia colazione domenicale. Fuori pioveva ed entrò una signora con un vestito molto particolare. Non ci feci subito caso, ma quando misi a fuoco il suo abbigliamento non riuscii più a staccarle gli occhi di dosso: era vaporoso e decorato con piccole Mary Poppins. E anche lei sembrava Mary Poppins. Gonna ampia con sottogonna con cerchio, ombrellino, borsetta, occhiali. Tutto a tema con il celebre personaggio Walt Disney. Pensai subito che fosse un’artista di strada, animatrice per bambini o qualcosa del genere, e sorrisi. Era al bancone del bar a bere un caffè, fuori pioveva e forse stava aspettando che smettesse il brutto tempo per cominciare il suo lavoro coi bimbi. Provo sempre tanta ammirazione verso le persone che sanno far sorridere i più piccoli.

La settimana successiva, invece, sempre al bar, notai che questa signora aveva cambiato abito e tema. Fuori c’era un bel sole e lei era l’immagine della primavera: vestito ampio col cerchio, fiori applicati sulla gonna. Fiori sugli occhiali e tra i capelli. Al posto della borsetta un cesto in vimini decorato con fiori e foglie. Al collo una ghirlanda di fiori. Sorrisi. Ma questa volta l’idea che fosse un’animatrice per bambini non so perché ma non mi sembrava più così reale. Tutti la salutavano e ho pensato che fosse un’attrice.
Uscimmo dal bar insieme (per caso) e ci dirigemmo (per caso, sempre insieme) verso la Corsarola. Ero curiosa e la seguivo con gli occhi. Ma ad un certo punto la persi di vista.

Da quel giorno l’ho incontrata una miriade di volte e ogni volta questa signora bionda indossava un abito diverso. Sempre particolare. Sempre rigorosamente a tema.

Ho chiesto in giro chi fosse e ho scoperto che si tratta di una gallerista d’arte che vive in Città Alta. Il suo nome era Grata Somaré, nipote di uno degli architetti più conosciuti del Novecento, autore di numerosi edifici a Milano e Bergamo, Muzio. Sua padre e sua madre erano degli artisti. E lei oggi è un personaggio inconfondibile e gioioso che si aggira per le vie di Bergamo Alta.

Grata Somare 6

Oggi è in pensione e si dedica ai suoi abiti bizzarri, multicolori, straordinariamente gioiosi: gli Abiti per Gioco.

Ho letto tutte le interviste che Grata Somaré ha rilasciato e negli anni non so quante foto le ho scattato. Purtroppo sono tutte foto “rubate” perchè non avevo ancora avuto il coraggio di fermarla. Oggi sono una delle sue follower su Instagram e sono sempre contenta quando la incrocio sulla Corsarola mentre sfila con uno dei suoi meravigliosi abiti indosso.

Un giorno mi sono immaginata a indossare uno dei suoi abiti folli e fare la passeggiata per la Corsarola insieme a lei. Ma probabilmente non sarebbe stata la stessa cosa. Lei è una performer, a modo suo un’artista. Io sono solo una blogger che ama raccontare Bergamo e le sue storie.

Per questo alcuni giorni fa ho preso il coraggio a due mani e ho fatto quello che faccio di solito quando scrivo sui giornali, quelli veri: l’ho contattata e le ho chiesto un’intervista.
Poche domande per sapere qualcosa in più di quello che ho scoperto su internet, dei suoi abiti, del suo rapporto con Bergamo.

img_2943Ci siamo date appuntamento al Caffè del Tasso. L’ho trovata seduta ad un tavolino con un abito dei suoi e un cerchietto con un uccellino in testa. Se non fosse stato che sapevo che era una sua creazione, avrebbe potuto benissimo essere l’acconciatura di un abito di Vivienne Westwood. Avete presente l’abito da sposa creato per Carrie di Sex and the City e indossato con un cappellino con un uccellino? Ecco, qualcosa di molto simile. Ma molto molto più colorato.

L’ho salutata. Abbiamo ordinato un caffè. Ho acceso il registratore dell’iphone e l’ho lasciata andare a ruota libera.

Ho scoperto che come me è di Milano, ma che quando si è sposata ha deciso di venire a vivere a Bergamo in una casa di famiglia che a quel tempo era vuota. “Io sono nata a Bergamo ma sono cresciuta a Milano. Bergamo è arrivata dopo, quando mi sono sposata. Io e mio marito pensavamo che ci saremmo rimasti un anno e invece sono nati tre figli.  Abbiamo fatto ristrutturare la casa che era stata costruita da mio nonno e ci siamo rimasti. Ma io continuo a sentirmi sempre un po’ milanese”.

Il suo luogo del cuore?
A Bergamo Piazza Vecchia, ovviamente. E a Milano la Statale, dove andavo a studiare, anche se in realtà frequentavo la Bocconi. L’ambiente della Bocconi non mi faceva impazzire, preferivo andare a studiare in Statale. 

Quando ha cominciato a realizzare i suoi abiti?
Ormai quasi sette anni fa. Quando ho smesso di lavorare a tempo pieno nella galleria d’arte mia e di mio marito, ho iniziato a realizzare questi abiti. Pur provenendo da una famiglia di artisti, io non sono un’artista. Io so fare i miei abiti.  E li so indossare…

Ma sono creazioni…
Questo per me è una passione, un modo per esprimere la mia creatività.

Ha mai pensato di aprire un atelier con le sue creazioni?
Continuano a chiedermelo (sorride), ma no, questi abiti non sono realizzati per essere venduti. Uno stilista inorridirebbe se li vedesse. Non sono cuciti come le cucirebbe una sarta. Ho provato a realizzarli per alcune amiche, ma non è la stessa cosa.
I miei abiti raccontano una storia, molto spesso la mia. Raccontano molto di me. Ho realizzato abiti partendo da un quadro di famiglia, che ho fatto ridipingere sulla gonna; o da un racconto di mio figlio, che ho fatto riscrivere pagina dopo pagina sui teli del vestito. Oppure partendo da una borsa acquistata durante uno dei miei viaggi intorno al mondo. O da una seggiolina. O da un’opera d’arte vista in una mostra…
Mi hanno anche chiesto di farne un libro o una mostra. Ma un libro non riuscirebbe a mostrare le mie creazioni per quello che sono. Perché un libro è bidimensionale, mentre i miei abiti sono creazioni che hanno una dimensione spaziale, sono tattili, si muovono, sono pieni di particolari sia davanti che dietro.
Magari un giorno ne farò una mostra. O una sfilata, durante un evento… Ci sto pensando, ma al momento non ho ancora deciso.

Quanti sono? 
Ormai sono quasi 1.000. Alcuni ci metto davvero poco a farli, altri invece mi prendono più giorni. L’ispirazione? L’ispirazione la trovo ovunque. Posso farmi ispirare da una poesia, da un quadro, da una sedia, da un filo per stendere la biancheria, da un Lego… Oggi quando osservo un oggetto, lo guardo immaginandomelo addosso, come parte del mio abito.

Dove crea i suoi abiti? Ha uno studio?
Grata Somarè.pngNo. Ho un tavolo nella mia cucina. E’ un piccolo spazio per la mia macchina da cucire, ma mi basta. Mentre i miei abiti si trovano in un magazzino nel giardino di casa. Sono talmente tanti che ho dovuto portarli fuori casa.
Gli accessori invece (cappellini, cerchietti, borse, occhiali, collane e anelli) li realizzo io quando riesco o li faccio realizzare da miei amici artigiani che mi aiutano a modificarli o a metterli insieme. Ma sono sempre mie le idee. 

Cosa succederà di questi abiti, li vedremo da qualche parte?
Per il momento li sto archiviando su instagram. Ho un account privato. Qui pubblico le mie creazioni. Poi vedremo. 

E se volete vedere alcune delle sue creazioni eccole!

 

Note
Le foto sono tratte dall’account instagram di Grata Somaré. Ho la sua autorizzazione ad utilizzarle e sono solo un estratto della vastissima collezione di abiti.
L’intervista è un estratto della lunga chiacchierata che abbiamo fatto insieme. E’ una signora molto interessante e parlare con lei è stato come fare un tuffo nella storia dell’arte del Novecento di Milano e Bergamo. I suoi abiti sono davvero un racconto mai scontato, mai banale. 

Perchè lo fa? Non gliel’ho chiesto perchè gliel’hanno chiesto mille volte e su internet si trova già la risposta. Lo fa perché quei vestiti le danno gioia e spera che diano gioia anche agli altri. E quando vede che la guardano e sorridono, lei è felice. 

E posso dirvi una cosa? Quando la incrocio sulla Corsarola mentre sfila coi suoi Abiti per Gioco, io sorrido sempre. E  da oggi la saluterò tutte le volte che la incontro come si fa con un’amica.

16 Comments

  1. No ma questa tipa è una grande! Probabilmente avremmo bisogno di più persone di questo tipo, fanno bene all’anima secondo me.

  2. Ma questa donna è meravigliosa! Ad incontrarne come lei nelle nostre vite… non solo mette allegria, ma ti fa credere nella potenzialità creativa che abbiamo tutte e tutti

  3. Che donna incredibile, mi affascinano sempre queste persone piene di spirito, che portano allegria! Potrebbe veramente venderne alcuni di questi abiti, a me sembrano tutti molto belli e soprattutto pieni di gioia. Ma forse questi abiti sprizzano allegria solo perchè è lei che li indossa… Grata è una bellissima persona, magari averne di più nel mondo.

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