Tutti i misteri dell’Area archeologica di San Tomè di Carvico. In una piccola radura, all’interno di un bosco dell’Isola bergamasca, al confine di tre comuni (Carvico, Terno, Calusco), si trova l’area archeologica di San Tomè. La potete raggiungere alla strada provinciale 166 tra Terno d’Isola e Carvico indicata da un cartello. Il sito archeologico, raggiungibile a piedi o in bicicletta in pochi minuti tramite un sentiero, è uno tra i più importanti dell’Isola Bergamasca ma non è per niente famoso, forse oscurato dall’omonima Rotonda di San Tomè di Almenno San Bartolomeo.
Questo sito scoperto nel 1981 da un gruppo di appassionati, insospettiti da alcuni ruderi che spuntavano da una piccola altura e, grazie a queste prime segnalazioni, si diede via agli scavi della Soprintendenza eseguiti tra il 1982 e il 1986. Gli scavi e i successivi studi hanno svelato un sito di culto, con una chiesa e forse un edificio civile per l’accoglienza di pellegrini attivi a partire dal VII sec. fino almeno all’XI secolo d.C. e abbandonati intorno al 1480, pieno di curiosità affascinanti.
Con gli studi multidisciplinari condotti su questo sito archeologico, infatti, vennero dissotterrati molti misteri, a partire dalla dedicazione di questa chiesa, identica all’altro sito romanico posto a meno di una decina di chilometri di distanza, la Rotonda di San Tomè del Lemine appunto, e ad altre stranezze, come l’orientamento e la posizione identica nelle due chiese, che hanno fatto divertire archeologi e studiosi di astronomia.
Ecco quello che troverete in questo articolo
San Tomè di Carvico: la storia

Quando iniziarono a scavare, gli archeologi trovarono una chiesa, delle tombe, degli edifici con dei reperti di uso domestico e si fecero molte domande: che tipo di insediamento era quello di S. Tomè? Una chiesa con xenodochio annesso? Una struttura privata o cos’altro? Essa venne anche fortificata e munita di fossato. A quale scopo? E perché nelle prime fonti che la citano (del XV sec.) appare già demolita?
Poi, man mano che si approfondivano gli studi, si aggiungevano altre domande tanto da indurre un’analisi approfondita sulle analogie con la chiesa di San Tomè di Almenno S. Bartolomeo e uno studio archeo-astronomico sull’asse di entrambe le navate. Molte cose coincidevano: un caso?
Ma andiamo per gradi. E torniamo alla storia di questa chiesa, come fu trovata e i primi studi.
La collinetta che attirò la curiosità di aspiranti archeologi

Come abbiamo detto, i primi ad accorgersi della presenza di un’anomala sommità in mezzo al bosco furono un gruppo di aspiranti archeologi che cominciarono a scavare. Furono loro i primi a dissotterrare l’antico edificio sacro ad aula unica, dotato di un’abside a “ferro di cavallo” posta sulla sommità del cocuzzolo. Quando si resero conto che la loro intuizione era fondata contattarono la Soprintendenza Archeologica che tra il 1982 e il 1986 condusse quattro campagne di scavi che fecero emergere l’intero sito sviluppato su un dosso a forma ellittica per una superficie di circa mille metri quadrati.
In origine era una chiesa in legno
Già i primi studi permisero di datare la fondazione della struttura che si attestava intorno al VII secolo d.C. con sviluppi successivi sino all’XI secolo, date confermate dai reperti ritrovati nell’area che dimostrarono la presenza di un’iniziale chiesa in legno con orientamento est-ovest e di dimensioni equivalenti alla muratura. A spingere i tecnici a puntare su quella datazione ci fu la scoperta di una fibbia in bronzo ageminata in argento risalente alla metà del VII secolo e posizionata sotto i basamenti per i montanti lignei verticali.
Successivamente una chiesa in muratura

La demolizione del fabbricato originale portò alla costruzione di una seconda chiesa in muratura con il medesimo orientamento dotato di un’abside ad arco oltrepassato e l’interno ripartito in due vani.
Durante gli scavi parte dedicata al celebrante è stato rinvenuto una parte della pavimentazione composta da una base di malta poggiata su un vespaio di scaglie di pietra e coperta da un sottile strato di laterizio triturato. All’interno sono state ritrovate sei sepolture a cui se ne aggiungono altre tre poste esternamente.
Le ultime modifiche avvennero intorno all’anno 1000
L’ultima modifica apportata al complesso risale attorno all’anno Mille quando, dopo una parziale demolizione dello stabile esterno, esso venne fortificato con un terrapieno e un fossato come tipico dell’area all’epoca.
Sulla sezione limitrofa del luogo sacro venne invece costruito un edificio in legno, appoggiato in parte alla facciata del primo e sostituito successivamente da uno in muratura dove sono stati individuati frammenti di pietra ollare, vasi in ceramica e in vetro. E proprio questi ritrovamenti hanno aperto alcune domande tra gli studiosi: si trattava forse di un insediamento definito “xenodochio”, ossia un luogo dove venivano accolti gratuitamente forestieri e pellegrini?
La risposta sembra essere di sì, oltre alla chiesa c’era anche un punto di appoggio per pellegrini e forestieri che si muovevano attraverso la pianura, da Milano verso Bergamo lungo una strada di mercanti.
Nel Basso Medioevo, l’abbandono o l’abbattimento
Tuttavia, nel corso del Basso Medioevo la chiesa di San Tomè venne gradualmente abbandonata come testimoniato anche dall’unico documento in cui viene citato e redatto a cavallo fra il 1456 e il 1482. In quest’ultimo la struttura viene definita “sine muratura” quindi o già fatiscente oppure direttamente abbattuta, una situazione che è rimasta intatta fino agli anni Ottanta quando gli archeologi hanno riportato alla luce quanto nascosto dalla terra.
San Tomè: due chiese, tanti misteri
E ora eccoci ai misteri, quelli che forse non avranno mai una risposta certa, ma una risposta molto probabile sicuramente.
La prima cosa che colpì gli studiosi è che ci fossero due chiese alto-medievali che mostravano la stessa dedicazione a San Tomè. Ma non solo. Entrambe sembravano essere state deliberatamente e accuratamente orientate nello stesso modo e secondo lo stesso criterio solstiziale estivo. Che entrambe sorgessero lungo la linea che corrisponde alla levata del sole al Solstizio d’estate e al tramonto al solstizio d’inverno. E che questo allineamento corrispondesse ad una disobbedienza ai dettami della chiesa di Roma. Le linee di orientazione solstiziale infatti erano tipiche delle culture celto-germaniche europee, in particolare dei Longobardi e dei Franchi che, guarda caso, erano presenti su tutto il territorio dell’Isola Bergamasca.
Per saperne di più, leggete: Alla Rotonda di San Tomè, sulla via del Romanico Lombardo
Le domande che si posero gli archeologi e gli studi per arrivare alle risposte

Gli interrogativi degli archeologi che approcciarono lo studio di San Tomè di Carvico andarono oltre e tennero conto non solo dell’orientamento delle due chiese, ma anche della loro collocazione sul territorio bergamasco.
Come prima cosa infatti, cercarono di spiegare perché le due chiese di epoca alto medievale, a 8 chilometri e mezzo e che portano la stessa dedicazione fossero poste lungo una linea astronomicamente significativa ritenuta molto importante nel mondo celto-germanico, e quindi anche tra i Longobardi e i Franchi.
Un altro quesito riguardava inoltre l’intervisibilità dei due siti durante l’alto medioevo, ossia: da San Tomè di Carvico era possibile vedere il luogo dove sorgeva San Tomè in Lemine al tempo, che non era certamente urbanizzato come ora?
Quello che fu possibile avanzare per spiegare come mai due San Tomè fossero allineate lungo la stessa linea è che tutto dipendeva dall’osservazione astronomica di chi le aveva progettate o aveva dato indicazioni per la loro costruzione.
Azimut geodetico corrispondente: le due chiese sono posizionate su assi paralleli.
Confrontando le posizioni geografiche riferite all’ellissoide geocentrico della chiesa di San Tomè in Carvico e di quella in Lemine si osservò un fatto molto interessante, al di là del fatto che entrambe avessero la stessa dedicazione.
I due edifici di culto, entrambi risalenti all’alto medioevo sono posti a circa 8.300 metri di distanza (8382,05 dicono i rilievi satellitari GPS, centimetro più centimetro meno). L’azimut geodetico che coincide con quello astronomico del vettore che congiunge i due edifici di culto è pari a 51 gradi.
L’azimut astronomico della chiesa di san Tomè a Carvico è risultato essere pari a 58.6 gradi, e l’asse della navata della chiesa di Carvico è allineato entro le incertezze del rilievo con un buon grado di parallelismo con la direzione della linea congiungente le due chiese dedicate a San Tomè distanti poco meno di 8.5 km l’una dall’altra.
La prima domanda che si erano fatti gli esperti è se questo rilevante parallelismo fosse dovuto ad una combinazione di fattori puramente casuali oppure che non fosse casuale ma deliberatamente voluto in fase costruttiva della chiesa di san Tomè a Carvico. Il calcolo delle probabilità (siamo intorno al 97.8%) fa ritenere che la concordanza tra le due direzioni fosse deliberatamente voluta.
Azimut astronomico corrispondente: le due chiese sono orientate in modo identico.
E prendendo in esame anche il fatto che l’asse della navata della chiesa di San Tomè di Carvico è allineato verso il punto di levata del Sole al Solstizio d’estate all’orizzonte naturale locale nella direzione ingresso-abside e verso il punto di tramonto del Sole al Solstizio d’inverno nella direzione opposta esiste un vincolo astronomico.
La linea congiungente le due chiese dedicate a San Tomè è caratterizzata da un azimut astronomico di orientazione che la colloca parallela a meno di qualche grado alla direzione della levata del Sole al solstizio d’estate verso nord-est e alla direzione del tramonto del Sole al solstizio d’inverno verso sud-ovest.
Leggete anche: Il raggio equinoziale di San Tomé: l’appuntamento astronomico che si rinnova ogni anno
La dedicazione e la posizione delle due chiese non è casuale
Ora, la collocazione cronologica di San Tomè di Carvico dovrebbe in linea di principio essere più antica, risalendo presumibilmente al VII secolo, ma d’altra parte anche il primo nucleo di San Tomè in Lemine, evoluto poi nell’attuale struttura a pianta circolare di riedificazione più recente XII secolo potrebbe essere di quel periodo. Senza contare che San Tomè in Lemine potrebbe sorgere su un precedente luogo di culto pagano o cristiano.
Ecco un altro mistero: è un caso o la costruzione delle due chiese rispondeva a un disegno particolare?
Un calcolo delle probabilità che si attesta intorno al 99% rispetto al fatto che la posizione reciproca delle due chiese dedicate allo stesso santo patrono non sia casuale, ma al contrario sia il risultato di una deliberata pianificazione della loro posizione e almeno della posizione di una delle due.
Le due chiese non rispettano le regole standard di orientazione della Chiesa di Roma
Nonostante le regole standard della Chiesa di Roma stabilissero che la direzione di orientazione dell’asse della navata delle chiese dovesse essere orientata in accordo con la direzione equinoziale, l’analisi sperimentale dell’orientazione astronomica di un gran numero di luoghi di culto cristiano mostra che frequentemente questa regola non venisse rispettata in favore di un orientamento in accordo con le direzioni di levata del Sole ai solstizi, come avviene nel caso delle due chiese di San Tomè.
La determinazione delle direzioni solstiziali poteva essere eseguita sia “a vista” cioè osservando direttamente la posizione estrema del disco solare all’orizzonte naturale locale nel momento del suo sorgere oppure del suo tramontare nel segmento opposto dell’orizzonte. Un altro metodo era quello basato sulla gromonica e sulla geometria, nel senso che era necessario determinare, mediante il già citato “Cerchio Indiano”, la direzione equinoziale locale e quella meridiana; sulla base delle due direzioni cardinali astronomiche era possibile utilizzare le proprietà geometrico – astronomiche del decagono regolare inscritto nel cerchio generatore e centrato nell’”axis mundi” per determinare le direzioni solari solstiziali.
Una curiosità: come trovarono l’Est senza bussola?
Come fecero i capomastro dell’Alto Medioevo a trovare esattamente l’Est senza avere la bussola, che ancora non esisteva? Prendere a riferimento la Stella Polare era troppo approssimativo e allora piantavano un bastone diritto a terra all’alba nel giorno dell’ equinozio di primavera. La prima ombra marcava la direzione cercata e tendevano un filo che sarebbe poi stato l’asse della chiesa.
Questo modo poteva non essere perfetto? La variazione minima non interessava agli antichi perché per loro contava l’esposizione ad Solem orientem, inteso proprio nel significato latino di oris = della bocca, cioè “dove sbocca il Sole”, verso un Est ieratico con un errorino rispetto all’Est astronomico.
Nel caso di San Tomè di Almenno, la vicinanza delle montagne ad est e quindi la consistente elevazione dell’orizzonte naturale locale, rappresentato dal profilo del monte Canto Alto e dalle alture a lui prossime, rispetto a quello astronomico locale obbligò i costruttori a ruotare di qualche grado verso sud l’asse del presbiterio in modo da intercettare i raggi del Sole solstiziale estivo nascente dietro il Canto Alto.
Nel caso di San Tomè in Carvico l’orizzonte naturale locale è più basso perché le montagne si trovano circa 8.5 km più lontane rispetto a Lemine, quindi fu necessario ruotare l’asse della navata di circa la metà di quanto osservato a Lemine al fine di concordare con la levata solare solstiziale estiva.
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Se anche voi piacciono i misteri, vi segnalo un sito interessante che parla di Bergamo ma con un punto di vista molto particolare: Due passi nel mistero
Note: le informazioni di questo articolo sono tratte dagli studi di Adriano Caspanis e da quelli di Maura Melis.
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