Imparare a dire Pòta come un vero bergamasco (de Bèrghem)

Bergamo o Berghem Il dialetto a Bergamo

Ormai non è un segreto che sono nata a Milano e che sono arrivata a Berghèm solo da grande. Sono giunta in provincia, a pochi chilometri dalla città, e qui sono rimasta 25 anni fa. Non mi importava essere nel centro della città, e  nemmeno in città, visto che con pochi minuti di macchina potevo tranquillamente raggiungerla.

Quando però ho scoperto di aspettare un bambino, l’unica condizione che misi (oltre alla scelta del nome) fu che mio figlio nascesse a Bergamo città. E guai a contraddire una donna incinta! Volevo che sulla sua carta d’identità ci fosse la parola Bergamo e che fosse chiaro per tutti che venisse da qui. Mi piaceva pensare che fosse un po’ bergamasco (come suo padre) e un po’ milanese (come me). Nascere nel capoluogo di provincia accontentava un po’ le due anime, ma non mi ero resa conto di cosa significasse veramente avere un figlio bergamasco fino a quando non ha cominciato a parlare.

keep-calm-and-pota-potaUn giorno, mentre mi raccontava della sua giornata all’asilo, mi sono accorta che ogni tanto piazzava qua e là il classico pòta. Fu un colpo. In quel preciso istante, mi resi conto che nonostante tutti gli anni che avevo bazzicato Bergamo, a me non era mai, dico mai, successo di dire pota all’interno di una qualsiasi frase. Si, certo, mi era capitato di spiegare a qualche forestiero milanese cosa significasse, ma mai mi era capitato di usarlo.

Quando ho chiesto al pargolo da quando in qua si dicesse pota, lui mi rispose nel suo bergamasco da cinquenne “Pota ma’, me son de Berghem“!
Aveva ragione. Non occorre essere bergamaschi purosangue per immergersi nella cultura di questa terra. E il mio bambino me lo stava dimostrando.
Sorrisi e ricominciammo a parlare dell’asilo.

Non sono mai stata un’amante del dialetto, non l’ho mai parlato e non credo che lo parlerò (ormai sono troppo vecchia per perdere l’inflessione milanese e le vocali aperte). Ho sempre pensato che oggi i ragazzini debbano conoscere prima l’italiano e l’inglese, ma oggi penso che sia anche importante non assumere un assurdo atteggiamento di sufficienza nei confronti delle culture popolari, dalle quali provengono e nelle quali affondano saldamente le radici della nostra cultura. Per questo, se qualche volta scappa un pota, non è la fine del mondo. L’importante è sapere quando si deve usare e quando è meglio mantenere un contegno british!

Come usare pota nel parlato di tutti i giorni

Ora, ad uso dei forestieri, se volete sapere cosa significhi davvero pota e come utilizzarlo non dovete far altro che leggere la spiegazione che trovate sotto. Per cominciare potete sempre piazzarlo come intercalare qua e là, tanto non si sbaglia mai!

Come vi accorgerete la parola pota è uno degli intercalari più comuni e può essere usato in molteplici situazioni.

COME ESCLAMATIVO Sottolinea stupore o enfatizza una reazione a un oggetto o una situazione fuori dal comune o che non ci aspettavamo. Spesso preceduto da “eh” o seguito da “ma“:
“Lo sai che hai rotto un piatto?” “Pòta!” ossia “Lo so e non posso farci niente!”;
“Lo sai che hai rotto un piatto?” “Eh, pòta!”
 ossia ‘”Ormai è successo!”‘;
(guardando un oggetto o una situazione che non ci aspettavamo) “Pòta, ma è tutto rotto!”.

PER ESPRIMERE UNA SITUAZIONE FATALISTA Risposta a frase o domanda per cui non ci sono soluzioni oppure riferito a qualcosa sul quale non si ha potere:
“È vero che domani devi andare a lavorare a piedi?”
Pòta…”
 ossia “Cosa ci posso fare?“.

NELLE RISPOSTE RETORICHE O SARCASTICHE Risposta affermativa a domanda retorica a volte seguito da per forsa (per forza di cose)
“Sei andato a lavorare oggi?”
Pòta, per forsa!!”
 ovvero “Certo, per forza!”, “È ovvio, cosa me lo chiedi a fare?“.

NELLE FRASI CON TONO LAMENTOSO Sottolinea disapprovazione riguardo a una richiesta che non si può o non si vuole soddisfare:
“Hai comprato il pane ma non hai comprato l’acqua!”
“Eh, pòta!”
 cioè “Non avevo molta voglia… e non ce l’ho nemmeno adesso!“.

CON FARE APOLOGETICO Risposta a osservazione su qualcuno che ha realizzato qualcosa di impossibile per chi parla:
“Hai visto che bella barca che si è comprato il Piero?”
Pòta, beato lui…”
 cioè “Almeno lui che può permetterselo…“.

IN MODO SOSPENSIVO Raramente introduce una pausa, per preparare la frase successiva o riprendere fiato:
Pòta cioè: Ehm…” o “Dunque….

Spesso la pronuncia viene abbreviata in “‘ta” o “‘òta“, più raramente cambia in “Potà“. Altre volte invece, per dar più enfasi si allunga la “ò” (“Poòta“).

Note
L’aneddoto su mio figlio è vero e ha il beneplacido dello stesso. Ma non abituatevi perchè non ama che si parli di lui (giustamente) e io lo rispetto. Le immagini le ho recuperate in rete.  
La definizione di Pota l’ho trovata on line e l’ho rielaborata sull’uso che mi sembra più vicino al mio vissuto recente. Se desiderate maggiori dettagli e note, scrivete, cercherò di approfondire meglio il tema.