In tour virtuale alla scoperta della chiesa di Longuelo che ricorda una tenda (o un extraterrestre)

Non so dire quante volte sono passata accanto alla Chiesa di Longuelo da quando frequento Bergamo (quasi trent’anni ormai), ma ogni volta che succede,  guardandola, provo un sentimento di stupore e ammirazione per un’opera così straordinaria e ardita che non ha eguali.

La prima volta che la vidi erano i primi anni ’90. Mi ero appena fidanzata e il mio Lui mi portò a fare un giro in auto per mostrarmi Bergamo (obiettivo Città Alta (ovviamente), ma ricordo perfettamente che passammo davanti a questo strano edificio e che la prima cosa che pensai fu che sembrava un extraterrestre.  Chiesi di chi fosse e la risposta fu: “E’ la parrocchiale di Longuelo, Santa Maria Immacolata o Beata Vergine Immacolata o qualcosa del genere, non so altro”. Allora mi bastò. Mi ci vollero alcuni anni prima di decidere di scoprire qualcosa di più su questa chiesa e nella mia indagine mi è stato certamente d’aiuto Internet. Scoprii che era opera di un importante architetto molto attivo a Bergamo, Pino Pizzigoni, che era della metà degli anni Sessanta, e che non era un extraterrestre, ma una tenda: la Tenda di Mosè (o Tenda per Dio).

Il progetto di Pizzigoni prende vita da una suggestione: la tenda di Mosè

Tenda, extraterrestre, ragno, sono solo alcuni dei termini che ho sentito usare per descrivere questo edificio ed effettivamente non è facile trovare le parole giuste. Per questo ho deciso di affidarmi alla descrizione tecnica che si trova sui documenti degli archivi dei Beni Culturali:

“La chiesa è a pianta centrale e la sua sagoma scaturisce dall’aggregazione di quattro volumi staticamente autonomi, ciascuno retto da cinque volte sottili in cemento armato, dallo spessore di soli 6 centimetri. Di queste, quattro hanno una doppia curvatura, mentre la quinta copre i nodi centrali e nel loro complesso disegnano una tensostruttura che richiama l’immagine della vela o, simbolicamente, della biblica tenda di Mosè.”

“Ciascuna delle quattro sezioni è composta da ventuno aste, che lavorano sia a compressione sia a trazione, su cui poggiano i paraboloidi iperbolici delle vele per le quali era prevista, sui lati rivolti all’invaso interno, un’accesa tinteggiatura in colori come giallo, blu e bianco mai realizzata”.

L’edificio, molto apprezzato dalla critica, è considerato la summa delle riflessioni architettoniche di Pizzigoni (scomparso a pochi mesi dall’inaugurazione della chiesa). In particolare, quel suo modo di concepire il progetto come “un processo costituito da fasi e momenti eterogenei, relazionati dalla capacità di sintesi del progettista attraverso l’uso sapiente e passionale del disegno” (Belloni, 1998).

Abbiamo già incontrato Pino Pizzigoni su questo blog quando vi ho parlato della casa minima progettata nel 1946 all’indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale e che si trova ancora vicino allo Stadio Atleti d’Italia. Mentre rileggevo il post per cercare dei punti in comune da segnalarvi, ho guardato attentamente le foto di quella casetta e i progetti di questa splendida chiesa (Fondo Pino Pizzigoni) e la sensazione è che i 20 anni che separano i due progetti siano serviti all’architetto per perfezionare le idee e raggiungere vette creative e progettuali davvero inedite per quel tempo.

Dal progetto alla costruzione

La prima pietra venne posata nel 1961, i lavori iniziarono nel 1963, ma è stato proprio il 29 giugno del 1966 che finalmente il Vescovo consacrerà la nuova parrocchiale di Longuelo progettata dall’architetto bergamasco Pino Pizzigoni e intitolata alla Beata Vergine Immacolata

La vecchia chiesa, ormai, era insufficiente per accogliere tutti i fedeli e da qui la necessità di una chiesa nuova. Quella vecchia, comunque, inserita come è nella parte più vecchia del Borgo, non fu subito chiusa, ma rimase aperta per le funzioni.

I lavori della nuova parrocchiale

Il progetto fu affidato dal vescovo Piazzi all’architetto Pino Pizzigoni, che da subito lavorò intorno all’idea dare alla nuova chiesa la forma di una tenda nel deserto, la Tenda di Mosè. L’avvio non fu facile: le aste per assegnare i lavori edili andarono deserte diverse volte. Nessuno voleva entrare in un progetto così complesso e pieno di sfide strutturali.

Alla fine il cantiere venne affidato all’impresa Gianni Borella, che accettò la sfida e si confrontò giorno dopo giorno, per tutta la durata dei lavori, con l’originale e coraggioso progetto di Pizzigoni basato essenzialmente su un elemento costruttivo: le volte sottili in calcestruzzo armato. Questa metodologia costruttiva rappresentava a detta di tutti uno dei picchi massimi della ricerca costruttiva dell’epoca. I lavori proseguirono, non senza alcune difficoltà dettate da questioni sia economiche sia tecniche, fino alla primavera del 1966.

Il costo finale dell’edificio, progettato dall’architetto Pino Pizzigoni, sarà notevole, sicuramente superiore agli 80 milioni (di lire) e il contributo di 25 milioni da parte dello Stato fu un aiuto sostanzioso.

Gli interni

Pizzigoni affidò a due giovani artisti bergamaschi la realizzazione delle uniche due opere d’arte che prevedeva in chiesa: una grande immagine mariana per la vela absidale, progetto affidato a Dietelmo Pievani, e il tabernacolo bronzeo, commissionato a Claudio Nani, figlio del celebre sbalzatore Attilio, caro amico del progettista.

Nel maggio 1966 la chiesa era pronta per essere consacrata:  la grande Madonna Immacolata  di Pievani era al suo posto, così come il prezioso tabernacolo in rame dorato, sbalzato e smaltato di Nani. Anche gli arredi del presbiterio, tutti realizzati con la preziosa pietra simona che si estraeva nei pressi di Darfo Boario Terme, erano al loro posto. E il 29 giugno (oggi ricorre l’anniversario) fu consacrata.

Il rigore del cemento armato a vista sulle pareti e l’uso del granito per l’altare, l’ambone e la sede, collocata lateralmente insieme ai posti per altri officianti; essenzialità dei segni iconografici che si riconoscono nel grande bassorilievo di fondo del Pievani raffigurante la Beata Vergine Maria; la croce astile in argento colorato e il tabernacolo di Claudio Nani; la Via Crucis sulle pareti laterali; le vetrate superiori realizzate su cartone del pittore Mino Marra, che disegnò anche nel 1992 le decorazioni in vetrocemento colorato dell’interessante portale d’ingresso. Guardate le foto qui sotto, solo per avere un’idea. E’ tutto incredibilmente contemporaneo e e senza tempo: sembra quasi impossibile che abbia più di cinquant’anni.

Longuelo negli anni Sessanta: un quartiere in crescita

Quando la chiesa fu consacrata, negli anni Sessanta, Longuelo era quartiere in forte espansione demografica grazie alla realizzazione delle Case Popolari e di  INA Casa che avevano fatto crescere gli abitanti dai 1500 di quindici anni prima ad oltre 5.000.

Oggi Longuelo è un bel quartiere residenziale a due passi dall’Ospedale HPG23, dal Parco della Trucca e da Astino. Ma negli anni Sessanta, era un quartiere ancora in via di formazione: molti dei nuovi residenti venivano da Città Alta, altri dalla provincia e da varie parti d’Italia e la convivenza, a dette degli abitanti non era sempre facile. In questa situazione la parrocchiale, si poneva come punto di aggregazione fondamentale per il tessuto umano e sociale del quartiere.

Un punto di vista unico che dimostra la straordinarietà di questo edificio

Le innumerevoli foto che ho scattato negli ultimi anni con il cellulare non danno l’idea complessiva dell’opera e di quanto straordinaria sia la vista d’insieme di un edificio così particolare. Per fortuna da quando ci sono i droni, è diventato semplice quasi come bere un bicchier d’acqua scattare foto da prospettive inedite.

Mentre navigavo in Rete per fare le mie ricerche ho trovato delle foto straordinarie scattate all’indomani del restauro della facciata compiuto nel cinquantesimo della costruzione dallo studio di Architettura che ha seguito i lavori.
Guardate, non ho ragione di ritenere Pizzigoni un genio?

Note

Le foto storiche vengono dal Fondo Pino Pizzigoni pubblicate sul sito della pagina dei Beni Culturali. I progetti si trovano oggi presso la Biblioteca Angelo Mai di Bergamo. 
Le  foto moderne sono tratte dal sito dell’Impresa Edile Poloni che ha curato il restauro di qualche anno fa, avvenuto in occasione del cinquantesimo anniversario. 

8 commenti

  1. Bellissima. Io adoro l’architettura moderna, in particolare le chiese che sono abbastanza rare in Italia perché ha una tradizione più antica.

  2. Sono nato e vissuto a Longuelo fino al 84. In quella chiesa ho fatto la 1* comunione, cresima e ci si andava a giocare insieme agli amici che abitavano nelle case popolari alla sinistra… Per me era ed una chiesa ‘normale’ solo in tempi recenti ho realizzato che é qualcosa di fuori dalla normalità… Avanti ½ secolo… Adesso che abito a Seriate e ho visto nascere la chiesa di Paderno a chi rimane stupito gli consiglio di fare un giro a Longuelo sicuro che cambierà idea….
    Complimenti per l’articolo… Mi ha fatto fare un salto i dietro negli anni… Troppi…😀

  3. Questo tipo di architettura è davvero incredibile sia all’interno che all’esterno. Se l’avessi vista per la prima volta senza leggere il titolo non avrei mai pensato ad una Chiesa e sinceramente non avrei neppure pensato alla tenda di Mosè. Il simbolismo a cui è legata è bellissimo!

  4. Una chiesa davvero molto molto particolare. L’architettura contemporanea rischia sempre di non essere capita,soprattutto in Italia, terra del Rinascimento.

  5. Questa chiesa é molto particolare la sua forma e la sua storia sono cariche di fascino effettivamente ricorda vagamente una base spaziale della serie ufo del 1970

  6. Certo che è una struttura molto particolare! A me ricorda una manta che nuota nel mare! Non ho mai visitato Bergamo, penso che sia ora, con tutte le cose che sto vedendo sul tuo blog

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