Itinerario macabro: sulle tracce degli scheletri dipinti che si trovano a Bergamo e in provincia, dalle Valli alla pianura.

Sono una persona abbastanza aperta e curiosa, ma devo dire che ultimamente quando mi trovo di fronte a dipinti o affreschi che raffigurano degli scheletri parlanti o danzanti, comincia ad attraversarmi un leggero brivido freddo lungo la schiena. E siccome ho imparato ad esorcizzare la paura di qualcosa andandole incontro, eccomi qui, a proporvi un itinerario davvero insolito. Anzi, un itinerario macabro. Vi porterò con me sulle tracce degli scheletri dipinti che si trovano a Bergamo e provincia.

E se il vostro pensiero corre immediatamente alla celebre Danza Macabra di Clusone o ai Macabri del Bonomini che si trovano nella chiesa di Santa Grata inter Vites di Città Alta a Bergamo, sappiate che senza colpo ferire ne ho individuati altri 8, arrivando così alla cifra tonda 10 che piace tanto a “zio google“. Dalla città alla pianura, dalla Val Brembana alla Val Seriana, ecco le 10 opere bergamasche o cicli che raffigurano i cosiddetti macabri o scheletri dipinti.

Se siete impressionabili, vi consiglio di lasciar perdere (ci ritroviamo nel prossimo articolo), ma se anche voi pensate che non ci sia niente di più audace della paura che riderne, questo è un itinerario che fa assolutamente per voi.

Scheletri nell’arte: l’influenza dei Disciplini, ma non solo

Se vi state chiedendo quale sia il motivo per cui si trovano così tanti esempi di scheletri dipinti nella provincia di Bergamo, sappiate che molto lo dobbiamo alla presenza della Confraternita dei Disciplini che a avuto un ruolo chiave nella storia della bergamasca Medioevo in poi. La loro influenza si riscontra in numerose opere d’arte.

Quest’ordine monastico praticava la disciplina, la fustigazione rituale autoinflitta come pratica spirituale per avvicinarsi al mistero della Passione di Cristo anche attraverso il dolore fisico.  Ma non solo. I Disciplini provvedevano alla gestione di oratori, cappelle, altari e chiese, si occupavano dell’assistenza ai malati e della sepoltura dei defunti. Ecco perché spesso la rappresentazione del tema della morte, tanto inquietante quanto pieno di simbologie, è associato alla loro presenza.

Ma i Disciplini non furono i soli a far dipingere gli scheletri negli oratori e nelle chiese della bergamasca. Questo modo di raffigurare la caducità dell’essere umano a memento mori (“ricordati che devi morire”) la ritroviamo nei secoli in diversi punti della nostra provincia ad opera di vari artisti. E’ il caso di Bonomini, ad esempio che nei primi anni dell’Ottocento dipinse una serie di pannelli per la chiesa di Santa Grata inter Vites o di una particolarissima Danza Macabra che pochi conoscono dipinta i primi del Novecento a Briolo da un’artista che visse molti anni in America che raffigura degli scheletri che danzano con antichi egizi. Una vera chicca di cui ancora oggi si cerca un senso, visto che l’artista non lo spiegò mai.

Bergamo: gli scheletri dipinti tra Città Alta e città bassa

Bergamo vanta alcuni cicli di macabri molto interessanti. Non tutti sono sempre esposti ed è per questo che ve li segnalo, perché se doveste averne l’occasione, è bene prenderla al volo. Si va dal più noto dipinto da Vincenzo Bonomini in Città Alta, a quello meno noto che si trova a Valverde nella chiesa di Santa Maria. Sempre in Città Alta, in Via Boccola, una via della città antica dietro l’ex carcere di Sant’Agata, troviamo una sezione macabra molto interessante.

Tutti questi esempi di rappresentazione della morte ci ricordano come nel passato essa fosse una condizione ben presente nella consapevolezza sociale, nella vita di una socialità che la viveva come un fatto universale, più attenta all’aspetto comune che a quello individuale.

I macabri di Vincenzo Bonomini in Santa Grata inter Vites, in Città Alta

Nella Chiesa di Santa Grata inter Vites (Santa Grata fra le viti) si trovano i sei pannelli databili per considerazioni stilistiche, ma anche per alcune citazioni iconografiche, fra il 1802 e il 1810, che l’artista Vincenzo Bonomini donò al luogo di culto di cui era assiduo frequentatore e (per un breve periodo) fabbriciere. Essi originariamente fungevano da supporto decorativo-didascalico al catafalco che veniva montato durante i tre giorni d’autunno dedicati al suffragio dei defunti.

La singolarità del ciclo risiede nella scelta di dipingere alcune figure scheletriche colte in momenti e gestualità quotidiani e nell’utilizzo come “modelli” di personaggi reali. Compaiono infatti nelle tele, oltre ad un autoritratto accanto alla seconda delle tre mogli e al piccolo aiutante Caffi (pittore che dipinge la Morte), altri abitanti di Borgo Canale. La cosa divertente era che al tempo questi “personaggi scheletrici” erano facilmente riconoscibili da tutti, al punto che, stando a quanto viene tramandato, la prima esposizione pubblica delle opere scatenò non poche reazioni di ilarità.

I macabri di Bonomini in Santa Grata inter Vites

Visitare il Borgo degli Artisti

Se volete saperne di più sulla chiesa di Santa Grata inter Vites e su Borgo Canale, il borgo degli artisti, ecco un articolo che vi farà venire voglia di andare a scoprirlo. Io ci sono andata con i bastoncini da Nordic Walking ma nulla viete di farlo con un paio di scarpe comode (ricordatevi che in città alta i tacchi sono banditi) e un bel sorriso stampato sulla faccia.

Leggete: Visitare il Borgo degli Artisti in Città Alta.

La sezione macabra nella Chiesa di San Lorenzo in via Boccola, a Bergamo Alta

Se fate un giro in Città Alta e vi ritrovate in Via Boccola, fate una piccola tappa anche alla Chiesa di San Lorenzo. Qui troverete un interessante affresco con i macabri di Emilio Nembrini dedicato alla peste del’ 600 posizionato in corrispondenza della Cappelletta dei Morti che si affaccia giusto sulla strada.

La chiesa di San Lorenzo è una chiesa che pochi conoscono: risale al 1566 e sostituisce una chiesina abbattuta per la costruzione delle mura veneziane. Le fonti raccontano che era una chiesa molto ben curata, nonostante la sua posizione isolata e poco frequentata a causa dei massicci abbattimenti di abitazioni dovuti proprio alla realizzazione delle Mura. Fu Parrocchia fino a quando, nel 1860, venne aggregata a quella di Sant’Agata del Carmine.

Chiesa di San Lorenzo in via Boccola

Il Ciclo dei macabri conservati in Santa Maria in Valverde, a Bergamo

Nella chiesa di Santa Maria in Valverde si trova uno dei cicli macabri meno noti del nostro territorio: ogni supporto è mobile, facilmente trasportabile e viene esposto solo per pochi giorni l’anno. Proprio perché è difficile vederli, vi mostro le immagini che si trovano in Rete.

Si tratta di una serie di macabri dipinti da Giuseppe Carnelli (1838-1909) realizzata per l’ottava dei morti, commissionata dalla fabbriceria della chiesa di Santa Maria in Valverde. Sono 14 elementi estremamente essenziali e diretti.  Nel primo quadro, qui sotto, troviamo raffigurato uno scheletro con la falce della morte con l’ammonimento “Oggi a me, domani a te“. Nel secondo troviamo un sacerdote con i paramenti, seguito da uno scheletro con la falce, rappresentazione della morte. Nel terzo troviamo uno scheletro vestito da re, con il mantello rosso bordato di ermellino e la corona sul capo. Infine, ne vediamo un altro in cui un uomo armato di pugnale cerca di smarcarsi da uno scheletro che lo insegue minaccioso

L’edificio che li ospita risale al 1494, quando la struttura venne affidata ai padri carmelitani del borgo storico perché vi organizzassero un monastero. Altre citazioni risalgono al 1720, dopo l’annessione alla Parrocchia di San Lorenzo, e al 1874 in occasione del suo completo restyling, tuttora attuale.

Macabri di Valverde

Val Seriana: gli scheletri dipinti più famosi e quelli più numerosi

In Val Seriana si trova una delle danse macabre più importanti in assoluto: la Danza Macabra Trionfo della Morte di Clusone. Su quest’opera si sono scritti libri d’arte, gialli, saggi, articoli e addirittura canzoni. Io stessa ho scritto 4 articoli che potete rileggere qui su questo blog. Ma pochi sanno che non  è l’unico esempio di dipinto macabro che si trova lungo il corso del fiume Serio: anche nel Museo di Gandino abbiamo dei quadri che raffigurano degli scheletri.

La vista di queste opere ci affascina ma ci respinge: comprendiamo il messaggio, perché morituri anche noi, ma non comprendiamo la leggerezza della danza, perché forse in questi secoli abbiamo dimenticato qualcosa.

Danza Macabra Trionfo della Morte all’Oratorio del Disciplini di Clusone

L’Oratorio dei Disciplini, al suo esterno, è ricco di affreschi e dipinti aventi un tema comune: la morte. Costruito nel 1350, sorge di fronte alla Basilica e presenta, in facciata, un notevole affresco, noto oggi in diversi Paesi del mondo per il messaggio che comunica e risalente  al 1484-1485. Viene attribuito a Giacomo De Buschis, detto il Burlone. Le pitture, sulla facciata rivolta verso la Basilica sono divise in tre registri: in quello alto si ammira Il trionfo della morte, in quello intermedio una Danza macabra, mentre, su quello inferiore un Giudizio universale, purtroppo parecchio danneggiato.

La danza macabra è davvero molto particolare: teschi alternati a uomini in carne (e ossa), aventi probabilmente il ruolo di vittime, sono i protagonisti di questo affresco che ci ricorda in ogni momento che tutti dobbiamo morire. Gli scheletri simboleggiano la morte ed accompagnano al macabro ballo personaggi di infimo rango. La morte non guarda in faccia e non fa distinzioni per nessuno. Con la sua falce toglie la vita non solo agli umili, ma anche ai potenti della terra.

Tutte le curiosità sulla Danza Macabra di Clusone

Come vi ho già anticipato, la Danza Macabra di Clusone è un’opera che racchiude in sé molte curiosità tutte da scoprire. E’ una meta perfetta sia per gli appassionati d’arte, sia per gli appassionati di macabri, che per chi semplicemente ama le curiosità bergamasche.
La Danza Macabra è stata infatti descritta con una poesia, con la canzone di Vinicio Capossela, nel noir bergamasco di Mario Carminati e la troviamo anche in uno dei videogiochi più celebri degli ultimi anni. Se volete  approfondire queste curiosità, non dovete far altro che leggere l’articolo 4 curiosità per guardare con occhi nuovi La Danza Macabra e il Trionfo della Morte di Clusone, in Valle Seriana.

La Danza Macabra Trionfo della Morte di Clusone (Bg)

I tanti quadri scheletro conservati al Museo di Gandino

Nel Museo della Basilica di Gandino si conservano cinque pannelli  risalenti alla prima metà del ‘700 raffiguranti cinque scheletri ciascuno dei quali regge un cartiglio con le terzine delle preghiere per i defunti. Ma non è finita. Sempre nel museo son raccolti  23 quadri-scheletro  eseguiti tra il 1758 e il 1771 dal pittore Giovanni Radici: 23 scheletri a grandezza naturale che indossano abiti e strumenti delle classi sociali dell’epoca, dal vescovo con mitra e pastorale al condottiero con il suo elmo, dal mercante che esibisce le sue mercanzie alla donna che fila la lana.

Se vi state chiedendo cosa potesse spingere gli artisti a realizzare così tanti quadri con scheletri, sappiate che nel corso del Settecento era diventata una moda realizzare per le chiese vere e proprie scenografie macabre da allestire in occasione dell’ottavario di novembre o delle funzioni per il suffragio dei defunti, negli ultimi tre giorni di Carnevale. Ecco quindi la spiegazione di tanta abbondanza di scheletri settecenteschi.

quadri scheletro di Gandino

Il Triduo di Gandino

Il secondo fine-settimana di quaresima (sabato, domenica e lunedì) la comunità di Gandino celebra solennemente il Sacro Triduo dei Defunti. Il culto dei morti è sempre stato particolarmente sentito in area bergamasca e già nel 1736 abbiamo testimonianze documentate del Sacro Triduo. La Basilica di Gandino in quei giorni si presenta adornata in maniera sublime con suppellettili di grande valore.

Val Brembana: scheletri dipinti che raccontano storie

Averara e Cassiglio sono due paesi dell’Alta Val Brembana. Qui si trovano diversi affreschi e possiamo dire che l’arte del macabro o degli scheletri dipinti hanno un segno del tutto particolare.

In epoche in cui il linguaggio visivo era quello predominante, si è riusciti a creare delle immagini che sono sopravvissute per arrivare a noi. Certamente è cambiato il filtro con cui ci approcciamo ad opere come queste: non le comprendiamo fino in fondo o ne siamo sorpresi con senso di stupore, restando interdetti.

Gli scheletri sul Sagrato della parrocchiale di San Giacomo di Averara

Sul sagrato della parrocchiale di San Giacomo di Averara si trova un piccolo edificio molto curioso di pianta ottagonale. Ricorda un battistero, ma su alcune delle 8 facciate troviamo degli scheletri dipinti che lasciano supporre che difficilmente qui si potesse davvero festeggiare la vita di un bambino nella luce del signore. Per questo è più ragionevole pensare che quell’edificio a pianta ottagonale fosse un edificio per la sepoltura comune dei morti, che ricordiamo in passato avveniva nei pressi delle chiese.

Macabri di Averara

La Serenata Macabra sulla facciata di Palazzo Milesi a Cassiglio

Potrebbe essere un canovaccio di teatro popolare e invece è la deliziosa “Serenata macabra” affrescata su una delle facciate laterali di Casa Milesi, che si incontra proprio entrando a Cassiglio. C’è un giovanotto elegantemente vestito e dal fare impettito, che ha reclutato due musicanti per dedicare una serenata alla sua innamorata la quale si affaccia, lusingata, alla finestra.

Ma guardate dietro di lui: c’è qualcuno che sta per scoccare un dardo e non è Cupido! Dietro il giovane innamorato troviamo infatti la morte che, in agguato alle sue spalle, ha già scoccato il dardo per colpire il malcapitato. Presto, dunque, anche il baldanzoso corteggiatore finirà legato alla stessa catena che, poco distante, già tiene stretti due vecchi che si avviano rassegnati verso il loro inevitabile destino. Incuranti di ciò che sta per accadere, un orso fa capolino dietro un cipresso, una scimmia si diletta a cogliere dei fiori, e un cane se ne va a zonzo.

Casa-Milesi-Serenata-macabra

La Danza Macabra sulla facciata della chiesa di San Bartolomeo a Cassiglio

Sempre a Cassiglio, a pochi metri a Casa Milesi, sulla parete rivolta verso la strada della Chiesa di San Bartolomeo, troviamo una Danza macabra quattrocentesca rinvenuta durante un restauro. Qui un gruppo di scheletri balla convulso: Orridi e comici allo stesso tempo, mescolando classi sociali e mestieri, paiono divertirsi un mondo, compresi quelli femminili che agitano lunghe e bionde chiome. Un po’ meno, i rassegnati “moribondi”, poveri e ricchi, viandanti e lavoratori, umili e potenti. Meno di tutti l’imperatore, cui uno scheletro beffardo con un guizzo strappa di mano il globo che è simbolo della sua potenza.

Cassiglio Danza macabra

Pianura e Isola Bergamasca: scheletri dipinti ritrovati e danze macabre misteriose

Anche la pianura bergamasca ha i propri macabri. Ve li ho lasciati per ultimi perché uno a parer mio è davvero una chicca: una Danza Macabra che vede danzare scheletri e antichi egizi, una curiosità che non ha ancora trovato una vera spiegazione.

La Danza Macabra della chiesetta campestre dei cappuccini a Romano di Lombardia.

La chiesetta fu realizzata nel 1631, l’anno dopo l’apice della tremenda epidemia di peste che solo a Romano uccise 281 dei circa duemila abitanti. La chiesa fu eretta su uno dei cimiteri degli appestati. L’affresco , la “Danza macabra”esorcizza proprio questa strage epocale. A sinistra la morte si prende un ricco, caratterizzato dall’osso davanti al teschio. A destra, dei poveri. Tra le altre opere della chiesa, dietro all’altare si trova una tela secentesca raffigurante alcune scene del contagio, che ritrae anche una veduta di Romano cinta dalle mura.

La Chiesa di San Rocco ai Cappuccini e i suoi affreschi sono salvi grazie al comitato della Festa di San Rocco, annuale sagra che si tiene nel mese di agosto. Negli anni sono stati raccolti oltre 50 mila euro  utilizzati per salvare lo storico edificio religioso realizzato nel 1600, che presentava diverse problematiche strutturali legate allo scorrere del tempo.

Chiesa di San Rocco e la danza Macabra a Romano di Lombardia

La misteriosa  Danza Macabra con scheletri e gli egizi, a Briolo nell’Isola Bergamasca

San Marco è una piccola chiesa campestre, eretta sul ciglio del fiume Brembo, a Briolo di Ponte San Pietro. Sorge nel XIV secolo come piccola cappella immersa nei campi dove venivano sepolte le vittime delle grandi pestilenze. L’aspetto dimesso dell’esterno non consente di immaginare l’originalità della decorazione interna: le pareti affrescate presentano una striscia di fregi che corre in alto lungo tutto il perimetro interno, mostrando una singolare quanto misteriosa danza macabra. In questa danza macabra scheletri e serpenti sono intervallati da schiavi ed egizi, sotto l’occhio minaccioso delle civette. Avete capito bene: schiavi ed egizi.

Il bizzarro complesso decorativo fu realizzato nel 1923 da Aldo Lazzarini (Ponte S.Pietro, BG, 1 gennaio 1898 – Saint Petersbourg Florida USA, 14 febbraio 1989) e richiama l’antica tradizione delle danze macabre. Se desiderate saperne di più vi invito a leggere il libro di Emanuele Roncalli “Un’isola Insolita e Segreta – viaggio tra curiosità, luoghi enigmatici e intriganti del triangolo più misterioso della Bergamasca“.

Perchè gli egizi? Un’interpretazione lasciata aperta

Va detto che non ci sono testimonianze scritte di quale sia stato il motivo per cui l’artista volle unire il mondo egizio alla tragedia della morte. Possiamo solo andare di fantasia pescando dalle conoscenze di storia dell’arte e della simbologia antica. Forse Lazzarini scelse di introdurre gli antichi Egizi nella Danza Macabra perché questi insegnavano a guardare in faccia la morte con leggerezza. Gli Egizi sceglievano un momento conviviale, il banchetto, per passare la statuina in legno di un morto dentro la bara e brindare tutti insieme non tanto alla morte, quanto alla vita.  Ed è proprio con questo messaggio di leggerezza che mi piace concludere questo articolo, per esorcizzare il tema della morte che in questo periodo ci ha accompagnato più di quanto ci saremmo mai aspettati.

Chiesetta di Briolo e la Danza macabra di Lazzarini

 

Note: le foto sono in parte mie e in parte recuperate in Rete. 

 

 

29 commenti

  1. Devo darti ragione, l’articolo è un pò macabro, ma non così inquietante come fai credere tu nella premessa. L’ho letto fino in fondo, ma penso che stanotte dormirò sonni tranquilli 🙂

    1. Hai ragione. Ma forse i miei brividi sono dovuti al fatto che in questo periodo noi bergamaschi siamo abbastanza sensibili al tema della morte. E’ per questo che mi è sembrata doverosa la premessa. Per non urtare tutte le sensibilità.

  2. L’articolo è bellissimo e molto interessante. La morte è sempre presente nella nostra vita anzi ne è parte integrante avevano ragione i medioevali e il periodo difficile che abbiamo passato (specie nella bergamasca) può solo confermarlo. Trovo però molto divertenti i ritratti dei “vivi” in sembianze da “morti”.

  3. Letto con piacere, così come tutti gli altri post. A parte la Danza Macabra di Clusone, tutto il resto è una novità. Visiterò, con l’ aiuto dei tuoi commenti.

  4. Devo dire che sono una che si impressiona facilmente…ma mi hai talmente incuriosita che non potevo non leggerlo! Non avevo idea di tutti questi dipinti, quando tornerò a Bergamo ci farò più caso!

  5. Ci sono cose simili anche a Milano, ma qui abbiamo addirittura una chiesa le cui pareti interne sono interamente ricorperta di ossa, San bernardino alle Ossa, appunto. Non so se ti è capitato di vederla… Sicuramente non sono luoghi per tutti!

  6. complimenti per il lavoro di ricerca l’articolo è veramente molto bello e molto particolareggiato. L’ho letto tutto d’un fiato e mi è piaciuto tantissimo!!! Io avevo visto la Danza Macabra nella chiesetta di Cristoglie (Hrastovlje) in Slovenia e mi aveva colpito molto ma in provincia di Bergamo c’è veramente l’imbarazzo della scelta… e poi il tuo blog mi piace veramente tanto!!! 😄

  7. “Oggi a me, domani a te” un monito che vi fa capire quanto siamo nulla in questo mondo…tu hai trattato questo tema con un tatto invidiabile. Mi è piaciuto molto!

  8. Ma sai che queste cose mi incuriosiscono sempre un sacco? Forse sarà macabro ma ha un certo fascino e ho trovato il tuo articolo curiosissimo. Mi segno i luoghi che hai menzionato.

  9. Mi interessano molto questi tour “macabri” anche se poi, una volta sul posto, a volte me ne pento 😀

  10. Sto scoprendomoltissimo cose di Bergamo da quando leggo il tuo blog. L’articolo è molto interessante e non lo trovo poi così macabro. La vita è una danza e la morte fa parte della vita. E’ giusto che si compensino e completino. Più che farci paura dovrebbe farci pensare.

  11. Ho letto il tuo articolo, si forse è macabro per alcuni versi ma io seguirei tutto l’itinerario non solo per esorcizzare la paura ma anche perché sono curiosissima di vederli dal vero

  12. Anche a me colpiscono gli itinerari diversi dal solito, e questo che hai descritto ha sicuramente un valore aggiunto rispetto ai “classici”. Un tema ben radicato nella storia e nell’arte e va sicuramente esplorato.

  13. Come forse ti ho già scritto in occasione di altri articoli, le storie che hanno qualcosa di macabro un po’ mi spaventano ma mi incuriosiscono tantissimo. Quindi questo post fa proprio al caso mio.
    Sto cercando di pensare dove ho visto di recente un esempio di danza macabra, ma non mi viene in mente. Non avevo mai sentito dell’associazione tra scheletri ed egizi, e trovo che un po’ di leggerezza soprattutto in questo periodo aiuta non poco!

  14. Prima ancora di leggere tutto, visto che nelle prime righe parli della Danza Macabra di Clusone e che io adoro sommamente il tema, sono andata a googlare e… mi è uscito un altro tuo articolo! 🙂 Anche per me l’argomento è un esorcismo, da quando la morte l’ho sfiorata. Non riesco a vederci del macabro in queste raffigurazioni, ma solo un senso di pace e tranquillità, e a volte anche allegria! Sono strana? Nel dubbio continuo a leggere 🙂

    1. Il senso di macabro è molto soggettivo. Anche io non le trovo macabre, ma qualcuno mi ha detto di si e quindi ho dovuto avvisare.
      Comprendo benissimo il tuo commento e mi fa piacere: nessuno come te può comprendere. In realtà io vedo queste raffigurazioni come un’esortazione a vivere al meglio: “Ricordati che siamo tutti di passaggio, riempi bene il tempo che trascorri su questa terra”.

  15. Un articolo davvero molto interessante! Ho visitato Bergamo esattamente un anno fa e mi è talmente piaciuta che mi sono ripromessa di tornarci per esplorare anche i dintorni. Attingerò abbondantemente al tuo blog.

Grazie di aver letto il post. Se desideri lasciare un commento sarò felice di leggerlo

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