Piazza della Libertà a Bergamo

Alziro Bergonzo a Bergamo: tour tra le opere che si trovano in città e il mistero di Casa Trussardi

Dal 1940 allo svincolo di Bergamo dell’autostrada Milano-Brescia – una delle prime autostrade italiane, completata nel 1927 – si trova la torre progettata dall’architetto Alziro Bergonzo. Da qualche mese ha ricominciato a brillare di sera, come succedeva in passato e la potete ammirare percorrendo l’autostrada quando diventa buio. Ma non è l’unica opera di questo architetto nato a Bergamo nel 1906: suoi sono il Palazzo della Libertà, la risistemazione della Piazza con la Fontana, la Zuccheriera (altra fontana davanti a Palazzo Creberg), l’ampliamento dellex Stabilimento Reggiani, e una villetta, Casa Trussarsi, oggi scomparsa.

Non sono un’amante dell’architettura razionalista (quella del Ventennio fascista che più fascista non si può), ma le opere di questo architetto non si possono proprio ignorare. Mi hanno fatto venire voglia di conoscerlo meglio due guide turistiche di Bergamo, Michela Del Rosso (la De Rouge) e Alessandro Giorgi, che nella visita a due voci dedicata ad un noto scultore bergamasco di cui vi parlerò presto, hanno citato alcune opere di Bergonzo e alcune chicche che mi hanno fatto alzare le antennine. E, siccome io sono curiosa nell’anima, quando ho ascoltato i loro racconti li ho messi insieme come puntini e, be’, l’articolo ha preso vita ed è diventato un itinerario vero e proprio.

Che ne dite di seguirmi in questo tour all’insegna dell’architettura bergamasca del Novecento?


Alziro Bergonzo, architetto razionalista

Come prima cosa, ecco qualche cenno sulla biografia di Alziro Bergonzo, architetto razionalista nato a Bergamo nel 1906 che aveva proprio (diciamocelo) un nome improponibile! Figlio di Luigi Bergonzo (di origini piemontesi, laureato a Berna in ingegneria e trasferitosi a Bergamo ai primi del ‘900), studia al Liceo Sarpi e poi nel 1925 s’iscrive alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano dove è compagno di studi di Albini e Palanti. Interrompe gli studi per il servizio militare e si laurea nel 1933 con  Piero Portaluppi.

Bergonzo fu molto attivo nel Ventennio. Lavorando nello studio paterno ebbe modo di conoscere direttamente altri noti professionisti e artisti nel campo della decorazione. Notato per la qualità dei suoi primi lavori, che realizzò addirittura prima di aver terminato gli studi, comincia a ricevere varie committenze pubbliche e private. Realizza diversi edifici monumentali a Bergamo per il Partito Fascista (tra cui il Palazzo Littorio e la Torre dei Venti) o edifici pubblici in provincia che avrebbero accolto uffici del partito (a Ponte San Pietro, Treviglio, etc).

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale trasferisce lo studio a Roma, dove partecipa al concorso dell’EU 42 e collabora con Luigi Moretti per il Foro Italico.

Nel dopoguerra viene epurato dall’Albo professionale per motivi politici, ma già nel 1946 vince un concorso per la sistemazione del Lido di Venezia e viene reintegrato. Tra le sue opere ricordiamo: a Bergamo Casa Trussardi (demolita nel 2014 in seguito ad una diversa attribuzione di paternità dell’opera), a Milano il Teatro Manzoni, un’opera portuale in Arabia Saudita e un teatro al Cairo.

Dopo vari lavori legati a opere pubbliche, Alziro Bergonzo riserva i suoi progetti alla committenza privata, dedicando ampia parte della sua creatività anche al mondo della pittura, che lo coinvolge sempre più negli ultimi anni, fino alla morte a Milano, poco dopo l’inaugurazione della sua ultima opera, la nuova Piazza della Libertà a Bergamo.

Il Tour tra le opere di Bergonzo nella città di Bergamo

Come prima cosa partirei dalla Torre dei Venti, all’imbocco dell’Autostrada . Poi mi sposterei verso verso il cuore di Bergamo Bassa e più precisamente nel Centro Piacentiniano. Qui troviamo Piazza della Libertà, su cui si affaccia il Palazzo della Libertà (un tempo Casa Littoria) e una fontana decisamente sovradimensionata. Rimanendo in tema di fontane ci spostiamo verso Porta Nuova alla scoperta della famosa Zuccheriera. Terminano qui le opere di Bergonzo risalenti al Ventennio Fascista o con lo stile razionalista monumentale. Dovremo proseguire in zona Stadio per arrivare agli ex Stabilimenti Reggiani, di cui progettò l’ampliamento degli anni Cinquanta. E in ultimo? Non vi farò spostare perché non sarebbe necessario, ma voglio parlarvi di una villetta ormai abbattuta che si trovava in via Diaz. Si tratta di Casa Trussardi e si tratta di un vero e proprio mistero: c’è chi assicura che l’avesse progettata lui (foto e racconti di prima mano), ma i documenti dimostrano che non è così? Chi ha ragione?

Ecco questo è il tour che ho previsto per voi oggi. Che ne dite, cominciamo?

1. La Torre dei Venti, lungo l’autostrada all’ingresso di Bergamo

Quando nel 1927 la tratta autostradale Bergamo – Milano fu aperta al traffico, ad attendere gli automobilisti (pochi per la verità) all’ingresso della città vi era un’insegna con scritto “Bergamo”; un’insegna semplice, tipica dell’epoca. Nel 1940 questa insegna scomparve e lasciò il posto alla Torre dei Venti.

In previsione della visita di Benito Mussoli a Bergamo per l’inaugurazione della Casa Littoria, venne costruita in meno di tre mesi la torre esagonale che vediamo ancora oggi, destinata ad ospitare un presidio della Polizia Stradale. Si trattava della terza torre cittadina realizzata sotto il regime dopo quella dedicata ai caduti in piazza Vittorio Veneto (1924) e quella del palazzo delle Poste (1932).

Un prisma esagonale alto 35 metri cavo all’interno e rivestito di klinker all’esterno, con otto feritoie quadrate disposte sulla verticale di ogni lato. Originariamente presentava un basamento di grandi lastre di pietra bianca con epigrafe dettata dal bergamasco Giacomo Suardo, allora Presidente del Senato del Regno. Alla sommità della torre sono posti sei pannelli decorativi ad altorilievo, realizzati in cemento colorato su disegno dello scultore Leone Lodi che raffigurano soggetti riferiti alla città, al popolo e al fascismo.

L’inaugurazione di questa torre coincise con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale al termine della quale visse il suo momento peggiore nel gradimento del pubblico che voleva abbatterla per cancellare uno dei simboli iconoclasti del Ventennio Fascista. Fu risparmiata, ma fu lasciata a se stessa e finì in  stato di semi abbandono.

Bisognò aspettare gli Anni ’90 perché alla Torre dei Venti fosse riconosciuto il valore architettonico che meritava: l’amministrazione comunale stanziò dei fondi per ripulirla e dotarla di una nuova illuminazione che la rendesse visibile anche di sera da chi percorreva l’autostrada. Illuminazione che dal 2001, per ben 18 anni, rimase spenta.

Le luci si sono riaccese nel 2019 pochi giorni prima delle elezioni amministrative: il sindaco uscente (poi rieletto) l’ha definita un “Land mark importante per Bergamo che non poteva rimanere spento”.  L’origine fascista a quanto pare è stata superata o dimenticata: oggi conta solo il valore architettonico


2. Palazzo della Libertà, in Piazza della Libertà

Dalla Torre dei Venti alla Casa Littoria (oggi Palazzo della Libertà) il percorso è obbligato, visto che l’una era stata costruita in occasione dell’inaugurazione della seconda. Dedicata all’eroe cittadino Antonio Locatelli, la Casa Littoria rientrava nel piano di ridefinizione dell’area lasciata libera dalla demolizione dell’antico ospedale di S. Marco a ridosso del Centro Piacentiniano, oggetto di un concorso indetto nel 1936. Sebbene nessuno degli elaborati presentati avesse spiccato nettamente sugli altri, la commissione – della quale faceva parte anche Marcello Piacentini -, decise di assegnare il primo posto al progetto del giovanissimo ma ben introdotto Alziro Bergonzo.

Il progetto di Bergonzo, che fu presentato con il titolo Molti nemici molti onori, era completo anche degli arredi interni, ma questo non impedì di apporre numerose varianti all’opera durante i lavori, tra cui la dedicazione all’aviatore Locatelli che troviamo ancora oggi sul fregio di coronamento “Ad Antonio Locatelli eroe della guerra e della rivoluzione”. Sotto il portico esterno si trovano otto grandi formelle in calcare bianco di Zandobbio raffiguranti temi legati al lavoro e le allegorie di Giustizia, Fede e Carità, del cremonese Leone Lodi (1900-1974) con cui l’architetto collaborò spesso.

Costruito tra il 1937 e il 1940, l’edificio costituisce la quinta settentrionale di una nuova e più ampia piazza che, nelle intenzioni della Federazione Fascista locale, doveva costituire un’alternativa a piazza Vittorio Veneto in occasione di grandi manifestazioni. Divenuta proprietà del Demanio statale nel dopoguerra cambia nome e diventa Casa della Libertà e poi Palazzo della Libertà, e viene destinata a sede di vari enti e associazioni, subendo notevoli trasformazioni interne.

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Come potete vedere dalla foto la struttura monumentale si pone in stretta correlazione con la piazza. La forma parallelepipeda interamente rivestiva di marmo di Zandobbio, misura 50 mt per 50 mt di base per 21 metri di altezza. Purtroppo oggi versa in condizioni non proprio perfette: alcuni pezzi della facciata stanno cadendo e hanno dovuto transennarlo per garantire la sicurezza dei passanti. E’ un peccato: speriamo lo sistemino in fretta.

La facciata si affaccia verso la piazza a cui si accede da quattro gradoni, è un pronao con 12 colonne a base quadrata che si innalzano fino a sorreggere la trabeazione dove è incisa la dedica ad Antonio Locatelli. Di fronte ad ogni colonna, sul lato rivolto verso la piazza, vi è posta una lampada in rame. Qui sotto potete vedere il prospetto della facciata con tutti i particolari.

prospetto Palazzo della Libertà

3. La (nuova) Piazza della Libertà 

La piazza antistante il Palazzo della Libertà di Bergamo è stata completata dallo stesso Bergonzo solo nel 1996.  Entrando in questo spazio urbano, si ha la sensazione di trovarsi in un luogo atemporale, il medesimo che l’architetto amava dipingere nelle sue tele dai chiari spunti “dechirichiani”. Per realizzarla aveva ripreso un progetto d’epoca ma riadattato ai bisogni moderni.

L’architetto fu coinvolto nella risistemazione della piazza con l’intento di dare organicità ad un luogo fortemente connotata dallo stile del Palazzo della Libertà (ex Littorio). E lui, che aveva progettato il monumentale edificio quand’era poco più che trentenne, all’età di ottant’anni si ritrovò a progettare qualcosa che si armonizzasse, ma che tenesse conto del parcheggio sotterraneo e dei filtri di aspirazione che richiedevano accorgimenti non solo scenici, ma anche strutturali.

Oggi questa piazza viene utilizzata per diversi eventi: a settembre si svolgono alcune delle attività del palinsesto di Bergamo Scienza , a dicembre ospita la pista di pattinaggio sul ghiaccio e nei mesi estivi un campo di calcetto.

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4. La Fontana di Piazza della Libertà

La Fontana di Piazza della Libertà  è una delle due realizzate a Bergamo dall’architetto e fa parte del lotto degli anni Novanta. E’ una fontana su cui si è dibattuto a lungo in quanto, come si può notare, è decisamente sovradimensionata: i giochi d’acqua li vedono solo quelli che abitano i piani alti degli edifici che si affacciano sulla piazza.

In realtà questo sovradimensionamento in origine non avrebbe dovuto esserci: la fontana avrebbe dovuto essere parzialmente sotto il piano stradale, probabilmente in un ribassamento al centro della piazza. Ma questo non fu possibile per un motivo tecnico molto semplice: la pavimentazione nasconde in parte i filtri di aspirazione dell’aria del parcheggio che si trova sotto la piazza e non poteva essere ribassata.

La fontana fu quindi realizzata senza modifiche progettuali al termine dei lavori per la costruzione del parcheggio di Piazza della Libertà.

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5. La Fontana di Porta Nuova, detta la Zuccheriera

E in questo ideale percorso cittadino tra le opere di Bergonzo, non si può dimenticare la celebre Zuccheriera: la fontana di Porta Nuova, soprannominata così per la sua forma ottagonale e bombata, realizzata per nascondere… “necessità moderne”.

La “zuccheriera”, si trova nel centro della Città Bassa tra il palazzo del Credito Bergamasco e i Propilei. L’esterno, in marmo bianco di Zandobbio, è decorato da bassorilievi rappresentati segni zodiacali d’acqua, dello scultore Leone Lodi (lo stesso che ha decorato la Torre dei Venti e il Palazzo della Libertà), al di sotto dei quali emergono le bocche di emissione dell’acqua.

L’opera nasce per volontà di Peppino Pellegrini, concessionario della vendita di carburante per la provincia di Bergamo, il quale aveva ottenuto di costruire il primo chiosco di benzina in città proprio in Porta Nuova. La fontana, inaugurata nel 1935, camuffava con il suo aspetto monumentale l’inestetismo dell’impianto di distribuzione del carburante così inviso ai bergamaschi che non facevano altro che lamentarsene. La porticina in ferro che trovate nella direzione del palazzo del Creberg è la porticina dell’ufficio del benzinaio. La pompa di benzina stava proprio tra il palazzo e la fontana.

La pompa è stata utilizza fino agli anni Cinquanta mentre la fontana, nella seconda metà del secolo scorso divenne la versione bergamasca della fontana di Trevi, per l’abitudine dei passanti di gettare monetine in segno di buon auspicio.  Non solo.  Negli anni non mancarono scherzi goliardici che ne compromisero il normale funzionamento: come la volta che qualche studente versò dell’acqua saponata che riempì di schiuma tutta la fontana e che costrinse allo svuotamento delle tubature.

Rimase per anni inattiva, a causa di alcune infiltrazioni rilevate nelle fondamenta dell’adiacente istituto bancario Credito Bergamasco, poi gli zampilli tornarono, grazie all’intervento della banca, che nuovamente nel 2011 provvide a traslarla nel piano di riordino della piazza di Largo Porta Nuova.

6. L’ex Stabilimento Reggiani, zona Stadio

Spostandoci dal Centro Piacentiniano verso la zona Stadio, arriviamo all’ex Stabilimento Reggiani. Lo storico stabilimento, quello che oggi rappresenta una delle aree dismesse più imponenti di Bergamo, alle spalle del quartiere Finardi proprio di fronte a Villa Finardi, ha cessato la propria attività nel 2009. Da allora poco è stato fatto per cercare di riconvertirlo. Oggi al suo interno si trova il Plastic, locale per giovani frequentato d’estate, ma che non riempie certamente tutta la struttura.

Il progetto di ampliamento dello stabilimento fu affidato ad Alziro Bergonzo e al collega Eynard tra il 57 e il 59 del Novecento, in pieno boom economico per la città quando la fabbrica funzionava a regime. I due hanno costruito il corpo dei nuovi reparti di finissaggio tessile della IV sezione, una centrale termoelettrica, i nuclei destinati a servizi complementari e la palazzina degli uffici.

Diversamente dalle opere degli anni Trenta che rispondevano agli stilemi classicheggianti in voga durante il Fascismo, con l’ampliamento della Reggiani Bergonzo sperimenta un nuovo linguaggio architettonico, anticipando di qualche decina d’anni lo stile High Tech  o Industrial.

Il primo di questi blocchi è un edificio su quattro piani circondato da cinque torri di ventilazione, rivestito nella porzione corrispondente alla testata d’ingresso da pannelli grecati in alluminio anodizzato con nervature verticali, che determinano una pelle architettonica vibrante sotto la luce del sole. Il blocco è poi scandito da vetrate a dente di sega, che si elevano per tutti e quattro i piani dell’edificio. La composizione s’interrompe in corrispondenza del blocco delle scale, disegnato come una sorta di vetrina e che è preceduto da un muro in mattoni in cui sono collocati i sette pennoni per le bandiere di rappresentanza dell’azienda.

La palazzina degli uffici, invece, è una struttura portante mista – cementizia e metallica – lasciata a vista, con tamponamenti completamente vetrati che si aprono sul giardino. La centrale termoelettrica, invece, occupa una superficie di circa milleduecento metri quadrati, chiusa da pareti rette da strutture metalliche a vista e chiuse da pannellature in vetro e alluminio.

7. Casa Trussardi e il mistero lungo 60 anni, in via Diaz

Proseguendo in questo tour ideale, eccoci arrivati al mistero di Casa Trussardi.

Casa Trussardi era una villetta su due piani in via Diaz al 39. Dal 2014 non esiste più perché fu fatta abbattere per costruire un piccolo condominio. Ancora oggi è avvolta da un mistero: per molti anni fu attribuita ad Alziro Bergonzo, ma gli ultimi proprietari dimostrarono che l’architetto che la progettò in realtà non era Bergonzo, bensì l’ingegner Colombo Zefinetti, avviando un fitto dibattito con chi diceva che era sua e chi invece diceva che non lo era.

La villa era in marmo bianco, circondata dalla siepe incolta. Era disabitata da anni e si trovava all’incrocio  fra via Diaz e via Cadorna, in una zona tranquilla di Bergamo, vicino alla scuola elementare dedicata al generale che firmò l’annuncio della vittoria nella Prima Guerra Mondiale. Un edificio di piccole dimensioni, molto particolare che si inseriva perfettamente nel cambiamento avvenuto nella poetica architettonica di Bergonzo negli anni a cavallo tra la metà degli anni Quaranta e i primi anni Cinquanta. Nel giardino si trovata una copia della scultura di Elia Ajolfi che ritroviamo identica in Piazza della Libertà. Un sacco di indizi che fanno pensare quasi immediatamente all’autenticità vista la collaborazione tra i due.

Mentre gli storici dell’architettura facevano risalire la realizzazione di questi edificio al 1946, i documenti dei proprietari dimostravano che era stata costruita su progetto di Colombo Zefinetti. La pratica infatti fu presentata firmata sia per la progettazione sia per la direzione dei lavori proprio da quest’ultimo, non nel 1946 ma nel 1954. Queste informazioni fecero quindi cadere il vincolo che c’era sulla villetta che ne impediva l’abbattimento.

Uno storico dell’arte, amico di Bergonzo era certo di aver sentito più volte l’architetto dire che era sua. Il mistero si infittì quando anche il fotografo ufficiale di Bergonzo tirò fuori dal proprio archivio la foto della villa che gli era stata commissionata proprio da Bergonzo per il proprio portfolio. Alcune personalità e associazioni si spesero per impedirne l’abbattimento. Ciò nonostante fu liberata dal vincolo che l’avrebbe fatta sopravvivere e una uggiosa giornata del 2014 le ruspe iniziarono la demolizione. La verità? Probabilmente non la sapremo mai.

Note

Le foto sono tutte d’archivio o recuperate in rete durante le ricerche. Tutti i crediti sono segnalati.  

3 commenti

  1. Quante dettagli! I tuoi articoli sono sempre molto esaustivi e pieni di informazioni utili! Non avevo mai sentito parlare del mistero della casa dei Trussardi ..

    1. Attenzione che non si tratta di ‘quei’ Trussardi. Questo è un cognome abbastanza comune a Bergamo. 😉

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