Visita all’Abbazia di San Paolo d’Argon, il monastero benedettino gioiello della Val Cavallina

Avete mai sentito parlare dell’Abbazia Benedettina di San Paolo d’Argon? Siete mai stati dentro il monastero di San Paolo d’Argon ad ammirare i suoi chiostri? Vi siete mai fatti raccontare la storia di questo luogo? Noo? Be’, allora ve lo racconto io e vi invito ad andare a visitarlo perché ne vale davvero la pena.

Io l’ho visitato qualche giorno fa in compagnia di Marco Ceccherini, architetto e presidente dell’Associazione Culturale InChiostro, e mi sono innamorata perdutamente di questo monastero. Un gioiello d’arte e architettura sacra della Val Cavallina che porta la firma di Pietro Isabello, uno degli architetti più importanti del Cinquecento. Uno dei monasteri più belli della Lombardia, ma poco conosciuto dai bergamaschi.

Uno scrigno pieno di meraviglie, a partire dai chiostri

Il monastero conserva due chiostri di una bellezza che lascia senza fiato che vi faranno venire voglia di scattare mille mila foto.  Il chiostro piccolo, elegantissimo e quadrato, scandito da alte colonne è veramente un luogo di silenzio e armonia incantevole.

chiostro minore Abbazia di San Paolo d'Argon BG

Quello grande, sempre caratterizzato dalle alte colonne conserva degli splendidi caditoi scolpiti a mascheroni, assolutamente unici. Le colonne corrispondenza dei quattro angoli sono lavorate quasi a merletto. Una lavorazione delicata non troppo in rilievo che si fa notare se vi soffermate ad ammirarle.

Ma la particolarità di entrambi i chiostri è quella di non avere il muretto tra le colonne come succede nella maggior parte dei monasteri.

Chiostro maggiore con pozzo San Paolo d'Argon abbazia

In genere i simboli di San Paolo si ritrovano spesso nelle architetture dedicate a questo santo e anche nell’Abbazia di San Paolo d’Argon li possiamo chiaramente distinguere sulla vera da pozzo che si trova nel chiostro maggiore. Sulle facciate in marmo bianco si possono infatti distinguere la spada e le lettere S e P (San Paolo).

simbolo San Paolo benedettini

Se guardate le cornici delle porte che si aprono sui chiostri noterete che non sono tutte uguali. Le cornici  in marmo erano quelle per le stanze importanti, come la Sala del Capitolo e la sala del Refettorio, entrambe finemente affrescate. Le cornici in pietra, venivano usate invece per i locali di servizio.

ingresso sala del Capitolo Abbazia San Paolo d'Argon

La storia del Monastero Benedettino di San Paolo d’Argon

All’ingresso dell’Abbazia, varcato il portone d’ingresso, sulla destra troverete una pergamena suddivisa su tre colonne, redatta nel 1972, con tutta la storia dell’Abbazia dal X secolo in poi. E’ una cronistoria accurata che vi farà capire l’importanza di questo luogo, da quando fu fondata come monastero cluniacense a quando divenne a tutti gli effetti un’Abbazia, fino ad arrivare ai giorni nostri.

 

Ogni volta che mi trovo in un luogo nuovo, ho mille mila domande da fare e per fortuna avevo con me chi poteva soddisfare la mia curiosità.

Quando fu costruito il Monastero?

Questo è uno di quei rari casi in cui la nascita di un monastero ha una data precisa, non solo per quanto riguarda l’anno, ma anche per quanto riguarda mese e giorno: 19 maggio 1079. Di questo luogo è nota con precisione anche la paternità: il Conte Giselberto. Egli donò il terreno nei pressi del monte Argon affinché ospitasse un complesso dedicato ai Santi Pietro e Paolo.

Per la costruzione nella sua forma originaria ci vollero circa 13 anni. 

Quando divenne Abbazia?

La silenziosa vita nel monastero fu scandita dal lavoro e dalla preghiera per circa due secoli, fino a quando, verso la metà del Quattrocento, iniziò un periodo di decadimento morale e istituzionale che indusse Papa Paolo II a conferire l’abbazia in commenda a Giovanni Battista Colleoni, nipote del condottiero Bartolomeo. A seguito della rinuncia del beneficio da parte del Colleoni, nel 1496 la struttura fu annessa alla Congregazione di Santa Giustina da Padova, poi confluita nell’Ordine Cassinese. Da quel momento la figura del priore venne sostituita con quella dell’abate il quale ebbe il compito di restaurare anche fisicamente il cenobio, recuperandone l’antico splendore

Quando assunse la forma attuale?

Sganciandosi da logiche localistiche ed assumendo un approccio cosmopolita, derivante anche dai frequenti contatti con la Santa Sede, gli abati cassinesi si rivelarono ottimi committenti, estremamente dotti e aperti alle novità artistiche del momento. A partire dai primi anni del Cinquecento iniziò quindi un processo di ammodernamento che interessò dapprima il monastero ed in seguito la chiesa e che donò loro la nuova veste, che oggi possiamo ammirare. Nel 1512 i monaci decisero di fare i primi interventi sostanziali e la prima ricostruzione dell’abbazia arricchirà l’edificio di un chiostro piccolo dal gusto rinascimentale con decorazioni in cotto e capitelli dai fregi ricercati.

Chi si occupò del progetto cinquecentesco?

Il progetto venne affidato a Pietro Isabello, uno degli architetti più in voga nel tempo, tanto che se fosse nato ai nostri giorni lo avremmo definito archistar, al pari di Renzo Piano, Stefano Boeri, Santiago Calatrava… Egli firmerà anche gli interventi successivi: il refettorio diventato poi cappella, il secondo chiostro del complesso caratterizzato da un loggiato di 32 colonne e con un pozzo al centro. Ad arricchire gli interni dell’abbazia saranno la splendida Sala Capitolare, gli affreschi seicenteschi del refettorio firmati dal veronese Lorenzetti che riprendono la storia del Libro di Ester.

Cosa successe dalla fine del 1700 in poi?

Come accade in tutti i luoghi sacri italiani, nel 1797 su ordine di Napoleone il monastero venne svuotato di ogni suo bene per poi essere soppresso e trasformato in una casa colonica. Quasi 140 anni dopo l’abbazia torna alla Chiesa quando nel 1935 i coniugi Prometti lo donano al Vescovo di Bergamo Adriano Bernareggi, che lo destinerà al Patronato San Vincenzo di don Bepo Vavassori.

La Diocesi di Bergamo ha affidato alla sua custodia alcuni suoi uffici perché ne valorizzino il patrimonio storico-archeologico-religioso e si approfondiscano le grandi tematiche della migrazione e della conoscenza, del viaggio e della fede. L’edificio ospita Fileo, un progetto con la finalità diapprofondire e lasciarsi provocare dalla mobilità umana e dai processi di integrazione interculturale per sensibilizzare e promuovere l’incontro e l’intreccio delle diverse confessioni, religioni e culture, abitare lo stesso territorio nella reciprocità e costruire un futuro condiviso, prendendo ispirazione dallo spirito della tradizione benedettina“.

L’edificio ospita anche una scuola di formazione post diploma.

Cosa scoprirete sull’Abbazia di San Paolo d’Argon

Una delle cose che ho imparato con questo blog e che spero di riuscire a trasmettere è che per raccontare un luogo bisogna scoprirlo pian piano, percorrendolo passo dopo passo, guardando ogni angolo, curiosando nei suoi dintorni, parlando con la gente che lo abita. Così, anche quando visiterete l’Abbazia di San Paolo d’Argon, prima o dopo, dovete assolutamente andare a fare una passeggiata in Val Cavallina oppure a occidente tra le colline delle Terre del Vescovado. Solo così, immersi nella natura, potete farvi un’idea di quello che doveva essere un Monastero per questi luoghi e quanto questo contribuì allo sviluppo del tessuto economico e religioso di tutto il territorio.

L’Abbazia per secoli fu un importante centro economico e agricolo

L’Abbazia di San Paolo sin dalla sua fondazione ha avuto una vocazione prettamente agricola. Possedeva infatti un reticolo di cascine che ancora oggi si trovano in gran parte nella posizione originaria. Le cascine erano circa una decina ed erano servite da 4 chiesette di campagna per dare la possibilità a tutti di partecipare alla Messa. Se vi trovate sul sagrato della chiesa, con l’abbazia alle spalle e guardate verso le colline verdi che si trovano di fronte, potrete scorgerne un paio.

L’Abbazia possedeva campi agricoli sia in pianura che in collina. I primi erano coltivati a grano e frumento, i secondi a vite. Questo fece sì che alla fine dei raccolti qui confluivano parti delle merci che poi venivano direzionate verso i vari mercati di vendita. Ovviamente una parte veniva lasciata in pagamento ai contadini e una parte serviva per il sostentamento alimentare dell’Abbazia.

A questo proposito, il sostentamento alimentare dei monaci e dell’Abate era garantito anche da un grosso appezzamento di terreno coltivato a orto che dal sagrato della chiesa andava fino alla cascina sul monte in corrispondenza della chiesa. Quest’orto era protetto da un muro alto due metri che lo circondava per tutto il suo perimetro.

L’Abbazia possedeva chiese, eremi e un monastero in mezzo al Lago d’Iseo

Oltre alle 10 cascine l’Abbazia aveva numerosi possedimenti sparsi nella regione e altri centri religiosi. Il più vicino era l’Eremo sul Monte Argon diventato Chiesa di Santa Maria in Argon. Posto sulla sommità del Colle d’Argon che svetta sul paese, risale all’XI secolo. La prima struttura, in stile romanico, venne ampliata nel XV secolo con due ambienti laterali. All’inizio del secolo successivo furono costruiti il campanile e l’abside, mentre nel 1617 venne sopraelevata l’abside, costruito un nuovo altare centrale e rifatta la facciata. Successivamente, nel corso del medesimo secolo, vennero apportate ulteriori modifiche che diedero all’edificio l’aspetto attuale. All’interno si trova un ciclo pittorico risalente ad un periodo compreso tra il XVI ed il XVII secolo. All’esterno piccolo porticati riportano affreschi votivi del XV secolo.

I documenti ci rivelano che l’abbazia possedeva un piccolo monastero sul Lago d’Iseo, precisamente sull’Isola di San Paolo. Qui risiedeva la congregazione religiosa che dipendeva appunto dal priorato sampaolese che si trovava sull’Isola di San Paolo sul Lago d’Iseo.  Una bolla papale, datata 1279, rivela che il Priore d’Argon era stato minacciato di scomunica “poiché da anni la dipendenza di San Paolo del Lago non assolveva agli obblighi di decima nei confronti del papa”. San Paolo del Lago corrisponde all’odierna isola di San Paolo che oggi appartiene alla famiglia di armaioli Beretta e che nel 2016 fu circondata dalla passerella di Christo.

isola di San Paolo Lago Iseo

La regola benedettina si espresse con mitezza 

Ora et labora era la regola dei monaci benedettini e loro la rispettavano in pieno. Nel XXIII secolo i possedimenti si estendevano fino ai paesi limitrofi e, a sud, quasi fino al milanese contendendo il primato con l’altro potente priorato bergamasco, quello di Pontida. Sebbene questo ci potrebbe far pensare che i monaci fossero dei amministratori di terre, la tradizione popolare locale ne ricorda invece la mitezza e l’operosità. Si narra infatti che erano così dediti al lavoro da produrre un’enorme quantità di botti di prezioso vino con i soli chicchi d’uva rimasti sui filari o caduti a terra dopo la vendemmia effettuata dai contadini del luogo.

Nell’Abbazia troviamo ancora le cantine (oggi in attesa di essere restaurate) dove veniva prodotto il vino, attività che fu portata avanti anche quando divenne casa colonica dopo la soppressione degli ordini monastici voluta da Napoleone. Passeggiando sul sagrato potete vedere le finestre di areazione che ancora oggi si aprono sulle antiche cantine.

Un Refettorio finemente affrescato dove consumare pasti frugali

Tra gli ambienti interni, il refettorio spicca per ricchezza compositiva e cromatica. Ricostruito verso il 1570, è caratterizzato da una stupenda volta affrescata dal veronese G. Battista Lorenzetti che, molto probabilmente su volontà della committenza, illustrò la biblica storia di Ester esaltando, però, la raffigurazione dei riti della vita di corte più che il profondo significato religioso della storia biblica.

affresco nel refettori Abbazia San Paolo d'Argon

Sembra quasi impossibile immaginare i monaci consumare un pasto frugale e povero, nel silenzio della preghiera, in un ambiente così ricco di rimandi alla vita mondana del tempo.

refettorio affrescato Abbazia San Paolo d'Argon

Il mistero della Biblioteca che si perde nel 1797 durante l’assedio napoleonico

Non è dato sapere quale sia stato esattamente il destino del contenuto della biblioteca monastica di San Paolo d’Argon e se mai ci sia stato qualcosa degno di nota. Le uniche testimonianze riguardano la sua esistenza e l’incendio che dovrebbe averla interamente distrutta, nel 1797, per mano delle truppe napoleoniche, incaricate di spogliare il monastero di ogni suo bene. Da allora non se ne fa più menzione e il mistero si perde nel tempo.

In quell’occasione i monaci riuscirono a salvare molte opere che oggi si trovano nella chiesa parrocchiale nascondendole nella parte interrata dell’abbazia, ai tempi adibita a cantina e a magazzino. Si tratta di una vasta e suggestiva area con muri in pietra e volte a botte in mattoni, da cui si snoda una serie di gallerie, la maggior parte delle quali oggi quasi totalmente interrate.

Si narra che, durante l’assedio delle truppe napoleoniche, i monaci si siano nascosti proprio in uno di questi condotti, precisamente in quello che anticamente avrebbe collegato l’abbazia con l’eremo di Santa Maria sul prospiciente Colle d’Argon. La leggenda vuole che lungo quel tratto i monaci abbiano addirittura lasciato un tesoro nascosto!

L’Abbazia ha dato il nome al paese San Paolo d’Argon e non viceversa

Monastero di Cluny, Certosa di Pavia, Abbazia di Melk. Siamo abituati a nominare il monastero riconducendolo al nome del centro più importante di riferimento. Ma in questo caso è un po’ diverso. Ma non tutti sanno che il paese San Paolo d’Argon prende il nome dall’Abbazia e non viceversa. Inoltre, la raffigurazione di un’ape, simbolo di solerzia e dolcezza, nello stemma comunale di San Paolo d’Argon, rimanderebbe proprio alla figura dei cluniacensi.

Fino ai primi anni del XX secolo il nome del paese era Buzzone, mentre con San Paolo d’Argon si intendeva soltanto il complesso monastico e l’annessa chiesa. Nel 1929 poi il paese fu accorpato in un’unica entità amministrativa con i comuni di Cenate Sopra e Cenate Sotto, prendendo il nome di Cenate d’Argon. Il tutto durò fino al 1948, quando le tre entità vennero nuovamente scisse in singoli comuni, tra cui San Paolo d’Argon.

 

La chiesa di San Paolo Apostolo: un gioiello barocco

Accanto al monastero si trova la chiesa di San Paolo Apostolo, che fu ricostruita dall’architetto luganese Domenico Messi a partire dal 1684. Dedicata a San Paolo Apostolo, presenta affreschi della volta della navata eseguiti dall’artista comasco Giulio Quaglio di Laino tra il 1712 e il 1713.

Un edificio barocco di grande importanza che conserva al proprio interno opere d’arte di notevole pregio: tra queste meritano menzione gli affreschi della navata, opera di Giulio Quaglio, gli altari in marmo eseguiti dai fratelli Domenico e Antonio Corbarelli con sculture provenienti dalla bottega di Andrea Fantoni, così come le statue degli Evangelisti di Santo Callegari il Vecchio.

Numerosi sono i dipinti: la pala raffigurante Sant’Andrea con i Santi Giovanni evangelista, Pantaleone e Lucia, di Antonio Molinari, le tele di Giuseppe Maria Crespi che rappresentano Il martirio di San Giovanni evangelista e Sant’Andrea che adora la croce del proprio martirio, la pala d’altare di Gregorio Lazzarini riportante San Benedetto che consegna a San Mauro la regola benedettina tra i Santi Placido e Scolastica e le tele di Sebastiano Ricci che raffigurano San Mauro che salva San Placido dalle acque per comando di San Benedetto e San Mauro che guarisce gli infermi.

Cosa fare nei dintorni

Se siete in Val Cavallina e volete visitare i dintorni, vi invito ad andare all’Oasi WWF di Valpredina, oppure a fare un giro in una delle cantine e delle vigne di San Paolo d’Argon.
Per sapere quali sono disponibili e per prenotare una degustazione in vigna, vi invito ad andare sul sito Cantine.wine.

 

Informazioni per visitare l’Abbazia

L’Abbazia si trova a San Paolo d’Argon, in provincia di Bergamo ed  è gestita da Ass. Diakonia ONLUS. E’ visitabile ogni terza domenica del mese.

Per avere maggiori informazioni sulla storia dell’Abbazia e sui giorni e i percorsi di visita vi invito a consultare questo sito molto ben fatto. http://www.abbaziasanpaolodargon.org/     

Promozione e valorizzazione a cura dell’Associazione inChiostro. Incontri e itinerari d’arte. 

Per informazioni e iscrizioni:
info@inchiostroarte.it
telefono 327.4498196 / 347.8499270

Note: le immagini sono in parte mie, in parte di Barbara Savà che mi ha accompagnato nel tour e recuperate in rete su siti di promozione turistica.

 

 

5 commenti

  1. Come sempre mi fai scoprire dei luoghi di cui assolutamente non avevo mai sentito parlare ma che si rivelano veramente strepitosi.
    Dal tuo scritto mi ha colpito il refettorio ed i suoi ricchi affreschi; in effetti come dici tu non mi vedo i monaci consumare un pasto povero in un ambiente così d’effetto.

  2. È sempre un piacere leggere i tuoi articoli. Se mai un giorno dovessi venire in vacanza a Bergamo e provincia, saprò dove poter prendere spunti. Quest’abbazia sicuramente merita di essere inserita tra le mete da visitare.

  3. Adoro visitare abbazie, monasteri, ecc ma questo proprio non lo conoscevo. Sembra veramente ricco di arte, storia ed architettura ed è sicuramente da segnare per la prossima visita in zona!

Grazie di aver letto il post. Se desideri lasciare un commento sarò felice di leggerlo

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