A Bergamo l’eccezionale restauro in diretta del Mantegna ritrovato

Mantegna ritrovato Delfina Fagnani restaura in diretta il Mantegna ritrovato

Se vi dovessero dire che questa è una delle 101 cose da fare a Bergamo una volta nella vita e mai più, è possibile che sia così. Perché non so quante volte vi capiterà nella vita di poter assistere in tempo reale al restauro in diretta di un quadro di Andrea Mantegna ritrovato e attribuito dopo 200 anni al grande pittore. Perché le cose eccezionali qui sono davvero più di una, come in una successione grandiosa di combinazioni astrali.

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E, come sempre faccio, ecco che vi porto per gradi a scoprire come siamo arrivati a queste eccezionali combinazioni astrali che mi hanno fatto dire “wow” (veramente ho detto qualcos’altro, ma qui non si può scrivere)!

Il sospetto
Durante gli studi per la realizzazione del catalogo delle opere del 300 e del 400 dell’Accademia Carrara, uno degli studiosi della pinacoteca bergamasca, Giovanni Valagussa, scopre che uno dei dipinti della collezione Lochis, la Resurrezione di Cristo attribuito alla bottega del Mantegna (forse al figlio o forse a uno dei collaboratori più stretti), presenta un livello qualitativo eccezionale che solo il maestro della scuola veneta avrebbe potuto offrire e comincia a sospettare che sia proprio del Mantegna.

Il mistero della piccola croce
Mentre cerca delle conferme ai suoi sospetti, inizia a studiare attentamente la composizione del dipinto e si accorge di una piccola croce dipinta sul margine inferiore della tavola che non si spiega completamente e che lascia supporre essere parte di qualcosa che sta sotto. Che sia parte di un dipinto più grande?

Lo storico dell’arte si trasforma in un moderno detective
Giovanni Valagussa
(così si chiama lo storico dell’arte e conservatore dell’Accademia Carrara), incuriosito da questa piccola croce presente sulla tavola, comincia ad indagare. E lo fa come uno storico dell’arte detective sa fare. Si avvale della documentazione presente negli archivi storici dell’Accademia Carrara che ripercorre la storia degli ultimi 200 anni dell’opera, dal suo ingresso con la Collezione Lochis a tutte le attribuzioni successive. Si avvale di tutti i libri sull’opera di Andrea Mantegna e di tutti gli studi conosciuti. E poi inizia a far passare ad uno ad uno tutti i cataloghi on line, con le opere possedute dai musei e quelle battute all’asta per musei e collezionisti privati alla ricerca di un’opera che potesse in qualche modo combaciare o ricondurre l’opera a un soggetto coevo.

Un puzzle prezioso
Andrea Mantegna ritrovatoAd un certo punto Valagussa individua un’opera al di fuori dei circuiti museali che potrebbe essere la prosecuzione di quella della Carrara e,  come accade con un prezioso  puzzle, riesce a far coincidere  la parte superiore dell’una con la parte inferiore dell’altra. Ma la cosa che lo fa letteralmente balzare sulla sedia è che proprio quella piccola croce sulla tavola della Carrara che aveva attirato la sua attenzione risulta essere la prosecuzione di una lancia presente sulla tavola battuta all’asta ed entrata nella collezione di un privato alcuni anni prima, Discesa di Cristo al Limbo.

La conferma
Inizia così un carteggio con Keith Christiansen del Metropolitan Museum of Art di New York, il più importante esperto al mondo sull’artista, che si era occupato dello studio del quadro del Mantegna battuto all’asta; e questo, viste le due immagini conferma la possibilità che le due tavole siano proprio la divisione in parti di un’unica tavola. Tutti gli indizi sono a favore di questa ipotesi: non solo le immagini, ma anche le tracce del telaio delle due tavole presenti sul retro. Questo significa che siamo in presenza di due parti della stessa opera di Andrea Mantegna. Questo significa che il quadro di proprietà della Carrara è un Mantegna originale!

La notizia diventa pubblica
Il Mantegna ritrovato diventa notizia e comincia a fare il giro del mondo. Tutti ne scrivono e tutti ne parlano: radio, televisioni, giornali. La tavola che per 200 anni si era attribuita alla scuola di Mantegna in realtà era proprio del maestro ed è la parte superiore di una tavola battuta all’asta da Christie’s per 30 milioni di euro. Avete capito bene: proprio 30 milioni di euro! Vien da sè che l’opera di proprietà della Carrara, dai 40.000 euro di valutazione che aveva avuto fino a quel momento aumenta di quasi 1000 volte il proprio valore.

Si decide di restaurare l’opera
Vista la scoperta sensazionale, l’Accademia Carrara decide di dare una nuova e più importante collocazione al Mantegna ritrovato all’interno delle sue sale e si procede con la decisione di restaurare l’opera per riportarla al suo splendore originale togliendo come prima cosa la patina prodotta nei secoli.

Gli esami scientifici preliminari
Prima del restauro si procede con tutte le indagini scientifiche radiologiche, ottiche e chimico-fisiche presso la Clinica Humanitas. Come un vero paziente sono stati condotti sull’opera tutti gli esami che solo un oggetto così speciale richiede: raggi X, TAC, infrarosso a diverse lunghezze d’onda, falso colore, macrofotografie, analisi spettrometriche per rilievo della composizione chimica dei colori, prelievi per stratigrafia, prelievi per gascromatografia. Tutti i risultati vengono messi a disposizione del restauratore.

Il padiglione speciale del restauro
Con il sostegno del Rotary Club Bergamo Sud  viene allestita nella sala 2 del museo un piccolo padiglione che riproduce il laboratorio del restauratore, con tutti gli strumenti e le attrezzatura del mestiere, attraverso il quale i visitatori potranno assistere al restauro in tempo reale.  Il padiglione, realizzato in compensato marino e lastre di plexiglass con una speciale pellicola opacizzata che favorisce solo in parte la trasparenza, è uno dei pochi casi nel mondo di laboratorio di restauro visibile dal pubblico del museo (ne troviamo uno anche al Brera di Milano). Alle pareti della struttura scorrono le immagini e i video delle fasi di restauro.

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Il restauro in diretta visibile a tutti 
Il padiglione reinterpreta il luogo della riscoperta, l’atelier del restauratore. Mentre da lontano si vedono le immagini proiettate e video nelle fasi preparatorie, avvicinandosi è possibile vedere al suo interno la restauratrice Delfina Fagnani che lavora sull’opera. E’ un lavoro certosino, fatto di pennellate leggere con solventi speciali che non intaccano la pittura, fatto per ripulire dalla patina che si è depositata nei secoli, forse anche a causa di precedenti restauri avvenuti nei secoli. Già nei primi giorni di restauro il blu di lapislazzuli è tornato alla luce. Lo si può vedere sulla veste del soldato che si meraviglia davanti al Cristo risorto. Tolto il primo velo di patina giallastra, dalla roccia bruna emergono le stratificazioni, e le forme aguzze. Da rimanere senza fiato.

Assistere ad un evento unico
Assistere a questo evento significa assistere ad un momento importante della storia dell’Accademia Carrara e di tutti i musei. Il momento in cui ci si prende cura di un’opera di straordinario valore storico e artistico, la si assicura alle nuove generazioni e si offre loro la possibilità di godere e di apprendere dai capolavori che le epoche passate ci hanno consegnato.


Combinazioni astrali irripetibili
Sarete d’accordo con me che questa è una situazione straordinaria, unica e irripetibile sotto tutti i punti di vista. Ecco perché nelle 101 cose da fare almeno una volta nella vita a Bergamo vi dico di non perdervi questa occasione e correte all’Accademia Carrara ad assistere almeno per 10 minuti in religioso silenzio al restauro in tempo reale e dal vivo del quadro del Mantegna.

  1. Perché non capita tutti i giorni di avere nei propri depositi un’opera catalogata come “copia” o “della scuola di…” che  improvvisamente si scopre essere invece proprio di Andrea Mantegna.
  2. Perché non capita tutti i giorni che quest’opera sia la parte superiore di una tavola entrata nella collezione di un privato pochi anni prima dopo essere stata battuta all’asta per 30 milioni di euro.
  3. Perchè non capita tutti i giorni che il massimo esperto di Andrea Mantegna dica “Si, è proprio di Mantegna” di un’opera che tutti pensavano fosse una “copia” o “della scuola di”.
  4. Perché non capita tutti i giorni che si decida di restaurare l’opera (ri)scoperta e che lo storico dell’arte che ha consentito la nuova attribuzione e la restauratrice incaricata siano entrambi soci del Rotary Club Bergamo Sud.
  5. Perché non capita tutti i giorni che il Rotary vista l’eccezionale scoperta e l’eccezionale restauro ad opera dei suoi due illustri soci decida di finanziare completamente l’opera di restauro del quadro.
  6. Perché non capita tutti i giorni che la pinacoteca decida di allestire un laboratorio di restauro a vista nelle sue sale per trasformare questo momento eccezionale in un evento a disposizione di tutti.
  7. Perché non capita tutti i giorni che si possa assistere al restauro, dal vivo, in tempo reale di un quadro (ri)scoperto.
  8. Perché non capita tutti i giorni che questa cosa succeda proprio a Bergamo.

Queste combinazioni astrali difficilmente si ripeteranno tutte insieme in una vita.

Note
Le foto del padiglione del restauro che si trovano nella sala 2 dell’Accademia Carrara sono mie. Scattate con iphone6S (lo scrivo solo per dire che la qualità non è certo sopraffina)
Le foto della restauratrice all’opera sono dell’Accademia Carrara (la qualità delle mie foto non era sufficiente).

Il restauro sarà visibile al pubblico negli orari di apertura del museo nelle giornate di lunedì e sabato, per tutta la durata di agosto e settembre (forse anche oltre). L’opera sarà esposta al pubblico in una mostra nei mesi prossimi. 

La visita l’ho fatta intorno alle 15 nel primo sabato di restauro aperto al pubblico. Ripeto: la consiglio a tutti.

Le informazioni contenute in questo testo sono una rielaborazione della cartella stampa fornita ai giornalisti, di alcune interviste lette nei mesi scorsi e del video della conferenza stampa che ho trovato on line. Mi scuserete se ho semplificato il tutto, ma ho dovuto adattarmi alle regole della lettura su PC o Smartphone. Se avete qualche domanda o richiesta di approfondimento sarà mia cura inoltrare agli storici dell’arte dell’Accademia Carrara (io non mi azzardo certo a rispondere). 🙂

Mi scuso con tutti quelli che hanno partecipato con questa scoperta e con il restauro in tempo reale e che non ho citato ma ho dovuto semplificare molto.