Riscoprire la storia della casa a graticcio nella Piazza del Delfino a Bergamo

Siete in Città Alta e state scendendo da Porta Sant’Agostino. Avete imboccato la strada che costeggia l’Università e vi state dirigendo verso la chiesa di Santo Spirito in Borgo Pignolo, percorrendo Via Pignolo Alta. Ad un certo punto trovate uno slargo con una bellissima fontana: è la piazzetta del Delfino, piazza su cui si affacciano palazzi nobiliari cinquecenteschi e al cui centro si trova appunto la celebre Fontana del Delfino.

Ma noterete subito sulla sinistra, all’angolo con via San Tomaso, un edificio unico e curioso.

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L’edificio si colloca in una posizione estremamente privilegiata sull’angolo tra due vie (una che porta verso il centro del Borgo Pignolo e l’altra verso l’Accademia Carrara) e rappresenta insieme alla fontana un elemento di unificazione spaziale straordinario.

Questa costruzione risalirebbe al XV-XVI secolo e pare fu fatta costruire così da un signore inglese appassionato di caccia. Di stile gotico, non ce n’è un’altra così in tutta Bergamo. Ho saputo che molti anni fa aveva subito danni ma fu restaurata e questo è quello che vediamo.

Chiamata dagli antichi abitanti di Bergamo “Roccolo della passata”, viene descritta da Luigi Pelandi, come “la galleria di una nave nella parte poppiera, con numerosi finestrini al posto degli oblò”.

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Se ci fate caso ricorda il graticcio tipico delle abitazioni germaniche e olandesi. E’ molto simile a piccoli edifici quali la Gloklein di Norimberga prossimi alla casa natale di Durer o alle casette antiche di Rhuen e di Malines,  se non addirittura simile ad alcuni edifici tardo medievali della vecchia Bologna o del quartiere veneziano di S.Lio.
E’ un piccolo gioiello che nessuno si aspetta e io, da quando l’ho scoperto, ne sono rimasta letteralmente rapita.

L’edificio è caratterizzato dall’aggetto dell’ultimo piano rispetto a quelli inferiori, sbalzo che sul lato nord scende all’altezza del primo piano seguendo la rampa della scala interna. La porticina sul lato nord è a tutto sesto e il contorno è costituito da pietre e coppi. I contorni delle finestre sono in legno verniciato.  Elemento tardo medievale riconoscibile è la finestrella a feritoia che si apre sulla via San Tomaso.

Quest’angolo del Borgo di Pignolo dove si trova appunto la piazzetta con la celebre fontana del Delfino fu ammirato e ispirò tanti artisti italiani e stranieri per la sua impostazione così particolare e l’edificio decisamente caratteristico. Qui pittori e disegnatori e perfino uno scenografo illustre (il russo Leon Bakst) hanno utilizzato questo scorcio per rendere più interessanti  e “internazionali” le loro composizioni.

Proprio il pittore russo Leon Bakst, ad esempio, utilizzò questo scenario offerto dalla piazza per ambientare uno dei balletti di Diaghilew, coreografo di successo ai suoi tempi, tra la fine dell’Ottocento e i primi Novecento nei teatri d’Europa.

La passione russa nei confronti della cultura artistica bergamasca non si esauriva infatti con la lunga stagione del Grand Tour. Agli inizi del Novecento Bergamo continuava ad essere una meta di interesse, non solo per i nobili e ricchi borghesi europei (se volete saperne di più leggete le prime pagine del libro La sposa di Attila di cui ho parlato in un post dedicato all’Accademia Carrara), ma anche per gli artisti e i critici d’arte.

Bakst era un pittore scenografo, costumista, grafico e illustratore di fama mondiale che collaborò con i più importanti coreografi russi e francesi del tempo. Il suo esordio artistico fu precoce. Dal 1891 al 1897 viaggiò tra l’Europa e il Nordafrica. E’ proprio in quegli anni che stringe amicizia con il noto impresario del Balletto Russo, Sergej Pavolovic, con il quale instaura un lungo rapporto di collaborazione.
Nel 1902 Bakst realizza i primi bozzetti di scene e costumi per il teatro dell’Ermitage. Nel 1910 si trasferisce stabilmente a Parigi, dedicandosi soprattutto alla scenografica teatrale per i Ballets Russes, traendo spesso ispirazione dalla cultura italiana, in particolare dalla Commedia dell’Arte.

Nell’aprile 1916, in viaggio per l’Italia, soggiornò per alcuni giorni a Bergamo. Non era la prima volta che l’artista visitava la città: si era già fermato nell’estate del 1891 e nel maggio del 1903. E fu proprio durante uno di questi viaggi che, gironzolando per la città, si imbattè in questo edificio e ne rimase affascinato al punto da volerlo riprodurre in uno dei suoi bozzetti. Il percorso di quel suo girovagare deve essere senz’altro stato quello che percorro spesso scendendo da Porta Sant’Agostino per raggiungere il centro o l’Accademia Carrara, procedendo per via Pignolo Alta, superando la Piazzetta del Delfino, incrociando via Verdi e percorrendola fino alla pinacoteca.

Ed è proprio questo percorso quello che, secondo lo studioso Marco Caratozzolo, sarebbe stato riprodotto da Bakst nel celebre pannello per la scenografia del Balletto Les Femmes de Bonne Humeur, tratto dall’omonima commedia Le donne di Buon Umore (1758) di Goldoni, che andò in scena il 12 aprile 1917 al Teatro Costanzi di Roma.

Ecco il bozzetto.

Bakst a bergamo

E qualche cartolina antica che ripropone la Piazza e la casetta negli ultimi 150 anni. Come potrete notare non è molto cambiata…

Quindi, quando vi ritroverete a prendere l’aperitivo in questa piazzetta, che oggi grazie alla presenza della vicina università è frequentata da molti giovani, sappiate che quello che vedete ha fatto il giro del mondo nei primi anni del Novecento, grazie alla tournè di balletto classico di una compagnia russa. Mica bubbole!


Nota 1 –  Ringraziamenti, metodologia investigativa e cenni bibliografici

Avrò fotografato questo edificio centinaia di volte negli ultimi due anni e da quando ho questo blog non ho fatto altro che cercare di raccogliere informazioni per soddisfare la mia curiosità e raccontare qualcosa di carino sulla celebre “casetta a graticcio” di via Pignolo Alta.

Non è stato facile: ho chiesto davvero a tutti e, su suggerimento di Lia Corna, responsabile ricerca ed editoria del Museo delle Storie di Bergamo, sono anche andata a leggere alcuni articoli di Gianmario Petrò, uno studioso che ha ricostruito la storia degli edifici nobiliari di via Pignolo attraverso gli atti notarili, i documenti di proprietà e le mappe catastali storiche. Ad un certo punto, dopo aver scoperto che la casa era in vendita (a proposito, se vi interessa e volete vederla all’interno ecco il link), ho trovato sul sito di compravendita immobiliare che si trattava di un casello d’ingresso e ho cercato di scoprire “ingresso” di cosa. Per questo mi sono andata a rivedere le immagini fotografiche dei mappali del 1500 e 1600 per cercare di capirci qualcosa di più. Ma niente. Le Muraine pare fossero molto più indietro e nel XV secolo lì era già presente parte del Borgo.

In queste ultime settimane ho messo insieme diverse tracce, ma mai qualcosa di veramente certo e definitivo. Solo recentemente ho trovato qualcosa di più grazie anche ad un’amica Guida Turistica, Barbara Savà, che mi ha segnalato il post di Claudio Brembilla, un artista e profondo conoscitore dell’arte e della storia di via Pignolo. Di quest’ultimo sono infatti i cenni storici e gli aneddoti raccolti su questo edificio. Così ho messo insieme tutti i puntini e ho disegnato qualcosa che potrebbe (e sottolineo potrebbe) essere la storia della “casa a graticcio”.

Questo testo non ha nessuna presunzione di essere né scientifico, né storicamente verificato e prendetelo come il divertimento investigativo di una blogger. E’ infatti il frutto di ricerche fatte tra persone che conoscono Bergamo, che la amano e che cercano di tramandarne la storia.

Se doveste avere notizie più certe, sono a disposizione per modificare il testo. Ovviamente ringrazio tutti quelli che mi hanno dato un aiuto in questa ricostruzione. 

Nota 2
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