A spasso tra le vie del Quartiere Finardi, polmone verde cittadino

Quartiere Finardi

E’ un polmone verde all’interno della città che non ti aspetti. Un quartiere chiuso tra lo Stadio, Borgo Santa Caterina e l’area dismessa Reggiani. Un reticolo di vie strette su cui si affacciano villini dei primi del Novecento e piccoli edifici con giardino. Si chiama Quartiere Finardi e prende il nome dalla famiglia di proprietari terrieri provenienti dalla zona dell’Isola Bergamasca che a metà dell’Ottocento acquistarono dai proprietari in difficoltà economica Villa Grismondi  e tutto il terreno agricolo che gli stava intorno.

Quartiere Finardi

Sono entrata per la prima volta in questo quartiere senza saperne nulla, un giorno, dopo aver parcheggiato in via Corridoni per la solita passeggiata domenicale verso Città Alta. Ero un po’ lontana dal solito giro, ma addentrandomi per quelle viuzze strette a traffico limitato e ho subito capito che si trattava di un quartiere molto particolare, con villini storici lussuosi e di gran pregio. Sembrava di essere entrati in una quartiere di inizio secolo scorso. Non c’erano molte indicazioni e su internet (consultato immediatamente) ho trovato pochissime informazioni se non quelle legate a Villa Grismondi Finardi, una dimora storica (oggi location di eventi e matrimoni), un tempo quartier generale di Lesbia Cidonia (pseudonimo della contessa Paolina Secco Suardo), intellettuale e poetessa settecentesca, amica di politici e letterati.

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La mia curiosità è cresciuta ed è stata in parte soddisfatta dalla passeggiata di qualche giorno fa, organizzata dalle Guide Turistiche Città di Bergamo per ripercorrere le strade e la storia del Quartiere Finardi. Le vie del quartiere hanno un forte legame sia con Villa Grismondi Finardi che con la famiglia che ancora oggi la possiede.

Come nasce il quartiere Finardi

img_9745Siamo all’inizio del Novecento. La ferrovia della Valle Brembana aveva appena tagliato in due la proprietà con i suoi binari e l’ingegner Mario Finardi  decidere di lottizzare il terreno per creare un quartiere residenziale destinato ai ricchi dell’alta borghesia cittadina. L’idea era quella di una residenza in stile inglese in cui ogni via omaggiasse uno dei protagonisti della famiglia e raccontasse la storia della villa. Per questo entrando si notano subito gli edifici a uno o più piani in stile liberty che caratterizzano questo quartiere e che lo rendono un luogo affascinante non solo per ragioni urbanistiche, ma anche per la storia dell’architettura e del gusto che ha attraversato un intero secolo.

Quando l’ingegner Finardi, proprietario della celebre magione (quella che in passato era stata uno dei centri culturali dei Corpi Santi bergamaschi), vendette i primi lotti di terreno, decise che quello sarebbe stato un quartiere verde e che le case avrebbero avuto tutte un giardino. Certo non grande e sontuoso come quello che circondava Villa Finardi, ma “dovevano avere del verde intorno”. E a differenza di quello che era avvenuto a Crespi d’Adda dove le villette avevano sì il verde, ma coltivato ad orto, decise che di orti nel Quartiere Finardi non ce ne sarebbero stati. Gli abitanti dovevano entrare nel quartiere e sentirsi in un luogo pieno di pace e bello, dove non bisognava lavorare, ma solo godere del verde. Ovviamente qualcuno avrebbe dovuto manutenere i giardini coltivati a fiori e siepi, dietro quei cancelli in ferro battuto, ma questo è un dettaglio.

Lo sviluppo del quartiere Finardi così come lo conosciamo iniziò lentamente negli anni Venti e proseguì fino agli anni Settanta. Il terreno pertinente alla villa era molto esteso, molto più di quello che oggi si identifica con il quartiere omonimo. Nel corso degli anni questo quartiere ha saputo mantenere la sua caratteristica di “borgo” raccolto, all’interno della città. E oggi troviamo ville e villini di gran pregio architettonico. Ma non solo. Le vie sono accessibili secondo un sistema di sensi unici che dissuadono gli automobilisti dal percorrerla. E alcune vie sono addirittura interdette alla circolazione e chiuse da cancelli in ferro o da pilomat.

Un borgo così regolato e tranquillo che negli anni Trenta, quando uno degli abitanti del quartiere, rivoluzionario di comportamento e di idee, decise di andare contro le regole e di regalarsi una capretta da compagnia con cui girare per le vie “del Finardi”, be’, in poco tempo le lamentele furono tali e tante che dovette disfarsene sopprimendola.  Non è difficile immaginare le signore dell’alta borghesia bergamasca in abito charleston passeggiare al braccio dei mariti  accanto alla roggia, il corso d’acqua che arrivava dalla Val Seriana e che attraversava Bergamo, la sera prima di andare a teatro o di incontrarsi con i vicini di villa inorridire al belare della capra.

La ferrovia della Val Brembana

ferrovia-valle-brembanaNata nel 1906 in seguito ad un’iniziativa della Provincia di Bergamo, la ferrovia ha dato il via a diverse iniziative imprenditoriali e residenziali, tra cui questo quartiere per l’alta borghesia bergamasca. La ferrovia era tra le più moderne del tempo e  giungeva fino a San Giovanni Bianco. Disponeva di cinque locomotrici a vapore e cinque elettriche (un caso eccezionale nell’Italia dell’epoca), collegate alla centrale idroelettrica del paese in cui si trovava il capolinea. Una ferrovia decisamente all’avanguardia che era stata creata grazie al turismo che si era venuto a formare in quegli anni nella valle, in particolare a San Pellegrino, dove l’apertura delle Terme, del Casinò e del Grand Hotel aveva creato un elevato flusso turistico. Altra importante stazione era quella di Zogno, dove dalla struttura di Ambria si poteva raggiungere le terme di Bracca, meno costose di quelle di San Pellegrino ma non meno rinomate.

La ferrovia partiva dalla Stazione di Bergamo e faceva subito tappa a Borgo Santa Caterina, nello slargo di via Corridoni in piazza Loverini. Oggi qui troviamo ancora quel che resta della Ferrovia: un sedime abbandonato e una casa cantoniera.  Questa casetta è stata recentemente messa all’asta e acquistata da un imprenditore della ristorazione bergamasca. Al momento non si sa cosa succederà, ma se posso sognare, ho in mente la stazione di Sarnico-Paratico che oggi è uno splendido bar pasticceria dall’impianto Liberty.

I nomi delle vie, un omaggio alla Spedizione dei Mille

Aggirandosi per le vie del Quartiere Finardi si nota subito che, ad eccezione di via Lesbia Cidonia, la toponomastica è dedicata ai Mille di Garibaldi e alle battaglie che si combatterono per l’Unità d’Italia. Non è un caso, visto che il rappresentante più illustre di casa Finardi, fu il garibaldino Giovanni che aveva partecipato alla Spedizione dei Mille e che divenne sindaco di Bergamo e presidente dell’Accademia Carrara proprio nel periodo in cui fu ambientato il racconto La sposa di Attila. Se non ve lo ricordate, andate a rileggere il post.

Via Lesbia Cidonia, ovvero la via dedicata a Paolina Secco Suardi

Paolina Secco SuardiFiglia del conte Bartolomeo Secco Suardo e della nobildonna Caterina dei marchesi Terzi, Paolina Secco Suardi crebbe in un ambiente familiare colto e raffinato. La giovane contessina alimentò la sua sete di conoscenza nella ricca libreria paterna. La casa era frequentata da personaggi della nobiltà e della cultura bergamasca, dai quali la giovane Paolina derivò l’interesse per l’arte e la poesia e l’amore per lo studio. Raggiunse un’ottima conoscenza delle lettere italiane e latine, nonché della lingua francese ed inglese. A 18 anni andò in sposa al conte Grismondi (33 anni e una mente non proprio brillante) e la sua casa divenne quello che oggi definiremmo un salotto letterario e di cultura. Nel 1777 cominciò a viaggiare. A Verona, strinse amicizia con vari letterati, tra cui il Pindemonte. Nel 1779 Paolina fu iscritta alla famosa accademia romana dell’Arcadia col nome di Lesbia Cidonia, pseudonimo proposto da Ippolito Pindemonte, e fece anche parte dell’Accademia degli Affidati.

Invito_a_Lesbia_CidoniaNel 1793 fu invitata a Pavia dall’università dove ebbe onori quasi regali. Illustri scienziati fecero a gara nel manifestarle stima e ammirazione. Personaggio centrale in tale occasione fu Lorenzo Mascheroni, lo scienziato e poeta bergamasco, amico ed estimatore della Grismondi, professore di algebra e geometria e rettore dell’università, diede alle stampe in quell’occasione il poemetto Invito a Lesbia Cidonia. Animatrice del bel mondo settecentesco, aperta ai fermenti illuministici e allo spirito scientifico dell’epoca, compositrice di versi garbati ed eleganti, squisitamente femminili, fece del suo salotto letterario bergamasco un importante centro culturale e mondano e riuscì a conquistare considerazione e stima dai personaggi più autorevoli della cultura del tempo.

Villa Grismondi Finardi, la villa con il quartiere intorno

Nata come casa di campagna, o forse anticamente come luogo fortificato, Villa Grismondi Finardi presenta ancora il duplice aspetto del settecentesco luogo di villeggiatura e dell’antica masseria con stalle, vinaie e scuderie attorno a un cortile rustico sul quale si affaccia un’antica cascina caratterizzata da portico e loggiati con resti di antichi affreschi sacri di epoca medievale.

Il palazzo dominicale fu restaurato tra il 1855 e il 1858 dall’architetto Giacomo Bianconi che vi lasciò un esterno sobrio ed essenziale, in netto contrasto con lo sfarzo della decorazione interna che però in questo post non riesco a mostrarvi perchè non ho fatto foto e non l’ho visto di persona. Sappiate solo che al piano inferiore i saloni sono caratterizzati da volte a padiglione decorate dallo Scrosati con motivi ornamentali a drappeggi, pietre preziose, medaglioni con personaggi o scene di genere, cornici con paesaggi bucolici, strumenti musicali e putti. Arredi, oggetti e ritratti di epoche diverse che adornano le pareti, sono della  famiglia Finardi, che abita ancora oggi la villa immersa nell’ampio parco con piante secolari.

Come faccio a saperlo? ci sono ancora le cassette della posta. E su internet si trovano un sacco di foto degli arredi. Ma se potete avere pazienza, tranquilli, la visita a Villa Grismondi Finardi è in programma.

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Note
Le foto scattate nelle vie del quartiere sono mie. Le foto antiche le ho trovate on line. Quelle delle foto cantoniere riconvertite sono anch’esse trovate on line. Le sul quartiere le ho apprese durante la passeggiata organizzata dalle Guide Turistiche Città di Bergamo. Le informazioni su Villa Grismondi Finardi e sulla Ferrovia della Val Brembana sono tratte da informazioni recuperate in rete, in articoli senza note bibliografiche, quindi tutte con beneficio di inventario. 

31 Comments

  1. Amo come scrivi e descrivi le vie della tua città. Sembra proprio di essere li e guardare con i miei occhi quei villini primo novecento. Come ti ho già detto sono stata a Bergamo solo di passaggio ma spero proprio di farci un salto prima o poi.

  2. Cara amica di Bergamo, sarà che sono reduce da un bellissimo tour alla scoperta di ville storiche, ho apprezzato molto il tuo articolo. E soprattutto continuo a trovare tante bellissime similitudini tra la mia zona e la tua città.

  3. Ammirabile questo tuo amore per la tua città, mi fai conoscere Bergamo che mi piace molto, ma che a quanto pare conosco poco, pur essendoci stata più volte: Ora grazie a te mi sento quasi una buona conoscitrice di Bergamo, che visiterò la prossima volta con sguardo molto più preparato.

  4. Mai stata a Bergamo, se non per l’aereoporto, ma con questa articolo mi ha fatto viaggiare tra le vie della città. Dettagliatissimo e ben scritto!

  5. Come sempre, racconti molto bene una parte della tua città. Dato che racconti la storia di una via dedicata a una donna condividerò il tuo post nel gruppo di Facebook sulla toponomastica femminile.

  6. ciao! Non conosco molto Bergamo ma mi hai offerto una descrizione molto pregante di questa parte della città e di villa Finardi.
    Mayad

  7. Devo essere sincera: l’impronta di verde urbano, ricco e inteso, è la prima cosa che, a colpo d’occhio, mi ha compita la prima volta che sono atterrata a Bergamo per andare a Milano. è bello poterne conoscere anche la storia, oltre che l’aspetto.

  8. Davvero una zona stupenda 😍 quanto mi piacerebbe vivere in una di quelle case 😬 E poi come sempre mi dai la possibilità di scoprire storie e curiosità davvero uniche.

  9. Molto eleganti le ville di questo quartiere, grazie alle visite guidate si apprendono tante cose. Capita a volte di girare anche per le nostre città senza renderci conto di passeggiare tra la “storia”, da me ci sono diversi edifici liberty che nessuno guarda mai con la dovuta attenzione e curiosità.

  10. Prima snobbavo le passeggiate organizzate ma da un anno a questa parte sono diventate una mia passione, quando ho tempo e voglia di parteciparvi. Possiamo scoprire veri e propri gioielli come è accaduto a te.

    1. Devo dire che sono ancora nella fase Pollyanna dove tutto mi entusiasma e mi fa sognare. Finchè durerà riuscirò a scovare angolini particolari e storie da raccontare. Le passeggiate nei quartieri sono un modo per iniziare a conoscere i luoghi che altrimenti non osserveremmo mai con la dovuta attenzione. E poi ci sono sempre delle chicche da scoprire. 🙂

  11. Che meraviglia di ville! Io adoro lo stile liberty e non sai quanta voglia ho di visitare i luoghi che descrivi. Blog interessantissimo su un’Italia poco conosciuta

  12. Ho letto voracemente il tuo articolo e adesso aspetto incuriosita la visita all’interno,non mi far aspettare troppo però😉

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