Alla scoperta di Villa Gromo a Mapello con una visita on line (e non solo)

Visitare luoghi che solitamente non sono aperti al pubblico ma che raccontano la storia di Bergamo e provincia e dei personaggi che li hanno abitati è una delle cose che amo di più e lo sapete. Domenica mattina, durante una tapasciata nell’Isola Bergamasca mi è capitato di varcare il cancello di Villa Gromo di Mapello e di fotografare dei particolari stupendi di questo edificio settecentesco di cui avevo dimenticato l’esistenza. Subito la mia curiosità ha fatto il resto e sono andata a cercare notizie e foto degli interni della villa da raccontare qui, su questo blog.

“Sale interamente affrescate e ampi spazi settecenteschi, suggestivi portici e antiche vetrate offrono sensazioni d’altri tempi; atmosfere uniche che si diramano tra le colonne e i giardini, sfiorando, con profumi d’antico, ogni angolo di un complesso architettonico di indiscusso valore storico”. Così viene descritta Villa Gromo di Valtrighe di Mapello (BG) dalla società che la proponeva al pubblico per banchetti ed eventi fino a qualche tempo fa. Una descrizione davvero accattivante. E quando come me varcherete il cancello di questa splendida residenza settecentesca vi renderete conto che è proprio così.

Visitare Villa Gromo è sicuramente una di quelle cose da fare almeno una volta nella vita in provincia di Bergamo: perché parliamo di una delle ville nobiliari più grandi e più belle che si trovano a due passi dalla città, nell’Isola Bergamasca. Se vi ho incuriosito seguitemi in questa visita virtuale alla scoperta di questa villa veneta in terra bergamasca.


La storia di Villa Gromo

Difficile risalire alla data esatta di costruzione, l’edificio centrale risale alla prima metà del Settecento e richiama l’architettura veneta di campagna, mentre l’impianto ad U della corte è abituale nelle ville settecentesche lombarde.

Costruita agli inizi del XVIII secolo dalla famiglia Zanchi di Alzano Lombardo, originari di Zogno e dignitari della repubblica veneta che aveva nel vicino fiume Adda i confini a Ovest.
Alla metà del XIX secolo, la proprietà dell’edificio passò alla famiglia Finardi e ancora più tardi alla signora Stampa, che fece realizzare la portineria in stile elvetico, accanto all’attuale ingresso.
Nel 1947, il complesso fu acquistato dalla famiglia Antona-Traversi. E oggi appartiere alla famiglia Colaci.

Villa-Gromo-ingresso-portineria


La famiglia Zanchi 

Gli Zanchi de Locatelo erano originari di Zogno. La famiglia era proprietaria anche di un palazzo a Bergamo, in Via Tasso, e di un palazzo in Città Alta, prima di costruire la villa e trasferire qua la loro residenza. Tra loro, potenti personaggi nella Serenissima.

In quel periodo Villa Zanchi divenne una dimora di prestigio e polo d’attrazione politico culturale frequentata da tutti i funzionari della Repubblica Veneta che si trovavano in zona. Ecco perchè la si definisce villa veneta, perchè il periodo in cui visse il massimo splendore fu quello della dominazione della Serenissima su Bergamo. Ricordiamo che una delle quattro Quadre di Bergamo si chiamava “Quadra degli Zanchi”.

Un personaggio di questa famiglia morì per eresia nelle carceri papali, un altro divenne “protestante” e resse la prestigiosa cattedra di teologia a Heidelbergh.


Villa Gromo, una villa veneta in terra bergamasca

Situata alle pendici del  Monte Canto (nascente parco naturale) Villa Gromo si trova in una posizione che, se solo qualcuno la acquistasse e la rimettesse a nuovo, potrebbe diventare un albergo di charme pazzesco.

Villa Gromo è un complesso di oltre 4500 mq di fabbricati immersi in un parco di 20.000 mq e terreni agricoli per una superficie complessiva di circa 55.000 mq. Dei quattromilacinquecento mq, circa 1750 costituiscono la villa nobile, un classico esempio di villa veneta dal fascino settecentesco, posta al centro della Quadra d’Isola, in una zona quasi isolata, immersa nel cuore della Lombardia.

Villa-Gromo-dallalto

Entrare a Villa Gromo

A Villa Gromo si accede da est attraverso una cancellata tra pilastri posta in asse con il cortile e l’androne a colonne; da nord attraverso il lungo e tipico viale di pioppi che porta a un’area di sosta nel giardino incurvata in forma di esedra chiusa da cancello e collegata alla villa da un terrazzo gettato a ponte sulla strada sottostante.

Da sud, ed è da dove sono entrata io durante la tapasciata di Sotto il Monte, la villa si presenta con l’armoniosa architettura dei tre corpi di fabbrica,  inquadrata sullo sfondo dalla distesa verde del parco antistante. Percorrendo il viale di ingresso si giunge al monumentale cancello con a destra la portineria, una particolarissima costruzione in stile chalet svizzero, la cui diversità dallo stile della villa dimostra essere una realizzazione molto più tarda. Fu fatta costruire infatti verso la metà dell’Ottocento dalla signora Stampa di Vicosoprano, moglie del nobile Finardi.

Dal cancello, nella stagione invernale la siepe di carpino, posta a garanzia della privacy lascia passare lo sguardo e si può ammirare in lontananza (circa 200 m) la sagoma della villa, definita uno dei migliori esempi di residenza estiva della bergamasca.

Nel centro del cortile c’è una fontana. Nelle ali laterali dell’edificio ci sono due piccole serre: una adibita a ricovero degli attrezzi del giardiniere e una a limonaia.


Gli interni di Villa Gromo

Dal cortile si sale, per una scala curvilinea, al piano del portico a colonne, sopraelevato su di uno zoccolo a bugne e chiuso da una balaustra a pilastrini di arenaria locale. La parte inferiore dispone di un elegante porticato a sette luci, scala centrale in arenaria con leoni di San Marco: muro bugnato sul piano nobile.

L’interno possiede sale con pareti e volte ornate di pitture. 1750 mq di saloni (ben quattro) sale, porticati e scalone di rappresentanza, dove una bellissima serie di affreschi completano le gentili forme dell’architettura tipica delle ville venete.

I locali del piano nobile sono decorati con affreschi e stucchi pregiati: figure allegoriche, cariatidi, finte balaustre, scorci di colonne, prospettive aeree, sagome e cornici illusionistiche. Le opere sarebbero riconducibili al pittore Carlo Carlone della cosiddetta «stirpe dei comaschi».

I soffitti, dalle travi decorate, sono alti fino a cinque metri. I raffinati pavimenti sono
in cotto con listarelle a lisca di pesce oppure in seminato veneziano con decori
geometrici.

I saloni e le salette riccamente affrescate costituiscono il grande patrimonio di questa fantastica dimora che gli Antona Traversi (e oggi famiglia Colaci) sono fieri di aver conservato libera da moderne appendici che ne avrebbero snaturato la bellezza.

Attorno a Villa Gromo

Attorno alla Villa, alberi secolari fanno da anfiteatro. Il parco all’inglese si estende fino a confondersi con la campagna e con il Bedesco, tra acqua, selvaggina, legname, verde, silenzio. In territorio bedesco, infatti, nel 1890 ci fu una memorabile Caccia alla volpe organizzata dagli ufficiali del reggimento di cavalleria con signore al seguito vestite da amazzoni.

Ma la villa Gromo non è solo questo: oltre a una cappella votiva privata che è un piccolo gioiello, due androni a colonne binate immettono nei cortili rustici, dove fino agli Anni Cinquanta del secolo scorso vi abitavano circa 300 persone (Borgo Gromo): tutte alle dipendenze del proprietario.

 

Note

Le foto degli esterni sono mie e sono state scattate durante la tapasciata di Sotto il Monte. Le foto degli interni le ho trovate in rete sui vari siti che si occupano di aste e di ristrutturazioni di immobili di pregio e dal sito di un fotografo di matrimoni

9 commenti

  1. Mi piacciono le ville d’epoca, mi ritrovo a fantasticare sui fatti del passato che possono essere accaduti nelle varie stanze 🙂

  2. Questa villa sembra davvero incantevole! Spero di tornare presto a Bergamo per poterla conoscere meglio, non le ho ancora dedicato il tempo che merita! 🙂

  3. Che meraviglia questa villa, i suoi interni Con gli affreschi la rendono anche molto elegante. Me la devo segnare perché se capita l’occasione più che volentieri vengo a farti una visita

  4. Mi piace molto visitare ville di questo tipo. Qualche tempo fa nel Montalbano toscano abbiamo visitato quelle medicee e a Pasqua visiteremo quelle del Brenta. Mi diverto a fantasticare sulla vita dei nobili che le abitavano e amo i parchi che di solito le attorniano.

  5. Confermo la bellezza della villa. Innamorata a prima vista e scelta per il mio natrimonio (10/2001). Mi piacerebbe molto rivederla nel suo splendore.

Grazie di aver letto il post. Se desideri lasciare un commento sarò felice di leggerlo

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.