Famolo strano (dolcemente) | 15 dolci tipici bergamaschi: torte, biscotti e gelati che dovete assolutamente provare

Se amate i dolci in tutte le forme (torte, brioche, pagnotte dolci, biscotti e gelati) questo è l’articolo che fa per voi. La rubrica Famolo strano a Bergamo e provincia vi condurrà alla scoperta dei 15 dolci tipici bergamaschi che dovete assolutamente provare. Si va dalla più celebre Torta del Donizetti, alla Polenta e Osei dolce, dalla torta Quarenghi a quella di Treviglio, dal panettone di Natale al Moscato di Scanzo  alla focaccia dolce perfetta per la Pasqua della Valcamonica… E poi biscotti che vengono dalla Val Brembana, dalla Val Seriana e dalla Valle Imagna. E il gelato? Ovviamente si parla di Stracciatella, il gelato di Bergamo. E per chiudere, delle praline: i Sassi di Ranica.

Insomma, ce n’è per tutti i gusti.

Torta del Donizetti (o Turta del Dunizét)

Torta del Donizetti

La Torta del Donizetti è uno dei 15 dolci tipici bergamaschi selezionati per la rubrica Famolo strano (dolcemente).  La leggenda narra che  sia nato in onore del famoso musicista e compositore bergamasco Gaetano Donizetti.

Una sera Donizetti e Gioacchino Rossini, amici e colleghi, cenarono insieme.  Avrebbe dovuto essere una serata divertente e gioiosa, ma Gaetano Donizetti era affranto e senza pace. Allora Rossini, che era un amante della buona tavola, interpellò il suo cuoco personale e gli chiese di preparare un dolce semplice, veloce ma tanto buono da guarire qualunque pena d’amore. Il cuoco ci pensò un attimo e poi ideò una deliziosa torta simile alla Margherita ma arricchita da tanta frutta candita e all’inconfondibile aroma del Maraschino. A quanto pare il dolce piacque molto al compositore, che ne divenne ghiotto.

In realtà la vera storia della Torta del Donizetti è un’altra. Se volete approfondire e volete pure prepararla, leggete l’articolo qui sotto: all’interno troverete anche la ricetta della Torta del Donizetti.

Leggete:  Sentirsi in Paradiso assaggiando una fetta di Torta del Donizetti

Polenta e Osei (dolce di Bergamo)

polenta e osei_comune di bergamo

Se passeggiate per le vie di Città Alta a Bergamo non potrete fare a meno di notarla: ha la forma di una polenta spianata sul tagliere con due uccellini di cioccolato sopra. Oggi si trova soprattutto nelle vetrine della città vecchia, un po’ dimenticata dai bergamaschi, ma molto apprezzata fra i turisti.

Alessio Amadeo, pasticcere, è riuscito nell’impresa di scrivere un pezzettino della storia della gastronomia bergamasca contemporanea. È stato lui, infatti, a dare forma per primo a un simbolo: la Polenta e osei. Ma quello che mi piace ricordare è che è il primo esempio di cake design bergamasco.

Questa ricetta si porta infatti sulle spalle più di un secolo di storia. A quanto pare, infatti, è stata inventata nel 1910 da Amadeo nella sua Pasticceria Milanese in via Roma, che aveva aperto con la moglie Giuseppina nel 1907. La forma scelta fu un omaggio alla tradizione secolare orobica e in particolare a uno dei suoi piatti principe, tanto noto ed evocativo, che venne quasi spontaneo crearne una versione dolce.

Se volete saperne di più, leggete:  Assaggiare Polenta e osei, il primo esempio di cake design bergamasco.

Torta di Treviglio (Turta de Treì)

Dolci tipici bergamaschi Turta de Trei

La Torta di Treviglio (in bergamasco “Turta  de Treì”) richiama sapori antichi rivisitati con una ricetta abbastanza recente: nasce infatti solo nel 1990, quando vince il primo premio di un concorso indetto dall’Associazione Botteghe Città di Treviglio. L’obiettivo era quello di trovare un dolce che potesse raccontare il territorio di Treviglio da associare alla tradizionale Festa della Madonna delle Lacrime che si svolge ogni anno a fine febbraio.

Preparata con ingredienti semplici e genuini, la Torta di Treviglio (o “Turta de Treì”) è una specialità locale, un delizioso dolce artigianale a base di pasta frolla, uova, vanillina e mandorle dal sapore antico.

Se volete saperne di più, leggete: Fare una sosta al Caffè Milano, locale in perfetto stile liberty, per assaggiare la Turta de Treì.

La Torta Loer di Lovere (Lago d’Iseo)

Torta Loer Torta di Lovere

La Loer, è la torta dedicata a Lovere voluta dalla Nuova Pro Loco loverese. È preparata da tutte e tre le pasticcerie di Lovere, uno dei borghi più belli d’Italia, ed è nata in seguito ad un concorso indetto nel 2011 dalla Pro Loco; al concorso avevano presentato circa 15 dolci che sono stati valutati da una giuria formata dai pasticceri e altri membri.

È una torta da forno molto semplice a base di mais e nocciole.  L’utilizzo del mais è motivato dal fatto che esso sembra sia stato importato in terra bergamasca per la prima volta da Pietro Gaioncelli nel 1636 e sia stato poi impiantato nella vicina Costa Volpino. Le colline che sovrastano Lovere invece sono coperte da noccioli selvatici.

È una torta senza creme, adatta anche al trasporto da parte del turista in visita al borgo. Dovete solo assaggiarla!

Dolce M’Oro (Valle Imagna)

Dolci tipici bergamaschi Dolce M'oro

La sua forma richiama quella di un “lingotto” o mattoncino per celebrare le pietre che formano le Mura Venete di Città Alta. La carta dorata che avvolge il dolce vuole sottolinearne la preziosità ma anche richiamare il giallo degli stemmi araldici della città di Bergamo. Infine, il nome “M’Oro” rimanda al Moro di Venezia, in riferimento alle origini veneziane delle mura.

Il M’Oro, ideale anche per la colazione o la merenda, anche accompagnato da creme, contiene tutti gli ingredienti classici della Polenta e osëi (farina di nocciole, farina di mais, farina bianca, cioccolato fondente, pasta mandorla, pasta gianduia), il tutto accompagnato da una leggera nota di Grappa di Moscato Giallo invecchiata cinque anni. L’abbinamento ideale è quello con un buon bicchiere di Moscato di Scanzo, altro prodotto di eccellenza del territorio bergamasco.

Se volete saperne di più, leggete: Assaggiare il Dolce M’Oro, un mattoncino delle Mura Venete incartato nell’oro.

Torta Quarenghi (Valle Imagna)

torta-quarenghi

La Torta Quarenghi nasce nel 2017, in occasione delle celebrazioni per il bicentenario della morte del grande architetto bergamasco Giacomo Quarenghi, nativo di Rota d’Imagna, in Valle Imagna. Il Quarenghi, dopo gli studi di pittura a Bergamo e di architettura a Roma, diventa architetto di corte sotto l’imperatrice di Russia Caterina la Grande, a San Pietroburgo. Grazie alla sua maestria e al suo stile di ispirazione palladiana, diventa uno dei principali artefici dell’Architettura neoclassica in Russia.

La Torta Quarenghi è stata creata per regalare alla Valle Imagna, piccola valle prealpina del territorio bergamasco, un suo dolce speciale: essa è frutto dell’estro e della maestria della chef Nella Gritti dell’Hotel Resort & Spa Miramonti di Rota Imagna.

Se volete saperne di più, leggete: Giacomo Quarenghi: il ricordar (la sua storia) m’è dolce con la Torta Quarenghi

 

Panettone al Moscato di Scanzo (Terre del Vescovado)

Panettone al Moscato di Scanzo

Il connubio di aroma che affascinerà i palati più esigenti e appagherà i più golosi. Il panettone al Moscato di Scanzo è un prodotto lievitato secondo la tradizione, a base di materie prime selezionate e lievito madre, reso indimenticabile dall’incontro con l’uva passa macerata nel Moscato di Scanzo a bacca rossa DOCG, unico al mondo.

Il Moscato di Scanzo è un vino passito ottenuto esclusivamente dalla vinificazione delle uve provenienti da un vitigno autoctono selezionato negli anni ‘70. Storici locali fanno risalire la coltivazione della vite al periodo pre-romano, altri ritengono che furono proprio i romani a introdurne la coltivazione nelle vocate zone collinari. Altri documenti storici ci confermano la particolare fortuna di questo vino passito nel ‘600 e nel ‘700. Si racconta che Giacomo Quarenghi ne portò addirittura una cassa alla Zarina di Russia, Caterina la Grande.

Se volete saperne di più, leggete:  Il Dono di Bacco? Ma è il panettone al Moscato di Scanzo, perdindirindina!

Spongada de Solt (Valcamonica)

Spongada della Valcamonica

La spongada de Solt (o di Solto) è un dolce di Pasqua e trae il suo nome dal tardo latino sponga in riferimento alla sua consistenza spugnosa e morbida. Il legame col periodo pasquale è legato alla presenza nella ricetta delle uova, elemento che da sempre simboleggia la vita nel suo rigenerarsi. Diffusa in tutta la Valle Camonica essa presenta diverse varianti nella ricetta, nella forma e nelle possibilità d’abbinamento con altre pietanze.

Costituite da ingredienti semplici e poveri – quali: farina di frumento, uova, latte, zucchero, burro, sale e lievito – le spongade, secondo la tradizione, possono essere segnate in superficie con una incisione a forma di croce, pennellate con della chiara d’uovo, cosparse da semi d’anice e cumino o ornate con foglie d’ulivo benedetto. Gesti e consuetudini che affondano la loro origine in un mondo contadino caratterizzato da una profonda fede cristiana sorta sulle vestigia di credenze pagane non ancora totalmente tramontate.

Biscotti di Clusone (Val Seriana)

biscotto di clusone

Giuseppe Mantegazza elaborò il Biscotto Clusone, nel 1920 depositò il marchio della sua ricetta, iniziando nella sua pasticceria a Clusone la produzione del dolce. Produzione che durò fino agli anni Cinquanta dello scorso secolo, quando la famiglia Mantegazza cessò la sua attività e abbandonò la Valle Seriana. Nel 2001 l’Amministrazione Comunale di Clusone ha voluto recuperare quest’antica ricetta in accordo con la figlia del pasticcere, Emma Mantegazza, che ha ritrovato la ricetta dai quaderni del padre. Con delibera comunale è stata poi affidata la produzione del Biscotto Clusone alla Pasticceria Adriano Trussardi.

Questo squisito biscotto ricoperto di cioccolato è una via di mezzo tra la meringa e l’amaretto. Gli ingredienti sono molto semplici ma di qualità: zucchero, mandorle, albume, farina e vanillina. La copertura è di finissimo cioccolato fondente.

Dopo le prime prove una delegazione di Clusonesi è andata a San Remo, dalla figlia del pasticcere per far assaggiare i primi biscotti ed avere un suo giudizio e qualche consiglio, per fare in modo che fossero uguali a quelli che preparava suo padre. La produzione dei biscotti così avviata ha avuto immediato successo a livello locale e nazionale.

Biscotti del Bigio di San Pellegrino Terme (Val Brembana)

Biscotto Bigio San Pellegrino

Biscotto Bigio, un pezzo di storia di San Pellegrino.
“Il biscotto mi è venuto molto buono!” disse Luigi “Bigio” Milesi, classe 1905, inventore del biscotto a cui ha dato il suo nome, dopo averlo assaggiato per la prima volta.

Il Biscotto Bigio è un frollino di colore dorato, molto profumato, ammaliante ed intenso al palato. E’ un biscotto quotidiano che viene prodotto dal 1934 seguendo la stessa ricetta del suo inventore, con le stesse modalità artigianali, nello stesso posto.

In origine, Luigi Milesi lo distribuiva per la gioia dei bambini e dei loro genitori quando assistevano agli spettacoli dei burattini che organizzava. La qualità del biscotto e l’abilità di manovrare i burattini, sua seconda passione, resero l’inventore del biscotto Bigio di San Pellegrino una leggenda.

Se volete saperne di più, leggete: Il biscotto Bigio di San Pellegrino

Biscotti Aliciani di Alzano Lombardo (Val Seriana)

Dolci Tipici Bergamaschi Biscotto Aliciano

Il nome di questo biscotto ha una storia antica, così come il luogo in cui lo troviamo. In epoca romana i territori che vanno dal monte Frontale alle rive del fiume Serio furono dati in gestione alla Gens Alicia, da cui deriva il primo toponimo di Praedium Alicianum che oggi è Alzano (Lombardo).

Altrettanto antica pare sia la ricetta degli Aliciani, opera delle laboriose mani delle monache di clausura del Monastero della Visitazione, tra le cui mura si trovavano diversi noccioli.  Per anni le monache conservarono la ricetta senza tramandarla al di fuori del monastero, fino alla sua definitiva chiusura. Prima di lasciare il luogo le monache vollero fare dono della ricetta ai Trionfini, il panificio dirimpetto al monastero, con il quale avevano rapporti di ottimo vicinato da oltre quarant’anni.

E Trionfini, panettiere e mastro pasticcere, decise di prendere la ricetta e farne un biscotto per tutta la comunità alzanese. Oggi questo biscotto è diventato Dolce Tipico di Alzano Lombardo.

Leggete: Assaggiare gli Aliciani, i biscotti (delle monache) di Alzano , oppure Biscotto aliciano, un dono alla comunità  

 

Biscotto Casereccio di Gromo (Val Seriana)

Biscotti caserecci del Vecchiok Forno di Gromo

Il Biscotto Casereccio di Gromo è legato a doppio filo al periodo in cui la famiglia Olivari, famiglia di contadini, viveva tra prati, stalle, pasti poveri e tanto lavoro agli Spiazzi di Gromo. Ideale da essere inzuppato il Biscotto Casereccio artigianale di Gromo è composto da ingredienti semplici che lo rendono facilmente digeribile e molto sostanzioso e, grazie alla produzione di tipo artigianale, ha davvero un sapore unico e inimitabile.

Il cibo era sempre troppo poco, il pane lo si chiudeva a chiave nella credenza e si viveva solo di quello che gli animali permettevano di produrre. Una volta al mese si barattavano le uova con della farina e dello zucchero con questi nonna Carolina produceva i biscotti per i suoi figli.

Quando nel 1963 la famiglia Olivari rilevò il panificio in Piazza Dante inserì questo prodotto in negozio per venderlo al pubblico e da allora non ha più smesso.

Se volete saperne di più su Gromo e sul Biscotto, leggete: Passeggiata nelle vie di Gromo e sosta all’Emporio del Vecchio Forno, tra biscotti artigianali e oggetti vintage.

 

Biscotti Bergamini (Bergamo)

Biscotti bergamini 2020

I Bergamini sono l’ultima novità in fatto di dolci di Bergamo. Si tratta di biscotti con farina di mais e miglio (cereali tipici locali) la cui forma prende ispirazione dalle mattonelle del selciato di Piazza Vecchia di Bergamo. Per il nome si è voluto omaggiare la tradizione alpina delle nostre valli: venivano chiamati bergamini i mandriani appiedati che fornivano il latte a diverse provincie lombarde. Ed è lo stesso latte da cui deriva il burro fresco che oggi utilizziamo per produrli

Un dolcetto artigianale d’eccellente qualità creato utilizzando due diverse tipologie di farine, quella di mais e quella di miglio, entrambe materie prime tipiche della tradizione bergamasca, un biscotto che rappresenta al meglio Bergamo e le sue usanze.

Se volete saperne di più, leggete: Dalla creatività della Pasqualina nascono “i Bergamini”, i biscotti ispirati a Bergamo.

 

Gelato al gusto di Stracciatella (Bergamo)

gelato stracciatella bergamo

Per un vero amante del gelato o per un addetto al settore Bergamo è uguale a stracciatella. Secondo l’istituto italiano del gelato la stracciatella si posiziona al sesto posto nella top ten dei gusti preferiti degli italiani.  

La  storia del gelato  stracciatella di Bergamo risale a circa 50 anni fa. Negli anni passati il gelato veniva prodotto durante tutto l’arco dell’anno e tanta ne era la richiesta. Enrico Panattoni, ambulante di origine di Lucca, insieme alla moglie Oriana originaria di Pistoia, entrambi a Bergamo da qualche anno decisero di dedicarsi alla ristorazione oltre che alla produzione di dolci in uno dei ristoranti e delle gelaterie più famose di BergamoLa Marianna.  Panattoni era esperto in produzione di castagnaccio, dolce tipico delle sue zone d’origine e con la moglie si dedicarono non solo ai dolci ma anche ai piatti tipici della tradizione Toscana.

La svolta però arrivò nel 1953 quando Panattoni ebbe un’idea. I clienti del suo ristorante erano soliti chiedere come pietanza la stracciatella, minestra alla romana con le uova sbattute.  Stanco della monotonia del piatto, Panattoni decise di riproporlo in una versione dolce: gelato fiordilatte con piccole scagliette di cioccolato fondente, una delizia per il palato. Ecco com’è nato uno dei gusti di gelato preferito dagli Italiani e dal mondo intero e Bergamo, orgogliosa di questo primato, ne è la culla. La famiglia Panattoni custodisce ancora oggi la ricetta della stracciatella come uno dei tesori più preziosi.

Mangiare la stracciatella: gelato di Bergamo inventato da Enrico Panattoni

Praline Ploc de la Ranga (Sassi di Ranica)

Giancarlo ha provato a rileggere quella che era la storia di Ranica e di quegli abitanti che hanno scandito ritmi e minuti attraverso il fiume Serio. I sapadùr de la Ranga (gli zappatori di Ranica) erano gli abitanti paesani quando patate e agricoltura segnavano a secco le facce dietro le lampade a petrolio.

I sassi di Ranica (Ploc de la Ranga) diventano, nella pasticceria di Giancarlo Cortinovis, delle nocciole caramellate, lavorate con acqua, cioccolato al latte e cacao, l’omaggio che non perde mai la ragione di provare a rivisitare qualcosa di già conosciuto.

 

Gli itinerari Famolo Strano non finiscono qui…

Se questo articolo vi è piaciuto, leggete anche:

 

Un commento

Grazie di aver letto il post. Se desideri lasciare un commento sarò felice di leggerlo

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.