Visitare un luogo senza tempo sui colli di Bergamo, il Monastero di Astino

Non c’è nulla di più rilassante e appagante per me che camminare in mezzo alla natura in autunno, quando le foglie degli alberi cambiano colori e i boschi si riempiono di macchie verdi e gialle e rossastre. E’ per questo che quando percorro la Val d’Astino mi sento magnificamente: adagiata tra il bosco dell’Allegrezza e il colle della Benaglia, questa piccola valletta sui colli di Bergamo regala a chi la visita una sensazione di pace e di quiete straordinarie.


Oggi questa valle e il monastero hanno un legame di vita così stretto che i bergamaschi usano indistintamente il termine Astino per indicare sia la valle che il complesso monumentale che ormai ha superato i 750 anni di età.  Circondato da boschi, colline, campi, il monastero può contare su una fitta trama di vie che gli ruota attorno: a est verso il quartiere Longuelo di Bergamo, a ovest verso la valle San Martino, a nord verso San Sebastiano e i colli della Bastia e di San Vigilio.


Ogni volta che visito luoghi belli come questo, penso che non è mai un caso se spesso accolgono monasteri e abazie. E quindi non deve esser stato una caso se, nel lontano 1070, i monaci vallombrosiani decisero di costruire proprio qui il loro monastero e la chiesa del Santo Sepolcro.


La sensazione di raggiungere un luogo senza tempo è data non solo dall’organizzazione dello spazio che detta anche la scansione del tempo rendendolo eterno, ma anche dalle mie memorie di liceale, che mi riportano al tempo descritto nel grande classico Il nome della Rosa di Umberto Eco.
Erano negli anni del bui del Medioevo quando alcuni monaci vallombrosiani, guidati dal monaco Bertario, elessero la Valle d’Astino come il luogo ideale per la costruzione di un imponente sito religioso. La Congregazione Vallombrosana, cui i monaci appartenevano, era stata fondata a Vallombrosa (Firenze) da San Giovanni Gualberto e si caratterizzavano anche loro per la regola “ora et labora” e per questo sceglievano luoghi che potevano aiutarli nel pieno sostentamento economico e alimentare, grazie a terre coltivabili, fiumi e laghi pescosi, boschi da cui prendere legna per riscaldarsi o alimentare le fornaci per le proprie costruzioni.

Nel 1070, quindi, si registra la nascita ufficiale di questo monastero e nel 1107 venne consacrata la Chiesa del Santo Sepolcro: della struttura originaria a base romanica, ci rimane il muro settentrionale della chiesa, la volta a crociera. La chiesa  ha una particolare struttura a croce commissa (pianta con un’unica navata che termina nel transetto) modificata dall’aggiunta di un coro profondo durante il Rinascimento. Si trovano non uno, ma ben tre altari: quello maggiore, in posizione leggermente sopraelevata, poi l’altare di San Martino e quello degli Evangelisti, entrambi anteriori al 1140. Dal 1540 circa fino alla fine del secolo la chiesa viene ristrutturata e rinnovata: si completano l’ala est, le sale interne dell’ala sud e si costruisce il possente torrione angolare di sud-ovest, che ancora oggi svetta alto in mezzo alla valle.


Il monastero di Astino si conquistò negli anni la simpatia di molti, raccogliendo numerose donazioni e subendo diversi interventi di restauro che portarono il complesso ad allargarsi a tal punto da poter istituire anche un ospedale. Non fu sempre rose e fiori per questo monastero e il suo ordine, che più di una volta fu preso di mira dai vicini ecclesiastici. Ma quando tutto sembrava andare per il meglio per questa istituzione religiosa che, nel frattempo, aveva apportato migliorie architettoniche e decorative al monastero, fu colpito duramente da Napoleone e dalla sua avversità verso la Chiesa e da allora non si riprese più: nel 1797 il monastero di Astino venne soppresso e il Comune di Bergamo assegnò i suoi spazi all’Ospedale Maggiore; dal 1832 al 1892 gli ambienti del monastero venne adibiti a ospedale psichiatrico e, infine, il monastero venne utilizzato per attività agricole.


Negli anni Venti dello scorso secolo venne venduto a privati e da qui iniziò la parte più difficile della storia del monastero di Astino: tra progetti ambiziosi e difficoltà burocratiche, il tempo ha ferito il monastero, sempre più abbandonato a se stesso e lasciato andare.

Nel 2007 fortunatamente viene acquistato dalla Congregazione della Misericordia Maggiore, che ha restaurato integralmente la chiesa nel 2013 e ha completato il ripristino del monastero, riportando alla luce la bellezza di molte sale conventuali e degli affreschi per anni celati sotto uno spesso strato di intonaco bianco steso tra Otto e Novecento.


Dopo EXPO 2015, il monastero è tornato ad essere un luogo vissuto e molto visitato da bergamaschi e non: nel periodo estivo è sede di eventi, mostre e iniziative legate al tema del territorio, cibo, musica, cultura.

Gli ampi prati attorno agli edifici religiosi sono stati pacificamente invasi da chi vuole godersi l’incanto di questa valle, mentre i campi circostanti costituiscono un ottimo esempio di come la biodiversità possa essere una strada concretamente percorribile nell’agricoltura moderna. Ma di questo parlerò in un altro post.

Come raggiungerlo

Ecco tutte le indicazioni su come raggiungerlo e orari.

Dove andare a mangiare

In estate approfittare del ristorante all’interno del Monastero. Quando non è possibile consiglio di proseguire a piedi fino in Città Alta e raggiungere uno dei rinomati ristoranti. Ecco il link di quelli che mi piacciono di più.