Accademia Carrara, nel #museoaccessibile tre santi di nuovo insieme

#quotidianoaccessibile a Bergamo La Pinacoteca di Bergamo vista da Piazza Carrara

Bergamo. Accademia Carrara. Museo accessibile. Tre santi di nuovo insieme.
Sono questi i quattro punti cardine di questo post e di questa nuova esperienza bergamasca che sto per proporvi: “Visitare la mostra di Cariani all’Accademia Carrara di Bergamo con un occhio alle opere e un occhio al #quotidianoaccessibile”.

Siamo a Bergamo, non ve lo devo dire, vero? Da quando ho iniziato a scrivere di Bergamo su questo blog, ho iniziato a frequentare l’Accademia Carrara molto più spesso di quanto non facessi prima. Non so se mi sono autonominata io o se mi hanno nominato loro Social Ambassador, ma la verità è che amo pazzamente questa pinacoteca di arte antica e moderna, la sua storia e le sue iniziative, e appena posso partecipo alle attività che propone (soprattutto quelle Social) e le racconto su questo blog.

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Lo scorso anno ho partecipato ad un contest su Instagram e ho vinto la Carrara Card che per un anno che mi ha dato la possibilità di entrare alle mostre dal museo o di vivere delle esperienze particolarissime come ad esempio la visita con la realtà aumentata, proposta dal museo, o suggerita dalla lettura di un racconto ambientato nelle sue sale, La sposa di Attila.

Per questo, quando l’autrice del blog Mammahalerotelle.com ha lanciato #quotidianoaccessibile un’iniziativa per segnalare i luoghi accessibili a chi si muove con la sedia a rotelle ho subito pensato all’Accademia Carrara di Bergamo. Lo so che in quanto luogo pubblico è scontato che non abbia barrire architettoniche, ma quello che secondo me va segnalato è l’attenzione che un museo ci mette per rendere accessibile e fruibile a tutti le sue opere. E questa attenzione la troviamo non solo come dichiarazione sulla Carta dei Servizi dell’Accademia Carrara, ma anche lungo tutto il percorso museale.

Tre santi di Cariani di nuovo insieme dopo due secoli

L’occasione di parlare della Carrara me l’ha offerta la nuova esposizione temporanea che troviamo nelle sale in queste settimane e che già avevo intenzione di andare a visitare. Si tratta dei dipinti Santo Stefano, Santa Caterina e San Giacomo di Giovanni Busi detto Cariani (Fuipiano al Brembo, Bergamo, 1485 – Venezia 1547), riuniti insieme dopo quasi due secoli.

Realizzati in origine per il trittico della parrocchiale di Locatello tra il 1528 e il 1530,  li troviamo per la prima volta ricongiunti,  grazie a un progetto espositivo che riunisce il San Giacomo, proveniente da collezione privata, alle due tele compagne conservate in Carrara, recentemente restaurate.

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I dipinti di Santa Caterina e Santo Stefano sono giunti in museo nel 1866 grazie al lascito di Guglielmo Lochis, che le aveva acquistate nel 1837. Del San Giacomo si sa invece che si trovava nel 1850 nella collezione di Lodovico Petrobelli, dove rimase probabilmente sino alla metà degli anni Sessanta dell’Ottocento, forse sino alla morte del figlio del collezionista che aveva iniziato pochi anni prima la dispersione della raccolta paterna. Nel Novecento le tracce di questo terzo dipinto si fanno incerte: segnalato nella collezione di Italico Brass a Venezia, la tela è presentata dall’antiquario Pietro Scarpa alla Biennale dell’Antiquariato di Firenze del 1975, per poi far perdere le sue tracce. Il dipinto è a Bergamo dalla metà degli anni Novanta, in una collezione privata.

Formatosi accanto a Giorgione, Cariani è stato un protagonista della pittura veneta del Cinquecento. Accademia Carrara possiede attualmente il più ampio nucleo di opere di questo autore.  Il restauro della Santa Caterina e del Santo Stefano, condotto da Delfina Fagnani e sostenuto da Fondazione Credito Bergamasco, ha riconfermato lo splendore della tavolozza e l’armonia compositiva di un maestro poco conosciuto ma importante per la storia dell’arte del territorio e non solo.

Le collezioni private che hanno dato vita all’Accademia Carrara

Quando visiterete l’Accademia Carrara, guardate le sue opere con un occhio particolare: questo museo  nasce grazie al conte Giacomo Carrara (1714-1796) che intendeva creare una scuola di belle arti affiancata da una Pinacoteca che custodisse esempi utili per gli allievi. Fondata nel 1796, grazie al cospicuo lascito del conte dal 1810, ebbe sede nel palazzo appositamente costruito da Simone Elia, dove trovò posto anche la Pinacoteca. Quest’ultima è costituita dalle opere collezionate dal Carrara, a cui si si sono aggiunte negli oltre due secoli di vita donazioni di collezionisti di fama internazionale, tra cui Guglielmo Lochis, il grande conoscitore d’arte Giovanni Morelli e, da ultimo,
lo storico dell’arte Federico Zeri.

Accademia Carrara possiede circa 1800 dipinti, più di 3000 disegni, oltre 8000 stampe e poi sculture, mobili, oggetti di arti minori, una biblioteca storica con volumi già appartenuti a Giacomo Carrara e materiali più specificamente legati all’Accademia di Belle Arti (dipinti, disegni, cartoni, gessi).

Dal 2016 il patrimonio è stato affidato in gestione alla Fondazione Accademia Carrara. Il Museo è oggi un simbolo del collezionismo italiano. Il progetto culturale di Giacomo Carrara continua ad avere un’invidiabile continuità per una serie di ragioni, tra le quali risalta un messaggio fortemente civile, nel quale si sono riconosciuti i grandi collezionisti che hanno destinato le proprie raccolte al museo di Bergamo per affermare il concetto moderno della condivisione. Condivisione che per quanto mi riguarda è alla base del mio progetto Social di promozione culturale di Bergamo.

All’interno delle sue sale si incontrano capolavori assoluti della storia dell’arte, con opere di Pisanello, Botticelli, Giovanni Bellini, Mantegna, Raffaello, Moroni, Baschenis, Fra Galgario, Tiepolo, Canaletto, Hayez e Piccio.


A proposito di “opere separate” nei secoli e di Mantegna…
Ve lo anticipo soltanto, perchè ne parlerò in un post dedicato che ho pianificato per una delle prossime settimane. Ad agosto in una delle sale dell’Accademia ci sarà la possibilità di assistere al restauro dal vivo del celebre dipinto “ritrovato” nel caveau del Museo attribuito al Mantegna. Ne hanno parlato tutti i giornali, radio e televisioni, e perfino quelli americani: durante lo studio per un un catalogo del Museo, uno dei ricercatori ha scoperto che un dipinto che si pensava fosse della scuola di Mantegna in realtà è proprio del celebre pittore ed è addirittura la parte bassa di un dipinto battuto all’asta ben 30 milioni di euro. La scoperta ha avuto luogo grazie all’individuazione di un piccolo segno che si è rivelato essere la parte terminale di una lancia.

La cosa di per sè sembra essere molto comune nella storia dell’arte, ricongiungere opere realizzate unite e poi separate. Quello che è meno comune è che si scopra dopo 500 anni dell’esistenza di una parte bassa di un dipinto e che questo fosse stato considerato solo un’opera di un allievo. Ma non vi svelo tutto. Stay tuned!

Accesso facilitato per persone disabili
Tornando all’iniziativa #quotidianoaccessibile sappiate che l’edifico del Museo in caso di necessità è accessibile in automobile da piazza Carrara. La piazza (è giusto avvisare), non è in piano, la pavimentazione è in sassi sulla strada e in piastrelle di pietra vicino alla cancellata del museo per chi ha bisogno di un piano più regolare.

Per accedere con la sedia a rotelle è necessario entrare dal cancello di sinistra (guardando la facciata) che non ha gradini. Poi basta percorrere la passerella a sinistra e suonare il pulsante messo a misura adatta a chi si muove sulla SAR. La portineria aprirà l’ingresso. Da lì sarà possibile attraverso un corridoio accedere alla stanza dove lasciare borse e accessori negli armadietti e alla biglietteria. All’ingresso viene fornita una mappa del museo con tutti i servizi utili.

L’accesso al museo da un piano all’altro è garantito da un ascensore che si trova subito dopo il film di benvenuto, quello che racconta la storia del Museo. L’intero percorso è privo di barriere architettoniche. Sono disponibili due sedie a rotelle a disposizione del pubblico per muoversi all’interno in caso di necessità. I bagni per i disabili si trovano al pian terreno e al secondo piano.

Il museo è un luogo di scoperta, crescita personale, inclusione sociale, che promuove l’apprendimento attivo e permanente. I Servizi Educativi dell’Accademia Carrara si impegnano ad aprire le porte del museo al pubblico il più vasto ed eterogeneo possibile, per abbattere barriere visibili e invisibili. Per le persone con disabilità l’Accademia Carrara progetta e svolge su richiesta percorsi guidati e laboratori esperienziali, così da offrire opportunità di conoscenza e interpretazione in linea con le esigenze del pubblico (informazioni online sul sito www.lacarrara.it).

In occasione di esposizioni temporanee e di iniziative promosse da Accademia Carrara, i Servizi Educativi progettano iniziative specifiche per il pubblico con disabilità. Ad esempio i percorsi guidati in LIS (lingua dei segni italiana) proposti durante la mostra Raffaello e l’eco del mito, che ha dato avvio a una proficuo dialogo con l’Ente Nazionali Sordi e ha permesso lo svolgimento – in Accademia Carrara- di una delle tappe del corso nazionale MAPS (Musei Accessibili per le Persone Sorde).

Note
Le foto sono mie. Il percorso del #quotidianoaccessibile me l’ha suggerito Sofia, ideatrice dell’iniziativa che mi ha spiegato cosa avrei dovuto osservare.
Ringrazio anche l’Accademia Carrara che mi ha aiutato a realizzare questo post.  

Orari e giorni di apertura
Il Museo è aperto tutti i giorni tranne il martedì che è giorno di chiusura.