Flanare nelle 10 vie più belle di Bergamo e meno frequentate dai turisti, per (ri)scoprire la storia e le storie della città

Gambe buone, occhi aperti, udito fine” è quello che sarebbe necessario oggi nell’esperienza che sto per proporvi: una camminata senza meta nelle 10 vie più belle di Bergamo mantenendo il distanziamento sociale.  E non importa se siete dei principianti della camminata, se nella vita non ci vedete tanto bene e anche l’udito ogni tanto fa cilecca. Oggi dovete solo flanare. Si, avete capito bene: flanare, con la effe. Flanare e curiosare qua e là, senza l’assillo degli appuntamenti o dello shopping. Perché Bergamo è capace di regalare momenti di pura bellezza e grandi storie. Camminando senza meta, queste storie riaffioreranno una dopo l’altra: dal nome di una via, sulla facciata di un palazzo, sui portoni delle case, tra i fili d’erba di un prato…

Basta camminare senza preoccuparsi di nulla, né a quali angoli girare, nè quali strade imboccare. Camminare per il piacere di farlo. Camminare per il piacere di scoprire. Camminare per il piacere di lasciarsi raccontare la storia della città. In una parola: flânare.

Le vie più belle di Bergamo? Sono più di 10, lo so!

Prima di partire per la camminata senza meta tra le vie di Città Bassa e di Città Alta, è utile fare una premessa: in un periodo di emergenza sanitaria e di invito alla prudenza è importante muoversi per Bergamo cercando di godere di quello che ci circonda mantenendo un corretto distanziamento sociale. Per tanto quelle che troverete sotto nell’elenco delle vie sono le 10 più belle (e meno frequentate dai turisti) di Bergamo a mio insindacabile giudizio. Ovviamente qualcuno potrebbe obiettare che ne ho dimenticate altrettante di estrema bellezza (o quelle importanti dello shopping bergamasco come ad esempio la Corsarola – via Gombito e via Colleoni – o la via XX Settembre) e ha sicuramente ragione. Ma siccome questo articolo si intitola le 10 vie più belle di Bergamo ho fatto una selezione e ho scelto quelle che preferisco e nelle quali amo perdermi nei miei pensieri quando vado a camminare la domenica mattina. Quelle che scelgo quando ho voglia di flanare.

Cosa significa Flanare o praticare la Flânerie

“Se l’uomo indaffarato guarda senza vedere, lo sfaccendato vede senza guardare, il flaneur vede e guarda. Perché non serve agire, serve essere recettivi e le cose arriveranno da te”.
Da “La gioia del Vagare senza meta. Piccolo eserciziario della flânerie” di R. Carvelli

Cominciamo col dire che flanare è una parola che nella lingua italiana non esiste. Esiste invece nella lingua francese: Flânerie, ossia camminare piacevolmente senza meta soffermandosi sulle cose belle che ci circondano. Qualcuno un giorno ha scritto che la città ideale per la flânerie è Parigi, ma io non ne sono così convinta: anche Bergamo è perfetta. Lo dimostra il fatto che a Bergamo si possono percorrere senza meta delle vie bellissime, immersi nella storia e nella natura, lasciando quelle più battute per quelle meno conosciute e ritrovandosi sempre e comunque in luoghi straordinari che invitano alla contemplazione, pieni di storie che invitano alla riflessione.

Perchè flanare è un atteggiamento del cuore, una predisposizione d’animo, un esercizio dello spirito. I luoghi infatti conservano molto più di quanto mostrano al camminatore distratto, ma a chi pratica la flânerie raccontano moltissimo.

Le 10 vie più belle di Bergamo (e 10 frasi sul cammino)

E dopo tutte queste premesse eccoci arrivati al tour senza meta e all’elenco delle vie più belle di Bergamo.

Ho provato a disegnare il mio itinerario e idealmente è quello che trovate sotto, ma molto dipenderà da voi perché non esiste un percorso perfetto. Di solito parcheggio nella zona del Triangolo, attraverso Piazza Pontida e mi infilo in via Sant’Alessandro e la mia flanerie ha inizio. Oppure parcheggio davanti al Palazzetto, nel parcheggio a pagamento e inizio il mio girovagare dalla via San Tomaso.

L’itinerario varia ogni volta, mentre la direzione rimane sostanzialmente la stessa: si sale verso Città Alta e poi si scende. Si decide sul momento, lasciandosi trasportare da un moto dell’anima, da un particolare, da un accadimento: una persona che passa, un suono, un colore che attrae la curiosità… In fondo si tratta di flanerie, la gioia di vagare senza meta per godere della città. Per godere di Bergamo in tutta sicurezza.

1. Via Sant’Alessandro, da Bergamo Bassa a Bergamo Alta

 

Via Sant'Alessandro - flanerie

E’ la salita più affascinante e allenante che porta in Città Alta. Infatti ha una pendenza perfetta per chi vuole allenare il fiato senza lasciarci le penne. Scandita in due tronconi dall’attraversamento di via Garibaldi, è la spina centrale dell’antico Borgo di Sant’Alessandro, caratterizzata da un tessuto edilizio storico. La prima parte, quella che va da Piazza Pontida fino all’incrocio con via Garibaldi è senz’altro quella più battuta, ma se vi dirigete verso Città Alta, prima di attraversare la strada raggiungerete un luogo che secondo me è una piccola bomboniera: l’ex chiesa della Maddalena. Si trova sulla destra e da fuori sembra un normale portone con accanto una cancellata. Ma più arretrata si scorge l’ingresso di una chiesina. Non fatevi ingannare perchè è davvero uno splendore.

Leggete anche l’Ex chiesa della Maddalena a Bergamo

Dopo aver attraversato la strada proseguite verso Bergamo Alta. Questo tratto di via è perfetto per lasciarsi conquistare dalla bellezza dei batacchi dei portoni e man mano che salirete ne troverete di bellissimi. Non affannatevi a cercarli: li incontrerete sul vostro cammino.

i batacchi sui portoni di Città Alta a Bergamo

Via Sant’Alessandro: panorami che lasciano senza fiato

Camminando senza fretta,  vi renderete conto che Via Sant’Alessando è un crescendo di sorprese che si gustano man mano che si sale, quando il fiato non si è ancora rotto del tutto e si evita di chiacchierare. Suggestiva la scaletta di Sant’Alessandro, in corrispondenza di  tre ville liberty sorelle costruite nei primi del Novecento durante l’espansione del quartiere Santa Lucia. Le noterete subito perché si affacciano su Bergamo Bassa e una di queste è in evidente stato di abbandono. Si dice essere abitata da “strane” presenze e proprio per questo viene soprannominata Casa del Diàol. Ma non lasciatevi intimorire dalle “dicerie” e immaginatela nel suo momento di massimo splendore, con l’affaccio sulla città, accanto alle sorelle maggiori. E godetevi lo splendido panorama su Bergamo.

Il tratto più bello è sicuramente l’ultimo, quando arrivate a Porta San Giacomo, una sorta di antico viadotto sospeso su arcate di pietra che conclude panoramicamente il percorso. Mentre lo percorrete potete sporgervi verso la città e ammirare il paesaggio, oppure, voltandovi e verso le Mura, affacciandovi dall’altro parapetto trovate L’Orto Sociale e, in un angolino, l’ex caveau della Banca d’Italia.

Per saperne di più leggete: L’ex caveau della Banca d’Italia

porta san giacomo laterale

2. Viale delle Mura, Città Alta Bergamo

 

Viale delle Mura - flanerie

Passando sotto Porta san Giacomo e costeggiando le mura camminerete sul Viale delle Mura. E’ la via che da Porta Sant’Agostino arriva a Colle Aperto. Da una parte permette di ammirare la bellezza del sistema fortificato che difendeva la città, dall’altro si affaccia su Bergamo Bassa consentendo una vista panoramica a 270 gradi che, con il cielo terso, permette di vedere dagli Appennini allo Skyline di Milano e anche oltre. È una strada che merita di essere percorsa a piedi. Perché solo a piedi si scoprono i suoi mille segreti. In autunno infatti sarete attratti dalle genge, castagne matte e non potrete fare a meno di raccogliere quei meravigliosi frutti dal vello lucido e mettervene uno in tasca. Ma non solo. All’altezza della curva a gomito che porta verso Colle Aperto, vi imbatterete in una cancellata che porta all’antica Cannoniera. Poi sempre a quell’altezza, guardando verso lo slargo troverete una delle meridiane bergamasche.

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Viale delle Mura

Viale delle Mura: una sosta golosa imperdibile

Lasciata alle spalle la meridiana, proseguite verso Colle Aperto e fermatevi alla Marianna per un gelatino. Ricordatevi che fu proprio in quel bar pasticceria che inventarono il gelato alla Stracciatella. Assaggiandolo scoprirete che viene fatto ancora con la ricetta originale e che è davvero unico: altro che quelli con i pezzi di cioccolato a pezzetti. Qui il cioccolato è fuso e solidificato e mescolato al gelato. Difficile da spiegare: dovete proprio assaggiarlo. Non solo perchè è buono, ma perchè ha una storia unica.

Leggi anche: Assaggiare il gelato alla stracciatella alla Marianna


3. Via San Giacomo, Città Alta Bergamo

 

Via San Giacomo flanerie

La via San Giacomo è una delle vie che preferisco perché riserva delle straordinarie sorprese. A partire dall’imbocco dove si trova lo straordinario palazzo Medolago Albani. Non è visitabile perché è privato, ma sapere che lì ha dormito una notte la Principessa Sissi lo rende ancora più affascinante.

Leggi anche: Palazzo Medolago Albani, il palazzo dove dormì la principessa Sissi.

palazzo Medolago Albani, all'incrocio di Via San Giacomo col Viale delle Mura
Palazzo Medolago Albani all’incrocio di Via San Giacomo col Viale delle Mura

Ci sono molte cose che negli anni hanno attratto la mia curiosità: come ad esempio i box delle auto che si palesano in pochi secondi con un sistema di porte scorrevoli  mimetizzate nella facciata di un palazzo. Oppure un’antica fontana che serviva tutta la via. Per non dimenticare le dimore degli abitati che hanno fatto la storia di Bergamo e anche la storia dell’arte della città: i Colleoni, i Suardi, i Polli, e anche lo scultore Elia Ajolfi.

Questa è una delle vie che preferisco, soprattutto da quando ho scoperto che è stata la location del video di una canzone che amo moltissimo, ossia Beautiful that way di Noa (Colonna sonora del film La vita è bella).

Per saperne di più leggete questo articolo che ho scritto qualche tempo fa: Bergamo in un videoclip da Oscar 

Al termine della via San Giacomo, in Piazza Mercato delle Scarpe, la prima cosa che noterete saranno le vetrine e se dico vetrine intendo proprio le vetrine e le loro insegne. Vi accorgerete infatti che hanno mantenuto tutte lo stile ottocentesco, con le insegne in ferro battuto.

Leggi anche: 10 cose da sapere sulle Vetrine di Città Alta

 

4. Via Donizetti, Città Alta Bergamo

 

Via Donizetti - flanerie

Evitando le vie dello shopping e addentrandovi nelle vie meno battute potete continuare la camminata all’interno della città vecchia da Via Donizetti. Sinuosa, elegante, sale nella direzione dell’abside di Santa Maria Maggiore. Salendo, sulla destra, vi imbatterete nella Casa dei Rivola, un’antica dimora fortificata che era stata sede della Zecca in periodo comunale. Sotto, una curiosa gipsoteca, oggi Museo Cividini, dove potrete scorgere una selva di statue greche e romane di diversa foggia, bassorilievi, testine d’angeli, poeti, personaggi importanti che invitano ad entrare. Se poi varcate la soglia ed entrate, subito vi accorgerete dalle colonne, dal pavimento e dei muri in pietra che questa è casa antichissima, scavata nella roccia della collina.

Proseguendo passerete davanti alla bellissima Casa dell’Arciprete, realizzata da Pietro Isabello nel 1520, il più illustre esempio di casa rinascimentale in città.

Al numero 1 si trova Palazzo Scotti, il palazzo in cui morì Gaetano Donizetti. L’ho scoperto un giorno, mentre passeggiavo e ho trovato il portone aperto. Volevo sapere di chi fosse quel palazzo e sulla facciata ho avvistato una targa in cui si faceva menzione di questo episodio (sotto nella foto). Il resto è storia. Anzi, la storia di Donizetti e del mistero che avvolse il ritrovamento della sua calotta cranica a oltre vent’anni dalla sua morte.

Targa e tondo con informazioni sulla morte di Donizetti a Palazzo Scotti
Per saperne di più leggete:

Il mistero sulla sparizione della calotta cranica di Donizetti

La verità sul ritrovamento della calotta cranica del Donizetti

Non potete leggere l’uno senza l’altro, mi raccomando.

 

5. Via Mario Lupo, Città Alta Bergamo

 

Via Mario Lupo flanerie

E’ una via che in poche decine di metri racconta una moltitudine di storie. In periodo medievale era la via delle Beccherie (dei macellai): lungo la via infatti quelle che oggi sono delle serrande dei box o delle pertinenze degli appartamenti soprastanti un tempo erano le botteghe dei macellai. Oggi la via prende il nome dal canonico archivista della cattedrale di Bergamo e curatore del settecentesco Codice Diplomatico Bergomense.

Da qui si sbuca nella piazzetta Luigi Angelini, ingegnere e architetto bergamasco contemporaneo che fu l’autore tra le altre cose del nuovo piano regolatore dei Bergamo e della sistemazione di Città Alta avvenuta negli anni 50. Questa piazzetta è caratterizzata dall’Antico Lavatoio sovrastato dall’imponente Torre del Gombito. Se capitate in Città Alta di lunedì, entrate nell’ATP di via Gombito e prenotatevi per salire sulla Torre: sono un bel po’ di gradini, ma ne vale la pena.

Antico lavatoio nella Piazzetta Angelini

6. Via Arena, Città Alta Bergamo

 

Via Arena flanerie

Via Arena, storico passaggio di Città Alta parallela alla più viva e frequentata via dello shopping Colleoni, nonostante sia ricchissima dal punto di vista storico e culturale, è spesso evitata dai pedoni a favore proprio della vivace Corsarola. Addentratevi per lo storico passaggio in Città Alta che unisce il transetto meridionale di Santa Maria Maggiore con il Viale delle Mura. Silenziosa, affascinante, ricca di storia: dal Seminario Vescovile alla chiesa e convento delle suore di clausura, fino al Museo Donizettiano. Qui si trova Casa Angelini, un’abitazione privata che ho potuto raccontarvi già altre volte.

Dietro un portone quasi anonimo (anche se guardando bene c’è il marchio dell’architetto Angelini) c’è una storia lunga migliaia di anni, stratificata, dalla cantina fino all’ultimo piano. Ogni piano racconta un pezzo di storia della città: si va dalla cantina dove è stata rinvenuta una domus romana durante dei lavori di consolidamento, alle scale dove si trovano degli strappi di affreschi cinquecenteschi che un tempo si trovavano sulla facciata dell’edificio, al primo piano dove si trovano le due stanze che ospitavano la scuola di musica che frequentò Gaetano Donizetti, oggi biblioteca degli eredi dell’architetto Sandro Angelini.

Leggi anche: La Domus di Lucina

Ti può interessare anche: La scuola di musica dove studiò Gaetano Donizetti

Casa Angelini


7. Via Porta Dipinta, Città Alta Bergamo

 

Via Porta Dipinta flanerie

Altra via affascinate che da porta Sant’Agostino sale sino alla Piazza della Funicolare. Disseminata di memorie storiche, a cominciare dalla torre sub fossis  eretta a difesa di una porta, ora scomparsa, che si apriva nella cinta della città medievale. Medievale è anche la fontana che segnala la Piazzetta di San Michele al Pozzo Bianco (anche se il ricordo di quello che era il Pozzo Bianco lo trovate per terra).
La via è scandita dai palazzi dell’aristocrazia di Bergamo e da alcuni scorci davvero romantici, come la casetta che si affaccia sulla Città Bassa piena di fiori in ogni stagione dell’anno.

Tra le dimore storiche, troviamo Palazzo Moroni che vi consiglio di visitare quando sono possibili le visite guidate, sia per ammirare il celebre dipinto Il Cavaliere in Rosa, ma anche per scoprire di persona tutte le curiosità che vi ho raccontato proprio in questo blog (e che vi linko sotto per comodità).

Potete leggere anche: 12 curiosità su Palazzo Moroni

In Porta Dipinta, occhi e orecchie aperte

All’altezza della Birreria Al Pozzo Bianco, se guardate in altro scorgerete lo stemma della Famiglia Carrara: uno scudo con una melusina incoronata. Ecco, non chiamatela sirena a due code perché quella non è una sirena: è una fata degli stagni che vive all’aria aperta pur avendo due code di pesce al posto delle gambe. Se volete conoscere la sua storia e il legame con quel particolare stemma araldico non dovete far altro che leggere l’articolo che ha scritto a proposito del logo di Starbucks.

Leggi: La storia del logo di Starbucks e il suo legame con Bergamo

Ma le sorprese di via Porta Dipinta non finisono qui: se siete fortunati potete ascoltare uno vero e proprio concerto pianistico svolgersi in uno dei palazzi. La musica si diffonde nell’aria e sempre di essere in una sala di concerto, dove uno, dieci, cento pianoforti suonano per chi percorre la strada. Qui infatti si esercita occasionalmente (nella casa di famiglia) il Duo Trivella: due pianisti gemelli bergamaschi conosciuti in tutto il mondo. E vi capiterà di sentirli se hanno qualche concerto pianistico in zona, come è successo a me.

Non perdetevi questo articolo: Concerto pianistico del Duo Trivella nella Chiesa di Sant’Andrea

Via Porta Dipinta Bergamo
Via Porta Dipinta

8. Via Pignolo, da Bergamo Alta a Bergamo Bassa

 

Via Pignolo flanerie

Superata la Porta Sant’Agostino e dirigendovi verso la sede dell’Università, costeggerete la via Pignolo Alta.  Una via che merita una passeggiata guardando i portoni e sbirciando dentro quando possibile: scoprirete dei giardini sorprendenti e rigogliosi. Affascinante, dal sapore aristocratico è la via su cui si affacciano alcuni dei palazzi più belli di Bergamo, divisa in due dallo snodo della piazzetta del Delfino, dove si affaccia non solo Palazzo Lupi, ma anche la celebre casa a graticcio.

Ti interesserà leggere  La storia della casa della casa a graticcio che nessuno ti ha mai raccontato

A proposito: al centro della Piazzetta troverete la fontana cinquecentesca con il Delfino che non è proprio un delfino, ma è quello che si pensava che fosse un delfino. Qualcuno la ama pazzamente per i segni misteriosi che si trovano e che raccontano la storia della via. Indovinate chi?

Ti interesserà leggere la storia della Fontana del Delfino che dà il nome alla via  

Casa a graticcio della Piazzetta del Delfino
La casetta a graticcio, all’incrocio tra via Pignolo Alta e Via San Tomaso


9. Via San Tomaso, Bergamo Bassa

Via San Tomaso - flanerie

Subito dopo la casa a graticcio, sulla destra, potete continuare a passeggiare addentrandovi nella via San Tomaso. Sulla destra passerete accanto alla chiesina di San Lupo con le sue quattro colonne in ordine tuscanico gigante. Scendendo a sinistra è un susseguirsi di palazzetti barocchi, a destra invece ci sono case più semplici a facciate ristrette. Aristocrazia e Bergamo produttiva qui si confrontavano faccia a faccia. Proseguendo arriverete allo slargo dove si affacciano l’Accademia Carrara e la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea (GaMeC). 

Un libro che racconta la via San Tomaso in modo inedito

Devo confessare che un tempo non ero molto affascinata da questa via, poi ho cambiato idea. Le cose sono cambiate quando ho letto il libro Dietro i Battenti, Storie di via San Tomaso (AA.VV). Di cosa si tratta? Di un libro di racconti molto moderno e allo stesso tempo con il sapore antico della via.

Ecco gli ingredienti del libro, raccontati da Alessandra Pozzi curatrice dell’opera:

Dietro i Battenti Storie di via San TomasoMettete insieme:
– 9 giovani (per fare il Decameron ce n’erano voluti 10)
– 1 città: Bergamo (quella di oggi e quella di trent’anni)
– 1 via (la via San Tomaso)
– 10 porte, che sono soglie dietro le quali sentire voci, ascoltare trame, godere storie
– uno stile, che strizza l’occhio a una tonalità surreale
– molte illustrazioni, come quelle dei libri di un tempo
e troverete un testo, tessuto di tanti fili, tutti da seguire e dotato perfino di un dritto e di un rovescio.
Un libro-oggetto originale e inconsueto adatto a far riflettere sulla singolarità del gesto della scrittura che nella cura della parola esercita la cura della civitas tutta

 

10. Via Torquato Tasso, Bergamo Bassa

 

Via Tasso flanerie

Finito Borgo Pignolo, dalla Chiesa di Santo Spirito, si accede nell’elegante Via Torquato Tasso, via di palazzi nobiliari e di edifici istituzionali. Qui si trova il Palazzo della Provincia con il suo bel Parco della Scultura. Ma non solo. Qui si trova il liceo artistico dedicato a Pio Manzù il giovane designer di origine bergamasca e figlio del celebre Giacomo Manzù, morto per un incidente d’auto poco più che trentenne.

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Ma le sculture del Parco all’interno della Provincia non sono le uniche opere d’arte contemporanea presenti in via Torquato Tasso. Al numero 16, al centro del bel cortile si trova anche un esemplare del Giroscopio di Arnaldo Pomodoro, la celebre scultura che pare abbia ispirato l’ideatore della Morte Nera di Star Wars. E se sbirciate nelle vetrine o nei portoni dei palazzi, scoprire anche un magnifico Gallo scolpito dall’artista bergamasco Elia Ajolfi. Ma per saperne di più vi rimando agli articoli: Far girare il giroscopio di Arnaldo Pomodoro e Prima che il gallo canti vado alla ricerca del pavone di Elia Ajolfi 

E per chiudere…

La mia flanerie potrebbe continuare. La giornata è bella e avrei altre mille strade davanti a me da percorrere. Ma per oggi finisce qui. Mi prendo qualche minuto per il Salotto Buono di Bergamo e torno alla macchina. Grazie di essere stati con me in questa camminata nelle 10 vie più belle di Bergamo.

Il Sentierone, Bergamo Bassa

Sentierone - flanerie

Per qualsiasi turista il Sentierone è la via  per antonomasia di Bergamo, per i bergamaschi è il “salotto buono della città”. Più che una via è un largo passaggio pedonale parallelo alla via Gianandrea Gavazzeni e mantiene ancor oggi la sistemazione funzionale realizzata dai mercanti bergamaschi nel 1620. E’ diventato il luogo principe del passeggio cittadino, sia che ci sia bel tempo, sia che piova, grazie ai larghi portici che la fiancheggiano. E’ abbastanza largo per consentire il distanziamento sociale e qui potete fermarvi a mangiare un gelato, oppure una fetta di torta del Donizetti.

Leggi anche Assaggiare una fetta di torta del Donizetti

Ma se passeggiate sulla via Gavazzeni potete godere sia della vista del Sentierone che di quello che trovate lungo questa direttrice. Potete soffermarvi davanti all’ex cabina dei taxi, oppure davanti all’ingresso del Teatro Donizetti, in corrispondenza della statua a lui dedicata.

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E a questo punto se avete letto tutti gli articoli di questo blog, vi verrà in mente una cosa sola: che c’è qualcuno che il Sentierone l’ha realizzato in scala perfetta addirittura con i Lego. Anzi, facendo correre lo sguardo, questi ragazzi hanno realizzato un plastico che va dai Propilei fino alla Torre dei Caduti, fino a Piazza Dante.

Leggi anche: Intervista a chi ha realizzato il Centro Piacentiniano con i mattoncini Lego

 

Note: le foto sono in parte mie e in parte recuperate in rete. Le frasi sul Cammino sono di autori vari e sono tutti segnalati. Se vi chiedete chi siano vi lascio per comodità il link dei nomi verso wikipedia o i loro siti personali.

Sant’Agostino
Susanna Tamaro
Antonio Machado
Robert Hastings
James Hillman
Johann Goethe
Fabrizio Caramagna
Paulo Coelho
Ruben Blades  

 

Ora tocca a voi: quali sono le vie di Bergamo che preferite? E perchè?

13 commenti

  1. Comincio col dire che non conoscevo il significato della parola Flanare. Ora che lo so penso la userò molto spesso perché ciò che rievoca mi piace moltissimo!

  2. “J’aime flaner sur les grands boulevards….ilt a tant de choses, tant de choses à voire…” vecchia canzone francese di Yves Montand dedicata a Parigi ed al gusto di “flanare”, che ho imparato alla scuola elementare e La canticchio ancora quando passeggio per le strade di qualche città che visito. Grazie per questa bella ed esaustiva descrizione del cuore di Bergamo, tante cose le conosco, alcune no…., rimedierò al più presto !!!

  3. In Italiano non esiste flanare ma in Bergamasco fa’ flanela ha quel significato, poltrire fare il lazarù, forse eredità del periodo Napoleonico.

    1. I bergamaschi di una volta non avrebbero concepito l’idea di camminare per la città per il puro piacere di lasciarsi trasportare dagli eventi, perché questo avrebbe voluto dire distorglierli dal lavoro. Per fortuna in questo sono arrivati in aiuto i francesi che con il termine flanerie indicano un moto del corpo e dell’anima insieme. 🙂

  4. Bellissimo il termine flanare! Mi è piaciuto molto come hai impostato questo itinerario accompagnando ad ogni via una citazione. Complimenti! Lo terrò presente per quando finalmente verrò a Bergamo perché a me piace visitarli così i luoghi, flanando qua e là!

  5. Bell’ articolo; da bergamasco che vive a Milano dai tempi dell’ università mi ha fatto venir voglia di una flânerie di ripasso

  6. Bellissimo articolo davvero, che bello riscoprire la propria città in questo modo. Bellissime anche le citazioni che hai scelto!

Grazie di aver letto il post. Se desideri lasciare un commento sarò felice di leggerlo

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