Lasciarsi ispirare dal sonetto di Torquato Tasso dedicato a Bergamo. Ma non solo.

La nostra città lo celebra spesso e sono moltissime le città e i paesi della bergamasca che gli dedicano una via, via Torquato Tasso. Anche Bergamo ne ha una. Ma non solo.
Piazza Vecchia, la piazza più bella di Città Alta,  di secondo nome potrebbe benissimo chiamarsi Piazza Torquato Tasso, visto che ai piedi del Palazzo della Ragione si trova la statua del poeta, a due passi da un caffè che porta il suo nome e davanti alla biblioteca Angelo Mai che accoglie il Centro Studi Tassiani, la più grande raccolta al mondo di studi e scritti su questo poeta, centro internazionale per studiosi e appassionati. Tutto parla di Torquato.

Ma chi vive a Bergamo non può non soffermarsi a leggere il sonetto A Bergamo che oggi troviamo anche sulla parete dell’ex Ateneo di arti e lettere in Città Alta. Lo compose da giovane, è di una nostalgia così struggente che non possiamo non fermarci a leggerlo. Glielo dobbiamo. Se non altro per tutto l’amore che ha dimostrato per questa città dopo averne percorso le strade, quelle stesse strade che percorriamo anche noi in Città Alta e che ci piacciono tanto.

Terra, che ‘l Serio bagna, e ‘l Brembo inonda, 
che monti, e valli mostri all’una mano, 
ed all’altra il tuo verde, e largo piano 
or ampia, ed or sublime, ed or profonda; 

perch’io cercassi pur di sponda in sponda 
Nilo, Istro, Gange, o s’altro è più lontano, 
o mar da terra chiuso, o l’Oceano 
che d’ogni intorno lui cinge, e circonda; 

riveder non potrei parte più cara, 
e gradita di te, da cui mi venne 
in riva al gran Tirren famoso Padre, 

che fra l’arme cantò rime leggiadre, 
benchè la fama tua pur si rischiara, 
e si dispiega al Ciel con altre penne.

Torquato Tasso (Sorrento 1544 – Roma 1595) è oggi noto per la sua vita decisamente travagliata e per il livello di poesia assoluta raggiunto con la sua imponente produzione letteraria. Oltre alla Gerusalemme Liberata, compose l’Aminta e la tragedia Re Torrismondo; e scrisse interessanti dialoghi e circa duemila rime.

E se c’è ancora qualcuno (l’ho trovato anche in rete) che pensa che questo straordinario poeta rinascimentale sia nato a Bergamo, o addirittura a Cornello dei Tasso (bellissimo borgo della Val Brembana dove vissero i Tasso del ramo ricco, inventori del servizio postale privato, di cui scriverò a breve),  Torquato Tasso nacque a Sorrento e venne a Bergamo solo un paio di volte durante la sua vita.

La prima volta che soggiornò dai parenti di Borgo Pignolo, aveva tredici anni ed era con il padre Bernardo di passaggio diretto in Francia. La madre era morta da pochi mesi e nella sua permanenza durata almeno sette mesi, fu amorevolmente coccolato e distratto dal dolore di una perdita così tragica (la madre era stata probabilmente avvelenata dai parenti campani).

La seconda volta fu invece immediatamente dopo la sua liberazione dall’ospedale di Sant’Anna a Ferrara, su intercessione del signore dell’epoca. Arrivò a Bergamo a 43 anni e si dedicò alle lettere che nonostante la sua indubbia fama non lo fecero mai diventare ricco (“Carmina non dant panem” si diceva già ai tempi di Orazio). Sono certe le sue permanenze nei palazzi di famiglia a Bergamo e alla Celadina, e soprattutto il sereno rifugio della villa di Zanica, definito dallo stesso “splendida villeggiatura“.

Incontra gli amici Grassi, Albani (Giovanni Girolamo cardinale di PIO V, attivo nella fase della sua liberazione dall’ospedale per intelletti smarriti) gli amati cugini Enea, Ercole e soprattutto Cristoforo che già condiscepolo del Tasso a Roma per volere di Giovanni Jacopo. A Bergamo Torquato si sentì molto amato. Soprattutto da una zia monaca di clausura che abitava il convento in Città Alta che rimase sempre in contatto con lui e che mostrerà sempre un grande affetto nei suoi confronti.

Dagli scritti che ci sono rimasti, è certo che Torquato non dimenticò mai Bergamo: nella lettera destinata alla signoria della città per sollecitare la sua liberazione dall’ospedale di Sant’Anna, si definisce “bergamasco non solo per origine, ma anche per affezione“.

In una lettera indirizzata al signor Paolo Grillo, egli esprime tutta la tenerezza che provava per la sua “Patria”, e come dalla natura stessa si sentiva portato ad onorarla e a portarle affetto: “Frattanto mi trattengo in Bergamo mia Patria, ove ho pasciuto il digiuno d’un lunghissimo desiderio di riveder gli amici, e i Parenti; né potevo in altro modo meglio conoscere quanta sia la Carità della Patria, e quanta la tenerezza del suo onore”.

E in un’altra lettera, questa volta scritta a Giambattista Licino: “Io vorrei in tutti i modi esser in Bergamo per questa fiera, perché è ragionevole che dopo tanti anni goda qualche giorno della vista della Patria, e della conversazione de’ Parenti e degli amici“.

Ma non solo. Nella Biblioteca Angelo Mai sono raccolti ed esposti in questo periodo degli scritti, ad esempio, molto interessanti che devono essere letti non solo come delle disquisizioni sul matrimonio (esercizio di oratoria molto in voga a quel tempo), ma anche come bisogno di ottenere la benevolenza dei cugini bergamaschi.

La lettera sul matrimonio viene scritta da Torquato Tasso nel settembre del 1585, dopo ben sei anni di prigionia. A causa del lungo periodo di reclusione le condizioni di salute del Tasso, fisiche e mentali, erano decisamente precarie, e la richiesta di aiuto ad amici e parenti si fece sempre più pressante. Com’è testimoniato dalle lettere di quel periodo. Per questo è naturale pensare che la notizia del matrimonio di un cugino bergamasco sia stata per il poeta un’occasione ghiotta per ricercare la benevolenza dei due novelli sposi. E così Torquato colse lo spunto per rispondere con un intervento in favore delle donne e del matrimonio, a uno scritto aspramente misogino del cugino Ercole che gli era giunto qualche mese prima. Ovviamente tutto fu documentato e pubblicato tempo dopo, nel 1592. Ed è arrivato fino a noi.

 

Per saperne di più, visita la mostra alla Biblioteca Civica Angelo Mai. Fino al 2 dicembre 2017.