Cenare a lume di candela alla Locanda dell’Annunciata, un’osteria che racconta mille storie, tutte romantiche

Locanda dell'Annunciata di Palazzago

Ci sono post che scrivo lentamente e post che scrivo di getto perché ho urgenza di farlo, anche se non me l’ha chiesto nessuno. Come oggi, in cui vi voglio suggerire un locale molto particolare in cui concedervi un’ottima cena a lume di candela, la Locanda dell’Annunciata.

L’ho scoperto per caso, sul sito www.trentacinqueuro.it (di cui avevo scritto qualche mese fa). nonostante non sia molto lontano da casa mia. Ero alla ricerca di un ristorante carino e, perché no, romantico e dopo un po’ di telefonate andate a vuoto ai ristoranti di Bergamo, ho deciso di spingermi in provincia. E la scelta è caduta su questo ristorante di Palazzago. Sia tripadvisor che google davano ottime recensioni, così abbiamo telefonato e prenotato.  E abbiamo fatto bene.

 

Osteria della Locanda dell’Annunciata

Il nome completo è Osteria della Locanda dell’Annunciata, ma per tutti ormai è Locanda dell’Annunciata.  Si trova all’inizio della Val San Martino, a Palazzago, proprio lungo la strada principale. Di giorno potrete sicuramente riconoscerla dalla torretta completamente ricoperta d’edera (suo web trovate un sacco di foto), ma di sera dovete fare un po’ di attenzione per non oltrepassare l’ingresso del parcheggio riservato.

Nonostante sia sulla strada, entrando avrete la sensazione di essere isolati dal resto del mondo, avvolti nella tranquillità della collina. E’ il luogo ideale per trascorrere una serata piacevole e tranquilla, godendo dell’ottimo cibo e della compagnia della persona che amate o dei vostri amici. Perchè qui si preparano piatti della tradizione rivisitati con fantasia e proposti a tutti quelli che credono che il buon cibo sia un piacere per il corpo e per l’anima.

Da fuori ricorda un castello medievale o uno di quegli hotel di charme francesi che amo tanto. Questo luogo ha 500 anni ed è stato un convento, una casa risorgimentale, una casa di fascisti, poi di partigiani, e poi una casa nobile… Se chiedete di raccontarvi la storia del luogo al direttore di sala, vi racconterà i mille cambiamenti che sono avvenuti, e scoprirete anche che oltre ad essere diventata l’abitazione del proprietario è anche una location per matrimoni intimi.

Le salette del ristorante

Se siete alla ricerca di un luogo romantico, ma non pretenzioso, questo è il posto che fa per voi. Le sale del ristorante al piano terra, sono piccole e allo stesso tempo intime. garantiscono la giusta tranquillità e riservatezza se avete voglia di chiacchierare. Raccontano una storia di fine Ottocento, primi del Novecento, con le cementine colorate e i tappeti che ricoprono il pavimento, le porte coi riquadri in vetro, archi in cotto e travi a vista, finestre coperte d’edera e porte in legno colorato che si aprono sul giardino. Tutto parla di casa e di intimità: quadri appesi alle pareti, un pianoforte, lampade antiche, soprammobili, statuine e bottiglie…

Nella prima saletta trovate 6 tavolini che all’occorrenza possono unirsi, non di più. Vicino alla cucina, un’altra sala, un po’ più grande, ma non di molto, da cui siamo usciti per andare a visitare il dehors. E, chicca finale, il fumoir, una sala dove potete fumare un sigaro sorseggiando un vino passito o un brandy come i nobili inglesi o francesi.

E non è un caso se questo luogo entrando mi ha ricordato l’atmosfera francese che amo tanto, dove si respira l’aria delle cose buone e delle cose belle.

La cucina

La candela è gratis” vi dirà il direttore di sala strizzandovi l’occhio e accendendo la fiammella davanti a voi sul tavolo, che aumenterà l’atmosfera romantica. E voi non potrete fare a meno di sorridere. E’ cominciata così la nostra cena.

La carta ha pochi piatti, ma riserva delle sorprese piacevoli. Come l’appetizer offerto all’inizio: una brioche salata con crema di formaggio e una grattugiata di tartufo. Avremmo voluto assaggiare tutto, ma ci siamo lasciati consigliare.
Siamo partiti con un antipasto e un primo in due passandoceli per assaggiarli entrambi: uovo e strachitund su un letto di coste al burro e un piatto di casoncelli, con una spruzzatina di tartufo ciascuno.

Poi, come sempre io mi sono lasciata tentare dalle frattaglie perché adoro i piatti della tradizione realizzati con il cosiddetto quinto quarto. Così ho scelto la Rosticciata di rognone e animelle coi porri, mentre il mio compagno di scorribande culinarie ha scelto una guancetta di vitello stufata in bianco ai funghi porcini.  Tenerissimi e saporiti al punto giusto. Il tutto innaffiato con una barbera molto aromatica a 14 gradi e mezzo.

Nonostante siano arrivati due cannoncini aromatizzati con pistilli di zafferano, offerti dal padrone di casa, come non concludere assaggiando anche un dolce tra quelli proposti? Io mi sono quindi buttata sull’ultima offerta di stagione: la fresca di pesche. Lui? non me lo ricordo. Ero troppo concentrata sul mio dolce. Buonissimo.

Abbiamo concluso con caffè e una grappa morbida.

Un’idea di accoglienza molto personale

Al termine della cena ci siamo fermati a chiacchierare e a fotografare il locale, pieno di oggetti d’arte e i quadri ricercati.

Sulla porta d’ingresso della sala troverete “vietato lasciarsi calpestare i sogni”; mentre sulla porta d’ingresso della cantina troverete: «Non sarà più come un tempo ma è già qualcosa», che è la sintesi perfetta di quello che vivrete.

Dove si trova la Locanda dell’Annunciata?
Ecco il bigliettino da visita. Non perdetelo!