Museo Cavellas o Museo della Val Cavallina dal cortile

Visitare il Museo Cavellas di Casazza, partendo dal museo storico ambientale della Val Cavallina

Nel cuore di Casazza, lungo la Strada Statale dello Stelvio e della Mendola si trova Palazzo Bettoni, una bella residenza cinquecentesca che oggi ospita il Museo della Val Cavallina, museo storico ambientale della valle. Ad un centinaio di metri, sotto il supermercato Migross, si trova l’area archeologica di epoca romana Cavellas. Insieme formano il Museo Cavellas. Insieme vi permetteranno di fare un viaggio nella storia di Casazza, il cui nome romano era Cavellas, e nella cultura della Val Cavallina.

Ho avuto la fortuna di visitare questo museo qualche settimana fa insieme al suo direttore, Mario Suardi. La sua guida mi ha permesso di scoprire storia e aneddoti legati a questo museo e al territorio che rappresenta e ne sono rimasta affascinata. Come sono rimasta colpita dalle iniziative dedicate ai bambini che vengono organizzate nel museo e nell’area archeologica. Per questo lo consiglio a tutti, in particolare alle famiglie con bambini curiosi.

Il Museo Cavellas è una struttura museale diffusa ricca di storie e curiosità tutte da scoprire. Storie che raccontano la vita in un territorio caratterizzato dalle acque e dalla cultura termale, dalle cave di marmo decorativo e dalla fatica e dall’ingegno che servì per lavorare la pietra. Storie che raccontano come vivevano uomini e animali nel delicato ecosistema della Val Cavallina caratterizzato da pianure, colline, laghi e fiumi. Storie che raccontano il tramandarsi di tradizioni rurali e montane nei secoli, di generazione in generazione.


Museo della Val Cavallina: 4 temi che raccontano la storia di questo territorio e delle sue genti nei secoli

Il Museo della Val Cavallina si trova nel centro di Casazza, lungo la strada principale. Il Museo non è grandissimo, ma è pieno di oggetti e ognuno di questi racconta una storia. È suddiviso in 4 sale ognuna delle quali è dedicata ad un tema specifico: la pietra, l’acqua, gli animali e i prodotti della terra. Tutte insieme raccontano la Val Cavallina, il territorio, il lavoro e le sue genti. È più di un museo etnografico: è un museo storico ambientale dedicato al territorio di una valle nella sua interezza e complessità.

1 Museo della Val Cavallina

La pietra

La pietra locale, insieme ad altre tipiche della regione, collega la sala d’acqua a un’altra dedicata alla geologia della Val Cavallina. Questo percorso vi farà comprendere l’importanza della pietra per la vita della valle. Qui troverete informazioni e oggetti che vanno da quelli usati per la lavorazione agli utilizzi delle pietre locali, alla costruzione e realizzazione di oggetti artigianali fatti a mano un tempo centrali nella vita rurale, come macine e abbeveratoi. Sono certa che rimarrete davvero sorpresi dalle tecniche per la lavorazione e il trasporto delle pietre usate in passato.

Qui si trovano dei pannelli che evidenziano l’uso e gli interventi che l’uomo ha prodotto nelle diverse epoche modificando le proprie tecnologie e diversificando la selezione dei materiali lapidei. Già in antico troviamo l’uso di pietre provenienti da importanti cave, quelle della Dolomia di Zandobbio, della Vena di Entratico o della maiolica, impiegate in edifici importanti come torri e castelli. La varietà di calcari ben stratificati ha fornito abbondante materiale per un’edilizia storica di pregio e perfettamente intonata con i colori del paesaggio locale.

2 pannelli sull'utilizzo delle pietre locali negli edifici

Curiosità: una colonna di rocce racconta le ere geologiche della Val Cavallina

La sezione geologica del Museo di Casazza è introdotta simbolicamente da una colonna stratigrafica che raccoglie campioni di rocce presenti nel territorio; ogni livello espone un parallelepipedo di un campione che appartiene a ciascuna delle formazioni geologiche presenti, disposto in sequenza cronologica.

La principali formazioni del Mesozoico sono segnalate su di una carta tematica con retinatura colorata, identificabili attraverso una legenda; ciò permette di cogliere la sequenza cronologica che vede affiorare nella parte bassa della valle formazioni più recenti, appartenenti al Cretacico, mentre a salire si dispongono formazioni del Giurassico e infine quelle più antiche del Triassico.

L’acqua

I due laghi, Endine e Gaiano; il fiume Cherio che attraversa la zona; antichi mulini trincerati sulle rive di fiumi e corsi d’acqua; località termali come quella di Trescore Balneario: il Museo Cavellas dedica un’intera sezione al tema dell’Acqua, grande protagonista della vita della valle, dove uno dei reperti principali è un bagno di fango in pietra scolpito da un unico blocco della dolomia.

La sezione presenta attraverso tre pannelli e alcune postazioni espositive le principali modalità attraverso le quali l’acqua è risultata una risorsa determinante per l’insediamento umano. Non solo per bere e abbeverare gli animali, ma anche per la pesca, l’agricoltura.

3 Sala del museo dedicata all'acqua e alla pesca

Dobbiamo infatti ricordare che la Valle è connotata dalla presenza del laghi di Endine e di Gaiano che hanno permesso l’attività della pesca e hanno dato luogo alla formazione di ambienti umidi, interessanti per la presenza di animali e vegetali tipici e talvolta rari.

Accanto all’uso alimentare per l’uomo troviamo quello analogo per gli animali, al quale dobbiamo vari pozzi e fontane, abbeveratoi, cisterne, pozze per abbeverare le bestie nelle aree collinari e montane.

La Valle è inoltre ricca di acque minerali e termali, simboleggiate dalla vasca per la pratica terapeutica dei fanghi, ricavata da un blocco unico di Dolomia di Zandobbio, proveniente dalle antiche terme di Trescore Balneario.

3 vasca per i fanghi

Curiosità: Il Lago d’Endine un tempo era Lago di Spinone

La riproduzione di un cabreo oggi conservato a Palazzo Terzi di Bergamo su cui è disegnato il Lago d’Endine mostra che il lago un tempo si chiamava Lago Spinone (o Spino o Spinono).

L’importanza che doveva avere in passato Spinone si può immaginare pensando che con le canne che crescono sulle rive del lago, si costruivano le imbarcazioni per la pesca che era la prima fonte di sostentamento di tutta la zona. Poi evidentemente le cose cambiarono: Endine diventò il primo centro economico (e di potere) del Lago e la denominazione cambiò. Da diversi decenni pur non dando più il nome al lago, Spinone è diventata una meta turistica ambita.

Gli animali

Da una vita di campagna che è stata condivisa in passato con volpi, cinghiali e lupi, all’agricoltura, alla coltivazione tradizionale di bachi da seta e all’apicoltura. Il Museo Cavellas registra i legami tra uomo e animali nel corso dei secoli, attraverso documenti storici e pannelli informativi sulla fauna locale.

Tra gli allevamenti quello bovino, il più importante e rappresentativo, è testimoniato già da epoca romana; in seguito l’allevamento è attestato, oltre che da abbondante documentazione storica, dalle numerose stalle presenti sia nelle case di paese che nelle cascine del monte, dalle fiere e dalle latterie sociali che hanno protratto la propria attività fino agli anni Sessanta del Novecento.

Meno rappresentato l’allevamento ovino e caprino; in particolare le capre sono state frequente oggetto di divieti e di bandi per i danni che arrecavano alle tagliate dei boschi e ai pascoli.
Scarsa letteratura hanno invece gli animali da cortile, presenti nella documentazione come regalie nei contratti d’affitto (capponi, oche, …) e il maiale che trova grande gloria nella tradizione familiare di tutte le epoche.

Nell’allestimento della sala trovano spazio alcuni attrezzi legati alla trasformazione del latte e contenitori intrecciati per il trasporto del letame (gabe) o della terra.

Curiosità: La seta di ottima fattura

Un angolo della sala è dedicato alla trattura della seta ossia alla lavorazione del filo di seta prodotto dal filugello; la produzione legata alla coltura del gelso ha avuto larga diffusione locale con la presenza della trattura domestica e in seguito di piccole filandine a fuoco diretto, superate e rese obsolete, verso la fine dell’Ottocento, dall’introduzione di grosse filande con impianti centralizzati. A questo proposito vi invito a visitare il Museo della Seta di Ranzanico per scoprire tutto sulla lavorazione della seta che avveniva nella zona del lago d’Endine.

6 lavorazione della seta

I prodotti della terra

Un’arnia rustica, ricavata da un tronco di salice svuotato e integrato con legno di castagno ricorda l’allevamento delle api e la produzione di miele con un metodo arcaico, del tutto identico a quello praticato nelle più lontane antichità.

Accanto al miele, c’è ovviamente spazio dedicato a castagne, viti e alberi da frutto – tutti presenti in questa esperienza educativa che sottolineano i legami tra la vegetazione locale e le attività dell’uomo.

Curiosità: Una gerla con lo spazio per la testa

Negli ultimi decenni mele, pere e prugne sono state raccolte, quindi trasportate in uno zaino fatto di rami intrecciati di nocciole, che si chiamava “la gerla” ed è ora un simbolo della cultura rurale.

Tra gli oggetti esposti noterete una gerla molto particolare che si appoggia sulle spalle e che offre lo spazio per accogliere la testa del contadino. Queste gerle servivano sia per trasportare l’erba da fieno, che i frutti della terra o il letame.

 

Informazioni utili

Ecco alcune informazioni utili per raggiungere e visitare il Museo Cavellas di Casazza, sia il Museo della Val Cavallina che il sito archeologico Cavellas

Come raggiungere il Museo Cavellas

Il Museo Cavellas si trova a Casazza in provincia di Bergamo, a 30 chilometri da Bergamo e 60 da Milano. Si trova a pochissimi chilometri dal lago d’Endine. Lo si raggiunge percorrendo la statale del Tonale e della Mendola.

Il Museo storico ambientale della Val Cavallina (o più comunemente chiamato Museo della Val Cavallina) si trova nel centro del paese, in un bel palazzo del ‘500 (Palazzo Bettoni) lungo la strada principale, in via.

L’area archeologica Cavellas (di cui vi racconterò prestissimo) si trova sotto il supermercato Migross, sempre lungo la strada principale. Basta seguire le indicazioni per il supermercato, entrare nel parcheggio e sul lato sinistro dell’edificio si trova la scala per scendere nell’area archeologica.

Quanto costa visitare il Museo della Val Cavallina

Il costo del biglietto è gratis.

Quanto costa visitare l’area archeologica Cavellas

Il costo del biglietto è di 4 euro per gli adulti e gratis fino a 15 anni e per gli abitanti di Casazza

Orari d’apertura

Questi gli orari di apertura al pubblico:
Sabato ore 15.00-18.00
Domenica ore 10.00-12.30/15.00-18.00
Note:  Le foto sono mie e sono state scattate il 28 luglio 2020 in occasione del blog tour individuale organizzato da InValCavallina nell’ambito delle attività di promozione del territorio. 

 

 

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