degustazione vini tallarini

A Gandosso, regalarsi una degustazione di vini Tallarini e cinque curiosità sul vino tutte da scoprire

E’ un po’ che desideravo parlare della Valcalepio (o Val Calepio) e vivere un’esperienza legata a un prodotto del territorio come il vino. Un bicchiere di vino, si sa, rende la vita più piacevole: ci fa rilassare al termine di una stressante giornata di lavoro, rende più divertenti le chiacchiere fra amici e aggiunge quel pizzico di pepe ad un tête a tête romantico. Per questo ho deciso di andare alla scoperta dei vini della Valcalepio, partendo dalla visita con degustazione in una delle cantine più importanti e conosciute della zona, l’Azienda Agricola Tallarini di Gandosso.

E’ stata una di quelle esperienze che mi sento di consigliare sia che siate dei profani in campo enologico sia che siate grandi esperti: è un’attività particolarmente stimolante, grazie alle preziose informazioni e alle chicche raccontate  da Maurizio Ginami, il sommelier che conduce la visita.

Il fascino di una visita in cantina con degustazione di vini

Le cantine hanno sempre avuto un grande fascino per me, soprattutto quelle che dedicano grande attenzione e sforzi  anche al lato estetico e sono in grado di accogliere adeguatamente ospiti e visitatori. Il vino non è solo un prodotto da consumare, ma è anche storia e cultura del territorio ed è necessario sia raccontato con sapienza, trasmettendone tutto il valore.

Grazie al sito cantine.wine, il portale per prenotare le degustazioni in cantina con il quale ho avviato una collaborazione, ho avuto la possibilità di visitare i locali di produzione dei vini Tallarini, il quartier generale e la cantina, oltre a degustare 4 loro vini con un percorso di chicche e informazioni davvero interessanti.

Vi renderete subito conto che si tratta di una cantina moderna e molto ben organizzata, sistemata con gusto ed eleganza, dove vengono svolte tutte le attività tipiche dei produttori di vino, ma dove è  possibile partecipare a eventi e degustazioni organizzati per singoli o gruppi. Per farvi capire quanto sia bella, all’interno della cantina dove si trovano le botti di vino in legno, si può ammirare una sorgente che sgorga direttamente dalla roccia e che, con giochi d’acqua, raggiunge il laghetto a valle.

Dove si trova l’Azienda Agricola Tallarini

L’Azienda  Tallarini si trova a Gandosso, in provincia di Bergamo, immersa nello splendido scenario della Valcalepio, a pochissimi chilometri dal Lago d’Iseo.

 

Val Calepio vigneti

Circa 10 ettari di estensione spaziando dalle propaggini collinari del comune di Gandosso  fino ai numerosi filari di viti, che incorniciano la struttura, che risulta quindi inserita in un contesto paesaggistico davvero spettacolare. Due riserve naturali regionali, il Parco delle Molere e il Parco del Pitone, un laghetto ricco di essenze botaniche selezionate con l’aiuto di architetti paesaggisti e di esperti dell’Orto Botanico di Bergamo, terrazze panoramiche affacciate su frutteti, boschi e corsi d’acqua.

What else? recitava un famoso spot. Ma io lo ribadisco: Quando sei circondato da tanta bellezza, non ti serve altro! 

Come raggiungere l’Azienda Agricola Tallarini

Potete raggiungerla comodamente con l’autostrada A4, uscita Grumello e proseguire per la strada del lago d’Iseo seguendo le indicazioni per Gandosso. Una volta giunti nel borgo seguire quelle per Il Fontanile o Azienda Agricola Tallarini.

Visitare la cantina Tallarini di Gandosso: tutto quello che ho imparato

Gandosso è il centro logistico-operativo dell’Azienda Agricola Tallarini. Qui si trova la cantina principale dove vengono prodotti, oltre agli Spumanti Metodo Classico (nelle tipologie Brut bianco, rosato e millesimato), i Valcalepio bianco e rosso DOC e dal 1987 anche l’esclusivo Passito Moscato di Gandosso DOC. Sono 1800 metri quadrati coperti, ben suddivisi tra reparti di vinificazione, maturazione, affinamento, imbottigliamento e stoccaggio.

Articolata in tre sale – lavorazione, conservazione e degustazione – la cantina si divide tra le grandi vasche d’acciaio per i bianchi e le botti in legno per i rossi e i vini da invecchiamento. Lungo le pareti si conservano e affinano le 240.000 bottiglie prodotte ogni anno.

Visitare una cantina non serve solo a capire come viene prodotto un vino e in quali locali, ma serve a vedere con i propri occhi quello che magari qualcuno vi ha solo raccontato, o a scoprire quelle chicche che vi faranno apprezzare di più un vino che vi ritroverete nel bicchiere in futuro.

Ecco tutto quello che ho scoperto a Gandosso.

1. Cosa significa spumante metodo classico

Durante la visita delle Cantine Tallarini ho finalmente capito cosa significa Spumante metodo classicométhode champenoise). In realtà vogliono dire la stessa cosa, ma il termine francese è stato brevettato e può essere utilizzato solo in Francia e più precisamente nella regione della Champagne. Ecco perché gli italiani hanno dovuto ripiegare sul termine Metodo Classico per differenziarsi dai francesi.

Con questo metodo si ottengono vini con spuma (perlage) molto fine e persistente, con profumi delicati e sottili, che ricordano i lieviti, e un gusto fresco, leggermente acidulo, molto fine ed equilibrato. In Italia i vitigni più indicati per la produzione di spumanti di alta qualità sono lo Chardonnay, il Pinot Nero e il Pinot Bianco.

2 In cosa consiste la lavorazione spumante metodo classico

Il Metodo Classico o Metodo Champenoise (per gli Champagne prodotti nell’omonima regione) o Metodo Crémant (per gli spumanti prodotti nel resto della Francia) si differenzia dal Metodo Charmat principalmente perché effettua la seconda fermentazione, e quindi la spumantizzazione, direttamente in bottiglia. Più lungo, costoso e complesso rispetto al Metodo Charmat, il Metodo Classico dà vita a vini più strutturati e corposi, con note più ricche prevalentemente legate al lievito e un perlage più fine e persistente.

La base degli spumanti è  costituita da una cuvée, cioè una miscela di vini di tipologie e/o annate diverse (a meno che non si tratti di uno spumante millesimato, cioè prodotto con un solo vino di un’unica annata), che viene imbottigliata con l’aggiunta di una selezione di zuccheri e lieviti (tirage). In bottiglia il vino effettua la seconda fermentazione riposando in posizione orizzontale per una durata media di 24/36 mesi, con picchi anche di 120 e oltre.

3. Cosa significa sboccatura e dosaggio del Metodo Classico

A questo punto inizia la fase del remuage: ogni bottiglia viene ruotata di 1/8 e leggermente inclinata con il tappo verso il basso per far depositare nel collo i residui della fermentazione. Quando la bottiglia raggiugne una posizione verticale, il collo viene congelato con appositi macchinari.

Si procede così con la sboccatura (degorgement): la bottiglia viene stappata e le fecce ghiacciate vengono espulse. Gli ultimi passaggi sono il dosaggio, con l’aggiunta di una miscela di zuccheri e vino per ripristinare la parte di vino espulsa, e il tappaggio definitivo.

Dopo la sboccatura bisogna rincalzare la bottiglia con ulteriore liquido, la liqueur d’expédition o “sciroppo di dosaggio”, la cui ricetta varia da produttore a produttore; ciascuno di essi ne custodisce gelosamente il segreto (sebbene si sia romanzato troppo sulla liqueur, tenuto conto che lo scopo principale è quello di ottenere le diverse versioni zuccherine).

4. Perché le bottiglie contengono multipli o sottomultipli di 75 cl di vino?

Esistono diverse teorie sull’utilizzo di questa dimensione di bottiglia. Tutto ebbe inizio nel 1975 quando la Direttiva Europea sugli imballaggi (Dir. 75/106) decretò che il vino poteva essere messo in commercio solo in recipienti da 25/37,5/50/75cl, rendendo quest’ultimo il formato più comodo sia per l’azienda produttrice che per il consumatore finale.

Si pensa che nel 1700, da quando si cominciò a conservare il vino in bottiglie, la capacità polmonare di un soffiatore di vetro riusciva a realizzare recipienti da 60 a 75cl in un solo colpo. Altri pensano sia legato all’unità di misura in quanto 757 ml sarebbe 1/5 di gallone, unità di misura molto usata nei paesi anglosassoni, nei quali ha costituito per tanto tempo la dimensione per vini e liquori.
Infine perché 75 cl corrispondono a 6 bicchieri di vino da 125 ml, sebbene oggi siano molto utilizzati calici da degustazione di dimensioni ben maggiori.

Sul mercato, ad oggi, troviamo bottiglie che pur avendo la stessa dimensione (75cl) hanno diverse caratteristiche come ad esempio la forma, la consistenza del vetro, il colore per proteggere il vino dalla luce e la diversità di formato per preservare caratteristiche e tipicità.

Le bottiglie da 75 cl, inoltre, sono le più diffuse in quanto le strutture per tenerle sono più facilmente costruibili, sono facili da trattare e si adattano meglio al trasporto.

Mezza: di capacità pari a 0,375L

Litro: di capacità pari a 0,750

Magnum: di capacità pari a 1,5L equivalente a 2 bottiglie 75 cl

Jéroboam: di capacità pari a 3L equivalente a 4 bottiglie 75 cl o 8 bottiglie da 0.375 l

5. Qual è l’abbinamento perfetto di vino e formaggi

Mentre assaggiavo i vini Tallarini sbocconcellando i formaggi del territorio, proposti in abbinamento ho ripensato immediatamente agli abbinamenti perfetti. Formaggio e vino, ad esempio, sono un connubio perfetto che salvano una serata imprevista. Basta aprire una bella  bottiglia di rosso e preparare un ricco tagliere di formaggi e il gioco è fatto.

Provenienti dalla tradizione agricola, vino e formaggio hanno molto in comune: entrambi assumono un sapore diverso a seconda della preparazione e dell’invecchiamento ma soprattutto del luogo di origine. Ma non è finita qui. Il fondo amarognolo di alcuni formaggi si combina in maniera perfetta con i tannini del vino che acquista, nel contempo, rotondità e morbidezza. Insomma, se scelti bene, vino e formaggio si compensano e si valorizzano.

Se vi chiedete quale sia l’abbinamento perfetto, ecco qualche consiglio utile.

Come prima cosa bisogna bilanciare concentrazione e intensità dei prodotti, quindi più un formaggio è stagionato e più il vino deve essere di struttura. Come dire, la differenza di età, in questo caso, conta!
Altra caratteristica da valutare è quanto il formaggio sia grasso. In questo caso bisogna contrastare con l’acidità di un bianco o il tannino dei rossi. Stesso discorso vale per formaggi erborinati o con presenza di muffe che spesso vanno abbinati a vini liquorosi.

La degustazione vini Tallarini : 1 flute, 3 calici e… una chicca

E dopo aver visitato la cantina e la sala di affinamento, eccoci quindi arrivati al momento della degustazione. Il vino è a tutti gli effetti un prodotto culturale, il frutto di una storia, di una tradizione e rappresenta il perfetto araldo di un territorio. Ecco perché ci piace chiamare il Valcalepio il Vino di Bergamo, perché in un calice di Valcalepio, di Bergamasca o di Moscato a bacca rossa io ci vedo Bergamo, il suo territorio, i suoi castelli, le sue chiese, le sue colline, il suo cibo tradizionale, i suoi uomini e le sue donne.

La degustazione vera e propria è guidata da un sommelier che vi farà scoprire 4 vini Tallarini in abbinamento ad alcuni prodotti del territorio. Maurizio Ginami (questo il nome del sommelier che ho incontrato) è davvero molto preparato, non solo sui vini, ma anche sulla storia del gruppo Tallarini e sul territorio. Sentirlo raccontare del territorio e dei vini che stavo assaggiando è stato davvero interessante perché mi ha fatto venire voglia di approfondire meglio la mia conoscenza del territorio della Valcalepio e i suoi legami con le Terre del Vescovado (Moscato di Scanzo DOCG) da una parte e la Franciacorta dall’altra.

Mi capita molto spesso, durante le visite in cantina alle quali partecipo, di chiedere consigli su come degustare al meglio i vini. Molti ritengono che per vivere un’esperienza davvero completa sia necessario avere alle spalle un percorso da assaggiatore di vino o da sommelier: io sono in parte d’accordo, ma penso anche che per godere appieno di un calice di buon vino sia importante lasciarsi guidare dalle sensazioni che ci regalano le storie ad esso legate, oppure dai nomi, che spesso sono suggestivi ed evocativi.

La degustazione di 4 vini Tallarini

Flûte di spumante “Crystal Rime” Tallarini Brut metodo classico, quello che mi hanno raccontato nella cantina di affinamento

Calice di bianco ‘’Arlecchino’’ 2013, Chardonnay abbinato a Salame e Pancetta della bergamasca

Calice di rosso ‘’Arlecchino’’ 2013, Bergamasca rosso I.G.T. abbinato a Salame e Pancetta della bergamasca

Ballon di rosso ‘’Gaetano’’ 2011, Valcalepio Rosso Riserva D.O.C. abbinato a Formaggio Garda stagionato Tallarini Società Agricola

I calici che ho trovato sul tavolo di fronte a me erano quattro,  di diversa forma e dimensione, la degustazione è partita proprio dal Tallarini Brut metodo classico di cui avevo ormai tutte le informazioni sul metodo di produzione. La prima cosa che mi sono chiesta, dopo averne assaggiato un sorso, è stata: “Qual è l’impronta distintiva dello spumante Tallarini rispetto ad altri spumanti?” Il “segreto” ovviamente deve rimanere tale, ma forse non è un caso che ho avvertito una nota di (faccina con l’occhiolino)… Nota che Maurizio, con un breve cenno del capo per non svelarlo anche agli altri membri del gruppo, mi ha confermato.

Seguono gli altri vini: Arlecchino (nella versione bianco e rosso) e Gaetano. Non sono nomi scelti a caso, è evidente. Il primo richiama la maschera più celebre della tradizione carnevalesca bergamasca e il secondo il bergamasco più famoso nel mondo, il compositore Gaetano Donizetti. Quest’ultimo vino, un Valcalepio Rosso Riserva DOC prodotto in edizione limitata,  riporta nell’etichetta  l’effige del musicista e la sua firma, concessa in uso grazie alla collaborazione pluriennale con la Fondazione Gaetano Donizetti di Bergamo. Devo essere sincera, è stato il mio preferito, senza dubbio.

E infine la chicca…

La chicca di tutta la degustazione è stato l’assaggio di un moscato giallo prodotto con uve stramature. La bottiglia ricorda quella di un profumo. Il colore anche. E il sapore?  Pura poesia, come la frase che si trova impressa sulla bottiglia di Assolo (questo il nome del passito): “Essenza dorata che lega sapori antichi e storie che nasceranno”.

Il vino non è ancora sul mercato, ma avendo avuto il privilegio di assaporarlo in anteprima, posso dire con assoluta certezza che iniziare un pasto con un flut di “Crystal Rime” Spumante Tallarini Brut e concluderlo con questo passito ha dato un senso di “completezza” al mio viaggio nei sapori in questo angolo della Val Calepio.

 

Prenotare una degustazione di vini Tallarini

Quando mi hanno proposto una degustazione vini dell’Azienda Agricola Tallarini, ho subito pensato a quando ero stata al Fontanile di Gandosso per un altro evento, un “Pranzo con delitto”. Mi ero divertita molto e il posto era davvero scenografico, perfetto per un pranzo fuori dal comune o un’occasione particolare. Quella volta  non ero riuscita a concordare la degustazione con visita in cantina perché ero con amici e loro dovevano tornare a casa presto, ma devo dire che alla fine è stato meglio così, perché per certe cose è bene aspettare il momento giusto. E il momento giusto è arrivato, perfetto come un dono.

L’occasione me l’ha data cantine.wine, il  portale  che propone degustazioni di vino in tutt’Italia,  con cui ho avviato una collaborazione.

Prenotare è davvero semplice: basta andare sul sito cantine.wine selezionare la cantina, il tipo di degustazione scelta, la data fra quelle disponibili e con pochi clic il gioco è fatto. Ecco quindi un’esperienza che vi consiglio assolutamente se volete assaggiare dei vini di qualità prodotti nel territorio bergamasco con il piacere di essere coccolati da sommelier esperti pronti a rispondere ad ogni vostra curiosità.

 

Cosa vedere nei dintorni

Da Gandosso puoi dirigerti verso il Lago d’Iseo e visitare la sponda bergamasca del Lago.

L’amore sboccia sul Lago d’Iseo: cose da vedere sulla sponda bergamasca in un week end per innamorarsi del Sebino per sempre.

Oppure potete visitare il Castello dei Conti di Calepio. Vi avviso che se siete fissati come me con le foto, all’interno non è possibile farne. Ma tant’è.

Una serata al Castello di Calepio, per gli amanti dell’arte, della storia e del paesaggio

Se invece vi capita come a me di andare ad un pranzo con delitto al Fontanile di Gandosso, non dimenticatevi di prenotare anche una visita in cantina, sempre con il sito cantine.wine.

Pranzo con Delitto al Fontanile di Gandosso in Valcalepio, a due passi dal Lago d’Iseo

 

 

Note: le immagini sono mie e sono state scattate in occasione della degustazione. Articolo scritto in collaborazione con Cantine.wine.

2 commenti

  1. Wow, oggi mi sono acculturata sull’enologia, in particolare non conoscevo queste cose sullo spumante. La cantina sembra bellissima, grazie per averne parlato!

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