Girare intorno alla Fontana del Delfino di via Pignolo in cerca di una pigna

Ci passo praticamente una domenica si e una no, quando scendo da Città Alta dopo la mia passeggiata settimanale e sto andando a riprendere la macchina che ho lasciato in zona Triangolo: la piazzetta di via Pignolo, con la celebre fontana che ormai tutti chiamano «la fontana del Delfino” è una piccola tappa che merita di essere approfondita.

In questa piazzetta, un piccolo slargo in via Pignolo, si trova una fontana che risale al 1526. E’ costituita da una stele centrale in marmo di Zandobbio che regge la figura di un tritone con due code di pesce e cavalca un delfino, animale che ha dato il nome alla fontana. Sui fianchi della stele ci sono due maschere di divinità marine dalle quali dovrebbe zampillare acqua, ma che non ricordo mi abbia mai colpito per lo scrosciare d’acque.

La scultura è di ottima fattura plastica, le movenze del tritone con le tre code di pesce, perfettamente riconoscibile da qualsiasi punto di vista, riconducono l’opera ad uno scultore, benché ignoto, di elevata qualità artistica.

Ma dov’è la famosa pigna? Non è necessario girarci tanto intorno (alla fontana). Infatti,  in mezzo a tutto questo «mare», c’è quel famoso dettaglio che ci riporta sulla terraferma: una grossa pigna scolpita sulla stele. L’ha ricordato l’Eco di Bergamo recentemente sul suo sito e mi ha fatto venir voglia di riesumare queste immagini estive catturate durante una delle mie passeggiate.

Simbolo dell’antica contrada di Pignolo, pare che la pigna sia dovuta al  ricordo del paesaggio del passato di questa zona. Nel medioevo infatti, prima dell’erezione delle mura venete nel Cinquecento, questa zona doveva abbracciare ampi e rigogliosi boschi di conifere, il cui frutto è appunto la pigna. Ce lo ricorda l’opera dell’architetto Luigi Angelini  «Antiche fontane e portali di Bergamo» (1964),  dove troviamo scritto che «prima dell’erezione delle mura venete nel XVI secolo, l’area del colle che da via Pelabrocco e dal Cornasello saliva alla via Osmano e abbracciava il dosso di S. Agostino doveva essere boschiva e ammantata di conifere».

Ecco che quindi, ogni volta che la incrocerete, pensate a questo, ossia che qui una volta non “era tutta campagna”, come si dice, ma “era tutto bosco”, un bosco di conifere.

Note: 
Le informazioni contenute in questo post sono un’elaborazione di info trovate in rete e sull’Eco di Bergamo. Le foto sono state scattate da me nel mese di settembre 2017. 

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