A Natale, un bel cesto di formaggio bergamasco perché… la boca l’è mia straca se la sa mia de ‘aca

Natale si avvicina alla velocità della luce. Anzi, le luci di Natale ci stanno già illuminando ed è partita la rincorsa ai regali. A me per fortuna qualche idea è già venuta nelle scorse settimane altrimenti ora sarei in ansia. Complice una delle ultime cose da fare in provincia di Bergamo, e più precisamente la passeggiata a Clanezzo sul ponte  , al termine della quale mi ero fermata a comprare la Strachinell de Claness che ho condiviso a cena con alcuni amici che hanno apprezzato moltissimo, ecco che ho già preso la mia decisione: quest’anno ho deciso di regalare cesti natalizi con i prodotti tipici bergamaschi partendo proprio dal cesto di formaggi bergamaschi.

Perchè regalare prodotti tipici bergamaschi

A Bergamo, come in moltissime altre parti d’Italia, il pranzo di Natale è un momento importante. Natale è il giorno in cui  mangiamo tutti insieme, scambiandoci affetto e regali. L’immagine che abbiamo tutti del Natale è quella della famiglia riunita sotto lo stesso tetto, in un clima di festa e di gioia. Cosa c’è di meglio di condividere e assaggiare con tutta la famiglia un buon formaggio,  un dolce, una bottiglia di vino rinomato, magari tenuta in serbo proprio per quell’occasione? 

Il cesto natalizio con i prodotti tipici bergamaschi mi sembra quindi un’ottima idea regalo perché mai come a Natale fa piacere  condividere qualcosa che piace non solo a chi lo riceve, ma anche a chi lo regala. E il cibo della tradizione è il modo migliore per accontentare questo sano desiderio. E visto che quest’anno sono nel mood Cose di Bergamo, ecco che regalare un bel cesto di prodotti bergamaschi mi sembra davvero il minimo.

Cosa ci metterò dentro? Ancora non ho deciso, ma potrei avere l’imbarazzo della scelta.
Vino, Polenta, funghi, salame, miele, mele… deciderò al momento in base al destinatario. Quello che so per certo è che il prodotto principe sarà il formaggio. 

Cosa significa che ‘la boca l’è mia straca se la sa mia de ‘aca”

Una delle cose che ho imparato a Bergamo, è che qui ci sono un sacco di amanti del formaggio. E non potrebbe essere altrimenti visto che questo territorio vanta ben 9 produzioni DOP. Per non parlare poi di tutte le altre produzioni tipiche… e delle produzioni locali. Possiamo dire che Bergamo è la capitale europea del formaggio e non me lo sono inventato io, visto che da qualche anno in città si svolge la manifestazione FORME dedicata all’arte casearia.

Ecco perché ho deciso di regalare del formaggio alle persone a cui voglio bene, a quelli che vogliono sempre finire un pasto con un pezzetto di formaggio. Perchè a Bergamo c’è persino il detto: “La boca l’è mia straca se la sa mia de ‘acca”. Che significa tradotto molto molto liberamente che “la bocca non è soddisfatta finché non ha mangiato del formaggio”.

I 9 formaggi DOP bergamaschi (in ordine alfabetico)

Nessuna altra provincia in Europa riesce ad avvicinare il record delle 9 DOP bergamasche nella produzione casearia. Questo primato racconta un territorio magnifico, complesso nella sua orografia e stratificato nel suo saper fare. Racconta un pezzo della cultura bergamasca perché il cibo a Bergamo, così come in Italia, è cultura.

Ecco quindi le 9 DOP casearie bergamasche:

Bitto

Ha origine nei territori vicini al Pizzo dei Tre Signori. E’ uno dei formaggi più caratteristici e antichi della produzione bergamasca. Viene lavorato su fuoco diretto al riparo dei Calécc, le tipiche costruzioni coi muri a secco disposte lungo le vie degli alpeggi. Le forme viaggiano nelle casere d’alpe a dorso di mulo per la prima maturazione e poi arrivano a fondovalle per completare la stagionatura.

Formai de Mut dell’alta Valle Brembana

Legato a doppio filo con la terra in cui si produce ( lo dice anche il nome) questo formaggio viene dalla Val Brembana, terra dei mandriani bergamaschi detti bergamini. La lavorazione tipica e la conservazione dei prodotti caseari avviene in alpeggio, nelle baite dette casére.

Gorgonzola

La sua origine certa è quella della cittadina omonima milanese, luogo dove avveniva lo  scambio e il raduno delle mandrie di passaggio dei bergamini che dagli alpeggi scendevano in pianura per l’inverno. La leggenda narra che un tempo si chiamasse anche stracchino, poiché veniva prodotto proprio con il latte delle mucche stracche (stanche) di ritorno dell’alpeggio.

Grana padano

La nascita di questo formaggio si deve ai monaci cistercensi dell’Abbazia di Chiaravalle. Intorno all’anno 1000 l’opera di bonifica delle terre comprese tra l’Adda e il Mincio, incoraggiò l’aumento dell’allevamento di bestiame che in poco tempo produsse delle eccedenze di latte. I monaci inventarono il Grana Padano proprio per sfruttare questo latte.

Provolone Valpadana

E’ un formaggio relativamente recente e deve la sua comparsa in Lombardia a due casari meridionali che si trasferirono al Nord per produrre formaggi a pasta filata dura. Era il 1871 e il Provolone fa la sua comparsa nella Pianura Padana grazie alla grande disponibilità di latte.

Quartirolo lombardo

E’ un formaggio che profuma d’estate. Prodotto con il latte delle vacche sfamate con gli ultimi fili d’erba cresciuti dopo il terzo taglio di fieno, con la cosiddetta erba quartirola. Poi le vacche venivano portate a bassa quota dai mandriani e cominciava l’autunno.

Salva cremasco

Si narra che Bartolomeo Colleoni nel 1466 in visita a Crema, ricevette in dono due forme di formaggio. Era certamente quello che oggi conosciamo come Salva cremasco, il cui nome deriva dalla sua funzione di salvare le eccedenze di latte prodotto in primavera.

Strachitunt

Ultimo  ordine di tempo ad aver ottenuto la certificazione DOP, in realtà ha una storia lunga. La prima diffusione risale alla fine del 700, periodo in cui la produzione estiva di formaggi di monte lasciava spazio agli stracchini quadri e allo Strachitunt (stracchino tondo, come vuole la traduzione bergamasca). Formaggio particolarmente apprezzato nei mercati estivi.

Taleggio

Il Taleggio è un formaggio storico. Nel X e XI secolo veniva utilizzato dai contadini e dagli abitanti delle montagne come merce di scambio. Lo chiamavano Stracchino quadrato di Milano o stracchino. E questo nome veniva dato non solo ai taleggi, ma anche a tutti quei formaggi prodotti con  il latte delle mucche che dagli alpeggi scendevano a valle in autunno. Queste mucche arrivando a valle erano stracc per tutta la strada che avevano percorso dalla montagna alla pianura.

Andare a stracchini

Non so dirvi se questa sia un modo di dire comune o se è solo un modo di dire della mia famiglia. Ma mia suocera mi raccontava che sua madre, in tempo di guerra, per sfamare i 6 figli piccoli si alzava ogni mattina alle 4 per andare a stracchini. La tessera annonaria non bastava e lei andava da Nembro a Treviglio in bicicletta per vendere alla borsa nera gli stracchini che venivano prodotti in valle. Era un momento delicato e pericoloso per le donne che dovevano farsi carico del mantenimento delle famiglie mentre gli uomini erano in guerra. Mi piace ricordare questo aneddoto legato ad un formaggio bergamasco che oggi mangiamo con gusto, ma che un tempo non troppo lontano rappresentava addirittura la sopravvivenza di molte famiglie.


I formaggi Bergamo Città dei Mille… Sapori

E i formaggi quelli buoni non sono solo 9. Sono molti di più. Per questo esiste un altro marchio che ne certifica la bontà e qualità: è il marchio “Bergamo Città dei mille sapori”.

I formaggi bergamaschi che si fregiano di questo marchio  sono:

  • Agri
  • Branzi
  • Caprini della bergamasca
  • Erborinato bergamasco
  • Formagella della Val di Scalve
  • Stracchino Bronzone
  • Torta Orobica

E se questi tutti insieme vi sembrano tanti, sappiate che sono molti di più. Infatti non possiamo dimenticare che in terra orobica vengono prodotti anche il Dolce Branzi, vari tipi di Stracchino, e di Formaggelle (che si differenziano in Formaggella della Val Seriana, della Val di Scalve, di Bossico, della valle Brembana e della Valle Imagna), la Crescenza e la Robiola.

I cesti di Natale col formaggio bergamasco

Eccoci dunque ai regali di Natale. Li chiamiamo cesti, ma trattandosi di formaggi sarebbe meglio chiamarli “taglieri”. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche. E questo è un bene perché così posso fare regali differenziati… cercando di accontentare tutti.

Per questo post sono partita dalla Casera Monaci. Oltre ai formaggi DOP della bergamasca, si possono trovare i formaggi di produzione esclusiva di Casera Monaci: il Dolce Branzi Monaci, la Monachella, la Formagella Valle Imagna, il Delicapra, lo Stracapra, la Caprella e molto altro ancora. Come ad esempio la farina per fare la polenta, il salame, i salamini, il vino …

Volantino cesti Natale Casera Monaci

Ecco alcuni esempi di cesti di Natale (questi sono solo i miei preferiti ma sono molto molto di più e li potete vedere anche sul sito della Casera Monaci):

Tagliere Tris

Tagliere Tris

Tagliere Valle Imagna

Tagliere Valle Imagna

Tagliere Taragna

Tagliere taragna

Tagliere bergamasco

Tagliere della bergamasca

Per le aziende

Spero che questa cosa possa interessarvi: ho scoperto che la Casera Monaci ha realizzato anche una confezione Natale business, per quelle aziende che intendono omaggiare i propri clienti con dei prodotti della tradizione. Si tratta di un panettone e di uno spumante brut. La confezione mi piace. Il panettone anche. Lo spumante lo devo ancora assaggiare, ma ve lo racconterò più avanti.

 

 

Note

Le foto dei formaggi sono mie ad eccezione della foto del provolone che l’ho scaricata dal sito FORME
Le foto dei taglieri con tutte le info tecniche sono state screenshottate dal sito della Casera Monaci.
Il tagliere di copertina è il mio: è stata scattata nella cucina di casa mia,  l’ho assaggiato ed è buonissimo. Anzi, mentre sto scrivendo confesso che il salame è quasi del tutto finito. 

L’idea di un post dedicato ai regali di Natale a base di prodotti bergamaschi è mia ed è il primo di una serie. Questo post non vuole essere esaustivo e non riporta tutte le presenze e produzioni casearie della bergamasca, ma vuole dimostrare quanto sia importante questo settore non solo per l’economia ma anche per la vita delle persone. 

Questo post è stato scritto in collaborazione con Eco Turismo Valle Imagna e con la partnership di Turismo e Innovazione. Iniziativa realizzata nell’ambito del bando Wonderfood & Wine di Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia per la promozione di Sapore inLOMBARDIA

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